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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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CULTURE POP manifesto




Support CC - 2007

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Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
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7 ottobre 2009


Rapporto Confidenziale - numero18 (ottobre 2009)

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RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica

NUMERO18 | OTTOBRE’09

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EDITORIALE

di Alessio Galbiati


Con il numero di ottobre 2009, arriviamo alla ventesima pubblicazione di Rapporto Confidenziale (diciotto numeri ai quali vanno aggiunti il numerozero e lo speciale Locarno 2008)… Non male tenendo conto delle risorse sulle quali possiamo fare affidamento, le stesse che concorrono a farci compiere ogni mese, da quasi due anni, il miracolo di offrirci ai vostri occhi ed alle vostre teste.

Su questo numero trovate (al solito) molte cose differenti l’una dall’altra, c’è un omaggio a Luciano Salce ed al suo capolavoro dimenticato Colpo di Stato (immagino che nelle prossime settimane sarà uno dei termini più abusati dall’isterica, e sull’orlo di una crisi di nervi, (o)scena politica italiana); c’è uno squarcio sul cinema di regime nord coreano (Pulgasari) e su quello italico (Baarìa). Ci sono le Silly Simphonies disneiane e gli incredibili film Bikesploitation, c'è la recensione di un interessante film argentino che vaga in qualche sparuta sala cinematografica fra l’Italia e la Svizzera (Lake Tahoe), ci sono le relazioni pericolose di suoni ed immagini da leggersi come fossero un cd, ed il resoconto di una rassegna milanese dedicata all’effetto flickering.

Ma soprattutto c’è la terza parte dello speciale dedicato al genio dimenticato di Augusto Tretti che, sul finire di settembre, abbiamo avuto il piacere di conoscere di persona e con il quale abbiamo registrato oltre due ore di materiale audiovideo (che contiamo di presentarvi prossimamente).

Dunque non vi resta che leggerci e magari fare una donazione… va bene che siamo liberi, va bene che siamo indipendenti, ma un aiuto economico sarebbe in questo momento particolarmente ben accetto.

Buona visione.



SOMMARIO del NUMERO18


4 La copertina

di Kevin Dooley


5 Editoriale

di Alessio Galbiati


6 Brevi appunti sparsi di immagini in movimento

di Alessio Galbiati e Roberto Rippa


7 Narciso rovesciato, Narciso liberato.

Immagine di sé e diversità nelle Silly Symphonies

di Stefano Andreoli


11 Colpo di Stato. Capolavoro dimenticato

di Alessio Galbiati


14 Luciano Salce: la bocca storta del cinema italiano

di Alessio Galbiati


16 LINGUA DI CELLULOIDE

Paparìa

cineparole di Ugo Perri


17 Baarìa. Cattedrale nel deserto

di Ivan Talarico


18 RC SPECIALE. TERZA PARTE

AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano

a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

19 Alcool

di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

20 Alcool (la critica ufficiale)

20 Alcool è il più spiritoso film di Augusto Tretti

di g. d.; La Repubblica, 22 marzo 1980

21 E dallo schermo l’eroe grottesco disse: «Prosit!»

Tempo Medico n. 181, aprile 1980

22 La casalinga solitaria e il suo «goccetto»

di Anna Del Bo Boffino; Amica, aprile 1980

22 «Alcool» di Tretti a Controcampo e contro tutti

di Alberto Crespi; L’Unità, 27 agosto 1980

23 Filmografia. sintetica


24 SECONDI POSTI IN PIEDI. Il cinema popolare dalla B alla Z

Bikesploitation. Moto, violenza, sesso e... lupi mannari nelle opere di Michael Levesque e Herschell Gordon Lewis

Con le recensioni di: “Werewolves on Wheels” e “She-Devils on Wheels”.

a cura di Roberto Rippa


27 Pulgasari. L’incredibile storia di un film assurdo

di Alessio Galbiati


29 Lake Tahoe

di Roberto Rippa


30 LE RELAZIONI PERICOLOSE. Connessioni tra suoni e immagini

Around “Theme de Yo-Yo”

a cura di Romeo Sandri


32 Madden 12x a Second. L’occhio che trema in mostra a Milano

di Alessio Galbiati


18 settembre 2009


DOC3: il documentario in televisione. Intervista a Lorenzo Hendel e Luca Franco.





Articolo pubblicato su RC NUMERO17 | settembre ’09 (pag.7-10)
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DOC3: il documentario in televisione.

Intervista a Lorenzo Hendel e Luca Franco.

di Alessio Galbiati

 

Guardare la televisione è, il più delle volte, un’esperienza traumatica e mortificante. Ci sono però programmi che (ri)conciliano con il mezzo televisivo, capaci di sorprendere per qualità e profondità: DOC3 è uno di questi.

L’idea di intervistare gli autori del programma è nata in maniera spontanea, una specie di riflesso condizionato prodotto dalla visione del bel Come un uomo sulla terra, documentario di denuncia sul terribile trattamento inflitto ai migranti africani dall’esercito della dittatura libica, diretto da Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene. Un racconto in prima persona capace di scuotere dal torpore che il quotidiano ti appiccica addosso come una malattia inguaribile; DOC3 è forse tutto qui, una finestra sul mondo lontano e su quello dietro all’angolo, uno strumento che agita la cosciènza.

DOC3 è un programma di Lorenzo Hendel, condotto da Alessandro Robecchi, realizzato con la consulenza di Luca Franco. L’attuale ciclo di documentari, in onda ogni giovedì alle 23.40 ed iniziato il 2 luglio, si concluderà il 24 settembre con la messa in onda della tredicesima opera della stagione estiva.

L’intervista è stata realizzata via mail in data 31 luglio 2009.

 

In merito all’attribuzione d’una paternità alle risposte inviatemi, e qui pubblicate, Lorenzo Hendel ha scritto: «Il testo è stato scritto da me ma riflette il senso e l’anima del nostro percorso, frutto di continue discussioni e verifiche di squadra, quindi credo sia giusto che tu consideri me e Luca sullo stesso piano per quanto riguarda la paternità delle idee esposte».

 

* * *

 

Ai miei occhi una delle principali qualità del programma è che permettete la visione di opere altrimenti invisibili, lo fate gratuitamente (canone a parte) e questo oggi, in epoca di digitale terrestre incombente e pay-tv, è un qualcosa di eccezionale. «DOC3 è l’unico programma della televisione pubblica che presenta documentari sociali incentrati su temi d’attualità, con una particolare attenzione al lato umano» così recita il comunicato stampa di presentazione del ciclo estivo. Si assiste ad una svalutazione complessiva della qualità dei contenuti della tv generalista, basti pensare che il programma giornalistico di maggior successo in termini di ascolti, Annozero di Michele Santoro, è stato inserito nel palinsesto di Rai Due a seguito d’una sentenza della magistratura; è in atto – da tempo – un decadimento qualitativo generalizzato imputabile ad evidenti scelte editoriali e politiche. Insomma cosa ci fate in onda? Qual è la storia di DOC3, quando nasce ed in che modo? (cioè è un programma voluto dal direttore di rete oppure è un programma nato da un percorso autonomo?).

