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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

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«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

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Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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Rapporto Confidenziale
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29 ottobre 2007


culture pop (e viceversa) #84


sfogo. Sembra quasi che il Paese sia piombato negli anni cinquanta (o nel ventennio?*). Ogni forma d'espressione (davvero libera) è posta fuori legge, gli ottuagenari non mollano la presa e continuano a plasmare l'esistente a loro immagine e somiglianza. Tunnel dal quale non è chiaro come evadere, cubo di rubik la cui soluzione non può essere unicamente l'esilio. Fuga di cervelli è una bella formula che esenta tutti dalla reale drammaticità della contingenza.

* Continuiamo ad incrociare persone che mormorano attorno a noi d'un agognato ritorno al Fascismo; capita pure a voi?


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7 agosto 2007


Disturbia di D.J. Caruso, 2007


Disturbia

Regia: D.J. Caruso; Soggetto: Christopher B. Landon; Sceneggiatura: Christopher B. Landon, Carl Ellsworth; Fotografia: Rogier Stoffer; Montaggio: Jim Page; Scenografie: Tom Southwell; Musiche: Geoff Zanelli; Produzione: Cold Spring Pictures, DreamWorks SKG, The Montecito Picture Company, Paramount Pictures; Distribuzione: UIP; Data di uscita: 17 agosto 2007; Paese: USA; Durata: 104'

Interpreti: Shia LaBeouf, Carrie-Anne Moss, David Morse, Sarah Roemer, Matt Craven, Cathy Immordino, Jose Pablo Cantillo, Aaron Yoo, Elyse Mirto


«Credi che ci veda?»
«No, ma fidati, sente che la guardiamo»

Con questo premonitorio scambio di battute, quando ancora lo schermo è tutto nero, si apre “Disturbia” (nelle sale dal 17 agosto), thriller campione d’incassi (circa ottanta milioni di dollari e svariate settimane in cima al box office a stelle e strisce) diretto dal brillante D.J. Caruso ed interpretato, fra gli altri, dal giovane attore hollywoodiano più corteggiato del momento: Shia LaBeouf (è il protagonista del tremendo “Transformers”, sarà suo il volto del giovane Indiana Jones nel quarto episodio della serie, ma è bene ricordare pure la sua ottima interpretazione nel notevole “Guida per riconoscere i tuoi santi”).

Kale è un ragazzo di diciassette anni chiuso ed introverso, divenuto intrattabile e problematico a causa del traumatico decesso del padre. Un giorno gli capita di colpire con un cazzotto al volto il proprio professore di spagnolo che, con noncuranza, aveva osato fare riferimento al genitore scomparso. Condannato da un giudice a novanta giorni di arresti domiciliari si troverà confinato nella propria abitazione. Da quel momento Kale sprofonderà in uno stato di apatica noia che lo spingerà ad incominciare a guardare dalla propria abitazione tutte le vite che si muovono attorno alla sua, scrutando l’idilliaca apparenza di pace e tranquillità d’una suburbia americana. Fuori dalla sua finestra ci sono tre dispettosi fratellini che la sera guardano di nascosto i canali per soli adulti, c’è un marito che tradisce la moglie con la donna delle pulizie, c’è Ashley (Sarah Roemer) la nuovissima vicina di casa, dai capelli biondi ed il sorriso ammaliante, della quale innamorarsi a prima vista, e poi l’inquietante Mr. Turner (David Morse), un uomo che taglia spesso il prato, ma che potrebbe in qualche modo essere collegato ad una serie di omicidi seriali di cui la tv continua a parlare con allarmata intensità.

Tecnicamente Kale è un voyer, un guardone, ed al cinema quando si parla di questo argomento il riferimento d’obbligo non può che essere il celebre “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock. Se James Stuart nel film del ’54 si vedeva “costretto” al voyeurismo da una gamba ingessata, per Shia LaBeouf il problema è il braccialetto elettronico di identificazione legato alla caviglia con il quale il tribunale si assicura della sua permanenza nel perimetro dell’abitazione (nel caso in cui dovesse attivarsi l’allarme, una pattuglia della polizia sarà immediatamente avvisata di trarre in stato d’arresto il ragazzo e condurlo in carcere). L’operazione architettata dalla DreamWorks può essere vista come un tentativo di aggiornamento e rivitalizzazione del classico hitchcockiano sulla scia di quel cinema da sempre interessato a giocare con i classici ma con quel rispetto reverenziale che permette di attingere ispirazione ma non rubare (su tutti lo strepitoso “Omicidio a luci rosse” di Brian De Palma, ma di esempi se ne potrebbero fare davvero molti).
Tecnicamente “Disturbia” è un thriller, ma per gran parte del tempo è una commedia per teen-ager recitata da teen-ager, dove seguiamo l’involuzione del rapporto di Kale con la madre (Carrie-Ann Moss, la bella Trinity nella serie “Matrix” per intenderci) e l’evoluzione del suo rapporto con la bella vicina di casa, ma soprattutto dove vediamo da vicino i modi di vita d’un adolescente americano circondato da un’infinità di prodotti tecnologici d’ogni tipo.
 
