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7 ottobre 2009
Rapporto Confidenziale - numero18 (ottobre 2009)

RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 | OTTOBRE’09
free download 9,12mb | 3,24mb | ANTEPRIMA
www.rapportoconfidenziale.org
EDITORIALE
di Alessio Galbiati
Con il numero di ottobre 2009, arriviamo alla ventesima pubblicazione di Rapporto Confidenziale (diciotto numeri ai quali vanno aggiunti il numerozero e lo speciale Locarno 2008)… Non male tenendo conto delle risorse sulle quali possiamo fare affidamento, le stesse che concorrono a farci compiere ogni mese, da quasi due anni, il miracolo di offrirci ai vostri occhi ed alle vostre teste.
Su questo numero trovate (al solito) molte cose differenti l’una dall’altra, c’è un omaggio a Luciano Salce ed al suo capolavoro dimenticato Colpo di Stato (immagino che nelle prossime settimane sarà uno dei termini più abusati dall’isterica, e sull’orlo di una crisi di nervi, (o)scena politica italiana); c’è uno squarcio sul cinema di regime nord coreano (Pulgasari) e su quello italico (Baarìa). Ci sono le Silly Simphonies disneiane e gli incredibili film Bikesploitation, c'è la recensione di un interessante film argentino che vaga in qualche sparuta sala cinematografica fra l’Italia e la Svizzera (Lake Tahoe), ci sono le relazioni pericolose di suoni ed immagini da leggersi come fossero un cd, ed il resoconto di una rassegna milanese dedicata all’effetto flickering.
Ma soprattutto c’è la terza parte dello speciale dedicato al genio dimenticato di Augusto Tretti che, sul finire di settembre, abbiamo avuto il piacere di conoscere di persona e con il quale abbiamo registrato oltre due ore di materiale audiovideo (che contiamo di presentarvi prossimamente).
Dunque non vi resta che leggerci e magari fare una donazione… va bene che siamo liberi, va bene che siamo indipendenti, ma un aiuto economico sarebbe in questo momento particolarmente ben accetto.
Buona visione.
SOMMARIO del NUMERO18
4 La copertina
di Kevin Dooley
5 Editoriale
di Alessio Galbiati
6 Brevi appunti sparsi di immagini in movimento
di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
7 Narciso rovesciato, Narciso liberato.
Immagine di sé e diversità nelle Silly Symphonies
di Stefano Andreoli
11 Colpo di Stato. Capolavoro dimenticato
di Alessio Galbiati
14 Luciano Salce: la bocca storta del cinema italiano
di Alessio Galbiati
16 LINGUA DI CELLULOIDE
Paparìa
cineparole di Ugo Perri
17 Baarìa. Cattedrale nel deserto
di Ivan Talarico
18 RC SPECIALE. TERZA PARTE
AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano
a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
19 • Alcool
di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
20 • Alcool (la critica ufficiale)
20 • Alcool è il più spiritoso film di Augusto Tretti
di g. d.; La Repubblica, 22 marzo 1980
21 • E dallo schermo l’eroe grottesco disse: «Prosit!»
Tempo Medico n. 181, aprile 1980
22 • La casalinga solitaria e il suo «goccetto»
di Anna Del Bo Boffino; Amica, aprile 1980
22 • «Alcool» di Tretti a Controcampo e contro tutti
di Alberto Crespi; L’Unità, 27 agosto 1980
23 • Filmografia. sintetica
24 SECONDI POSTI IN PIEDI. Il cinema popolare dalla B alla Z
Bikesploitation. Moto, violenza, sesso e... lupi mannari nelle opere di Michael Levesque e Herschell Gordon Lewis
Con le recensioni di: “Werewolves on Wheels” e “She-Devils on Wheels”.
a cura di Roberto Rippa
27 Pulgasari. L’incredibile storia di un film assurdo
di Alessio Galbiati
29 Lake Tahoe
di Roberto Rippa
30 LE RELAZIONI PERICOLOSE. Connessioni tra suoni e immagini
Around “Theme de Yo-Yo”
a cura di Romeo Sandri
32 Madden 12x a Second. L’occhio che trema in mostra a Milano
di Alessio Galbiati
21 settembre 2009
Rapporto Confidenziale - numero17 (settembre 2009)

RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di
cultura cinematografica
NUMERO17 | SETTEMBRE’09
free download 8,4mb | 3,7mb | ANTEPRIMA
www.rapportoconfidenziale.org
EDITORIALE di Alessio Galbiati
Numero ricchissimo quello che vi capita di
fronte agli occhi: cinquantotto pagine dedicate al cinema nelle sue molteplici
forme, introdotte dallo sguardo smarrito e sospeso di Monica Vitti nella
copertina di Maurizio Giuseppucci. …l’incomunicabilità di Antonioni non è poi
un tema così inattuale…
Intanto Venezia volge al termine producendo, al
solito, il solito smarrimento in chi guarda alla laguna da lontano (vero e
proprio panico invece per chi vi è immerso fino al collo); dai segnali di fumo
che giungono dal lido siamo rimasti folgorati dalla rabbia di Abel Ferrara
nell’aver visto profonato uno dei suoi capolavori: «…I’m not doing the prequel
to Aguirre: the Wrath of God, OK? Let me put it that way!».
Comunque di Venezia sul numero17 di RC non c’è
traccia, al solito siamo persi in un percorso tutto nostro, erratici nel cinema
e nella sua storia, cercando ogni volta di tessere un legame con la nostra
stessa storia, alla ricerca di un senso delle cose che non necessariamente
esiste.
Insomma,
Buon lettura…
SOMMARIO
04 La copertina. Maurizio Giuseppucci
05 Editoriale di
Alessio Galbiati
06 Brevi. appunti
sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
07 DOC3: il
documentario in televisione. Intervista a Lorenzo Hendel e Luca Franco di
Alessio Galbiati
12 LINGUA DI CELLULOIDE
La grande bouffe cineparole di Ugo Perri
16 RC SPECIALE. SECONDA
PARTE
AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano
a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
La legge della tromba di Alessio Galbiati 17
Alcuni giudizi sul film La legge della tromba 21
Filmografia sintetica 23
Resistenza e cinema: Augusto Tretti racconta di Lorisa Andreoli 24
27 Ivan Zuccon e
l’imponderabile fascino dell’orrore di Alessandra Cavisi
29 RC SPECIALE. 62°
Festival del film Locarno 5-15|08|2009 a cura di Roberto Rippa
LOCARNO 62. Brevi cronache dal Festival internazionale del film di Locarno 2009
di Roberto Rippa 31
CONCORSO INTERNAZIONALE
Akadimia Platonos > Filippos Tsitos 32
Buben, Baraban > Aleksei Mizgiryov 33
La donation > Bernard Émond 34
Nothing Personal > Urszula Antoniak 35
ICI et AILLEURS
Dirty Paradise > Daniel Schweizer 36
Itiburtinoterzo > Roberta Torre 37
CONCORSO CINEASTI DEL PRESENTE
October Country > Michael Palmieri e Donal Mosher 38
Todos mienten > Matías Piñeiro 39
Intervista a Matías Piñeiro di Roberto Rippa 40
45 Rosso come il cielo
di Alessio Galbiati
46 Accolti a braccia
chiuse. Il cinema di Alvaro Bizzarri di Donato Di Blasi
48 SECONDI POSTI IN
PIEDI. Carlinghe Roventi. The Stewardesses - Le assistenti di volo in 3D di Al
Silliman Jr.di Roberto Rippa
49 LO SCHERMO NEGATO.
Loren Cass di Roberto Rippa
50 Il medico della
mutua di Samuele Lanzarotti
52 ABDICAZIONI.
L`archivio letterario di Rapporto Confidenziale a cura di Luca Salvatore
Epicleti di Gian Paolo Guerini 52
Sbrigare il soggettile. Forsennare l’insensato. Anti-strofi. Maquillage, -
impostura di Luca Salvatore 53
[Archi di] Pietra di Chiara Daino 54
Paolo Fichera 56
57
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21 settembre 2009
Rapporto Confidenziale - numero17 (settembre 2009)

RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di
cultura cinematografica
NUMERO17 | SETTEMBRE’09
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EDITORIALE di Alessio Galbiati
Numero ricchissimo quello che vi capita di
fronte agli occhi: cinquantotto pagine dedicate al cinema nelle sue molteplici
forme, introdotte dallo sguardo smarrito e sospeso di Monica Vitti nella
copertina di Maurizio Giuseppucci. …l’incomunicabilità di Antonioni non è poi
un tema così inattuale…
Intanto Venezia volge al termine producendo, al
solito, il solito smarrimento in chi guarda alla laguna da lontano (vero e
proprio panico invece per chi vi è immerso fino al collo); dai segnali di fumo
che giungono dal lido siamo rimasti folgorati dalla rabbia di Abel Ferrara
nell’aver visto profonato uno dei suoi capolavori: «…I’m not doing the prequel
to Aguirre: the Wrath of God, OK? Let me put it that way!».
