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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
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«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

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informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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Rapporto Confidenziale
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25 febbraio 2008


Oscar 2008 - piccolo bilancio fatto in casa


Ho seguito la notte degli Oscar in streaming sulla Azerbaijan Television and Radio Broadcasting Company, che se non ho capito male è la RAI dell'Azerbaijan. A parte qualche parola tradotta la maggior parte della trasmissione è stata in lingua originale ed ho potuto godere d'un segnale più che discreto ma soprattutto assolutamente stabile. Un documentario di Marco Ferreri si intitolava "Perché pagare per essere felici?"...
La mia attenzione è stata alta, forse perché ero in altre faccende affaccendato, ma si sa' come vanno queste cose... non appena c'è un diversivo qualsiasi la mente cerca di sfuggire dagli impegni improcrastinabili. Poco male... Ho avuto modo di vedere alcune cose interessanti ma soprattutto di aggiornarmi su d'una serie di titoli piuttosto interessanti che mi erano assolutamente sfuggiti.

Ho trovato interessanti le categorie dedicate al documentario (sempre marginalizzate negli articoli del giorno dopo, sistematicamente snobbati se un cromosoma degli autori non è di nazionalità italiana), fondamentalmente monotematici i titoli nominati parlano della guerra in Iraq, o se preferite dell'occupazione americana, o se preferite ancora della follia voluta dall'amministrazione Bush.

> Best Documentary Feature
No End in Sight di Charles Ferguson e Audrey Marrs
Operation Homecoming: Writing the Wartime Experience di Richard E. Robbins
Sicko di Michael Moore
Taxi to the Dark Side di Alex Gibney e Eva Orner
War/Dance di Andrea Nix Fine e Sean Fine

Del resto del gran Galà sapete già tutto e sicuramente non capitate qua sopra per informarvi. Sono rimasto piuttosto deluso per i riconoscimenti ottenuti dallo strepitoso There Wil Be Blood di P. T. Anderson che almeno nei premi tecnici era senz'altro superiore al mediocre e poco sostanzioso The Bourne Ultimatum che è andato ben oltre le previsioni. Sono rimasto pure piuttosto interdetto dall'atteggiamento dei fratelli Coen, troppo spocchiosi e distaccati, come se il mondo reale non esistesse, come se quel palco non permetta di veicolare almeno qualche messaggio. Ma vabbé, gli Oscar sono gli Oscar e San Remo è San Remo.

Credo sia interessante sapere che il documentario al quale è andato il prestigioso riconoscimento Taxi to the Dark Side diretto da Alex Gibney e Eva Orner è al centro d'una controversa questione che vi lascio illustrare dal testo della conferenza tenuta da Ken Jacobs presso il Sonic Acts di Amsterdam del 23 febbraio,  un testo sopra al quale in questi giorni mi sto' spaccando la testa.

«Questa mattina (12 febbraio), mentre scrivo questo, il documentarista Alex Gibney, autore di “Taxi to the Dark Side”, è stato intervistato su Democracy Now! da Amy Goodman. Egli ha descritto come – per tre anni - i diritti per il broadcasting televisivo di questo film – appena nominato agli Oscar – sono stati acquisiti da Discovery Channel, che ha dall’inizio deciso di non trasmetterlo perché lui (nel mio paese una corporation è considerata un individuo) ritiene che questo reportage sulla tortura e l’omicidio militare degli Stati Uniti sia “controverso”, per cui il film può essere visto solo da un pubblico che voglia andare al cinema per essere oltraggiato e depresso, arte propria del cinema. Ed in caso sul web, legalmente o meno. Potreste pensare che la prova che i ragazzi e le ragazze americani nelle forze armate degli Stati Uniti che parlano degli iracheni come di “cani” e che sono incoraggiati dai loro superiori a fare di loro ciò che vogliono è una cosa che possa essere considerata controversa, ma di fatto non c’è dubbio su questo. Certamente l’America tortura, abbiamo tutti visto le foto. E’ ovvio che è un problema estetico, e che l’uso della musica intrusiva e coercitiva, da parte dei film-makers, anni dopo che il film SHOA ha presentato un modello di prova incontaminata dei crimini dei nazisti della Germania, che ha offeso le sensibilità di Discovery Channel. Il signor Channel cerca solo di dire ai film-makers “Dacci solo i fatti, amico; quando vorremo un film ne compreremo uno, con delle grandi star.”»

Queste sono invece le parole pronunciate da Alex Gibney alla consegna dell'Oscar: «Wow. Thank you very much, Academy. Here's to all doc filmmakers. And, truth is, I think my dear wife Anne was kind of hoping I'd make a romantic comedy, but honestly, after Guantanamo, Abu Ghraib, extraordinary rendition that simply wasn't possible. This is dedicated to two people who are no longer with us, Dilawar, the young Afghan taxi driver, and my father, a navy interrogator who urged me to make this film because of his fury about what was being done to the rule of law. Let's hope we can turn this country around, move away from the dark side and back to the light. Thank you very much.»

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