In sostanza “Disturbia” è thriller assolutamente convincente, un prodotto di largo consumo attento alle regole formali del genere, regole che però impongono al recensore il più assoluto riserbo sugli sviluppi a sorpresa della trama. Altrimenti che thriller sarebbe…


3 luglio 2007


Digimag luglio-agosto 2007


E' disponibile da ieri il numero estivo di Digimag, numero doppio di Luglio/Agosto della rivista di Digicult.
http://www.digicult.it/digimag
 
Speciale Sonar 2007 Report:
intervista generale a Enric Palau, a cura di Marco Mancuso: URL
report Sonar Musica, a cura di Giulia Baldi: URL
report Sonar Multimedia, a cura di Francesco D'Orazio: URL
report Sonar Cinema, a cura di Alessio Galbiati:
URL

ed inoltre...

INTERVISTE:
Intervista: Kurt Hentschlager
Intervista: Mark Coniglio

TEMI:

New Madia Art Market
Locative Media

ARTICOLI:

KURT HENTSCHLAGER
ENRIC PALAU/SONAR
MARK CONIGLIO
SONIA CILLARI
TRANSFORMA
GOMMA
EZIO CUOGHI
SONAR REPORT
SOURCE CODE
CULTUUR 2.0
SILENZIO
GAMER THEORY
JEFF LIEBERMAN
EDOARDO KAK
TROYANO
BIG ART GROUP
NEW MEDIA ART MARKET LOCATIVE MEDIA
GLOBAL DIGITAL AGE


30 giugno 2007


The Messengers di Danny e Oxide Pang, 2007


Trasferirsi da una grande metropoli come Chicago, per andare a vivere in una scalcinata fattoria dispersa nel nulla desolato del North Dakota, non è cosa semplice. Figuriamoci se può esserlo per una ragazza di sedici anni (Kristen Stewart) coattamente traslocata dai famigliari (Dylan McDermott e Penelope Ann Miller). Se poi ci aggiungi che in quell'abitazione anni addietro si consumò un'efferata strage, che il tuo fratellino di tre anni vede in continuazione (per nulla spaventato) orribili cadaveri deambulare per casa e che, oltretutto, tutti attorno a te (in primis i tuoi genitori) iniziano a credere che qualcosa nella tua testa non funzioni correttamente, allora la tua situazione è davvero un terribile casino.
“The Messengers” lasciava presagire qualcosa di buono, delineandosi – “a scatola chiusa” – come un prodotto piuttosto interessante per tre ordini di motivi. Il primo è dato dall'altisonante nome del produttore, quel Sam Raimi che, prima di rimanere intrappolato nella tela di Spiderman (all'interno della quale peraltro qualcosa di ottimo ha pur sempre fatto), nel corso della sua carriera ha saputo firmare alcune delle opere più interessanti del genere horror; film epocali del calibro de “La casa” nel 1981 e “L'armata delle tenebre” nel 1992 sono i suoi fiori all'occhiello. Il secondo motivo è legato alla natura del progetto che, a differenza di molti suoi simili, non è replica (cinematograficamente dicesi 'remake') di qualche film orientale ma è una storia interamente made in U.S.A. che certo, come ogni prodotto hollywoodiano, rubacchia qualcosa qua e la (l'ambientazione, la tragedia che apre la vicenda, gli uccelli che attaccano inspiegabilmente l'uomo) ma nel complesso cerca una strada propria ed originale per “arrivare” al pubblico. Il terzo motivo d'interesse è legato ai registi. I Fratelli Pang (Danny e Oxide), gemelli assolutamente identici, giunti alla notorietà planetaria con la regia di “Bangkok Dangerous” ma soprattutto con “The Eye”, si misurano qui con la loro prima esperienza hollywoodiana e grande era fra la critica ed i fans la curiosità nel verificare se e come fossero riusciti a portare il stile nella patria del cinema commerciale.
Ma il problema del film risiede proprio nel perverso, e scadente, esito al quale sono giunti i tre motivi che “a scatola chiusa” lo facevano sembrare un piatto ghiotto.
Sam Raimi nel ruolo di produttore pare non averne beccata davvero neanche una. Da una parte il cast non risulta molto stimolante agli occhi del pubblico e poi pure la scelta delle location non brilla certo per originalità. Se a questo si aggiunge il fatto che la pellicola dopo un pessimo screening test è stata, per volontà del produttore, nuovamente girata in alcune sue scene ma non dai registi che l'hanno poi firmata ma da un altro anonimo realizzatore, facilmente si comprenderà che ogni possibile critica al film debba trovare proprio in Raimi un bersaglio su cui riversare gran parte delle proprie critiche tranchant. Ad onor del vero bisogna però puntualizzare che il produttore in questione è lo stesso che mise in essere per la tv opere del calibro di "Xena principessa guerriera" e "Young Hercules", veri e propri oggetti stra-cult dotati d'un estetica assolutamente pop-trash epocale.
La sceneggiatura è sì originale, ma camuffa dentro di sé tutti i possibili cliché del genere non riuscendo davvero mai a stupire lo spettatore che salta sulla sedia della sala solamente a causa delle pavloviane scariche di decibel tese a terrorizzare anche un sordo (a causa del repentino, ed a mio avviso pericoloso, spostamento d'aria).
La regia dei fratelli Pang risulta piatta e scarna, priva di alcuna invenzione o quanto meno d'un qualche guizzo che ne giustifichi la buona stampa che circondava il loro nome.