Comunque di Venezia sul numero17 di RC non c’è
traccia, al solito siamo persi in un percorso tutto nostro, erratici nel cinema
e nella sua storia, cercando ogni volta di tessere un legame con la nostra
stessa storia, alla ricerca di un senso delle cose che non necessariamente
esiste.
Insomma,
Buon lettura…
SOMMARIO
04 La copertina. Maurizio Giuseppucci
05 Editoriale di
Alessio Galbiati
06 Brevi. appunti
sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
07 DOC3: il
documentario in televisione. Intervista a Lorenzo Hendel e Luca Franco di
Alessio Galbiati
12 LINGUA DI CELLULOIDE
La grande bouffe cineparole di Ugo Perri
16 RC SPECIALE. SECONDA
PARTE
AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano
a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
La legge della tromba di Alessio Galbiati 17
Alcuni giudizi sul film La legge della tromba 21
Filmografia sintetica 23
Resistenza e cinema: Augusto Tretti racconta di Lorisa Andreoli 24
27 Ivan Zuccon e
l’imponderabile fascino dell’orrore di Alessandra Cavisi
29 RC SPECIALE. 62°
Festival del film Locarno 5-15|08|2009 a cura di Roberto Rippa
LOCARNO 62. Brevi cronache dal Festival internazionale del film di Locarno 2009
di Roberto Rippa 31
CONCORSO INTERNAZIONALE
Akadimia Platonos > Filippos Tsitos 32
Buben, Baraban > Aleksei Mizgiryov 33
La donation > Bernard Émond 34
Nothing Personal > Urszula Antoniak 35
ICI et AILLEURS
Dirty Paradise > Daniel Schweizer 36
Itiburtinoterzo > Roberta Torre 37
CONCORSO CINEASTI DEL PRESENTE
October Country > Michael Palmieri e Donal Mosher 38
Todos mienten > Matías Piñeiro 39
Intervista a Matías Piñeiro di Roberto Rippa 40
45 Rosso come il cielo
di Alessio Galbiati
46 Accolti a braccia
chiuse. Il cinema di Alvaro Bizzarri di Donato Di Blasi
48 SECONDI POSTI IN
PIEDI. Carlinghe Roventi. The Stewardesses - Le assistenti di volo in 3D di Al
Silliman Jr.di Roberto Rippa
49 LO SCHERMO NEGATO.
Loren Cass di Roberto Rippa
50 Il medico della
mutua di Samuele Lanzarotti
52 ABDICAZIONI.
L`archivio letterario di Rapporto Confidenziale a cura di Luca Salvatore
Epicleti di Gian Paolo Guerini 52
Sbrigare il soggettile. Forsennare l’insensato. Anti-strofi. Maquillage, -
impostura di Luca Salvatore 53
[Archi di] Pietra di Chiara Daino 54
Paolo Fichera 56
57
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18 settembre 2009
DOC3: il documentario in televisione. Intervista a Lorenzo Hendel e Luca Franco.

Articolo pubblicato su RC NUMERO17 | settembre ’09 (pag.7-10)
free download 8,4mb | 3,7mb | ANTEPRIMA www.rapportoconfidenziale.org
DOC3: il documentario in televisione.
Intervista a Lorenzo Hendel e Luca Franco.
di Alessio Galbiati
Guardare
la televisione è, il più delle volte, un’esperienza traumatica e
mortificante. Ci sono però programmi che (ri)conciliano con il mezzo
televisivo, capaci di sorprendere per qualità e profondità: DOC3 è uno
di questi.
L’idea
di intervistare gli autori del programma è nata in maniera spontanea,
una specie di riflesso condizionato prodotto dalla visione del bel Come un uomo sulla terra,
documentario di denuncia sul terribile trattamento inflitto ai migranti
africani dall’esercito della dittatura libica, diretto da Andrea Segre,
Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene. Un racconto in prima persona capace
di scuotere dal torpore che il quotidiano ti appiccica addosso come una
malattia inguaribile; DOC3 è forse tutto qui, una finestra sul mondo
lontano e su quello dietro all’angolo, uno strumento che agita la
cosciènza.
DOC3
è un programma di Lorenzo Hendel, condotto da Alessandro Robecchi,
realizzato con la consulenza di Luca Franco. L’attuale ciclo di
documentari, in onda ogni giovedì alle 23.40 ed iniziato il 2 luglio,
si concluderà il 24 settembre con la messa in onda della tredicesima
opera della stagione estiva.
L’intervista è stata realizzata via mail in data 31 luglio 2009.
In merito all’attribuzione d’una paternità alle risposte inviatemi, e qui pubblicate, Lorenzo Hendel ha scritto: «Il
testo è stato scritto da me ma riflette il senso e l’anima del nostro
percorso, frutto di continue discussioni e verifiche di squadra, quindi
credo sia giusto che tu consideri me e Luca sullo stesso piano per
quanto riguarda la paternità delle idee esposte».
* * *
Ai
miei occhi una delle principali qualità del programma è che permettete
la visione di opere altrimenti invisibili, lo fate gratuitamente
(canone a parte) e questo oggi, in epoca di digitale terrestre
incombente e pay-tv, è un qualcosa di eccezionale. «DOC3
è l’unico programma della televisione pubblica che presenta documentari
sociali incentrati su temi d’attualità, con una particolare attenzione
al lato umano» così recita il comunicato stampa di presentazione del ciclo estivo. Si
assiste ad una svalutazione complessiva della qualità dei contenuti
della tv generalista, basti pensare che il programma giornalistico di
maggior successo in termini di ascolti, Annozero di Michele Santoro, è
stato inserito nel palinsesto di Rai Due a seguito d’una sentenza della
magistratura; è in atto – da tempo – un decadimento qualitativo
generalizzato imputabile ad evidenti scelte editoriali e politiche.
Insomma cosa ci fate in onda? Qual è la storia di DOC3, quando nasce ed
in che modo? (cioè è un programma voluto dal direttore di rete oppure è
un programma nato da un percorso autonomo?).
La
denuncia dello scadimento qualitativo della TV generalista è da tempo
un luogo comune peraltro difficilmente contestabile, ma vorremmo che la
cosa fosse posta in modo diverso, e soprattutto sarebbe il caso di
definire meglio cosa si intende per “qualità” nel tempo della
televisione. Siamo fieramente avversi a una difesa della qualità
originaria e premediatica, una qualità “culturale” come si dice, che si
contrapponga alle vili richieste del mercato. L’avvento dei media nella
società ha modificato la circolazione delle esperienze e dei prodotti
trasformando anche il concetto stesso di qualità, che sempre più è
subordinata alla sua “qualità mediatica comunicativa”. A ben vedere
questo processo è sempre avvenuto nella storia dell’uomo, e della
storia dell’arte e della cultura in particolare. Proviamo a immaginare
il significato dei cicli di affreschi giotteschi prescindendo dalla
loro qualità comunicativa e dalle innovazioni sul piano del linguaggio…
Nell’epoca
della Televisione la dimensione comunicativa dei prodotti si esprime
nella loro capacità di essere accessibili ed attraenti per un pubblico
il più vasto possibile, facendo i conti, qui si in modo creativo, con i
consolidati sistemi di aspettative sedimentati nel tempo. Magari per
trasformarli.
