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kulturadimazza


RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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CULTURE POP manifesto




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Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
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6 febbraio 2008


Tech Stuff, manuale video di musica elettronica


TECH STUFF, MANUALE VIDEO DI MUSICA ELETTRONICA
intervista a Giorgio Sancristoforo (aka Tobor Experiment)
Txt: Alessio Galbiati

Questo articolo è tre cose diverse allo stesso tempo. Da una parte è la prosecuzione d’un intervista che ho realizzato a Lucia Nicolai (Responsabile Editoriale di Qoob) ed uscita ad ottobre 2007 sul numero 28 di DigiMag (http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=973), un approfondimento volto ad una maggiore comprensione dell’autore/utente che per primo è stato valorizzato da questa televisione sperimentale, ovvero Giorgio Sancristoforo, meglio conosciuto con il nome d’arte di Tobor Experiment. E’ dunque un’intervista a Giorgio, una persona davvero interessante dotata d’un talento indiscutibilmente fuori dall’ordinario; milanese classe ’74 impegnato professionalmente da vari anni in quella molteplicità di professioni che sempre più tende a far convergere l’ambito musicale a quello dell’immagine in movimento, un notevole esempio d’uomo contemporaneo che sul proprio curriculum ha scritto la frase/manifesto «I’m a fast learner».

Ed infine, ma confesso di esplicitarlo per ultimo come artificio retorico volto all’enfasi, è la scoperta, attraverso una chiacchierata/intervista con il suo autore, di "Tech Stuff. Manuale video di musica elettronica" un libro ed un DVD editi da Isbn Edizioni, innovativa ed interessante casa editrice con base a Milano, costola "ggiovane" del gruppo "Il Saggiatore" diretta da Massimo Coppola e Giacomo Papi (uscito nelle librerie italiane, ma l’intero progetto è assolutamente bilingue – italiano e inglese –, al costo di 14€). Il DVD raccoglie dieci documentari, assolutamente seriali, della durata di 4-5 minuti (complessivamente la durata è di 52') che ripercorrono in maniera didascalica (nel frontespizio la definizione di 'manuale', presente sulla copertina, cede il campo al termine assai più calzante di 'sussidiario') la storia della musica elettronica. Si parla di strumenti musicali: il Theremin ed il Moog ma ci sono anche la storia ed i creatori di folli congegni prodotti dalla Sherman e dalla JoMox. Si parla delle istituzioni culturali dove la musica elettronica è nata, l'Istituto di Fonologia della RAI, e dove costruisce il proprio futuro, l'Ircam di Parigi. Ma c’è anche un simpatico viaggio alla scoperta dei segreti del vinile, si parla poi di Musica Generativa e di Sintesi musicale fino alla conclusione affidata ai leggendari Pan Sonic. Gli extra di questo interessante DVD (visibile liberamente e gratuitamente sul sito di Qoob!!!) sono altrettanto sfiziosi dal momento che includono un curioso software sviluppato sempre da Giorgio Sancristoforo – denominato “Generator X1” – per apprendere i fondamenti della sintesi ma soprattutto una lunga intervista (40') a Karlheinz Stockhausen, vero e proprio guru della musica elettronica, recentemente scomparso e di cui questa intervista è un'importante documento che ripercorre attraverso la sua viva (!) voce l’intera carriera d’uno dei compositori sperimentali più importanti del XX secolo. Il libro invece scende con maggiore dovizia di particolari tecnici ad un livello più profondo degli argomenti affrontati nei documentari, allargando il cerchio degli temi trattati.

Dunque un prodotto editoriale davvero interessante che potrebbe aprire la strada (speriamolo davvero) a tutta quella schiera di creativi che nel nostro paese faticano non poco a trovare la via del pubblico e del mercato, troppo spesso dominato da prodotti d’ “importazione” o altresì conforme alla conformistica (ed anacronistica) linea dettata dalle pagine culturali dei quotidiani nazionali, sempre fuori dal tempo dal tempo che viviamo e distante dalle persone che questo tempo lo abitano.

L’intervista (Milano, 21/12/2007) la trovi su DIGIMAG31/febbraio2008

link:
www.digicult.it
www.digicult.it/digimag
www.gleetchplug.com
www.qoob.tv
www.isbnedizioni.it
www.isbnedizioni.it/index.php?p=1106


6 dicembre 2007


Does Your Soul Have a Cold? di Mike Mills, 2007 (doc)

Nuova pagina 2

Does Your Soul Have a Cold?
Directed by: Mike Mills
Distributor: iD Distribution Ltd
Country: USA-Japan
Year: 2007
Running time: 83 mins

Five Tokyo depressives turn to American drugs companies for their salvation

Riporto integralmente un articolo di Alessandra Migani apparso sul numero 30 di DIGIMAG (e-zine del portale DIGICULT) che illustra l'interessante documentario "Does Your Soul Have a Cold?" diretto da Mike Mills. Il lavoro presentato all'ultima edizione del London Film Festival intrattiene non poche analogie tematiche con il suo primo lungometraggio (Thumbsucker - Il succhiapollice, 2005) del quale ho scritto un po' di tempo fa.
La depressione, l'adolescenza e gli psicofarmaci sono i caratteri della poetica d'un autore che nasce Artista e che sempre più speditamente si trasforma in Regista.