 

La denuncia dello scadimento qualitativo della TV generalista è da tempo un luogo comune peraltro difficilmente contestabile, ma vorremmo che la cosa fosse posta in modo diverso, e soprattutto sarebbe il caso di definire meglio cosa si intende per “qualità” nel tempo della televisione. Siamo fieramente avversi a una difesa della qualità originaria e premediatica, una qualità “culturale” come si dice, che si contrapponga alle vili richieste del mercato. L’avvento dei media nella società ha modificato la circolazione delle esperienze e dei prodotti trasformando anche il concetto stesso di qualità, che sempre più è subordinata alla sua “qualità mediatica comunicativa”. A ben vedere questo processo è sempre avvenuto nella storia dell’uomo, e della storia dell’arte e della cultura in particolare. Proviamo a immaginare il significato dei cicli di affreschi giotteschi prescindendo dalla loro qualità comunicativa e dalle innovazioni sul piano del linguaggio…

 

Nell’epoca della Televisione la dimensione comunicativa dei prodotti si esprime nella loro capacità di essere accessibili ed attraenti per un pubblico il più vasto possibile, facendo i conti, qui si in modo creativo, con i consolidati sistemi di aspettative sedimentati nel tempo. Magari per trasformarli.

Il percorso di DOC3 cerca quindi di superare la contrapposizione cultura versus mercato, che a ben vedere è oggi portata avanti soprattutto dai fautori della televisione commerciale. Che dicono: noi facciamo mercato, quindi non ci interessa la cultura. A questa posizione rispondono alcuni autori televisivi “impegnati”: noi facciamo cultura, quindi non ci interessa il mercato. Ambedue i fronti, così lontani in apparenza, solidali però nella contrapposizione dei due termini.

 

Fare cultura dentro il mercato, oppure fare mercato in un ottica di cultura, è il nostro tentativo. In questo ci sentiamo dentro una “onda lunga” che nella nostra Rete era stata avviata tanti anni fa da Angelo Guglielmi. Che diceva: «la cultura non è una cosa, ma un modo di fare le cose».

Doc3 in quanto rubrica da tempo è presente nella Rete, circa sette – otto anni, e nel suo “grembo” sono stati trasmessi più di cento documentari, ma fino a due anni fa circa il taglio era diverso: si trattava soprattutto di acquisti, non c’era una delimitazione tematica o stilistica (la cosiddetta “linea editoriale”), e non c’era una regolarità né un appuntamento. Il concetto era un po’ quello della “vetrina”. Da due anni ci siamo impegnati a costruire una identità, una riconoscibilità, e un appuntamento col pubblico. In definitiva, e sulla scorta delle cose dette in precedenza, ci siamo messi alla ricerca di un nostro settore di mercato.

 

Ad oggi quanti documentari avete mandato in onda?

 

Da due anni, da quando è “cambiata la gestione”, i docs mandati in onda sono circa una trentina.

 

Il gran numero di lavori proposti presuppone un enorme lavoro di selezione, vorrei sapere quali sono le modalità di selezione del materiale e se magari Doc3 in qualche modo partecipa alla produzione di alcuni dei documentari che, poi, andranno in onda?

 

Tra le cose che abbiamo cercato di modificare nella nuova gestione c’è stato il rapporto tra coproduzioni e acquisti. Fino a due anni fa il rapporto era di circa una coproduzione su dieci acquisti, quest’anno su tredici trasmissioni le coproduzioni sono state otto.

 

Le modalità di selezione sono semplici: c’è una persona (Lorenzo Hendel, ndr) che lavora a tempo pieno alla rubrica, che guarda tutti i docs che arrivano e legge tutti i progetti. Luca (a metà tempo impegnato anche in Blu Notte) esamina una parte del materiale, per eventuali conferme. In più Lorenzo (e a volte Luca) gira il mondo in tutti i pitching forum che si stanno moltiplicando a tutte le latitudini, e raccoglie altre proposte.

 

Il nostro criterio è di accogliere tutti e dare feedbacks a tutti. Ovviamente è un compito immane, superiore alle nostre forze, anche perché questo comporta una analisi attenta di ogni progetto e la visione attenta e integrale (a velocità normale!) di ogni documentario realizzato. Bisogna considerare che già questa estate il Data Base che stiamo elaborando, e che comprende sia progetti che prodotti finiti, ha superato i quattrocento titoli. Per tredici spazi. Quindi siamo eternamente indietro e in ritardo con i tempi, per cui capita che qualcuno abbia una risposta a un progetto presentato più di un anno prima. Del resto, meglio tardi che mai…

 

I criteri di selezione sono quelli riferiti alla linea editoriale. Forti storie individuali, con una elevata tensione narrativa, sullo sfondo di problemi sociali rilevanti. E tutte riferite alla società contemporanea. Restano esclusi i docs storici, i bio pics e i ritratti, comunque i docs sui personaggi noti (abbiamo una spiccata predilezione per le persone anonime…). Ci piace molto che sulle storie, basate sul personaggio e non sul tema,vi sia un racconto “cinematografico” che mostri frammenti di vita vissuta mentre avviene. Abbiamo dichiarato guerra alla docu fiction e alle ricostruzioni, nel senso che ci piace che il documentarista affronti la vita e si faccia attraversare da essa, anche se non sa dove sarà trascinato (come disse Hitchcock, nel film di fiction il regista è Dio, nel documentario Dio è il regista…).

 

C’è un problema dei tempi della selezione: per come funziona la RAI, non ci è possibile investire soldi per prodotti che non andranno in onda nell’anno corrente, ma negli anni successivi. E visto che le consegne per l’anno corrente sono di solito previste tra primavera e estate, si rischia il paradosso di entrare in coproduzione a gennaio e di chiedere la consegna a maggio. Ovviamente, in questo modo la coproduzione diventa in realtà un acquisto, con nessuna possibilità di dare un contributo editoriale da parte nostra. In realtà cerchiamo di arrangiarci con lettere di interesse, che però non hanno un reale valore sul piano amministrativo, e tanta fiducia personale.

 

In ogni caso la redazione finale di una rosa non è mai possibile prima di settembre – ottobre. E tra la rosa si deve poi operare una ulteriore selezione. Da notare che, visti i numeri, alla fine i docs che rientrano in un nostro percorso editoriale sono comunque in un numero tre o quattro volte superiore agli spazi di cui disponiamo, e a quel punto diventa arduo procedere con la scelta. Insistiamo molto sulla trasparenza della linea editoriale perché ci preme che queste scelte abbiano una loro trasparenza, e non siano effettuate con criteri riservati e insondabili. Detto questo, è anche evidente che alla fine ogni scelta di questo tipo comporta una percentuale di sensibilità e di gusti personali, e non ci vogliamo sottrarre alla nostra responsabilità in questo senso… Responsabilità che ricade sulle spalle di noi due, ma soprattutto di Annamaria Catricalà, che è il capostruttura cui DOC3 fa riferimento, e che per prima ha avviato la fase che stiamo attraversando.

