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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
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«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
www.rapportoconfidenziale.org


3 agosto 2009


Rapporto Confidenziale - numero16 (lug-ago 2009)



RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica

NUMERO16 | LUGLIO-AGOSTO’09

free download 8,8mb | 3,5mb | ANTEPRIMA

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EDITORIALE di Alessio Galbiati

Il cinema esiste fintantoché c’è un pubblico.
La frase è semplice, quasi banale. Ma il segreto, ed il dramma, stanno tutti qui.
Il FUS ora, la legge di scopo prima, hanno reciso quel legame spontaneo che teneva uniti fra loro il pubblico ed i registi, il pubblico ed i produttori. Saltato questo meccanismo scopriamo che certe pellicole non possono più evadere dalle sale d’essai, dai festival, dall’home-video cinefilo. Un’opera prima non ha pubblico. Il cinema non ha pubblico.
FUS. Finiamolo d’essere Untosi Servi. Liberiamo il cinema dal finanziamento statale-ministeriale, recidiamo il cordone ombelicale e torniamo ad un’arte povera, con le pezze al culo. Il cinema di cui parla Rapporto Confidenziale non sa nemmeno cosa sia il FUS, ne ha sentito parlare, lo ha letto sui giornali avvolto dalla cattiva stampa e dalla coltre fumogena alzata da chi è riuscito a metterci mano. La timida (ed anacronistica) proposta che avanziamo è la seguente. Escano tutte le associazioni di categoria cinematografiche dal FUS, si chiamino fuori dal recinto e lascino altri a sbranarsi. Il cinema non necessita di denaro statale per tornare ad essere vitale e parlare al proprio pubblico, che è cambiato negli anni e, forse, non usa nemmeno più la sala come chiesa dove celebrare il proprio rito. Uscire dal FUS per riportare i costi di produzione al loro reale valore di mercato, dai noleggi di materiale e attrezzature, al costo di attori e comparse.
Diciamolo chiaro e tondo, il sistema attualmente in vigore è uno schifo clientelare non accessibile agli indipendenti. Noi vogliamo che sia tutelata questa categoria di cinematografari. Il discorso non è volto al massacro, non perseguiamo la logica dell’immiserimento collettivo, siccome io non ho niente voglio che tutti non abbiano niente, ma proponiamo una riforma più sostanziale che non può avere un interlocutore credibile nell’attuale congiuntura politica. La manifestazione di qualche settimana fa ha reso manifesta la gravità della situazione soprattutto perché il quadro di insieme è deplorevole. In piazza c’erano tutti i cinematografari con base a Roma (pare che i tagli colpiranno proprio lì), Cento Autori, registi vari, rappresentanti del centro sinistra e del centro destra (Carlucci e Barbareschi), accolti in delegazione da Gianni Letta su intermediazione di Walter Veltroni. Che una trattativa proceda con questi nomi e queste modalità e che oltretutto abbiano come referenti finali l’attuale Ministro della Cultura, Bondi, ma soprattutto il Ministro dell’Economia, il post-moderno Giulio Tremonti francamente, scoraggia. Le stesse parti in causa che hanno creato l’attuale situazione sono chiamate a trovare una soluzione. È di ieri la notizia che Silvio Berlusconi intercederà per il mondo della cultura, planerà col suo cavallo alato sulle casse dello stato e spargerà a piene mani qualche milione di briciole fra il giubilo bi-partisan e popolare. Bene, continuiamo a farci del male!
Sul sedicesimo numero di Rapporto Confidenziale trovate tutto quel cinema che il FUS non sa nemmeno cos’è, troverete la prima puntata della storia del cinema e della vita di Augusto Tretti che pure quando ci furono vacche grasse non ebbe un soldo per produrre il proprio cinema. Di lui diceva Fellini: «Do un consiglio a tutti i miei amici produttori: acchiappate Tretti, fategli firmare subito un contratto, e lasciategli girare tutto quello che gli passa per la testa. Soprattutto non tentate di fargli riacquistare la ragione; Tretti è il matto di cui ha bisogno il cinema italiano».
Buone vacanze e buona lettura.