MIKE MILLS: HUMANS BEFORE ALL!
Txt: Alessandra Migani

La 51ma edizione del London Film Festival ha offerto anche quest'anno un programma ricchissimo con incredibili anteprime ed ospiti. Devo aver scelto inconsapevolmente i film più toccanti del festival, dato che mi sono commossa per la maggior parte dei film che ho visto. Oppure, il senso di incertezza e instabilità che viviamo in questi anni e le ansie quotidiane che combattiamo di continuo, permeano in maniera cosi' prepotente le ‘immagini in movimento' su grande schermo, da riuscire a stabilire una comunicazione sottile con la sensibilita' dello spettatore. Non a caso, una delle gemme presenti, il documentario girato quest'anno dal regista americano Mike Mills, ‘Does your soul have a cold?' indaga la depressione in Giappone attraverso le storie di cinque ragazzi in cura per la citata malattia. Mills ha realizzato numerosi music videos per artisti quali Yoko Ono, Moby, Air, Blonde Redhead, cortometraggi ed il suo primo lungometraggio, Thumbsucker, e' del 2005.

Il film presentato al festival e' il suo primo documentario. Il titolo è tratto da una campagna pubblicitaria di una nota casa farmaceutica, la GlaxoSmithKleine, realizzata per il mercato giapponese, contro la depressione. In effetti, anche se sembra incredibile a credersi, la depressione viene riconosciuta come malattia in Giappone solo alla fine degli anni novanta e se ne comincia a parlare più diffusamente solo a partire da quegli anni. Le case editrici infatti pubblicano libri sull'argomento, mentre le case farmaceutiche, come avvoltoi, si impadroniscono di una nuova fetta di mercato che si dimostra, all'epoca, ancora incontaminata.
In una Tokyo frenetica, descritta visivamente in apertura del film da una serie bellissima di immagini in un susseguirsi di tagli di montaggio, Mills sceglie appunto le storie di cinque persone vittime della depressione. I racconti e le storie si intersecano con le immagini di una vita scandita da farmaci e senso di diversità dal mondo circostante. I cinque ragazzi si confessano di fronte la videocamera. Il regista si reca nelle loro case dove molti di loro trascorrono la maggior parte del tempo, li segue come un occhio vigile durante i loro gesti quotidiani sin dal risveglio al mattino, nelle uscite e negli incontri fuori dagli appartamenti. La voce off del regista pone le domande, si sente inoltre la presenza di un traduttore, mentre i dialoghi dei protagonisti sono in giapponese con sottotitoli in inglese.
La videocamera testimonia le loro vite, indaga, ricerca nelle stanze dei cinque protagonisti forse delle tracce, oppure degi elementi ed degli oggetti che parlino per loro. C'è molto silenzio lungo tutto il documentario, sono piuttosto le immagini a parlare: le espressioni, i volti, i gesti, gli oggetti di uso quotidiano.
Purtroppo emerge da questi ragazzi un senso di solitudine profonda, una difficoltà costante di comunicare e avvicinarsi all'essere umano, un senso di disagio verso se stessi ed il mondo esterno. La consapevolezza della malattia almeno permette loro di parlarne apertamente di fronte la videocamera. Uno di loro, Taketoshi, conferma come solo in anni recenti sia cambiato in Giappone il modo di affrontare la malattia, di riconoscerla come tale. Lui stesso ha acquistato molti libri sull'argomento, confessando pero' come fosse difficile trovarne in anni passati. ‘Utsu' è la parola giapponese per il temine ‘depressione' ed e' oggi riconosciuta ed usata. Tutte le ulteriori informazioni che il regista vuole dare sono inserite con scritte bianche sovrapposte al filmato. Alcune di queste scritte comunicano i nomi dei medicinali e le dosi assunte.
Non tutti seguono una terapia e l'uso di antidepressivi e' costante e smoderato per alcuni di loro. I medicinali, molti dei quali distribuiti da case americane, sono usati inizialmente come un aiuto indispensabile per la cura della malattia. L'America stessa e' molto idealizzata in Giappone, alcuni dei ragazzi intervistati pensano che tutto quello che proviene da li' debba essere buono per forza. Da subito dopo la guerra, in effetti, il paese orientale si e' avviato rapidissimamente sulla strada della capitalizzazione, seguendo il modello americano.
Daisuke e' un programmatore, non esce mai di casa, passa ore davanti al suo computer in un appartamento di un disordine cronico, conserva una quantita' infinita di medicinali all'interno di una scatola di cartone e assume delle dosi senza controllo medico e accompagnate da alcolici.
Mika per ironia del destino forse, distribuisce medicinali per lavoro, vive con la madre e parla dei propri demoni interiori.
Kayoko confessa che ogni volta che parla con qualcuno comincia a piangere, la sua vita sociale e' difficilissima, non ha piu' rapporti con i suoi genitori. Durante la sua intervista confessa di ritrovarsi a combattere contro gli antidepressivi piuttosto che la depressione stessa.
Ken invece prova piacere e sollievo nel partecipare in spettacoli dove viene legato e sospeso nel vuoto. Vive in un appartamento dove il futon occupa interamente la stanza da letto e la confusione regna sovrana. Durante l'estate trova confortevole uscire con un paio di jeans attillati tagliati al sedere e scarpe col tacco.