Certo la recensione in questo caso è decisamente definibile come 'critica', penso che però possa avere dalla sua l'onesta nei confronti del gusto di chi scrive e soprattutto il pregio di non rivelare alcunché della trama lasciando il piacere della visione che ogni recensione dovrebbe salvaguardare prima d'ogni altra cosa.

L'articolo è pubblicato su La Voce d'Italia


24 gennaio 2007


Le Nomination dell' Academy Award


Premio Oscar

I premi vengono conferiti dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences, un'organizzazione professionale onoraria costituita da personalità che hanno portato avanti la loro carriera nel mondo della celluloide, attori, registi, produttori, etc., e che al 2003 contava oltre 5.816 membri.

Il nome ufficiale della statuetta dorata è Academy Award of Merit, mentre il nomignolo Oscar venne conferito alla statuetta che costituisce il premio, sembra, da Margaret Herrick, la quale, vedendo la statuetta su un tavolo, esclamò: "Somiglia proprio a mio zio Oscar!". Il nome Oscar è, inoltre, un marchio registrato della stessa Academy of Motion Picture Arts and Sciences.

I premi vennero consegnati per la prima volta nella Blossom Room dell'Hollywood Roosevelt Hotel di Los Angeles il 16 maggio 1929, ma i nomi dei vincitori erano già stati annunciati tre mesi prima. Per qualificarsi, un film doveva uscire nella città californiana nei dodici mesi terminanti il 31 luglio dell'anno precedente. Dal 1934 la candidatura è valida se il film è uscito nell'anno solare precedente.

La Notte degli Oscar è una cerimonia molto elaborata, nella quale gli invitati fanno sfoggio delle creazioni dei più celebri stilisti, e viene trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo.

Il procedimento con cui vengono assegnati i premi è soggetto a varie critiche. I giurati vengono spesso considerati "anziani e, dal punto di vista estetico, conservatori". È inoltre largamente diffusa l'idea che i premi vengano assegnati per ragioni "politiche", ad esempio premiando un artista più per il suo lavoro complessivo che per la performance nello specifico film. Le stesse case cinematografiche investono molti soldi in campagne promozionali miranti a favorire i propri film nella conquista del premio.

Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera [URL]


Nella giornata appena trascorsa sono state rese note le nomination per le ambite statuette messe in palio il prossimo 25 febbraio a Los Angeles (per la cronaca siamo arrivati ormai alla 79° edizione). Otto le candidature per “Dreamgirls” (3 nomination nella sola categoria 'Miglior canzone' - era mai successo?), sette per “Babel” (2 nella categoria per l'attrice non protagonista: Rinko Kikuchi e Adriana Barraza), 6 per “The Queen”, 5 per “The Departed”. Poche le sorprese, forse nessuna. Che noia gli Oscar (che poi è un marchio registrato e nemmeno lo si potrebbe scrivere). Ma guardando meglio scopro che: "Borat" ne ottiene una come 'Miglior sceneggiatura non originale", Clint Eastwood raccoglie con "Lettere da Iwo Jima" e "Flags of our Father" (2 film che raccontano la stessa storia ma da due differenti punti di vista) ben 6 nomination (4 2), che Eddie Murphy quasi sicuramente vincerà il premio come 'miglior attore non protagonista', che la nomination per i migliori costumi a "Il Diavolo veste Prada" è l'equivalente d'una candidatura di Marco Materazzi al Pallone d'Oro, che lentamente l'atavica auto-referenzialità dell'Academy cede il passo al multiculturalismo globalizzato voluto dagli studios negli ultimi anni (forse è solo l'effetto "Babel"), che probabilmente oltre oceano il buon Pedro Almodòvar non gode della giusta considerazione, che quattro nomination ai Piarati dei Caraibi (tutte in categorie "tecniche") sono davvero un ottimo bottino, che fra Helen Mirren e Meryl Streep - come miglior attrice - io sceglierei tutta la vita la seconda, che mai e poi mai mi sarei aspettato "Little Miss Sunshine" nella cinquina dei Best Film of the Year.