SOMMARIO numero16

04 La copertina. ilcanediPavlov!

05 Editoriale di Alessio Galbiati

06 Brevi. appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

07 Il Piccolo Manucinema di Tuia Cherici. In una Cascina vicino Firenze esiste l’Atelier del cinemanufatto di Mario Verger

10 Intervista a Tuia Cherici di Mario Verger

12 LINGUA DI CELLULOIDE. BEKET (manuli) cineparole di Ugo Perri

14 RC SPECIALE. PRIMA PARTE

AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

Augusto Tretti di Stefano Andreoli 15

Il potere di Samuele Lanzarotti 20

Il potere. La critica (ufficiale). Con le recensioni di Ugo Casiraghi, Ennio Flaiano e Alberto Moravia 22

Filmografia 24

28 TreQuarti di Roberto Rippa

29 Intervista a Roberto Longo di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

34 Zombi 2 di Alessandra Cavisi, Alessio Galbiati e Roberto Rippa

40 Wes Anderson and the Substance of Style di Alessio Galbiati

44 SECONDI POSTI IN PIEDI. Non aprite quella cesta! Basket Case di Frank Henenlotter di Roberto Rippa

46 LO SCHERMO NEGATO. Hei yanquan di Roberto Rippa

48 RiP: A remix manifesto. Uno spettro si aggira per la rete di Alessio Galbiati

50 LE RELAZIONI PERICOLOSE. connessioni tra suoni e immagini. “Due minuti e ventitre secondi di Musica senza tempo” di Romeo Sandri

49 Win or Lose: A Summer Camp Story di Kathie Smith

Intervista a Louis Lapat, regista di Win or Lose: A Summer Camp Story di Kathie Smith 49

Win or Lose visto da un europeo di Roberto Rippa 54

55 ABDICAZIONI. L`archivio letterario di Rapporto Confidenziale

For a song di Luca Salvatore

57 www.rapportoconfidenziale.org




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NUMERO16 | LUGLIO-AGOSTO’09

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9 novembre 2007


Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, 1972


Un film davvero perturbante che ti conduce in territori foschi ed arcani. Un meraviglioso innesto di cinema "all'americana" nella provincia rurale italiana dei 70. Notevole in tutto, a cominciare dal titolo. Pubblico un bell'articolo di Roberto Rippa che con dovizia di particolari ne racconta la struttura e riporta alcune curiosità.

Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci
testo di Roberto Rippa (Cinemino - url)

Trama
In un paesino della Lucania, alcuni bambini muoiono di morte violenta.
I carabinieri, seguiti da un giornalista in vacanza nel posto, indagano su alcuni sospetti, soprattutto una ricca ragazza ex tossicomane allontanata da Milano dal padre e una donna sconvolta dalla morte del figlio, avvenuta anni addietro, e pratica di riti di magia nera. Ma la realtà è ben diversa e perché affiori sarà necessario assistere ad altri omicidi.

Commento (attenzione, il testo che segue contiene elementi rivelatori della trama e del finale del film)

Uno tra i film più interessanti di Lucio Fulci, nonché uno tra i suoi preferiti (1), mette in scena una storia inquietante, dove credenze popolari e superstizione la fanno da padroni.
Nell'immaginario paesino lucano di Accendura in cui la storia è ambientata (il film è girato tra Abruzzo, Manfredonia e i dintorni di Roma), con l'autostrada sospesa che l'attraversa senza però sembrare toccarlo, sembra essere fermo a un secolo prima, con le prostitute che vengono da fuori a dare un po’ di divertimento ai contadini, lo scemo del paese che viene preso a sassate e le donne che stanno chiuse in casa. E in più ci sono la superstizione e la fede alle credenze popolari, che portano alla lapidazione di colei che viene ritenuta una strega (e il contrasto tra la violenza di queste sequenze con il tema scelto per accompagnarle, la melodica canzone
Quei giorni insieme a te cantata da Ornella Vanoni, ne fa una tra le scene più disturbanti del film e del cinema italiano), e soprattutto un discorso tutt’altro che celato sulla chiesa cattolica e la repressione.
A Lucio Fulci la Medusa, che produce il film, concede un cast di prim’ordine, che il regista utilizza al meglio: Barbara Bouchet è un personaggio ambiguo innestato in una realtà molto distante dalla sua abituale di ragazza milanese ricca e viziata rimandata dal padre al di lui paese natale per allontanarla da storie di droga (ma nel film si parla solo - pur con una certa enfasi - di marijuana), Marc Porel (doppiato da Pino Colizzi) un giovane prete tormentato, Florinda Bolkan, in un ruolo non da protagonista ma assolutamente centrale, una donna sofferente cui sono affidate molte delle scene più forti del film (tra cui quella dell’interrogatorio in caserma e quella, già citata, in cui viene notata, sanguinante e morente dopo la lapidazione, da una famigliola di passaggio sulla strada che decide di allontanarsi come non volesse far sfiorare da un mondo tanto lontano), Tomas Milian, giornalista che si trova immerso in una realtà a tratti incomprensibile, Irene Papas, dolente madre del prete.