Il regista non interviene assolutamente con un giudizio, descrive semplicemente i fatti e lascia lo spettatore solo con le proprie riflessioni, mentre i titoli di coda scorrono senza musica. L'approccio documentaristico sembra un terreno molto consono per il regista americano, che ama usare la videocamera come occhio che osserva e registra. L'essere umano e' al centro della sua ricerca e probabilmente Mills indaga i limiti che sente propri e che forse riesce a risolvere attraverso il suo lavoro. Non a caso, l'ultimo progetto di Mills, intotolato Humans, inserisce temi personali in oggetti di produzione industriale come posters, t-shirts, borse, tessuti. Incredibili anche la serie di music videos per Blonde Redhead girati quest'anno; sono perfetti ed impeccabili nella loro semplicita' quanto per l'impatto emotivo raggiunto. Protagonisti ancora una vota i volti, i corpi, angoli della citta', le parole. Top Ranking con Miranda July e' il risultato incredibile di un'idea semplicissima: una mossa al secondo. My Impure Hair e' una ripresa a camera fissa di una strada in una citta' americana. The dress solo primi piani di persone in lacrime su sfondo nero. In Silently, le parole in bianco su schermo nero descrivono l'azione.

Quello che si evince dal lavoro di Mills e' un profondo amore per l'essere umano ed e' la videocamera il mezzo che gli permette di ispezionare i volti della gente, di catturare le emozioni su quei volti. In una recente intervista, Mills confessa di essere interessato alle persone che faticano a trovare il loro posto nel mondo, che cercano di trovare una via possibile.
Mi verrebbe da pensare che il regista voglia filmare l'anima, cercando di raggiungere quello che rende prezioso e speciale ognuno di noi, compresi i nostri limiti di esseri umani.

http://www.bfi.org.uk
http://mikemillsweb.com


11 luglio 2007


QOOB.tv @ SonarCinema 2007


QOOB.TV

Una delle poche presenze italiane di questa quattordicesima edizione del Sonar è il canale digitale Qoob che, sviluppato da Telecom Italia Media in collaborazione con MTV Italia, ha da qualche mese lanciato la propria versione internazionale, ancor più aperta all'intermedialità. Qoob è addirittura fra i main sponsor della kermesse catalana, fatto che sottolinea ancor di più la particolare attenzione posta dalla realtà italiana alla valorizzazione strategica del proprio brand attraverso canali particolarmente ricettivi nei confronti dell'innovazione e della creatività (sarà presente anche ad Elctrowave 2007). Le stesse grafiche d'introduzione ad ogni singola proiezione appositamente realizzate dal network testimoniano le finalità auto-promozionali messe in campo.
Attraverso una selezione di otto fra i migliori contributi audiovisivi uploadati dagli utenti, come pure di quelle opere maggiormente professionali meritevoli di attenzione, Qoob porta in scena il potenziale artistico del web 2.0. Il risultato è davvero un piacere per gli occhi ed una boccata d'aria fresca capace di portare all'intera sezione un'approccio all'audivideo assolutemente divertente e divertito, ricco di trovate geniali. Uno spasso!

> Optically Illusion. Dir: Mauro-Vecchi. M: Whitest Boy Alive - URL
Mauro Vecchi è un damsiano doc impeganto da quasi otto anni nella produzione audiovisa. Il videoclip qui presentato è un compendio di alcuni dei più celebri effetti ottici proposti in sincro perfetto con il groove dei Whitest Boy Alive. Un'idea semplice ma efficace, a dimostrazione del fatto che un buon video nasce da un buono script, da una buona trovata.