 

Quali sono gli ascolti medi del programma e quale la percentuale di share? Faccio questa domanda perché poi magari si scopre che è un buon affare anche dal punto di vista degli ascolti programmare documentari che trattino tematiche di attualità o comunque d’interesse collettivo, umano, sociale, antropologico (sempre che i dati Auditel siano realmente ciò che affermano di essere). Avete registrato dei picchi d’ascolto significativi in occasione della messa in onda di un qualche lavoro specifico: penso ad esempio alla messa in onda del documentario dedicato alla figura, umana e professionale, di Anna Politkovskaya “211: Anna” oppure al recentissimo passaggio dello sconcertante “Come un uomo sulla terra”?

 

Quest’anno, dopo le prime quattro puntate, lo share medio è superiore al 6%, con un picco iniziale (Hair India) del 9%, pari a settecentomila persone circa. E’ chiaramente un target consistente e significativo anche da un punto di vista di mercato, e in questo senso credo si debba ribadire ancora che rinunciare a questo target non è solo culturalmente perdente, ma anche commercialmente suicida.

 

La coincidenza con i fatti di attualità non modifica i numeri auditel in modo significativo. Anna Politkovskaja ha avuto un buon 6,50%, ma Come un uomo sulla terra ha avuto il 5,90%, e soprattutto Far East, andato in onda il giorno dopo l’assassinio della erede della Politkovskaja, il 4,90%.

 

 La globalizzazione (Hair India), le storie dei migranti africani (Come un uomo sulla terra) e quelle dei Rom (Io, la mia famiglia rom e Woody Allen), la xenofobia ed il razzismo (Far East), i diritti degli omosessuali (Oltre l’arcobaleno), la criminalità organizzata e gli effetti nefasti sul territorio da lei controllato (La Domitiana)… questi sono solo alcuni dei temi affrontati nel ciclo estivo del programma ma rappresentano uno spaccato assai chiaro della prospettiva sul mondo comune a molte delle storie da voi proposte, un racconto a più voci, polifonico, un’antropologia per immagini documentarie della nostra epoca, una lettura che diviene d’assoluto interesse se osservata nel suo insieme e che evidenzia una concezione illuminata del servizio pubblico. Come applicate questo concetto al vostro lavoro? O in altri termini: qual è il motivo che vi spinge a realizzare Doc3 e quale l’ambizione? Il fine che perseguite?

 

La bella domanda, come è formulata, contiene anche alcuni degli obiettivi che noi ci diamo, e quindi li sottoscriviamo.

 

Aggiungiamo che nei nostri docs ci piace anche raccontare realtà e storie umane che abbiano a che fare con importanti tematiche di cui si parla oggi nei media, ma in modo standardizzato e per cliché. Tipico della comunicazione televisiva è dare informazioni che permettono di sapere ma non di conoscere. Tutti sanno che ci sono i respingimenti, e magari ognuno si è fatto una idea in proposito. Ma chi sa cosa vuol dire essere respinto dopo una odissea durata anni nei campi di concentramento libici, torturati e venduti come animali, e tutto questo con i soldi del governo italiano?

 

Conoscere la “dark side” di ciò di cui tutti parlano, ma che non conoscono veramente, è uno dei nostri obbiettivi. In particolare quando ci si riferisce ai “cattivi”, coloro a cui si danno le responsabilità dei mali presenti, per non darli a noi stessi. Gli immigrati, gli zingari, i romeni, gli omosessuali… DOC3 spesso assume il loro punto di vista, e propone di guardare il mondo con un altro sguardo. Come nel coro dell’Eccezione e la Regola, «di niente sia detto: è naturale…» Per una normalità che sia fatta di differenze e non di omologazioni, di somme e non di sottrazioni.

 

 Un filmmaker (eviterei l’abusata formula ‘giovane filmmaker’) può inviarvi il proprio lavoro? O una proposta, nel caso in cui curiate anche la produzione, e sperare d’essere preso in considerazione? Se sì in che modo può contattarvi?

 

Contattarci è vivaddio facile, pensiamo che la nostra funzione in un organismo di servizio pubblico sia in primo luogo di essere accessibile a tutti. La mail di Lorenzo è l.hendel@rai.it. Quella di Luca lucafranco@email.it. Chiunque ci scrive avrà una risposta (purché, ripetiamo, abbia un po’ di pazienza).

 

Data la vostra esperienza e conoscenza del documentario italiano, quale pensate sia il suo attuale stato di salute? I tagli al Fondo Unico dello Spettacolo, che passerà dai 567 previsti nel 2008 ai 378 milioni di euro per l’anno corrente, creeranno squilibri nelle produzioni di documentari oppure la maggior parte della produzione vive già da tempo una condizione di indipendenza forzata?

 

Certo i tagli non faranno bene a nessuno, tra chi lavora nel nostro ambiente. Pensiamo però che i danni maggiori saranno per il cinema, perché i documentari, tra pitching forum contributi europei fondi regionali e territoriali e contributi di editors e broadcasters si erano da tempo abituati a una certa autonomia.

 

Quali sono le vetrine più interessanti per il documentario italiano? Quali sono cioè i festival, le rassegne o le realtà online che reputate di maggiore interesse?

 

Nel mondo Amsterdam e Locarno.

In Italia Torino, Venezia e Roma.

 

 In questi anni sono mai capitati episodi di censura diretta o indiretta nei confronti del programma? Avete incontrato dei veti rispetto a qualche lavoro in particolare? Penso ad esempio al documentario “Citizen Berlusconi” che, uscito nel 2003, è passato per la prima volta in Italia lo scorso 22 giugno su Current TV (replicato attorno al 20 luglio) dopo essere stato visto da migliaia di persone grazie alla rete… Ma, Berlusconi a parte, penso ad esempio a “Oil” di Massimiliano Mazzotta, che ha incontrato l’ostracismo della Saras e dei suoi proprietari, oppure il “Nazirock” di Claudio Lazzaro… Penso anche a quei casi, che mi si racconta non essere per niente isolati, di acquisto dei diritti esclusivi di messa in onda e del successivo blocco del film o del documentario negli archivi dell’emittente…

 

A Rai3 la censura non si vede quasi mai, di questo si deve dare atto a Paolo Ruffini di serietà e di coraggio. Nel caso nostro possiamo dire di non aver avuto mai un solo problema di questo tipo.

