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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

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«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
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6 novembre 2007


The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo di Paul Greengrass, 2007


The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo
(Paul Greengrass, USA/2007, 111')

Ovvero tanto rumore per nulla. Le orecchie rimbambono per la velocità delle immagini, tutte inesorabilmente dolby stereo velocizzate. Due sequenze non valgono un film, due sequenze non valgono una sceneggiatura che dunque non c'è. Se siete appassionati della saga (ma questi sono problemi vostri) il film vi farà felici perchè tre è meglio di due. Se siete appassionati invece di seghe le sole alternative possibili sono due: darsi al bricolage o al porno. Insomma tutto fuorchè questo film che vi deluderà per la sua poca plausibilità. Va bene che gli hanno scimmiato il cervello, va bene che è super addestrato, va bene che un americano in un film americano (d'azione) ricorda sempre un pò Superman ma allora mettetegli un mantello che ci divetiamo di più.
L'unico mio rammarico è la scelta intrapresa di non assegnare (per motivi stilistici) voti alle pellicole altrimenti - senza ombra di dubbio alcuna - avrei appioppato all'action-spy-movie diretto da Paul Greengrass ed interpretato da Matt Damon due palle (ed anche grosse, diciamo verdana 12).

Alla conclusione dell'anteprima stampa di (se non ricordo male) almeno un mese fa, presso la deliziosa saletta Universal di Milano, ho avuto modo di commentare la sequenza finale con il mio vicino di posto con la seguente affermazione: "Ma non è che l'inseguimento finale è una chiara citazione dei Blues Brother di Landis?"

Stroncatura a parte del buono c'è (la prima mezz'ora è davvero ben fatta, ad orologeria, alla maniera di certo cinema di William Friedkin), però il gioco non vale la candela, o la ciambella non è uscita col buco, o più concretamente "The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo" non vale il prezzo del biglietto. Meglio, molto meglio, spendendo grosso modo gli stessi fottutissimi 7€e50 con una caipirinha o "L'ultimo dei Neuroni" di Andrea G. Pinketts.

Il film costato 110 milioni di dollari ne ha incassati (ovviamente ad oggi) 416, più della metà negli Stati Uniti.  (fonte BoxOfficeMojo.com - URL) Qualcosa vorrà pur dire...


19 giugno 2007


Ocean's Thirteen di Steven Sodebergh, 2007


Ocean's Thirteen

Torna dopo tre anni di “latitanza” dal grande schermo la banda di Danny Ocean (George Clooney) e questa volta, dicono i realizzatori, dovrebbe essere l'ultima. Dovrebbe, perchè dalla visione pare invece il contrario; se volevano lasciarsi qualche porta aperta per ogni possibile evenienza direi proprio che non hanno esitato a farlo. Ma qui già parlo del finale, errore madornale per un film costruito come un congegno ad orologeria dalla coppia di sceneggiatori Brian Koppelman e David Levien che dimostrano, in maniera definitiva, di muoversi con completa naturalezza all'interno di quel vasto filone cinematografico dei “colpi gobbi” e dei raggiri (Koppelman e Levien hanno infatti scritto uno dei migliori film sul poker degli ultimi tempi - “Il Giocatore” di John Dahl). Questa loro dimestichezza con la “materia” ha permesso al film di strutturarsi in maniera chiara ed efficace attorno alla motivazione che spinge la banda di Ocean ad architettare ed eseguire uno dei colpi più incredibili della storia del cinema.