Difficile immaginare come un film così abbia potuto superare indenne la commissione di censura in quegli anni (ma nella televisione italiana di oggi non troverebbe mai ospitalità), con il suo assassino di cui non si può scrivere nulla a chi non avesse visto il film (e si sarebbe perso parecchio). Il soggetto, dello stesso Fulci con Roberto Gianviti, suo frequente collaboratore, e la sceneggiatura (di Fulci, Gianviti e Gianfranco Clerici) non fanno un grinza ma è proprio l’atmosfera plumbea e morbosa della regia a fare di questa un’opera a parte nell’ambito del giallo italiano degli anni ‘70 (e non solo) e a ricordare anche ai più scettici (generalmente coloro che di Fulci non conoscono nulla) che Fulci era non solo un regista prestato a vari generi bensì un vero autore capace di imprimere uno stile preciso e personale in qualsiasi suo film, anche i meno riusciti.
Il film, presentato nella sezione
Italian kings of the Bs, retrospettiva dedicata dalla sessantaduesima Mostra d’arte cinematografica di Venezia al cinema segreto italiano, ossia a quel cinema ormai morto per soffocamento televisivo che per anni ha appassionato le platee di mezzo mondo, è annunciato per la pubblicazione in DVD per l’estate.

(Roberto Rippa)

Curiosità
La scena in cui Barbara Bouchet, adagiata completamente nuda su una poltrona, invita un bambino ad avvicinarsi fu ovviamente presa di mira dalla censura.
Il regista fu costretto a dimostrare che dalla soggettiva dell’attrice nella scena c’era il bambino che vediamo, mentre per i controcampi era stato utilizzato un nano ripreso di spalle. Nessuno si chiese però cosa vide della scena sullo schermo il bambino che ha doppiato la parte.

La scena iniziale in cui un bambino prende di mira una lucertola con una fionda non è presente nel DVD americano né nella VHS italiana pubblicata da Lamberto Forni.

l titolo pensato in origine, Non si sevizia Paperino, venne contestato dalla Disney, a causa dell’utilizzo del nome del suo paeronsaggio, che impose l’utilizzo dell’articolo indeterminativo. La Medusa aggirò l’ostacolo indicando l’articolo un in un carattere di colore più chiaro nelle fotobuste, rendendolo meno immediatamente visibile.

Non si sevizia un paperino (Italia, 1972)
Regia: Lucio Fulci
Soggetto: Lucio Fulci, Roberto Gianviti
Sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, Gianfranco Clerici
Musiche: Riz Ortolani
(La canzone
Quei giorni insieme a te, di Ortolani-Fiastri, è cantata da Ornella Vanoni)
Fotografia: Sergio D’Offizi
Montaggio: Ornella Micheli
Interpreti principali: Florinda Bolkan [Florinda Soares Bulcão], Barbara Bouchet [Barbara Goutscher], Tomas Milian [Tomás Quintín Rodriguez], Irene Papas, Marc Porel, George Wilson, Antonello Campodifiori, Ugo D'Alessio, Virginio Gazzolo, Vito Passeri, Rosalia Maggio, Andrea Aureli, Linda Sini, Francesco Balducci.


Note

(1) Come scritto su Il terrorista dei generi, Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore, editore Un mondo a parte, Roma, 2004.

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