 

Quando arrivano in televisione ai documentari capita spesso che li si nomini ‘reportage’, ‘video inchiesta’ o magari capita che vengano contratti nella durata oppure d’essere divisi in capitoli e commentati da ospiti in studio, come ad esempio ha recentemente fatto Michele Santoro nel suo Annozero proponendo “Corri bisonte corri” di Roberto Pozzan e Monica Giandotti. E’ come se la differenza stia tutta nel come vogliamo chiamare la storia che ci viene raccontata. Sembra quasi che la televisione abbia paura del linguaggio del documentario e per questo debba correre ai ripari chiamandolo in maniera diversa o – peggio – manipolandone la forma (anche un’interruzione pubblicitaria, di fatto, è un’alterazione). Come valutate l’utilizzo del linguaggio del documentario nell’attuale situazione della televisione italiana?

 

L’usanza di inserire un doc in un contesto che lo frantuma e lo ingloba ha un motivo nella natura istituzionale della televisione e dei suoi linguaggi. Una natura fortemente inquadrata e dotata di una certa “vocazione all’autocontrollo”. Vista la delicatezza di tanti temi sociali, e il numero di entità interessate e coinvolte, è importante per la televisione garantire una presentazione formalizzata e controllata di ogni realtà (la sindrome della “Par Condicio”). La presenza del conduttore demiurgo, dotato di visibilità e autorevolezza, in qualche modo intercede e garantisce. Il punto di vista di un autore di documentari, quasi sempre sconosciuto, non ha questa investitura, e viene percepito solitamente come un pericolo. Quale è il suo punto di vista? Chi rappresenta? Con chi sta? In questo senso la scelta di DOC3 è chiarissima: il documentarista racconta il suo contatto con quel mondo, racconta il tratto di vita che ha attraversato, non vuole esaminare un problema nella sua interezza ma raccontare una storia. Su questo ha uno spazio interamente suo. Ci piace in questo senso contribuire a smantellare una usanza ormai consolidata, che nell’universo mediatico non contano più i fatti, ma l’opinione su di essi, che danno vita a schieramenti e a fronti contrapposti.

 

Il passaggio televisivo di un documentario pur rappresentando un’opportunità unica, per il pubblico e per i suoi stessi realizzatori, ha comunque l’effetto paradossale di risolversi in un unicum, diviene un momento isolato di fruizione. Massima visibilità, in chiaro su un canale pubblico, ma unicità di programmazione. Questo fatto viene in parte ovviato dalla disponibilità online, sul sito della Rai, della quasi totalità dei documentari che avete sin qui proposto; ho pure letto che alla prossima edizione del festival di Locarno saranno presenti “Il mio cuore umano” di Costanza Quatriglio e “Diario da Gaza” di Stefano Savona che verranno trasmetti su RaiTre rispettivamente il 20 agosto ed il 17 settembre prossimi. Mi pare di capire che il vostro lavoro, sui e con i documentari, non si risolva in una semplice rassegna televisiva ma continui nel tempo e si configuri come una vera occasione di incontro fra pubblico e film, fra il lavoro del filmmaker e quell’entità che altrimenti l’autore stesso devo incessantemente inseguire. Insomma DOC3 pare soprattutto attento al vero punto debole del cinema italiano: la distribuzione. Come valutate la vostra esperienza in quest’ottica?

 

Il problema della distribuzione dei documentari è forse il problema principale oggi, e purtroppo la televisione può dare risposte solo sul piano di quella che tu chiami “unicità di programmazione”. La disponibilità per un certo tempo sulla rete è importante ma non risolve davvero il problema. Di molti docs che noi sosteniamo vengono fatte due versioni: una per noi, per la televisione, e una per le sale del cinema. Il problema è: quali sale? Purtroppo qui il nostro sforzo si esaurisce per limiti istituzionali.

 

Qual è il ruolo del conduttore nel programma? A che livello del lavoro entra in scena Alessandro Robecchi?

 

Alessandro prende in visione i documentari una volta che sono stati selezionati, e la motivazione e passione che lui mette nel visionarli, condividerli e scrivere le presentazioni è uguale alla nostra nel visionarli e selezionarli. Devo dire che la sintonia tra lui e noi è straordinaria, e credo che lo si percepisca ascoltando le sue introduzioni.

 

Nella passata stagione televisiva a condurre il programma c’era Fabio Volo, un evidente tentativo di allargare il bacino di pubblico del programma, magari anche e soprattutto ai più giovani. Era differente anche la formula, con un ospite e spesso anche i registi dei lavori proposti che dialogavano con il conduttore. Come mai avete abbandonato questa formula?

 

Fabio Volo era stato un esperimento per raggiungere nuove fasce di pubblico, come tu giustamente fai notare, il problema è che la distonia fra lui e il pubblico dei docs era troppo grande. Si verificava un paradosso (visibile anche dall’andamento minuto per minuto delle curve auditel): quando appariva Fabio Volo il pubblico che aspettava i documentari si sentiva spiazzato e se ne andava, e restavano coloro che erano più in sintonia con lui. Quando poi partiva il doc anche quelli se ne andavano, e non restava più nessuno…

 

Il ciclo estivo si concluderà il 24 settembre ma immagino che siate già al lavoro per la stagione successiva, ci potete dare qualche anticipazione?

 

Ovviamente il lavoro per la stagione successiva è iniziato, e in modo febbrile, da quasi un anno. Come ti abbiamo detto sono parecchie centinaia i progetti e i docs che stiamo analizzando. Per ora non possiamo fare anticipazioni, anche perché tutto è assolutamente aleatorio. Ti confermiamo comunque che tematiche e criteri di selezione restano quelli che abbiamo esposto in questa sede.

 

 

* * *

 

Prosegue fino al 24 settembre la stagione estiva di DOC3, l’unico programma della televisione pubblica che presenta documentari sociali incentrati su temi d’attualità, con una particolare attenzione al lato umano. DOC3 è un programma di Lorenzo Hendel realizzato con la consulenza di Luca Franco e condotto da Alessandro Robecchi. Di seguito l’elenco delle ultime messe in onda, come di consueto alle ore 23,40 su Rai Tre:

17.09 Diario da Gaza di Stefano Savona

24.09 La retta via di Roberta Cortella e Marco Leopardi

 

Alcuni dei documentari della stagione in corso sono disponibili online, sul sito della Rai TV:

Per chi suona la campanella http://tinyurl.com/m9nyrl

XXL - Vite extralarge http://tinyurl.com/mq94rf

Wasted http://tinyurl.com/kjejkb

La Domitiana http://tinyurl.com/m6ymvl

Oltre l’arcobaleno http://tinyurl.com/mlmptg

Come un uomo sulla terra http://tinyurl.com/lyscre

      Hair India http://tinyurl.com/mdxebp

 

 

* * *

 

bio Lorenzo Hendel. Fiorentino classe ‘50 alla fine degli anni settanta si trasferisce a Perugia, dove lavora alla sede regionale della RAI a un progetto di documentazione della realtà sociale territoriale. Attento alla ricerca sui linguaggi della televisione ed impegnato nella fiction teatrale e videotreatrale si trasferisce a Roma nel 1988, e continua all’interno di RAITRE (il direttore di rete era, all’epoca, Angelo Guglielmi, il fautore della stagione più effervescente della storia della televisione italiana) l’attività di regista televisivo a tutti i livelli, mentre il lavoro di documentarista lo porta a viaggiare in tutti i cinque continenti. In particolare: nel 1997 realizza Tepuy, viaggio alle origini del mondo, nel 1998 Groenlandia, il lungo tramonto, nel 2000 Akha, quando il vento soffiava. Nel 2005, in Groenlandia, realizza il suo primo lungometraggio, Quando i bambini giocano in cielo, con il quale viene premiato come miglior lungometraggio all’Ischia Film Festival, al Maremetraggio di Trieste, e al Festival del cinema di montagna di Cervinia, e riceve premi minori al Sulmona Film Festival e al Festival di Autrans (Francia). Nel 2006 realizza Quando le mani si parlano, per DOC3, e nel 2007 Pio La Torre, il figlio della terra. Dal 2008 è responsabile di DOC3.