Il
percorso di DOC3 cerca quindi di superare la contrapposizione cultura
versus mercato, che a ben vedere è oggi portata avanti soprattutto dai
fautori della televisione commerciale. Che dicono: noi facciamo
mercato, quindi non ci interessa la cultura. A questa posizione
rispondono alcuni autori televisivi “impegnati”: noi facciamo cultura,
quindi non ci interessa il mercato. Ambedue i fronti, così lontani in
apparenza, solidali però nella contrapposizione dei due termini.
Fare
cultura dentro il mercato, oppure fare mercato in un ottica di cultura,
è il nostro tentativo. In questo ci sentiamo dentro una “onda lunga”
che nella nostra Rete era stata avviata tanti anni fa da Angelo
Guglielmi. Che diceva: «la cultura non è una cosa, ma un modo di fare
le cose».
Doc3
in quanto rubrica da tempo è presente nella Rete, circa sette – otto
anni, e nel suo “grembo” sono stati trasmessi più di cento documentari,
ma fino a due anni fa circa il taglio era diverso: si trattava
soprattutto di acquisti, non c’era una delimitazione tematica o
stilistica (la cosiddetta “linea editoriale”), e non c’era una
regolarità né un appuntamento. Il concetto era un po’ quello della
“vetrina”. Da due anni ci siamo impegnati a costruire una identità, una
riconoscibilità, e un appuntamento col pubblico. In definitiva, e sulla
scorta delle cose dette in precedenza, ci siamo messi alla ricerca di
un nostro settore di mercato.
Ad oggi quanti documentari avete mandato in onda?
Da due anni, da quando è “cambiata la gestione”, i docs mandati in onda sono circa una trentina.
Il
gran numero di lavori proposti presuppone un enorme lavoro di
selezione, vorrei sapere quali sono le modalità di selezione del
materiale e se magari Doc3 in qualche modo partecipa alla produzione di
alcuni dei documentari che, poi, andranno in onda?
Tra
le cose che abbiamo cercato di modificare nella nuova gestione c’è
stato il rapporto tra coproduzioni e acquisti. Fino a due anni fa il
rapporto era di circa una coproduzione su dieci acquisti, quest’anno su
tredici trasmissioni le coproduzioni sono state otto.
Le
modalità di selezione sono semplici: c’è una persona (Lorenzo Hendel,
ndr) che lavora a tempo pieno alla rubrica, che guarda tutti i docs che
arrivano e legge tutti i progetti. Luca (a metà tempo impegnato anche
in Blu Notte) esamina una parte del materiale, per
eventuali conferme. In più Lorenzo (e a volte Luca) gira il mondo in
tutti i pitching forum che si stanno moltiplicando a tutte le
latitudini, e raccoglie altre proposte.
Il
nostro criterio è di accogliere tutti e dare feedbacks a tutti.
Ovviamente è un compito immane, superiore alle nostre forze, anche
perché questo comporta una analisi attenta di ogni progetto e la
visione attenta e integrale (a velocità normale!) di ogni documentario
realizzato. Bisogna considerare che già questa estate il Data Base che
stiamo elaborando, e che comprende sia progetti che prodotti finiti, ha
superato i quattrocento titoli. Per tredici spazi. Quindi siamo
eternamente indietro e in ritardo con i tempi, per cui capita che
qualcuno abbia una risposta a un progetto presentato più di un anno
prima. Del resto, meglio tardi che mai…
I
criteri di selezione sono quelli riferiti alla linea editoriale. Forti
storie individuali, con una elevata tensione narrativa, sullo sfondo di
problemi sociali rilevanti. E tutte riferite alla società
contemporanea. Restano esclusi i docs storici, i bio pics e i ritratti,
comunque i docs sui personaggi noti (abbiamo una spiccata predilezione
per le persone anonime…). Ci piace molto che sulle storie, basate sul
personaggio e non sul tema,vi sia un racconto “cinematografico” che
mostri frammenti di vita vissuta mentre avviene. Abbiamo dichiarato
guerra alla docu fiction e alle ricostruzioni, nel senso che ci piace
che il documentarista affronti la vita e si faccia attraversare da
essa, anche se non sa dove sarà trascinato (come disse Hitchcock, nel
film di fiction il regista è Dio, nel documentario Dio è il regista…).
C’è
un problema dei tempi della selezione: per come funziona la RAI, non ci
è possibile investire soldi per prodotti che non andranno in onda
nell’anno corrente, ma negli anni successivi. E visto che le consegne
per l’anno corrente sono di solito previste tra primavera e estate, si
rischia il paradosso di entrare in coproduzione a gennaio e di chiedere
la consegna a maggio. Ovviamente, in questo modo la coproduzione
diventa in realtà un acquisto, con nessuna possibilità di dare un
contributo editoriale da parte nostra. In realtà cerchiamo di
arrangiarci con lettere di interesse, che però non hanno un reale
valore sul piano amministrativo, e tanta fiducia personale.
In
ogni caso la redazione finale di una rosa non è mai possibile prima di
settembre – ottobre. E tra la rosa si deve poi operare una ulteriore
selezione. Da notare che, visti i numeri, alla fine i docs che
rientrano in un nostro percorso editoriale sono comunque in un numero
tre o quattro volte superiore agli spazi di cui disponiamo, e a quel
punto diventa arduo procedere con la scelta. Insistiamo molto sulla
trasparenza della linea editoriale perché ci preme che queste scelte
abbiano una loro trasparenza, e non siano effettuate con criteri
riservati e insondabili. Detto questo, è anche evidente che alla fine
ogni scelta di questo tipo comporta una percentuale di sensibilità e di
gusti personali, e non ci vogliamo sottrarre alla nostra responsabilità
in questo senso… Responsabilità che ricade sulle spalle di noi due, ma
soprattutto di Annamaria Catricalà, che è il capostruttura cui DOC3 fa
riferimento, e che per prima ha avviato la fase che stiamo
attraversando.
Quali
sono gli ascolti medi del programma e quale la percentuale di share?
Faccio questa domanda perché poi magari si scopre che è un buon affare
anche dal punto di vista degli ascolti programmare documentari che
trattino tematiche di attualità o comunque d’interesse collettivo,
umano, sociale, antropologico (sempre che i dati Auditel siano
realmente ciò che affermano di essere). Avete registrato dei picchi
d’ascolto significativi in occasione della messa in onda di un qualche
lavoro specifico: penso ad esempio alla messa in onda del documentario
dedicato alla figura, umana e professionale, di Anna Politkovskaya
“211: Anna” oppure al recentissimo passaggio dello sconcertante “Come
un uomo sulla terra”?
Quest’anno, dopo le prime quattro puntate, lo share medio è superiore al 6%, con un picco iniziale (Hair India)
del 9%, pari a settecentomila persone circa. E’ chiaramente un target
consistente e significativo anche da un punto di vista di mercato, e in
questo senso credo si debba ribadire ancora che rinunciare a questo
target non è solo culturalmente perdente, ma anche commercialmente
suicida.
La
coincidenza con i fatti di attualità non modifica i numeri auditel in
modo significativo. Anna Politkovskaja ha avuto un buon 6,50%, ma Come un uomo sulla terra ha avuto il 5,90%, e soprattutto Far East, andato in onda il giorno dopo l’assassinio della erede della Politkovskaja, il 4,90%.
La
globalizzazione (Hair India), le storie dei migranti africani (Come un
uomo sulla terra) e quelle dei Rom (Io, la mia famiglia rom e Woody
Allen), la xenofobia ed il razzismo (Far East), i diritti degli
omosessuali (Oltre l’arcobaleno), la criminalità organizzata e gli
effetti nefasti sul territorio da lei controllato (La Domitiana)…
questi sono solo alcuni dei temi affrontati nel ciclo estivo del
programma ma rappresentano uno spaccato assai chiaro della prospettiva
sul mondo comune a molte delle storie da voi proposte, un racconto a
più voci, polifonico, un’antropologia per immagini documentarie della
nostra epoca, una lettura che diviene d’assoluto interesse se osservata
nel suo insieme e che evidenzia una concezione illuminata del servizio
pubblico. Come applicate questo concetto al vostro lavoro? O in altri
termini: qual è il motivo che vi spinge a realizzare Doc3 e quale
l’ambizione? Il fine che perseguite?