Miglior film
BABEL
THE DEPARTED
LETTERE DA IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN

Miglior regia
Alejandro G. Inarritu - BABEL
Martin Scorsese - THE DEPARTED
Clint Eastwood – LETTERE DA IWO JIMA
Stephen Frears - THE QUEEN
Paul Greengrass - UNITED 93

Miglior attore protagonista
Leonardo DiCaprio - BLOOD DIAMOND
Ryan Gosling - HALF NELSON
Peter O'Toole - VENUS
Will Smith - LA RICERCA DELLA FELICITA’
Forest Whitaker - L’ULTIMO RE DI SCOZIA

Miglior attrice protagonista
Penélope Cruz - VOLVER
Judi Dench - DIARIO DI UNO SCANDALO
Helen Mirren - THE QUEEN
Meryl Streep - IL DIAVOLO VESTE PRADA
Kate Winslet - LITTLE CHILDREN

Miglior attore non protagonista
Alan Arkin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jackie Earle Haley - LITTLE CHILDREN
Djimon Hounsou - BLOOD DIAMOND
Eddie Murphy - DREAMGIRLS
Mark Wahlberg - THE DEPARTED

Miglior attrice non protagonista
Adriana Barraza - BABEL
Cate Blanchett - DIARIO DI UNO SCANDALO
Abigail Breslin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jennifer Hudson - DREAMGIRLS
Rinko Kikuchi – BABEL

Miglior sceneggiatura non originale
BORAT
I FIGLI DEGLI UOMINI
THE DEPARTED
LITTLE CHILDREN
DIARIO DI UNO SCANDALO

Miglior sceneggiatura originale
BABEL
LETTERE DA IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
IL LABIRINTO DEL FAUNO
THE QUEEN

Miglior film d’animazione
CARS
HAPPY FEET
MONSTER HOUSE

Miglior film straniero
DOPO IL MATRIMONIO
DAYS OF GLORY (INDIGÈNES)
LE VITE DEGLI ALTRI
IL LABIRINTO DEL FAUNO
WATER

Miglior fotografia
THE BLACK DAHLIA
I FIGLI DEGLI UOMINI
THE ILLUSIONIST
IL LABIRINTO DEL FAUNO
THE PRESTIGE

Miglior montaggio
BABEL
BLOOD DIAMOND
I FIGLI DEGLI UOMINI
THE DEPARTED
UNITED 93

Miglior scenografia
DREAMGIRLS
IL BUON PASTORE
IL LABIRINTO DEL FAUNO
PIRATI DEI CARAIBI 2
THE PRESTIGE

Migliori costumi
CURSE OF THE GOLDEN FLOWER
IL DIAVOLO VESTE PRADA
DREAMGIRLS
MARIE ANTOINETTE
THE QUEEN

Miglior trucco
APOCALYPTO
CAMBIA LA TUA VITA CON UN CLICK
IL LABIRINTO DEL FAUNO

Miglior colonna sonora
BABEL
INTRIGO A BERLINO
DIARIO DI UNO SCANDALO
IL LABIRINTO DEL FAUNO
THE QUEEN

Miglior canzone
"I Need to Wake Up" - AN INCONVENIENT TRUTH
"Listen" - DREAMGIRLS
"Love You I Do" - DREAMGIRLS
"Our Town" - CARS
"Patience" – DREAMGIRLS

Miglior montaggio sonoro
APOCALYPTO
BLOOD DIAMOND
FLAGS OF OUR FATHERS
LETTERE DA IWO JIMA
PIRATI DEI CARAIBI 2

Miglior sonoro
APOCALYPTO
BLOOD DIAMOND
DREAMGIRLS
FLAGS OF OUR FATHERS
PIRATI DEI CARAIBI 2

Migliori effetti visivi
PIRATI DEI CARAIBI 2
POSEIDON
SUPERMAN RETURNS



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