La motivazione. Ovvero “la trama”.
Las Vegas (oggi). Nella capitale mondiale del gioco d'azzardo fare business gestendo casinò è un'attività riservata unicamente agli affaristi più spietati, a quegli individui sempre disposti al tradimento, il cui unico valore morale è il profitto. Willy Bank (Al Pacino) è la personificazione di questo istinto: è il proprietario dei migliori casinò del pianeta (tutte le sue strutture sono state insignite del prestigioso Five Diamond Award) ed ha in costruzione il suo nuovo gioiello, un oltre-lusso hotel-casinò, del quale però non detiene l'intero controllo, perchè suo socio nell'affare è Reuben Tishkoff (Elliot Gould). L'avidità porterà Bank alla rottura di quel patto fiduciario chiamato amicizia che dall'epoca di Frank Sinatra li legava. Sarà proprio la sottovalutazione di questo sentimento a mettere Bank/Pacino in una brutta situazione.
Perchè il povero Reuben, immobilizzato a letto da un infarto e dalla depressione per il colpo ricevuto, non è una persona qualunque, ma il membro anziano della banda di Ocean, nonché mentore ed amico d'ognuno. Sarà dunque la vendetta, motivata dall'amicizia, il motore che metterà in azione ancora una volta l'allegra brigata dei criminali più cool di Hollywood...

L'americanata.
Con il termine americanata si intende quel tipo di cinema caratterizzato da un susseguirsi di azioni improbabili perchè incredibili. L'intera operazione cinematografica messa in piedi da Steven Sodebergh & co. potrebbe tranquillamente essere etichettata con questo termine, se non fosse che la sua connotazione dovrebbe tramutarsi da negativa a positiva, dal momento che lo stile registico è costantemente impeccabile dal punto di vista formale (al sottoscritto ha impressionato molto la bellissima fotografia firmata dal regista sotto lo pseudonimo di Peter Andrews) perchè riesce nell'impresa di far apparire plausibile ciò che difficilmente potrebbe esserlo.
Distruggere finanziariamente Bank per fargliela pagare attraverso un piano elaborato, pericoloso e maledettamente difficile da realizzare che vedrà impegnata l'intera banda in una serie di funanbolici colpi di genio. Verranno addirittura utilizzate le due trivelle che scavarono il tunnel sotto la manica...

Le super-star d'un cast stellare.
“Ocean's Thirteen” riunisce per la terza volta il cast che ha composto i primi due episodi. George Clooney interpreta l'oramai famigliare ruolo di Danny Ocean, un ruolo che sembra essergli stato cucito addosso allo stesso modo degli elegantissimi completi che indossa per tutta la pellicola. Brad Pitt è Rusty Ryan, il tattico della crew. Matt Damon è Linus Caldwell, il giovane del gruppo che finalmente riuscirà ad avere un ruolo più attivo nella pianificazione e nell'esecuzione del colpo. Don Cheadle, Bernie Mac, Casey Affleck, Scot Cann, Eddie Jemison, Shaboo Qin e Carl Reiner sono gli attori che completano il team che cercherà di rovinare l'esistenza del perfido Willy Bankl, uno splendido Al Pacino che da l'impressione di aver recitato la parte senza alcuno sforzo tanto il personaggio sembra appartenere alle sue corde. L'unica donna del film è Ellen Barkin che veste i panni (per la precisione un tailleur rosa) della professionale assistente di Bank. Ancora una volta Andy Garcia è Terry Benedict, l'acerrimo nemico di Ocean, che verrà coinvolto nel segno della vecchia massima per cui “il nemico del tuo amico è un tuo amico”.

Il vero colpo.
Nel film la banda di Ocean compie la sua complessa macchinazione per ricompensare l'affetto di Ruben lasciando da parte ogni profitto economico ma, nella realtà, “Ocean's Thirteen” ha tutte le carte in regola per puntare alla scalata dei box office di tutto il mondo. Col suo perfetto mix di glamour, azione, dialoghi esilaranti, star carismatiche, musica coinvolgente (realizzata dall'oramai sodale David Holmes), fotografia strabiliante, scenografie da mille e una notte ed una regia impeccabile, il probabile ultimo episodio della serie si dimostra un vero campione dell'entertainment. Un congegno ad orologeria costruito per piacere al maggior numero di spettatori possibile. Questo è il cinema, questa è Hollywood...

L'articolo è pubblicato su SpazioFilm.it

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