La bella domanda, come è formulata, contiene anche alcuni degli obiettivi che noi ci diamo, e quindi li sottoscriviamo.
Aggiungiamo
che nei nostri docs ci piace anche raccontare realtà e storie umane che
abbiano a che fare con importanti tematiche di cui si parla oggi nei
media, ma in modo standardizzato e per cliché. Tipico della
comunicazione televisiva è dare informazioni che permettono di sapere
ma non di conoscere. Tutti sanno che ci sono i respingimenti, e magari
ognuno si è fatto una idea in proposito. Ma chi sa cosa vuol dire
essere respinto dopo una odissea durata anni nei campi di
concentramento libici, torturati e venduti come animali, e tutto questo
con i soldi del governo italiano?
Conoscere
la “dark side” di ciò di cui tutti parlano, ma che non conoscono
veramente, è uno dei nostri obbiettivi. In particolare quando ci si
riferisce ai “cattivi”, coloro a cui si danno le responsabilità dei
mali presenti, per non darli a noi stessi. Gli immigrati, gli zingari,
i romeni, gli omosessuali… DOC3 spesso assume il loro punto di vista, e
propone di guardare il mondo con un altro sguardo. Come nel coro dell’Eccezione e la Regola,
«di niente sia detto: è naturale…» Per una normalità che sia fatta di
differenze e non di omologazioni, di somme e non di sottrazioni.
Un
filmmaker (eviterei l’abusata formula ‘giovane filmmaker’) può inviarvi
il proprio lavoro? O una proposta, nel caso in cui curiate anche la
produzione, e sperare d’essere preso in considerazione? Se sì in che
modo può contattarvi?
Contattarci
è vivaddio facile, pensiamo che la nostra funzione in un organismo di
servizio pubblico sia in primo luogo di essere accessibile a tutti. La
mail di Lorenzo è l.hendel@rai.it. Quella di Luca lucafranco@email.it. Chiunque ci scrive avrà una risposta (purché, ripetiamo, abbia un po’ di pazienza).
Data
la vostra esperienza e conoscenza del documentario italiano, quale
pensate sia il suo attuale stato di salute? I tagli al Fondo Unico
dello Spettacolo, che passerà dai 567 previsti nel 2008 ai 378 milioni
di euro per l’anno corrente, creeranno squilibri nelle produzioni di
documentari oppure la maggior parte della produzione vive già da tempo
una condizione di indipendenza forzata?
Certo
i tagli non faranno bene a nessuno, tra chi lavora nel nostro ambiente.
Pensiamo però che i danni maggiori saranno per il cinema, perché i
documentari, tra pitching forum contributi europei fondi regionali e
territoriali e contributi di editors e broadcasters si erano da tempo
abituati a una certa autonomia.
Quali
sono le vetrine più interessanti per il documentario italiano? Quali
sono cioè i festival, le rassegne o le realtà online che reputate di
maggiore interesse?
Nel mondo Amsterdam e Locarno.
In Italia Torino, Venezia e Roma.
In
questi anni sono mai capitati episodi di censura diretta o indiretta
nei confronti del programma? Avete incontrato dei veti rispetto a
qualche lavoro in particolare? Penso ad esempio al documentario
“Citizen Berlusconi” che, uscito nel 2003, è passato per la prima volta
in Italia lo scorso 22 giugno su Current TV (replicato attorno al 20
luglio) dopo essere stato visto da migliaia di persone grazie alla
rete… Ma, Berlusconi a parte, penso ad esempio a “Oil” di Massimiliano
Mazzotta, che ha incontrato l’ostracismo della Saras e dei suoi
proprietari, oppure il “Nazirock” di Claudio Lazzaro… Penso anche a
quei casi, che mi si racconta non essere per niente isolati, di
acquisto dei diritti esclusivi di messa in onda e del successivo blocco
del film o del documentario negli archivi dell’emittente…
A
Rai3 la censura non si vede quasi mai, di questo si deve dare atto a
Paolo Ruffini di serietà e di coraggio. Nel caso nostro possiamo dire
di non aver avuto mai un solo problema di questo tipo.
Quando
arrivano in televisione ai documentari capita spesso che li si nomini
‘reportage’, ‘video inchiesta’ o magari capita che vengano contratti
nella durata oppure d’essere divisi in capitoli e commentati da ospiti
in studio, come ad esempio ha recentemente fatto Michele Santoro nel
suo Annozero proponendo “Corri bisonte corri” di Roberto Pozzan e
Monica Giandotti. E’ come se la differenza stia tutta nel come vogliamo
chiamare la storia che ci viene raccontata. Sembra quasi che la
televisione abbia paura del linguaggio del documentario e per questo
debba correre ai ripari chiamandolo in maniera diversa o – peggio –
manipolandone la forma (anche un’interruzione pubblicitaria, di fatto,
è un’alterazione). Come valutate l’utilizzo del linguaggio del
documentario nell’attuale situazione della televisione italiana?
L’usanza
di inserire un doc in un contesto che lo frantuma e lo ingloba ha un
motivo nella natura istituzionale della televisione e dei suoi
linguaggi. Una natura fortemente inquadrata e dotata di una certa
“vocazione all’autocontrollo”. Vista la delicatezza di tanti temi
sociali, e il numero di entità interessate e coinvolte, è importante
per la televisione garantire una presentazione formalizzata e
controllata di ogni realtà (la sindrome della “Par Condicio”). La
presenza del conduttore demiurgo, dotato di visibilità e autorevolezza,
in qualche modo intercede e garantisce. Il punto di vista di un autore
di documentari, quasi sempre sconosciuto, non ha questa investitura, e
viene percepito solitamente come un pericolo. Quale è il suo punto di
vista? Chi rappresenta? Con chi sta? In questo senso la scelta di DOC3
è chiarissima: il documentarista racconta il suo contatto con quel
mondo, racconta il tratto di vita che ha attraversato, non vuole
esaminare un problema nella sua interezza ma raccontare una storia. Su
questo ha uno spazio interamente suo. Ci piace in questo senso
contribuire a smantellare una usanza ormai consolidata, che
nell’universo mediatico non contano più i fatti, ma l’opinione su di
essi, che danno vita a schieramenti e a fronti contrapposti.
Il
passaggio televisivo di un documentario pur rappresentando
un’opportunità unica, per il pubblico e per i suoi stessi realizzatori,
ha comunque l’effetto paradossale di risolversi in un unicum, diviene
un momento isolato di fruizione. Massima visibilità, in chiaro su un
canale pubblico, ma unicità di programmazione. Questo fatto viene in
parte ovviato dalla disponibilità online, sul sito della Rai, della
quasi totalità dei documentari che avete sin qui proposto; ho pure
letto che alla prossima edizione del festival di Locarno saranno
presenti “Il mio cuore umano” di Costanza Quatriglio e “Diario da Gaza”
di Stefano Savona che verranno trasmetti su RaiTre rispettivamente il
20 agosto ed il 17 settembre prossimi. Mi pare di capire che il vostro
lavoro, sui e con i documentari, non si risolva in una semplice
rassegna televisiva ma continui nel tempo e si configuri come una vera
occasione di incontro fra pubblico e film, fra il lavoro del filmmaker
e quell’entità che altrimenti l’autore stesso devo incessantemente
inseguire. Insomma DOC3 pare soprattutto attento al vero punto debole
del cinema italiano: la distribuzione. Come valutate la vostra
esperienza in quest’ottica?
Il
problema della distribuzione dei documentari è forse il problema
principale oggi, e purtroppo la televisione può dare risposte solo sul
piano di quella che tu chiami “unicità di programmazione”. La
disponibilità per un certo tempo sulla rete è importante ma non risolve
davvero il problema. Di molti docs che noi sosteniamo vengono fatte due
versioni: una per noi, per la televisione, e una per le sale del
cinema. Il problema è: quali sale? Purtroppo qui il nostro sforzo si
esaurisce per limiti istituzionali.
Qual è il ruolo del conduttore nel programma? A che livello del lavoro entra in scena Alessandro Robecchi?