[fonte: http://www.rapportoconfidenziale.org/?p=3055]

 


3 agosto 2009


Rapporto Confidenziale - numero16 (lug-ago 2009)



RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica

NUMERO16 | LUGLIO-AGOSTO’09

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EDITORIALE di Alessio Galbiati

Il cinema esiste fintantoché c’è un pubblico.
La frase è semplice, quasi banale. Ma il segreto, ed il dramma, stanno tutti qui.
Il FUS ora, la legge di scopo prima, hanno reciso quel legame spontaneo che teneva uniti fra loro il pubblico ed i registi, il pubblico ed i produttori. Saltato questo meccanismo scopriamo che certe pellicole non possono più evadere dalle sale d’essai, dai festival, dall’home-video cinefilo. Un’opera prima non ha pubblico. Il cinema non ha pubblico.
FUS. Finiamolo d’essere Untosi Servi. Liberiamo il cinema dal finanziamento statale-ministeriale, recidiamo il cordone ombelicale e torniamo ad un’arte povera, con le pezze al culo. Il cinema di cui parla Rapporto Confidenziale non sa nemmeno cosa sia il FUS, ne ha sentito parlare, lo ha letto sui giornali avvolto dalla cattiva stampa e dalla coltre fumogena alzata da chi è riuscito a metterci mano. La timida (ed anacronistica) proposta che avanziamo è la seguente. Escano tutte le associazioni di categoria cinematografiche dal FUS, si chiamino fuori dal recinto e lascino altri a sbranarsi. Il cinema non necessita di denaro statale per tornare ad essere vitale e parlare al proprio pubblico, che è cambiato negli anni e, forse, non usa nemmeno più la sala come chiesa dove celebrare il proprio rito. Uscire dal FUS per riportare i costi di produzione al loro reale valore di mercato, dai noleggi di materiale e attrezzature, al costo di attori e comparse.
Diciamolo chiaro e tondo, il sistema attualmente in vigore è uno schifo clientelare non accessibile agli indipendenti. Noi vogliamo che sia tutelata questa categoria di cinematografari. Il discorso non è volto al massacro, non perseguiamo la logica dell’immiserimento collettivo, siccome io non ho niente voglio che tutti non abbiano niente, ma proponiamo una riforma più sostanziale che non può avere un interlocutore credibile nell’attuale congiuntura politica. La manifestazione di qualche settimana fa ha reso manifesta la gravità della situazione soprattutto perché il quadro di insieme è deplorevole. In piazza c’erano tutti i cinematografari con base a Roma (pare che i tagli colpiranno proprio lì), Cento Autori, registi vari, rappresentanti del centro sinistra e del centro destra (Carlucci e Barbareschi), accolti in delegazione da Gianni Letta su intermediazione di Walter Veltroni. Che una trattativa proceda con questi nomi e queste modalità e che oltretutto abbiano come referenti finali l’attuale Ministro della Cultura, Bondi, ma soprattutto il Ministro dell’Economia, il post-moderno Giulio Tremonti francamente, scoraggia. Le stesse parti in causa che hanno creato l’attuale situazione sono chiamate a trovare una soluzione. È di ieri la notizia che Silvio Berlusconi intercederà per il mondo della cultura, planerà col suo cavallo alato sulle casse dello stato e spargerà a piene mani qualche milione di briciole fra il giubilo bi-partisan e popolare. Bene, continuiamo a farci del male!
Sul sedicesimo numero di Rapporto Confidenziale trovate tutto quel cinema che il FUS non sa nemmeno cos’è, troverete la prima puntata della storia del cinema e della vita di Augusto Tretti che pure quando ci furono vacche grasse non ebbe un soldo per produrre il proprio cinema. Di lui diceva Fellini: «Do un consiglio a tutti i miei amici produttori: acchiappate Tretti, fategli firmare subito un contratto, e lasciategli girare tutto quello che gli passa per la testa. Soprattutto non tentate di fargli riacquistare la ragione; Tretti è il matto di cui ha bisogno il cinema italiano».
Buone vacanze e buona lettura.


SOMMARIO numero16

04 La copertina. ilcanediPavlov!

05 Editoriale di Alessio Galbiati

06 Brevi. appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

07 Il Piccolo Manucinema di Tuia Cherici. In una Cascina vicino Firenze esiste l’Atelier del cinemanufatto di Mario Verger

10 Intervista a Tuia Cherici di Mario Verger

12 LINGUA DI CELLULOIDE. BEKET (manuli) cineparole di Ugo Perri

14 RC SPECIALE. PRIMA PARTE

AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

Augusto Tretti di Stefano Andreoli 15

Il potere di Samuele Lanzarotti 20

Il potere. La critica (ufficiale). Con le recensioni di Ugo Casiraghi, Ennio Flaiano e Alberto Moravia 22

Filmografia 24

28 TreQuarti di Roberto Rippa

29 Intervista a Roberto Longo di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

34 Zombi 2 di Alessandra Cavisi, Alessio Galbiati e Roberto Rippa

40 Wes Anderson and the Substance of Style di Alessio Galbiati

44 SECONDI POSTI IN PIEDI. Non aprite quella cesta! Basket Case di Frank Henenlotter di Roberto Rippa

46 LO SCHERMO NEGATO. Hei yanquan di Roberto Rippa

48 RiP: A remix manifesto. Uno spettro si aggira per la rete di Alessio Galbiati

50 LE RELAZIONI PERICOLOSE. connessioni tra suoni e immagini. “Due minuti e ventitre secondi di Musica senza tempo” di Romeo Sandri

49 Win or Lose: A Summer Camp Story di Kathie Smith

Intervista a Louis Lapat, regista di Win or Lose: A Summer Camp Story di Kathie Smith 49

Win or Lose visto da un europeo di Roberto Rippa 54

55 ABDICAZIONI. L`archivio letterario di Rapporto Confidenziale

For a song di Luca Salvatore

57 www.rapportoconfidenziale.org




RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica

NUMERO16 | LUGLIO-AGOSTO’09

free download 8,8mb | 3,5mb | ANTEPRIMA

www.rapportoconfidenziale.org


2 giugno 2009


Rapporto Confidenziale

RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
www.rapportoconfidenziale.org


ARCHIVIO COMPLETO
SCARICA GRATUITAMENTE LA RIVISTA. ARCHIVIO COMPLETO DISPONIBILE IN FORMATO PDF NELLE VERSIONI 'ALTA' E 'BASSA' QUALITÀ. GUARDA L'ANTEPRIMA ONLINE OPPURE STAMPALA E RILEGALA… PERCHÉ SFOGLIARE UNA RIVISTA È SEMPRE IL MODO MIGLIORE PER AMARLA!


