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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

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«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

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Rapporto Confidenziale
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7 giugno 2007


Grindhouse - A prova di morte di Quantin Tarantino, 2007


Grindhouse – A prova di morte

Regia, sceneggiatura e fotografia: Quentin Tarantino. Interpreti: Kurt Russell, Rosario Dawson, Rose McGowan, Freddy Rodríguez, Quentin Tarantino, Michael Biehn, Josh Brolin, Stacy Ferguson, Naveen Andrews, Michael Parks, Eli Roth, Danny Trejo. Paese: USA. Durata: 116'

recensione:

Un mezzo a motore (benzina, cilindri e lamiera) che ti ossessiona d'un tratto l'esistenza mettendo a repentaglio la tua vita lo si è già visto parecchie volte al cinema (su tutte il bellissimo 'Duel'), questa volta la variabile è data dalla preda, un branco di donne. Il film è pieno di curve, ma la morte arriva sempre in rettilineo sfrecciando a 200 miglia all'ora. Corrono veloci pure i dialoghi, dentro alle auto (come l'apertura di 'Pulp Fiction') e seduti ad un tavolo (come ne 'Le Iene'), dopotutto è Tarantino, anzi un Tarantino all'ennesima potenza, quasi una caricatura di sé stesso. Dal film molti si aspettavano molto (il sottoscritto compreso) e molti si pronunciano delusi (nemmeno 'Jackie Brown' entusiasmò i più). Io non sono di quest'avviso, ritengo che il film sia ottimo, perchè perfetto nel suo genere di film figlio unico senza fratelli né sorelle. Parole, morti, alcool, cinema, donne e motori (che poi lo si sa, son gioie e dolori) sono la struttura portante dell'ultima architettura edificata da Tarantino. La genesi del film è complessa, complicata la distribuzione - causa insuccesso al box office d'oltreoceano. A me risulta che ad oggi negli Stati Uniti il film abbia incassato 25 milioni di dollari, a fronte di un costo di circa 100 milioni. Un disastro commerciale notevole, al quale si cerca di rimediare dividendolo in due distinte pellicole (quando vedremo il 'Planet Terror' di Rodiguez?). Rispetto alla versione distribuita negli States sono stati aggiunti una ventina di minuti. Ora è possibile vedere la lapdance di Vanessa Ferlito e le sequenze in bianco e nero che aprono la seconda parte dell'ultimo Tarantino.
Quentin si conferma quale regista e sceneggiatore post-moderno per eccellenza dissolvendo nel suo stile la funanbolica catena di citazioni che costellano la pellicola. Ogni suo lavoro contiene al suo interno una galassia di rimandi che se osservata con attenzione contiene perle capaci di risollevare l'apatia spettatoriale che può contagiare qualunque cinefilo stanco. Lasciarsi suggestionare dai suoi suggerimenti inseguendo pellicole oscure e dimenticate è una modalità di visione che il suo cinema offre ad ogni occhio, ad ogni cervello. L'amore per il cinema dimostrato da Tarantino commuove per follia e scapestrato entusiasmo, ed è dunque un gran peccato che il progetto 'Grindhouse' non sia stato accolto positivamente dal pubblico, perchè difficilmente potrà ancora capitare una produzione cinematografica che vorrà portarci al cinema a vedere "2 film al prezzo di 1!". Dopotutto andare al cinema costa... e qualche regista pare ancora ricordarselo. Viva il Cinema! Viva Quentin Tarantino!

EXTRA
Catalogo di risorse in stile DVD extra. Ampliare piuttosto che ridurre, perchè ogni analisi possibile è riduzione del potenziale di significazione della pellicola, ed è ora di prenderne definitivamente atto. L'extra n.1 è dedicato alle citazioni cinematografiche esplicite.

>>> Citazioni esplicite:
Il film di Quentin Tarantino cita esplicitamente tre pellicole di quel cinema americano degli anni 70 a cui fa riferimento il titolo 'Grindhouse'. Pellicole appartenenti al genere exploitation, puro entertainment fatto di sesso, violenza ed emozioni forti. Realizzato con pochi mezzi ma capace in alcuni casi di regalare perle di cinema.