Alessandro
prende in visione i documentari una volta che sono stati selezionati, e
la motivazione e passione che lui mette nel visionarli, condividerli e
scrivere le presentazioni è uguale alla nostra nel visionarli e
selezionarli. Devo dire che la sintonia tra lui e noi è straordinaria,
e credo che lo si percepisca ascoltando le sue introduzioni.
Nella
passata stagione televisiva a condurre il programma c’era Fabio Volo,
un evidente tentativo di allargare il bacino di pubblico del programma,
magari anche e soprattutto ai più giovani. Era differente anche la
formula, con un ospite e spesso anche i registi dei lavori proposti che
dialogavano con il conduttore. Come mai avete abbandonato questa
formula?
Fabio
Volo era stato un esperimento per raggiungere nuove fasce di pubblico,
come tu giustamente fai notare, il problema è che la distonia fra lui e
il pubblico dei docs era troppo grande. Si verificava un paradosso
(visibile anche dall’andamento minuto per minuto delle curve auditel):
quando appariva Fabio Volo il pubblico che aspettava i documentari si
sentiva spiazzato e se ne andava, e restavano coloro che erano più in
sintonia con lui. Quando poi partiva il doc anche quelli se ne
andavano, e non restava più nessuno…
Il
ciclo estivo si concluderà il 24 settembre ma immagino che siate già al
lavoro per la stagione successiva, ci potete dare qualche anticipazione?
Ovviamente
il lavoro per la stagione successiva è iniziato, e in modo febbrile, da
quasi un anno. Come ti abbiamo detto sono parecchie centinaia i
progetti e i docs che stiamo analizzando. Per ora non possiamo fare
anticipazioni, anche perché tutto è assolutamente aleatorio. Ti
confermiamo comunque che tematiche e criteri di selezione restano
quelli che abbiamo esposto in questa sede.
* * *
Prosegue
fino al 24 settembre la stagione estiva di DOC3, l’unico programma
della televisione pubblica che presenta documentari sociali incentrati
su temi d’attualità, con una particolare attenzione al lato umano. DOC3
è un programma di Lorenzo Hendel realizzato con la consulenza di Luca
Franco e condotto da Alessandro Robecchi. Di seguito l’elenco delle
ultime messe in onda, come di consueto alle ore 23,40 su Rai Tre:
17.09 Diario da Gaza di Stefano Savona
24.09 La retta via di Roberta Cortella e Marco Leopardi
Alcuni dei documentari della stagione in corso sono disponibili online, sul sito della Rai TV:
Per chi suona la campanella http://tinyurl.com/m9nyrl
XXL - Vite extralarge http://tinyurl.com/mq94rf
Wasted http://tinyurl.com/kjejkb
La Domitiana http://tinyurl.com/m6ymvl
Oltre l’arcobaleno http://tinyurl.com/mlmptg
Come un uomo sulla terra http://tinyurl.com/lyscre
Hair India http://tinyurl.com/mdxebp
* * *
bio Lorenzo Hendel.
Fiorentino classe ‘50 alla fine degli anni settanta si trasferisce a
Perugia, dove lavora alla sede regionale della RAI a un progetto di
documentazione della realtà sociale territoriale. Attento alla ricerca
sui linguaggi della televisione ed impegnato nella fiction teatrale e
videotreatrale si trasferisce a Roma nel 1988, e continua all’interno
di RAITRE (il direttore di rete era, all’epoca, Angelo Guglielmi, il
fautore della stagione più effervescente della storia della televisione
italiana) l’attività di regista televisivo a tutti i livelli, mentre il
lavoro di documentarista lo porta a viaggiare in tutti i cinque
continenti. In particolare: nel 1997 realizza Tepuy, viaggio alle origini del mondo, nel 1998 Groenlandia, il lungo tramonto, nel 2000 Akha, quando il vento soffiava. Nel 2005, in Groenlandia, realizza il suo primo lungometraggio, Quando i bambini giocano in cielo,
con il quale viene premiato come miglior lungometraggio all’Ischia Film
Festival, al Maremetraggio di Trieste, e al Festival del cinema di
montagna di Cervinia, e riceve premi minori al Sulmona Film Festival e
al Festival di Autrans (Francia). Nel 2006 realizza Quando le mani si parlano, per DOC3, e nel 2007 Pio La Torre, il figlio della terra. Dal 2008 è responsabile di DOC3.
[fonte: http://www.rapportoconfidenziale.org/?p=3055]
3 agosto 2009
Rapporto Confidenziale - numero16 (lug-ago 2009)

RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO16 | LUGLIO-AGOSTO’09
free download 8,8mb | 3,5mb | ANTEPRIMA www.rapportoconfidenziale.org
EDITORIALE di Alessio Galbiati
Il cinema esiste fintantoché c’è un pubblico.
La frase è semplice, quasi banale. Ma il segreto, ed il dramma, stanno tutti qui.
Il FUS ora, la legge di scopo prima, hanno reciso quel legame spontaneo
che teneva uniti fra loro il pubblico ed i registi, il pubblico ed i
produttori. Saltato questo meccanismo scopriamo che certe pellicole non
possono più evadere dalle sale d’essai, dai festival, dall’home-video
cinefilo. Un’opera prima non ha pubblico. Il cinema non ha pubblico.
FUS. Finiamolo d’essere Untosi Servi. Liberiamo il cinema dal
finanziamento statale-ministeriale, recidiamo il cordone ombelicale e
torniamo ad un’arte povera, con le pezze al culo. Il cinema di cui
parla Rapporto Confidenziale non sa nemmeno cosa sia il FUS, ne ha
sentito parlare, lo ha letto sui giornali avvolto dalla cattiva stampa
e dalla coltre fumogena alzata da chi è riuscito a metterci mano. La
timida (ed anacronistica) proposta che avanziamo è la seguente. Escano
tutte le associazioni di categoria cinematografiche dal FUS, si
chiamino fuori dal recinto e lascino altri a sbranarsi. Il cinema non
necessita di denaro statale per tornare ad essere vitale e parlare al
proprio pubblico, che è cambiato negli anni e, forse, non usa nemmeno
più la sala come chiesa dove celebrare il proprio rito. Uscire dal FUS
per riportare i costi di produzione al loro reale valore di mercato,
dai noleggi di materiale e attrezzature, al costo di attori e comparse.
Diciamolo chiaro e tondo, il sistema attualmente in vigore è uno schifo
clientelare non accessibile agli indipendenti. Noi vogliamo che sia
tutelata questa categoria di cinematografari. Il discorso non è volto
al massacro, non perseguiamo la logica dell’immiserimento collettivo,
siccome io non ho niente voglio che tutti non abbiano niente, ma
proponiamo una riforma più sostanziale che non può avere un
interlocutore credibile nell’attuale congiuntura politica. La
manifestazione di qualche settimana fa ha reso manifesta la gravità
della situazione soprattutto perché il quadro di insieme è deplorevole.
In piazza c’erano tutti i cinematografari con base a Roma (pare che i
tagli colpiranno proprio lì), Cento Autori, registi vari,
rappresentanti del centro sinistra e del centro destra (Carlucci e
Barbareschi), accolti in delegazione da Gianni Letta su intermediazione
di Walter Veltroni. Che una trattativa proceda con questi nomi e queste
modalità e che oltretutto abbiano come referenti finali l’attuale
Ministro della Cultura, Bondi, ma soprattutto il Ministro
dell’Economia, il post-moderno Giulio Tremonti francamente, scoraggia.
Le stesse parti in causa che hanno creato l’attuale situazione sono
chiamate a trovare una soluzione. È di ieri la notizia che Silvio
Berlusconi intercederà per il mondo della cultura, planerà col suo
cavallo alato sulle casse dello stato e spargerà a piene mani qualche
milione di briciole fra il giubilo bi-partisan e popolare. Bene,
continuiamo a farci del male!