> Paintballing. Dir: Lovesport - URL
Quel che da programma ci viene indicato come Lovesport altri non è che Grant Orchard del londinese Studio Aka. Lovesport è una serie dedicata a sport più o meno probabili andata in onda (e finanziata) sul canale digitale Qoob. Protagonisti della serie sono dei piccoli rettangolini composti d'una manciata di pixel colorati che saltellano su e giù per l'inquadratura. Qui si mette in scena una guerra fra due fazioni che cercano di sconfiggersi a colpi d'armi che sparano variopinti getti di colore in una escaletion di folle brutalità che minaccerà la loro stessa esistenza di specie.

> Aqua. Dir: Loper - URL
Brevissimo clip di chiara provenienza casalinga ad opera di Lorenzo Fernandez, che ne firma ogni aspetto realizzativo. Questo cortissimo al di là dell'ottima confezione dimostra le potenzialità messe a disposizione dai media digitali. Con il semplice utilizzo del software After Effect si è elaborata un'immagine ottenuta mediante stop motion accurata d'una immagine in (falso) movimento.

> Cityscan_3. Dir: HFR-Lab. M: Synapsia - URL
Dietro all'acronimo HFR si nascondono Chiara Horn, Tommaso Franzolini e Davide Quagliola, tre giovani video artisti di origini italiane portatori d'una visione dello spazio urbano destrutturante e ri-costruttiva di forme insolite ed impossibili. Cityscan è una serie decisamente ampia di variazioni del medesimo tema. In questo breve filmato scorgiamo una Londra capovolta a 90°, che scrorre davanti ai nostri occhi dall'alto verso il basso, destabilizzando le abituali coordinate spaziali della visione d'uno skyline, d'un profilo della città.

> Summer 01. Dir: Mbanga - URL
"Il mondo binario", così recita il testo d'accompagnamento al video dello studio romano Mbanga presente sul sito Quoob.tv. "Summer 01" è una breve animazione che utilizza il classico riferimento alla rappresentazione della realtà tramite codice binario. Clip non particolarmente originale ad esser sinceri, probabilmente inserito nella selezione per affermarne il carattere underground e di apertura anche verso quelle produzioni non necessariamente perfette dal punto di vista formale.

> Kids'n'Revolution. Dir: Louis Böde - URL
Louis Böde è un progetto fondato dallo scrittore Marco Mancassola. Louis Böde è una “band creativa” formata da uno scrittore, due musicisti e due artisti visivi. Le immagini di Marco Rufo Perroni, animate da Nicola Vlla raccontano una triste storia di violenza e di difficile quanto impossibile riscatto. Una storia amara e distonica nella spensieratezza che tendenzialmente ha caratterizzato questa edizione di SonarCinema.

> My Joy Remix. Dir: Rinomad. M: Four Tet - URL
Con questo video Rinomad (alias Rino Stefano Tagliaferro) ha vinto il contest indetto dal canale Qoob per la realizzazione del videoclip del brano di Four Tet, riuscendo ad ottenere per quest'ottimo lavoro un'incredibile visibilità ed autorevolezza di passaggi che questo Sonar non farà altro che accrescere. Qui abbiamo la totale destrutturazione dell'immagine a completo servizio del sonoro. Compionamenti di frame nella continuità d'un suono da illustrare “su commissione”. L'esatto contrario d'una sonorizzazione.

> Spider. Dir: Nash Edgerton - URL
Questo cortometraggio proveniente dall'Australia è uno degli elementi più classicamente cinematografici di questo SonarCinema. Trattasi di classico cortometraggio (dura poco meno di dieci minuti) con colpo di scena conclusivo, colpo di genio propizio ad una conclusione della vicenda messa in scena. La struttura prevedibile della sceneggiatura non impedisce al regista Nash Edgerton di cogliere lo spettatore completamente di sorpresa. Essenziale e fulminante con morale posta all'inizio, sotto forma di incipit didascalico: “E' tutto un gioco, fino a che qualcuno non perde un occhio”.

da SonarCinema 2007, musica per gli occhi, Digimag 26 luglio-agosto 2007


3 luglio 2007


Digimag luglio-agosto 2007


E' disponibile da ieri il numero estivo di Digimag, numero doppio di Luglio/Agosto della rivista di Digicult.
http://www.digicult.it/digimag
 
Speciale Sonar 2007 Report:
intervista generale a Enric Palau, a cura di Marco Mancuso: URL
report Sonar Musica, a cura di Giulia Baldi: URL
report Sonar Multimedia, a cura di Francesco D'Orazio: URL
report Sonar Cinema, a cura di Alessio Galbiati:
URL

ed inoltre...

INTERVISTE:
Intervista: Kurt Hentschlager
Intervista: Mark Coniglio

TEMI:

New Madia Art Market
Locative Media

ARTICOLI:

KURT HENTSCHLAGER
ENRIC PALAU/SONAR
MARK CONIGLIO
SONIA CILLARI
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