   

14 maggio’09
8.5 | 2.8 | anteprima




13 marzo’09
10.5 | 3.5 | anteprima

12 febbraio’09
10.5 | 4.0 | anteprima

11 gennaio’09
7.5 | 2.9 | anteprima




10 dicembre’08
7.9 | 3.0 | anteprima

9 novembre’08
7.0 | 3.0 | anteprima

8 ottobre’08
10.2 | 6.3 | anteprima




speciale Locarno’08
12.3 | 7.4 | anteprima

7 lug/ago’08
13.4 | 5.5 | anteprima

6 giugno’08
10.6 | 6.4 | anteprima




5 maggio’08
7.5 | 4.8 | anteprima

4 aprile’08
9.5 | 4.5 | anteprima

3 marzo’08
6.4 | 4.7 | anteprima




2 febbraio’08
8.2 | 4.2 | ftp

1 gennaio’08
7.4 | 3.5 | ftp

0 dicembre’07
6.0 | ftp


9 gennaio 2008


Rapporto Confidenziale - numerozero, gennaio 2008


Chiuso il secondo numero, che poi è il primo!
Insomma il numerouno di Rapporto Confindenziale è online.
E' stata una faticata mostruosa ed il numero di febbraio è già alle porte. Ho come l'impressione d'aver fatto male qualche calcolo perché in termini di tempo la cosa si fa davvero complicata. Vabbé... almeno ne sono soddisfatto.
Non posso fare altro che invitare chiunque stia leggendo questo post a darle un occhio e magari ad aiutarci a diffonderla.
In fondo la modalità di distribuzione è uno degli aspetti più interessanti di questo piccolo progetto, basta un link sottoforma di immagine, testo o qualsiasi altro ammenicolo pensato per la rete. Poi c'è la questione del Creative Commons che permette la libera e legale circolazione... insomma... Rapporto Confidenziale è davvero libera ed indipendente.

* * *
DOWNLOAD

ALTA QUALITA' (7,39 MB)
http://confidenziale.wordpress.com/files/2008/01/rapportoconfidenziale_numerouno_high.pdf

BASSA QUALITA'(3,56 MB)
http://confidenziale.wordpress.com/files/2008/01/rapportoconfidenziale_numerouno_low.pdf

FTP
ftp://ia360609.us.archive.org/0/items/RapportoConfidenziale-NumerounoGennaio2008/

* * *

E’ da oggi disponibile il primo numero di Rapporto Confidenziale (gennaio 2008)… quello precedente era il numero zero! La redazione virtuale si è allargata con la presenza di Costanza Baldini (http://www.thepillowbook.splinder.com) che già da questa uscita ci ha regalato uno splendido "pezzo" su due delle scene di violenza più estreme degli ultimi tempi. Il numero di gennaio è stato possibile grazie alla collaborazione d’un gran numero di persone che ringraziamo per la fiducia accordataci.
Speriamo che possa piacervi quanto è piaciuto a noi realizzarlo…
Inutile dire che attendiamo feedback e che contiamo sul vostro aiuto per diffondere Rapporto Confidenziale in giro per la rete, ma anche nel mondo reale.

SOMMARIO del numerouno - Gennaio 2008

Cronenberg versus Van Sant: la convergenza dei due di Costanza Baldini p. 4-5

Arca Russa di Alessio Galbati p. 6

speciale
Iran: nuovo cinema, vecchia censura di Matteo De Gregorio e Roberto Rippa p. 7
An seh di Roberto Rippa p. 8
Chand kilo khorma baraye marassem-e tadfin di Roberto Rippa p. 8
Ma hameh khoubim di Roberto Rippa p. 9
Chahar Shanbeh Souri di Roberto Rippa p. 9

Notturno Bus di Alessio Galbiati p. 9

La pessima critica
Emmanuelle Béart senza vestiti non dà palpiti al dramma sui gay di Maurizio Cabona p. 12

Femme Fatale di Alessio Galbiati p. 13

Death Proof di Roberto Rippa p. 14

Grindhouse - A prova di morte di Alessio Galbati p. 15

Perle di stile
Punto zero di Alberto Moravia p. 15

speciale
Il meglio (ed il peggio) del 2007 di A. G. e R. R. p. 17-24

La Duchessa di Langeais di Alessio Galbiati p. 25

La città proibita di Alessio Galbati p. 26

I testimoni di Alessio Galbati p. 28

speciale
Rane assassine, bellezze da spiaggia, topi giganti, mostri preistorici, scienziati pazzi e eroi neri: l’avventurosa storia della American International Pictures di Roberto Rippa p.29-31

Il cinema della A.I.P. - Prima parte: Roger Corman
House of Usher di Roberto Rippa p. 32-33
X di Roberto Rippa p. 34

rubrica
festival cinematografici – gennaio 2008 p. 35

Indice filmografico p. 36


6 novembre 2007


Il cinema rinchiuso in sala


Il cinema rinchiuso in una sala puzza e muore, costa e stufa. Il vicino di posto ti urta e tossicchia, se devi pisciare il proiezionista non ti aspetta, la cassiera fa spallucce, la signora impellicciata storce il naso. Il cinema rinchiuso in una sala è piccolo e privato, proprietà esclusiva del figlio del figlio del figlio, sette euro e mezzo di ipocrisie, zero euro e zero di recensione. Il cinema rinchiuso in sala è l'unica forma legale di visione collettiva, se già a casa tua ci sono persone che conosci appena forse con tutta probabilità trasgredisci le indecenti norme che l'FBI e quant'altro ti minacciano ancor prima dei titoli di testa. Il cinema rinchiuso in una sala è talmente bello che tutti se lo ricreano nel proprio salotto. Il cinema rinchiuso in una sale è un'idea talmente vecchia che nemmeno i bolscevichi. Il cinema rinchiuso in sala ti strappa almeno due ore dal mondo reale, ti porta a piangere e gioire atomizzato in una comoda poltrona. Il cinema rinchiuso in sala tende alla spettacolarizzazione d'ogni testo filmico. Il cinema rinchiuso in sala è ostaggio delle risate forzate quelli che ti domandi "ma cosa cazzo c'è da ridere". Il cinema rinchiuso in sala è seriale, uguale ogni volta a sé stesso, ripetitivo e ripetente. 