Sul sedicesimo numero di Rapporto Confidenziale trovate tutto quel
cinema che il FUS non sa nemmeno cos’è, troverete la prima puntata
della storia del cinema e della vita di Augusto Tretti che pure quando
ci furono vacche grasse non ebbe un soldo per produrre il proprio
cinema. Di lui diceva Fellini: «Do un consiglio a tutti i miei amici
produttori: acchiappate Tretti, fategli firmare subito un contratto, e
lasciategli girare tutto quello che gli passa per la testa. Soprattutto
non tentate di fargli riacquistare la ragione; Tretti è il matto di cui
ha bisogno il cinema italiano».
Buone vacanze e buona lettura.
SOMMARIO numero16
04 La copertina. ilcanediPavlov!
05 Editoriale di Alessio Galbiati
06 Brevi. appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
07 Il Piccolo Manucinema di Tuia Cherici. In una Cascina vicino Firenze esiste l’Atelier del cinemanufatto di Mario Verger
10 Intervista a Tuia Cherici di Mario Verger
12 LINGUA DI CELLULOIDE. BEKET (manuli) cineparole di Ugo Perri
14 RC SPECIALE. PRIMA PARTE
AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
Augusto Tretti di Stefano Andreoli 15
Il potere di Samuele Lanzarotti 20
Il potere. La critica (ufficiale). Con le recensioni di Ugo Casiraghi, Ennio Flaiano e Alberto Moravia 22
Filmografia 24
28 TreQuarti di Roberto Rippa
29 Intervista a Roberto Longo di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
34 Zombi 2 di Alessandra Cavisi, Alessio Galbiati e Roberto Rippa
40 Wes Anderson and the Substance of Style di Alessio Galbiati
44 SECONDI POSTI IN PIEDI. Non aprite quella cesta! Basket Case di Frank Henenlotter di Roberto Rippa
46 LO SCHERMO NEGATO. Hei yanquan di Roberto Rippa
48 RiP: A remix manifesto. Uno spettro si aggira per la rete di Alessio Galbiati
50 LE RELAZIONI PERICOLOSE. connessioni tra suoni e immagini. “Due minuti e ventitre secondi di Musica senza tempo” di Romeo Sandri
49 Win or Lose: A Summer Camp Story di Kathie Smith
Intervista a Louis Lapat, regista di Win or Lose: A Summer Camp Story di Kathie Smith 49
Win or Lose visto da un europeo di Roberto Rippa 54
55 ABDICAZIONI. L`archivio letterario di Rapporto Confidenziale
For a song di Luca Salvatore
57 www.rapportoconfidenziale.org
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NUMERO16 | LUGLIO-AGOSTO’09
free download 8,8mb | 3,5mb | ANTEPRIMA www.rapportoconfidenziale.org
25 giugno 2009
Rapporto Confidenziale - numero15 (giugno 2009)
 RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica www.rapportoconfidenziale.org
NUMERO15 | GIUGNO’09
free download 10,1mb | 5,0mb | ANTEPRIMA
EDITORIALE di Alessio Galbiati
L’impressione
è di aver dato alla luce un numero davvero interessante. La quasi
totalità dei contributi proposti tratta d’argomenti poco noti,
marginali, emarginati, in cerca della giusta ricompensa alla propria
qualità. Questo è senz’altro uno scoglio difficile da affrontare per il
lettore poco curioso, che nell’informarsi cerca solo conferme a ciò che
gli è noto, rifuggendo quel che ancora non è capitato sulla sua strada.
Una delle idee principali di Rapporto Confidenziale è quella di
trattare ciò di cui nessuno (o quasi) parla, perché per il resto avete
a disposizione quintali di carta stampata e terabyte di informazioni
online. Il nostro consiglio è dunque quello di lasciarvi coinvolgere ed
incuriosire, magari andando a recuperare per gli occhi (e la mente) ciò
di cui abbiamo scritto.
L’utilizzatore ultimo sei tu!
Anche noi – come sostiene l’avvocato Ghedini – non ti chiediamo alcun
esborso economico per tutto questo, se però vorrai, ricordati che è
possibile sostenere attraverso una donazione l’indicibile quantità di
ore dedicata a far sì che Rapporto Confidenziale continui ad esistere
gratuitamente.
Buona lettura.
SOMMARIO
04 La copertina. Lorenzo Vecchio
05 Editoriale di Alessio Galbiati
06 Brevi. appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
07 Jim Jarmusch’s The Limits of Control di Kathie Smith
09 LO SCHERMO NEGATO Contre toute espérance di Roberto Rippa
10 LINGUA DI CELLULOIDE Il marchese del Grillo cineparole di Ugo Perri
12 Il cinema della mente. Alcune osservazioni su Las Meninas di Velázquez di Luciano Orlandini
13 Che cosa sono le nuvole? di Luciano Orlandini
15 CINEMAHACKING Intervista a Paolo Gioli di Claudia D’Alonzo
Paolo Gioli. filmografia 18
20 IL VIDEOCLIP. Breve storia d’una forma breve di Maria Spezzacatene
30 Viaggio nel catalogo Malastrada. Capitolo primo: Una Ballata bianca di Stefano Odoardi di Alessio Galbiati
32 IL LEGNO, LA CRETA, IL BUFALO E LA RAMAZZA ovvero: L’immagine dell’lavoro di Lorenzo Vecchio
37
SECONDI POSTI IN PIEDI Troppo nude per vivere. The Centerfold Girls, un
classico scomparso del cinema slasher, torna in circolazione di Roberto Rippa
40 QUELLA SPORCA DOZZINA. DODICI DOMANDE A… Luca Ruocco redattore di Indie.Horror.it di Alessio Galbiati
con le recensioni di: House of Flesh Mannequins di Giulio De Gaetano 43 Il mondo dei cattivi di Luca Ruocco 43
44 Serenata Calibro 9. Pilot, il primo album di Acusmatic Group di Roberto Rippa
Intervista a Romeo Sandri e Michele Berselli di Roberto Rippa 46
49 ABDICAZIONI Dell’a-bile travaso: ‘i begli occhi del ladro’. FINZIONI, Su Tristan Corbière di Luca Salvatore
51 www.rapportoconfidenziale.org
www.rapportoconfidenziale.org
2 giugno 2009
Rapporto Confidenziale
RAPPORTO
CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
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23 marzo 2008
fine delle trasmissioni - http://kulturadimazza.wordpress.com

Dopo due anni si concludono le trasmissioni da questa piattaforma. ci spostiamo qui http://kulturadimazza.wordpress.comkulturadimazza.ilcannocchiale.it è vivo dal 5 febbraio 2006 ed è composto da 587 post
19 marzo 2008
fa|tal|mén|te fém|mi|na
Venerdì 21 marzo. dalle 23FUNK YOU @ Tunnel. via Sammartino 30, Milano.music.Torsten Kanzler (Abstract/Killaz/Error>Belin,De)Joc & Spy (Trivialmusik>Barcelona,Es)Oniks (Funk You>Milano,It)visual.ilcanediPavlov (Milano,It)
http://www.myspace.com/funkyoumilano ilcanediPavlov! vjing MANIFESTO >>>L’idea di iniziare a fare vjing nasce fondamentalmente per gioco o, se
si preferisce, da un’attitudine. Nulla di particolarmente complesso o
dotato d’un qualche tipo di talento. «Il talento fa quello che vuole, il genio quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento».
La voglia che mi muove è quella di creare tappeti visivi in costante
movimento intessuti di interminabili sequenze di frame (senza
distinzione fra immagine statica ed immagine in movimento) che
incessantemente si montano (dal termine cinematografico ‘montaggio’)
fra loro, generando flussi di senso. Sequenze filmiche, composizioni di
frame, immagini d’affezione, scatti rubati, lampi di colore, interi
film, videoclip, cortometraggi e documentari. Da una libreria di
elementi eterogenei pesco percorsi di senso, improvvisando ciò che uno
spettatore contiene in sé con precisione scientifica. Velocità e ripetizione
(e dunque anche la loro negazione) sono le regole del gioco, gli
estremi da far dialogare, per sfuggire all’inutilità dei virtuosismi
tecnici fini a se stessi (svuotati d’ogni senso). Prendo l’Arte e la
metto da parte in piccole parti digitali. M’approprio di tutto il
patrimonio della cinematografia mondiale, dalle origini ai giorni
nostri, fintantoché qualcuno non si accorge del furto. Tanto più la
ruberia è poco nota tanto più il delatore dovrà possedere cultura
(cinematografica).Ingaggio dunque una lotta basata sulla cultura,
interna all’attrazione della mostrazione, alla ricerca della bocca
aperta e dell’occhio rapito. ilcanediPavlov! è DJCINEMAbooking: djcinema@email.it
tunnel
vjset
ilcanedipavlov
| inviato da kulturadimazza il 19/3/2008 alle 6:31 | |
15 marzo 2008
ilcannocchiale e i motori di ricerca

Oggi ho inviato la mail che trovate qui sotto alla redazione de Il Cannocchiale (info@ilcannocchiale.it); non capisco fino in fondo quanti siano gli utenti che riscontrano i miei stessi problemi; per questo posto qui la mail... se qualcuno vuole condividere o dirmi che sto prendendo un abbaglio...