PUNTO ZERO
Vanishing Point di Richard C. Sarafian, 1971

ZOZZA MARY, PAZZO GARY
Dirty Mary Crazy Larry di John Hough, 1974

ROLLERCAR SESSANTA SECONDI E VAI!
Gone in 60 Seconds di H.B. Halicki, 1974

PUNTO ZERO
Vanishing Point di Richard C. Sarafian, 1971

Recensione di Alberto Moravia
Un certo Kovalski, ex combattente decorato al valore militare, ex agente di polizia, ex corridore automobilistico, diventato hippy a tutti gli effetti, scommette con il suo fornitore di droga di percorrere in un certo numero di ore la distanza tra Denver in Colorado e San Francisco in California (a bordo di una Dodge Challenger elaborata del 1970. kdm note). Perché? Non c’è perché, è una sfida ai limiti naturali (del corpo e della macchina) e sociali (le norme stradali) in nome della più assoluta e anarchica delle libertà. Kovalski sale dunque sopra un’automobile di tipo commerciale ma con il motore truccato e si slancia nella sua corsa verso l’ovest sui rettifili interminabili e attraverso le steppe e i deserti del Colorado, del Nevada e della California. Naturalmente la polizia gli dà la caccia. Ben presto l’ansia di velocità di Kovalski e la volontà della polizia di far rispettare le norme del codice stradale, acquistano un significato simbolico. Alla trasformazione della gara di velocità tra polizia e Kovalski, in una lotta ideologica tra repressione e liberazione, contribuisce soprattutto un cantante cieco, negro, impiegato nell’ufficio telegrafico di una sperduta località del deserto, il quale interviene nelle trasmissioni radio con esaltazioni e incitamenti a Kovalski e irrisioni e biasimi alla polizia. Per il negro isolato nel suo villaggio e rinchiuso nella sua cecità, Kovalski è l’ultima incarnazione dell’individualismo americano, l’ultima personificazione della gloriosa e cavalleresca corsa dei pionieri verso l’ovest. Così attraverso i mass-media il nome di Kovalski diventa tutt’a un tratto popolare, riempie gli spazi con la radio, le testate dei giornali con i titoli. Intanto Kovalski continua a correre a perdifiato attraverso i deserti dell’America, “seminando” le motociclette e le automobili della polizia con le più spericolate acrobazie automobilistiche. Dopo avere fatto uscire di strada e rovesciare nel polverone molti degli inseguitori, Kovalski si getta nel deserto. Strano deserto degli anni settanta. Vi si aggirano falsi pellerossa drogati, banditi di strada, ragazze nude in motocicletta, cacciatori di serpenti, comunità hippy mistiche e promiscue. La polizia caccia invano Kovalski; imbestialiti i poliziotti se la prendono con il cantante cieco, invadono l’ufficio telegrafico, riempiono di botte l’esaltatore del corridore solitario. Ma l’avventura di Kovalski volge alla fine. Sembrerebbe che debba concludersi nella maniera tradizionale, con la celebrità e l’offerta di un grosso assegno da parte di una fabbrica di automobili. Cioè con l’integrazione del ribelle nella vorace società americana. Ma non è così. La corsa di Kovalski non è verso l’integrazione ma verso la morte. In California, Kovalski si uccide gettandosi di sua volontà contro lo sbarramento della polizia. Questo Punto zero di Richard Sarafian (di cui abbiamo recensito una settimana fa un altro notevole film Frammenti di paura) sta tra Easy Rider di cui riprende il motivo della corsa attraverso l’America e Zabriskie Point di cui sembra ripetere lo schema della lotta impari tra establishment e controcultura. Ma è superiore al primo per il virtuosismo tecnico della corsa e per la sensibilità paesaggistica. E regge il confronto con il secondo, sia perché Barry Newman nella parte di Kovalski è di tanto superiore a Mark Frechette, l’eroe di Antonioni; sia perché l’invenzione straordinaria del cantante cieco negro vale almeno quanto quella dell’amore nella Valle della Morte nel film del regista italiano. Ma Sarafian, come tutti gli artisti che portano a perfezionamento le scoperte altrui, mentre evita le sbavature proprie di ogni novità, sfiora pericolosamente la maniera, senza peraltro caderci, grazie anche alla sincera simpatia che anima il suo film. Punto zero d’altronde, appunto perché viene dopo Zabriskie Point, ne conferma la legittimità e l’acutezza. Punto zero contiene l’epicedio della cosiddetta generazione dei fiori, cioè del movimento hippy. Al contrario dei movimenti politico-sociali, la rivolta hippy si rivela in questo film fine a se stessa, ossia fatalmente portata all’autodistruzione. Forse per questo il suicidio di Kovalski, presentato come un’affermazione “positiva”, sembra meno convincente della conclusione atomica di Antonioni.
Alberto Moravia da Al cinema, Bompiani, Milano, 1975