Il cinema rinchiuso in sala ci toglie due ore dal mondo, il cinema rinchiuso in sala ci rinchiude in una sala circondati da persone con le quali non parliamo né parleremo mai. Il cinema rinchiuso in sala è un retaggio del passato.


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24 ottobre 2007


Un duro in platea di Andrea G. Pinketts


Robert Mitchum

Un duro in platea
È lo spettatore maschio a voler somigliare al macho del cinema o sono i personaggi dello schermo a imitare i veri uomini della realtà?

di Andrea G. Pinketts

Forse ha ragione Norman Mailer quando dice che “i duri non ballano”, anche se James Cagney, il duro dei duri, era un eccellente ballerino. Diamogli pure ragione. I duri non ballano ma vanno al cinema, sullo schermo e in sala. Immaginatevi un duro mimetizzato in platea, tra spettatori innoqui, studiare attentamente il comportamento spettacolarmente asociale dell'attore che interpreta un duro. L'autentico duro prende mentalmente appunti per capire cosa ci si aspetta da lui e, di conseguenza, come comportarsi. Ignora però il duro doc (Denominazione di Origine Cinico-romantica), che lo sceneggiatore lo ha studiato con altrettanta attenzione. È il duro che imita il cinema o il cinema che imita il duro? O semplificando: perché C'era una volta in America lo hanno girato a Cinecittà? Grosso guaio a Cinetown.

Il duro del cinema o è elegantissimo come uno scheletro di tenerezza nell'armadio come il grande Gatsby o è stazzonato, stropicciato dalla vita come un Casanova appena evaso dai Piombi che si sta riprendendo da una sbornia di tre giorni. Entrambe le tipologie hanno i postumi di un passato. Sia il duro dandy che il duro dondolante si esprimono con frasi lapidarie. Destinate a essere ricordate. Siamo al cinema: non c'è tempo per tenere una conferenza. Il colore del duro è il nero, il buio in sala che illuminerà con la sua virile presa di posizione sullo schermo. La stagione del duro è l'autunno. Il casinò dei ricordi. L'estate è bandita. Un duro non può sudare troppo di suo, tranne che in un actioner americano, visto che è troppo impegnato nel far sudare gli altri. Il duro è figlio unico e single: se aveva un fratello e una fidanzata glieli hanno appena ammazzati. O sono in procinto di farlo. Il duro ama la frutta. In una memorabile scena di Nemico pubblico il già citato James Cagney spreme in faccia un pompelmo a Mae Clarke. Il duro è raramente astemio. Nei rari casi è perché si sta disintossicando da un alcolismo di vecchie ferite. Il duro è un uomo tutto d'un pezzo a pezzi. Penso ad Amedeo Nazzari ne Il bandito di Alberto Lattuada: con il senno di poi ti aspetti che da un momento all'altro ordini un Biancosarti, l'aperitivo vigoroso di un vecchio Carosello. Il duro è un carosello, il trailer di se stesso. Il duro gira indifferentemente a Hollywood o a Cinecittà.

A Hollywood si faceva chiamare Bogart, Mitchum, Edward G. Robinson. A Cinecittà Folco Lulli, Raf Vallone, Marco Brega. A volte si incontrano. In Con la rabbia negli occhi, di Antonio Margheriti, Yul Brinner, killer stagionato, istruisce, a Napoli, l'allievo Massimo Ranieri. Attenzione però ai finti duri, ai poliziotti di ferro di qua e di là dall'oceano. Maurizio Merli e Steven Seagal interpretano personaggi duri sì, ma di comprendonio. «Bruciare non è rispondere» diceva Camille Desmoulins nella sua lettera ai Giacobini.

Un'ultima regola per la corretta visione: il duro è trasversale. Mi viene in mente Fred Buscaglione in Noi duri di Camillo Mastrocinque. Erano della partita anche Totò e Paolo Panelli. I duri cantano e la suonano.

La televisione ha ammazzato il cinema? Un pò. Con noi duri non sarebbe accaduto.

[Panorama First, agosto 2007]


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22 luglio 2007


Festival cinematografici - Agosto 2007


FESTIVAL CINEMATOGRAFICI
Agosto 2007

Festival Internazionale del Film di Locarno
    edizione: 60
    dove: Locarno (Svizzera)
    quando: 01-08-07 to 11-08-07
    URL:
www.pardo.ch

Bos'Art Cinema-Festival Intern. del Film e delle Culture Mediterranee
    edizione: 4
    dove: Bosa, Oristano (Italia)
    quando: 16-08-07 to 24-08-07
    URL:
www.luciocolletti.it

Sarajevo Film Festival
    edizione: 13
    dove: Sarajevo (Bosnia-Herzegovina)
    quando: 17-08-07 to 25-08-07
    URL:
www.sff.ba

The Norwegian International Film Festival
    edizione: 35
    dove: Haugesund (Norvegia)
    quando: 17-08-07 to 24-08-07
    URL:
www.filmfestivalen.no

PesarHorrorFest - Festival Internazionale di Cinema e Letteratura Horror
    edizione: 4
    dove: Pesaro, Marche (Italia)
    quando: 21-08-07 to 26-08-07
    URL:
www.pesarhorrorfest.it

Festival des Films du Monde
    edizione: 31
    dove: Montréal (Canada)
    quando: 23-08-07 to 03-09-07
    URL:
www.ffm-montreal.org

Venezia - Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica
    edizione: 64
    dove: Venezia, Veneto (Italia)
    quando: 29-08-07 to 08-09-07
    URL:
www.labiennale.org


1 luglio 2007


“7set” ovvero: aperto per ferie


Presentato all'Urban Center il ricco programma cinematografico allestito dal Comune di Milano per l'estate 2007
“7set” ovvero: aperto per ferie
Circa 400 appuntamenti dislocati in 7 differenti location allieteranno l'estate dei milanesi appassionati della “settima arte”

Fino a qualche tempo fa le città durante l'estate si svuotavano completamente ed i malcapitati che non le riuscivano ad evadere si trovavano a vivere nel deserto più assoluto. “Chiuso per ferie” era il cartello appeso sulla saracinesca abbassata di ogni esercizio commerciale. Poi, con gli anni, qualcosa è cambiato, lentamente i panettieri assicurarono aperture programmate e razionali, fino ad essere soppiantati dai centri commerciali che gonfi di fresca aria condizionata sono ormai diventati veri e propri surrogati di urbanità. Durante queste estati è nata, e si è col tempo affermata, la pratica delle arene cinematografiche estive (nel mio piccolo paesello d'origine la si chiamava poeticamente “Cinema sotto le stelle”), vi si potevano vedere, condensati in poche settimane, i principali titoli della stagione cinematografica appena conclusa.

Il Comune di Milano non si accontenta di proporre una semplice rassegna ma ne offre addirittura sette!

Per i mesi di luglio, agosto e settembre, l'assessorato allo Sport e Tempo Libero del Comune di Milano organizza “7set”, una rassegna dedicata principalmente alla “settima arte” nell'ambito della più ampia offerta della “Bella Estate di Milano”.