Gentile Redazione, volevo segnalarvi uno spiacevole problema del quale con tutta probabilità già vi siete accorti. Tutti i blog de "ilcannocchiale.it" sono praticamente scomparsi dai principali motori di ricerca, questo significa che tutti i suoi contenuti sono diventati pressoché invisibili nel mare magnum della rete. Un problema non da poco, che riduce l'intera piattaforma ad un sistema fondamentalmente autoreferenziale, una specie di diario a disposizione dei propri conoscenti o poco più. Vorrei capire la natura di questo inconveniente che riduce di molto il potenziale di questo strumento, vorrei capire da voi se avete pensato a qualche possibile soluzione o se invece la piattaforma "ilcannocchiale" sia destinata alla marginalità dell'indicizzazione. Attendo una vostra risposta e porgo cordiali saluti, A.G.
ilcannocchiale
problemi
| inviato da kulturadimazza il 15/3/2008 alle 19:22 | |
14 marzo 2008
Prenderla con filosofia. Ovvero come farsi guastare l'umore dalla caduta delle visite al blog

Per qualche assurdo motivo le visite a questo blog sono crollate a livelli mai visti, non ne comprendo il motivo ma noto che la gran parte dei blog de "il cannocchiale" hanno lo stesso problema. Prendiamola con filosofia... ma se il problema dovesse perdurare saremo pronti a fare le valigie e traslocare. E che... caspita!!!
il cannocchiale
problemi
| inviato da kulturadimazza il 14/3/2008 alle 9:54 | |
12 marzo 2008
Paul Thomas Anderson
Questo bellissimo videoclip mette insieme tutti i lungometraggi diretti da Paul Thomas Anderson, uno dei registi che più amo. Classe 1970, ma soprattutto classe da vendere, Anderson esordisce alla regia nel 1996 con lo splendido, e poco conosciuto, "Hard Eight" (distribuito in Italia come "Sydney") dirigendo all'età di ventisei anni un film maturo e complicato, recitato divinamente da un trio d'attori in stato di grazia: Philip Baker Hall, John C. Reilly e Gwyneth Paltrow. Con il successivo "Boogie Nights" inizia a delinearsi con più chiarezza uno stile di regia che fonda il proprio specifico sulla direzione d'un coro assai ampio, di stampo altmaniano, di attori e personalità che fra loro interagiscono per dare forma ad una narrazione a più voci. Andreson è altmaniano a tal punto da essere stato assistente alla regia nell'ultimo film diretto dal regista americano da poco scomparso (A Prairie Home Companion, 2006). Nel '99 arriva "Magnolia" quasi a voler sancire definitivamente l'ascesa d'un ventinovenne nel gotha del cinema a stelle e striscie: successo di pubblico e critica planetario. Ma qui succede qualcosa, il meccanismo dell'enfant prodige entra in crisi quasi che la sua vena creativa si sia imporovvisamente interrotta. Nel 2002 dirigerà lo strambissimo "Punch-Drunk Love" tutto incenentrato sull'attore brillante Adam Sandler, un film davvero oscuro che ancora a distanza di anni credo proprio di non aver digerito; sarà il caso di rivederlo!. Poi, nel 2007, arriva il turno di "There Will Be Blood"...
P. T. Anderson - Filmografia
Hard Eight (Sidney, USA/1996) regia, soggetto e sceneggiatura: Paul Thomas Anderson (102') con: Philip Baker Hall, John C. Reilly, Gwyneth Paltrow, Samuel L. Jackson, F. William Parker e Philip Seymour Hoffman
Boogie Nights (USA/1997) regia, soggetto e sceneggiatura: Paul Thomas Anderson (156') con: Mark Wahlberg, Burt Reynolds, John C. Reilly, Julianne Moore, Heather Graham, Don Cheadle, Luis Guzmán, Philip Seymour Hoffman, William H. Macy, Thomas Jane e Alfred Molina
Magnolia (USA/1999) regia, soggetto e sceneggiatura: Paul Thomas Anderson (188') con: John C. Reilly, Tom Cruise, Julianne Moore, Philip Barker Hall, Jeremy Blackman, Philip Hoffman, William Macy, Melora Walters, Jason Robards, Luis Guzmàn e Henry Gibson
Punch-Drunk Love (Ubriaco d'amore, USA/2002) regia, soggetto e sceneggiatura: Paul Thomas Anderson (95') con: Adam Sandler, Emily Watson, Philip Seymour Hoffman e Luis Guzmán
There Will Be Blood (Il petroliere, USA/2007) regia e sceneggiatura: Paul Thomas Anderson (158') con: Daniel Day-Lewis, Paul Dano, Dillon Freasier, Kevin J. O'Connor, Ciarán Hinds, David Willis e Mary Elizabeth Barrett
Paul Thomas Anderson
| inviato da kulturadimazza il 12/3/2008 alle 0:48 | |
7 marzo 2008
Rapporto Confidenziale - numerotre (marzo 2008)
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ALTA QUALITA' (6.43 MB)
BASSA QUALITA' (4.75 MB)

Editoriale Anche questa volta siamo in leggero ritardo, usciamo infatti il giorno 7 di marzo. Ma cosa
volete, dopotutto qui i tempi ce li diamo noi e chiaramente non li rispettiamo. La cosa sarebbe da approfondire da qualche buon psicologo e potremmo farlo solo nel caso in cui
iniziassero ad arrivare delle donazioni da parte vostra. O meglio, da parte tua che stai leggendo aggratis questo mensile di cultura cinematografica. Parliamo di soldi, che è
sempre una cosa spiacevole, soprattutto se li si deve chiedere. Abbiamo bisogno d'un vostro aiuto, necessitiamo di qualche contributo per poter stampare un numero sempre maggiore
di copie (che pure loro verranno date aggratis). Per farlo basta che andate sul sito http://confidenziale.wordpress.com e cliccate l'icona della donazione; il sistema PayPal
dovrebbe poi garantire il resto, ma questi non sono problemi nostri, ci affidiamo a loro... ed a voi. Nel caso in cui siate a corto di liquidità, vi chiediamo lo stesso qualcosa,
ovvero segnalare ovunque potete il nostro Rapporto Confidenziale perché pure di visibilità abbiamo bisogno. Terza ipotesi è quella di collaborare con noi, siamo sempre alla ricerca
di cinèfili con l'ambizione dei critici che aiutino a riempire di contenuti originali questo mensile. Per ogni cosa, dall’insulto alla richiesta, contattateci tramite mail
all’indirizzo di posta rapporto.confidenziale@gmail.com vi risponderemo in tempi brevissimi.
Ma arriviamo al numerotre, quello di marzo 2008, quello che avete davanti agli occhi.
Ogni volta che devo scrivere un ‘editoriale’ mi trovo sempre in difficoltà, forse perché non
ho mai ben capito a cosa serva, ho come l’impressione che sia più che altro un vezzo, un’abitudine della quale ci siamo dimenticati la genesi. Una delle funzioni principali è
quella di presentare i contenuti e forse proprio per questo non capisco. Mi spiego: i contenuti ce li avete già davanti, nelle cinquantanove pagine che vi apprestate a sfogliare,
tutti ordinati nel sommario; quindi cosa posso dire in questo maledetto ‘editoriale’?
