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RAPPORTO CONFIDENZIALE
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NUMERO18 - ottobre 2009

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26 gennaio 2007


A casa nostra - Francesca Comencini - 2006



A CASA NOSTRA

Regia: Francesca Comencini; soggetto e sceneggiatura: Francesca Comencini, Franco Bernini; consulente alla sceneggiatura: Gianni Barbacetto; fotografia: Luca Bigazzi; montaggio: Massimo Fiocchi; musiche originali: Banda Osiris; scenografia: Paola Comencini; costumi: Daniela Ciancio; trucco: Maurizio Fazzini; interpreti: Valeria Golino (Rita), Luca Zingaretti (Ugo) Giuseppe Battiston (Otello), Laura Chiatti (Elodie), Gerry Luca Argentero (Gerry), Teco Celio (Professore), Fabio Ghidoni (Matteo), Cristina Suciu (Bianca), Valentina Lodovini (Moglie di Gerry), Bebo Storti (Presidente), Paolo Bassegato (Giacomo), Teresa Giuditta Acerbis (Moglie del professore), Elena Bellini (Lucilla); prodotto da: Donatella Botti; produzione: Bianca Film, Rai Cinema; distribuzione: 01 Distribution Italia; data di uscita nelle sale: 3 novembre 2006; durata: 101'.

 Sinossi

Nella Milano di oggi si incrociano e si sfiorano persone dalle storie molto diverse le cui esistenze sono, in maniera invisibile, governate dal denaro: tantissimo, pochissimo, rubato, guadagnato, esibito, nascosto, talora impalpabile.
Il denaro circola da una storia all’altra, da una persona all’altra.
La narrazione ha come perno le figure, contrapposte ed antagoniste, di Ugo e Rita.
Ugo (Luca Zingaretti) è un banchiere affermato, un uomo intelligente, volitivo e malinconico che opera in maniera illecita.
Rita (Valeria Golino), capitano della Guardia di Finanza, è una donna forte, caparbia e sensibile che indaga su di lui.
Attorno a loro altri personaggi, modelle e pensionati, prostitute ed assassini, con le loro debolezze e violenze, con la loro cattiveria e bontà, con le loro contraddizioni.
Rita, Ugo e gli altri si incontrano, si scontrano, si amano e si odiano, uniti e divisi, oltre che dal denaro, dall’ intensità dei loro sentimenti.
Le loro storie si intrecciano per confluire infine in un unico luogo, in un unico momento e là i personaggi si confrontano con la vita e con la morte mentre la città attorno assiste…

[La sinossi è tratta dal pressbook del film]

 Conversazione con Francesca Comencini

Il mondo del lavoro, le relazioni professionali ed umane fortemente condizionate dal guadagno e dal denaro. Dal precedente MOBBING-MI PIACE LAVORARE all’attuale A CASA NOSTRA c’è sempre il condizionamento del lavoro al centro della tua attenzione. E' una riflessione necessaria, inevitabile nella società italiana e globale?

A CASA NOSTRA è un film che non parla, come MOBBING, del mondo del lavoro in modo centrale. Ci sono però dei punti in comune tra i due film e l'uno è un po' il frutto dell'altro: la domanda dalla quale partono entrambi è "qual'è il valore della vita in un mondo in cui il profitto è l'unico motore?". Se in MOBBING la vita dell'impiegata Anna veniva scientificamente fatta a pezzi perché l'azienda potesse andare avanti, in questo film ho tentato di raccontare un intreccio di tante vite in una grande città italiana di oggi, dove il denaro è diventato la cosa più importante. Cosa rimane di quelle vite in questa situazione? Mi sembra che la domanda che sottende ai due film sia necessaria e inevitabile, perchè forse mai nella storia degli uomini la pura e semplice ricerca di guadagno, senza contropoteri, come possono essere stati la religione, la politica, anche solo l'ambizione personale, l'aspirazione a conoscere, a saper fare qualcosa, a produrre miglioramenti, mai il semplice e solo desiderio di guadagno è stato motore delle azioni degli uomini come in questo momento. Mi sembra una situazione alquanto spaventosa e alla quale è importante reagire, perchè non auguro nè a noi nè ai nostri figli di ritrovarsi in un mondo simile.