Il ricchissimo programma può contare su qualcosa come 400 appuntamenti articolati in 300 fra corti, medi e lungometraggi ed un centinaio d'altri momenti d'intrattenimento e spettacolo (dal cabaret alla musica dal vivo, passando per spettacoli teatrali, reading e quant'altro). Nelle parole pronunciate dell'Assessore allo Sport e Tempo Libero del Comune di Milano Giovanni Terzi, durante la conferenza stampa di presentazione dell'evento avvenuta lo scorso 28 giugno presso l'Urban Center della Galleria Vittorio Emanuele, “7set” si pone l'obiettivo di avvicinare la città al mondo della cinematografia creando allo stesso tempo importanti occasioni di confronto come pure di semplice divertimento.

Sette i luoghi che ospiteranno la manifestazione: Teatro Litta, Conservatorio Giuseppe Verdi e Società Umanitaria (in collaborazione con Arianteo), Fabbrica del Vapore (in collaborazione con Agenzia per il Cinema Milano), Triennale Bovisa, Ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini (in collaborazione con Olinda) e le piazze di alcune periferie cittadine allestite da Esterni. Sette luoghi di intrattenimento popolare aperti a tutti ed allestiti seguendo la logica del “fare squadra” ricercando la collaborazione di quelle istituzioni ed associazioni che già operano stabilmente nella realtà cittadina.

Arianteo (ovvero la storica rassegna milanese di cinema all'aperto giunta alla sua XVII edizione) sviluppa la propria proposta in tre differenti realtà della cultura milanese. Presso il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” (via Conservatorio, 12) a partire dal 1 luglio e fino al 31 agosto sarà possibile assistere tutti i giorni a pellicole selezionate per la loro particolare attenzione posta alla musica, sarà inoltre possibile assistere a circa 40 produzioni originali realizzate dagli studenti (nel progetto sono coinvolti oltre 200 giovani) che giocheranno con le “arie” ispirate dalla pellicola in programma durante la serata. L'Umanitaria (dal 2 luglio al 9 settembre) proporrà una doppia rassegna del cinema d'essai dell'ultima stagione cinematografica, “Parola di Mereghetti” una selezione a cura del celebre critico cinematografico del miglior cinema italiano dell'anno e “Il cinema incontra le arti” a cura del Prof. Leonardo Capano (docente di Storia dell'arte contemporanea allo IULM). Infine il Teatro Litta (Corso Magenta, 24), dal 3 luglio al 13 settembre, proporrà spettacolo a 360° con 4 anteprime nazionali, una rassegna stilata dai maggiori critici lombardi chiamata “Film del cuore” (Maurizio e Gabriele Porro, Piera Detassis, Emanuela Martini, Gianni Canova, Roberto Nepoti e Morando Morandini) ed alcuni spettacoli di cabaret.
Alla programmazione organizzata da Arianteo, il Teatro Litta affianca un proprio calendario, dal titolo “Luglio col bene che ti voglio” (dal 9 al 28 luglio), serate di intrattenimento che dall'aperitivo (ore 19.30) offrono ai milanesi tango argentino, giochi d'animazione, teatro all'aperto, “musica in cortile” e concerti di world music.
“Movimento centrifugo” è il nome scelto dall'associazione culturale Esterni per una rassegna di cinema e musica (jazz) che porterà ogni sabato in sette quartieri periferici di Milano (Martesana, Quarto Oggiaro, Ponte Lambro, Gratosoglio, Barona, Affori e Baggio) una proposta culturale finalizzata alla valorizzazione di aree urbane troppo spesso dimenticate.
“CineMi” la rassegna estiva organizzata dalla neonata Agenzia per il Cinema (dal 16 luglio al 31 agosto) presso la Fabbrica del Vapore (via Procaccini, 4) presenta un calendario ricco di spunti e suggestioni interessanti, il cui fine principale pare essere la valorizzazione di quella “scuola milanese” che l'Agenzia stessa intende programmaticamente promuovere. Nelle parole di Minnie Ferrara, curatrice insieme a Luca Mosso e Patrizia Rappazzo, “questa rassegna ha l'ambizione di dare visibilità a quanto viene prodotto a Milano. Vuole essere al contempo una panoramica ed una vetrina”. Saranno ospitate dunque realtà quali Filmmaker, Accademia di Brera, Milano Film Festival, Cineteca Italiana, Invideo, Sguardi Altrove, NABAWOOD, Festival del Cinema Africano d'Asia e America Latina, Civica Scuola di Cinema, Festival Internazionale di Cinema Gaylesbico e Lab80.
L'Ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini ospita, dal 10 giugno al 28 luglio, l'XI edizione di “Da vicino nessuno è normale”, organizzata dall'associazione Olinda. Oltre ad un ricco programma teatrale (da segnalare lo spettacolo di Ascanio Celestini in programma il 3 luglio) ed al Festival Popolare delle Culture (13-15 luglio), propone anche un ghiottissimo programma di visioni di qualità che darà modo al pubblico di recuperare alcuni fra i titoli più importanti della stagione cinematografica (da “Il grande capo” di Lars von Trier ad “INLAND EMPIRE” di David Lynch).
Infine, la Triennale Bovisa (via Lambruschini, 31) dal 30 giugno al 30 settembre offrirà anch'essa un'ampia rassegna cinetografica all'aperto condita da concerti jazz, serate di reading e mostre d'arte contemporanea confermandosi come uno dei luoghi più vivaci della nuova scena culturale cittadina.

“7set” è dunque una sontuosa rassegna monstre articolatissima e ricca di spunti davvero interessanti che segna una svolta decisiva verso quella logica dell'interconnessione fra le diverse realtà cittadine che sola può rivitalizzare una città da troppo tempo ferma nel proporre forme nuove di consumo culturale. Costo dell'operazione 250.000 euro.

Difficile pensare che qualcuno rinuncerà alla vacanze al mare pur di non perdersi il ricco programma, ma per coloro che forzatamente rimarranno in città questo “7set” si offre come un valido strumento per sfuggire alla noia ed alla solitudine. Certo che se a Milano ci fosse il mare...


Per informazioni: Arianteo tel 02.43912769; Conservatorio tel 02.7621101; Umanitaria tel 02.5796831; Triennale Bovisa tel 02.724341.
Link:
www.fabbricadelvapore.it
www.olinda.org
www.triennalebovisa.it
www.consmilano.it
www.esterni.org
www.teatrolitta.it
www.umanitaria.it

Il programma completo QUì


Il seguente articolo dovrebbe andare nelle prossime ora sulle pagine online de "La Voce d'Italia", purtroppo con notevole ritardo rispetto alla sua stesura. Avrebbe potuto essere uno dei primi articoli scritti sull'argomento ed invece sarà uno degli ultimi. Vabbè...


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permalink | inviato da kulturadimazza il 1/7/2007 alle 19:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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