Posso provare a raccontarvi il perché di Rapporto Confidenziale e facendolo ho come
l’impressione che potrò io stesso chiarirmi le idee. L’idea nasce da un’esigenza, quella di avere uno spazio libero ed indipendente da condizionamenti dove poter parlare di cinema,
provando a sovvertire le consuetudini d’un sistema della critica a nostro avviso decisamente obsoleto ed ingessato, ma anche totalmente condizionato dai committenti e dalle
clientele. Penso che la “Critica Cinematografica” ufficiale, quella radunata attorno al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI – http://www.sncci.it), sia una
piccola grande truffa, una piccola grande casta di questa Italia di merda che siamo costretti a dover subire. Gli spazi d’espressione sono ingolfati da una miriade di persone che
si muove per conoscenze e clientele, dai quotidiani ai mensili fino alla rete, essere retribuiti scrivendo di cinema pare essere una pia illusione. Questo perché la professione non
è minimamente riconosciuta e tanto meno tutelata o valorizzata. Ma com’è possibile dal momento che esiste un Sindacato? Ma soprattutto come si diventa Critici Cinematografici?
Qualche mese fa, all’ultima edizione del Future Film Festival, c’è stato un “storico”
dibattito pubblico in cui per la prima volta il mondo dei blog italico ha preso parte attiva ad una rassegna cinematografica. La questione principale sollevata dal dibattito
verteva proprio sulla differenza esistente fra Critica Ufficiale (rappresentata da Roy Menarini) e critica bloggers. La conclusione alle quali sono giunti, se non ricordo male, è
quella d’aver stabilito che i bloggers sono persone che scrivono di cinema motivati da una forte passione cinèfila, mentre i Critici lo fanno per professione con metodi d’indagine
assai più affinati e raffinati. Dunque il Critico Cinematografico è colui che di professione fa il Critico Cinematografico. Bene.
Rapporto Confidenziale
rivendica questa status: pratica la critica cinematografica, la condivide gratuitamente e la fa circolare con licenza Creative Commons (vedi alle pagine 2 e 59).
Così scrive il SNCCI sul proprio sito: “Al
Sindacato è iscritta la quasi totalità dei critici cinematografici italiani. Per diventare socio del Sindacato occorre dimostrare di aver effettuato attività di critica
cinematografica (in qualsiasi sede) negli ultimi due anni a far data dalla domanda di iscrizione”. Tenendo conto della nostra esperienza di blogger (e non solo) e sommandola a
questo Rapporto Confidenziale, vi rendiamo noto che questa è una rivista di Critica Cinematografica a tutti gli effetti.
Prima di concludere voglio ringraziare tutta la redazione virtuale
di Rapporto Confidenziale, a partire dal “socio” Roberto Rippa che con me ha avuto la folle idea di farne un mensile. E poi Matteo Contin, Emanuele Palomba e
Mario Trifuoggi, Samuele Lanzarotti ed anche Marco Mancuso che con il suo digicult (http://www.digicult.it) oltre ad avermi dato parecchie idee sul come
gestire questo Rapporto Confidenziale ci ha pure concesso la disponibilità d'utilizzare degli articoli presenti sul mensile digimag (http://www.digicult.it/digimag/). Per ultimo un
ringraziamento speciale a Cesare Moncelli che con il suo tocco ha reso RC migliore di com’era prima.
Buona lettura!
Alessio Galbiati
SOMMARIO - numerotre - marzo 2008 Editoriale di Alessio Galbiati p.4
speciale Albert e David Maysles – 50 anni di cinema verità di Roberto Rippa pp.6-7 Intervista a Albert Maysles di Roberto Rippa pp.9-13
speciale Cesare Moncelli e la forma statica dell’immagine in movimento di Alessio Galbiati p.15-16 Cesare Moncelli – Filmografia p.17
recensione La porta sul buio di Matteo Contin pp.18-19
Patrick Bokanowski di Samuele Lanzarotti p.20
Ken Jacobs – una breve biografia di Alessio Galbiati p.21-22 Ken Jacobs – Le Opere p.23
recensione Shivers, il male in piano stretto di Ciro Monacella p.25
speciale L'architettura nel cinema – seconda parte di Alessio Galbiati pp.26-29
Partneship: DIGICULT e DIGIMAG p.30 Lo zio John e i suoi nipotini di Alex Dandi (digimag) p.31 Greenaway: il cinema è morto, viva il cinema di Barbara Sansone (digimag) pp.32-33
recensione Un posto sulla terra di Samuele Lanzarotti p.34
speciale Il serial cinematografico americano degli anni dieci: le serial queen – seconda parte di Alessio Galbiati pp.36-39
recensione Il miglior De Palma in un pezzo d’annata di Emanuele Palomba p.41
recensione Beastie Boys: impressionanti! di Alessio Galbiati p.41
recensione Esegesi della diversità di Mario Trifuoggi p.42
speciale L’avventurosa storia della American International Pictures. Terza parte: testosterone, falsi pudori, sabbia e canzoni – I film da spiaggia di Frankie e Annette di Roberto Rippa pp.44-45 I film della serie p.45 Beach Party di Roberto Rippa p.46 Beach Blanket Bingo p.47
recensione L’anarchico Diabolik di Mario Bava di Alessio Galbiati p.49
serie tv Focus on: Dexter di Emanuele Palomba p.50
speciale La classe operaia che non lavorava. Malamilano di Alessio Galbiati pp.51-52 La mala ricorda di Alessio Galbiati p.53 Intervista a Luca Zioni, organizzatore di Mala… Ricordi? di Alessio Galbiati pp.53-54
Indice filmografico p.57
Arretrati p.58
29 febbraio 2008
2 anni di kulturadimazza

kulturadimazza è vivo dal 5 febbraio 2006, ha ricevuto un po' di visite e contiene 581 post........................ci eravamo dimenticati di farci gli auguri.
kulturadimazza
| inviato da kulturadimazza il 29/2/2008 alle 10:39 | |
26 febbraio 2008
"Mala Ricordi?" - La rapina del secolo e la memoria della 'liggera'

Mercoledì 27 febbraio alle ore 21.20 a Milano presso il Teatro La Scala della Vita (Via Piolti de' Bianchi 47, milano.
googlemap) il secondo appuntamento con l'evento Mala Ricordi?, interessante commistione di narrazione diretta e documentaria
organizzato da Luca Zioni.
Si incomincia con la proiezione del documentario del 1997 di Tonino Curagi ed Anna Gorio intitolato Malamilano – dalla liggera alla criminalità organizzata che
attraverso la testimonianza d'una serie di personalità di varia estrazione ricostruisce la malavita romantica che operò a Milano dalla fine della seconda guerra mondiale all'epoca
del boom (o dello sboom come direbbe Andrea G. Pinketts).
Una malavita che prese il nome di liggera, termine milanese traducibile come "leggera", ovvero un tipo di criminalità che fondamentalmente non agiva con violenza né
tanto meno con armi, una criminalità estemporanea e di sussistenza che vide compiersi il proprio ciclo di vita con la rapina "del secolo" di via Osoppo del 1958.
Saranno proprio due dei protagonisti di questa leggendaria rapina ad un furgone portavalori, divenuti celebri quali appartenenti alla banda delle 'tute blu', a raccontare al
pubblico di quell'epoca e di quella memorabile impresa criminale a 50 anni esatti dal suo compimento (c'è infatto la perfetta coincidenza di date: 27 febbraio '58 - 27 febbraio
'08).
Il documentario ""Malamilano – dalla liggera alla criminalità organizzata" opera di due fra i più importanti documentaristi della scena milanese, Tonino Curagi ed Anna Gorio,
è scaribile gratuitamente sul bel sito New Global Vision (http://www.ngvision.org/mediabase/118).
Per saperne ancora di più vi rimando al numerotre (marzo 2008) di Rapporto Confidenziale, con una scheda del film,
un'intervista a Luca Zioni - organizzatore dell'evento - ed altri approfondimenti su di un bell'insieme di cose interessanti, che spero possa incontrare il vostro gradimento.
Insomma noi ci saremo e ne parleremo, perché ci piace e perché siamo curiosi... e tu?

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