ZOZZA MARY, PAZZO GARY
Dirty Mary Crazy Larry di John Hough, 1974

Regia: John Hough. Interpreti: Peter Fonda, Susan George, Adam Roarke, Kenneth Tobey, Eugene Daniels. Paese: USA. Anno: 1974. Durata: 93'.

Gary è un giovane corridore che non riesce a dimostrare le sue qualità di campione perché non iscritto a nessuna scuderia ufficiale e troppo povero per acquistare una automobile all'altezza. Per raggiungere velocemente lo scopo, egli si accorda con il suo fido e valido meccanico, Deke, e organizza una rapina mediante sequestro. Introdottosi di buon mattino nella casa del signor Goerge Stanton, direttore di un grande magazzino, Deke tiene in ostaggio la signora Stanton e la figlioletta; nel frattempo Gary si presenta al marito in ufficio e pretende l'incasso dietro minaccia di danni ai familiari. Il colpo riesce e i due banditi si mettono in fuga. Debbono, tuttavia, sopportare la compagnia di Mary, una ragazza svitata, già ladruncola di grandi magazzini e in libertà provvisoria. Sulle tracce dei fuggitivi si mette la polizia, guidata via radio dal cap. Franklin. L'avventurosa fuga, che provoca tra l'altro una ecatombe di macchine degli inseguitori, riuscirebbe se proprio all'ultimo momento i tre giovani banditi non finissero contro il locomotore di un treno e perissero nel rogo.

ROLLERCAR SESSANTA SECONDI E VAI!
Gone in 60 Seconds di H.B. Halicki, 1974

Regia: H.B. Halicki. Interpreti: George Cole, H.B. Halicki, Marion Busia, James McIntire. Paese: USA. Anno: 1974. Durata: 103'.

Negli Stati Uniti esiste una organizzazione agguerritissima per rubare auto di lusso, camuffarle velocemente e consegnarle ai loschi committenti. Camuffata dietro la facciata di agenzia per indagini e recuperi, l'organizzazione di Mandrian Pace obbedisce a leggi che si è autoimposta, come quella di non sottrarre mai macchine non assicurate per potere rispondere prontamente alle richieste delle compagnie assicuratrici. Un giorno, pressati da una rischiosa richiesta di molte auto lussuose, gli uomini di Pace s'impossessano di una "Mustang" ultimo tipo non assicurata. Pace, quando se ne avvede, procede a rimettere la macchina rubata al suo posto: ma viene intercettato dalla polizia. Ottimo e spericolato guidatore, egli si ingaggia in una fuga pazzesca che mette in scacco i mezzi impegnati dalle forze dell'ordine, semina panico e incidenti lungo le strade, e finisce coronata dal successo.

 

Approfondimenti:
Pressbook del film. URL
Intervista a Tarantino e Rodriguez (L'Espresso, 13 marzo 2007). URL
Grindhouse. SplatterContainer.com. URL
Sempre sia lodato Quentin, e Robert. Sistersuzie. URL

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