Le varie storie s’intrecciano internamente tra loro come a comporre una narrazione circolare dalla quale entrano ed escono i personaggi principali. Si tratta di una scelta linguistica che procede per frammenti, che sceglie la coralità e abolisce le gerarchie. Molto moderna, anzi postmoderna. Come succede nel premio Oscar CRASH di Paul Haggis. Solo una casuale coincidenza o una sensibilità che coglie lo zeitgeist ovvero lo spirito dei tempi?

La scelta narrativa, operata da Franco Bernini e da me, di raccontare una storia circolare e frammentaria parte dal tema: il denaro. Il denaro circola, unisce e divide ma comunque circola tra le persone. Il film CRASH, che ho amato, è uscito quando la sceneggiatura era già scritta. Forse è un modo di raccontare moderno perchè viviamo in un mondo in cui le identità si mischiano, un mondo confuso e complesso, difficile ma anche per questo affascinante.

I personaggi sono tagliati a misura dell’ambiente e soprattutto della città. Perché li hai voluti così decisamente milanesi? Potrebbero mai essere stati romani o torinesi?

Ho scelto Milano per girare questo film perchè, in Italia, è in questa città che si trovano i centri finanziari, le grandi banche, la Borsa. E anche perchè Milano è una città protagonista del nostro paese, ma invisibile, silenziosa, misteriosa in fondo. Mi piace molto e ne sono affascinata. Ma la storia che racconto potrebbe svolgersi a Parigi, a Londra, a Berlino... in qualunque grande città nella quale il denaro sia cosi importante e centrale.

La fotografia di Bigazzi, in esterni livida e raffreddata come al suo solito, in interni spesso diventa calda, carica e luminescente. C'è in questo una volontà precisa, una maniera di disegnare gli ambienti in cui si muovono ambiguamente i personaggi?

La fotografia di Luca Bigazzi in questo film risponde alla doppia anima del film stesso: una città fredda, un sistema spietato, una constatazione amara, e delle persone singole piene di umanità, che tentato di continuare a credere e a costruire speranza. L'altra scelta importante che presiede la forma del film è quella di fare tutto il film con la macchina tenuta a mano, però molto ferma.

Le tue precedenti produzioni erano leggere, agili e veloci, se si può dire a budget ridotto. A CASA NOSTRA poggia su altre basi, altri mezzi, altre scelte tecniche ed espressive. E' una via di non ritorno?

I miei film precedenti erano a piccolissimo budget, questo film è più caro, e anche più costruito, più corposo, ma non è assolutamente una scelata di non ritorno. Amo fare film "piccoli" e amo lavorare con piccole troupe. Amo filmare l'imprevisto, avere la libertà di cambiare, di cogliere al volo le situazioni, le diversità, cio' che gli attori hanno da proporre anche se non era scritto. Per fare questo bisogna essere leggeri, per me è una necessità assoluita, e comunque anche in questo film è stato cosi', anche se un po' meno che in MOBBING, che era davvero estremo in questo senso. Poi mi piace molto fare documentari, anche questa per me è una necessità.

[L'intervista è tratta dal pressbook del film e realizzata dall'ufficio stampa]

Francesca Comencini

Figlia di Luigi (regista), sorella di Cristina (regista) e Paola (scenografa). Francesca Comencini nasce a Roma nel 1961. Esordisce alla regia nel 1984 con Pianoforte, con il quale ottiene il "Premio De Sica" come miglior opera prima a Venezia. Insieme al padre, nel 1987 scrive Un ragazzo di Calabria e nel 1989 esce La lumière du lac (La luce del lago). Nel 1991 lavora ancora con il padre come aiuto regista di Marcellino pane e vino. Nel 1995 realizza un documentario dal titolo Elsa Morante, parte di una serie dedicata a famosi scrittori. Nel 2001 realizza il lungometraggio Le parole di mio padre, ispirato a "La coscienza di Zeno". Nell'estate dello stesso anno, con altri registi italiani, gira un reportage sugli scontri di Genova durante il G8 dal quale estrarrà il documentario Carlo Giuliani, ragazzo, dedicato alla figura del giovane rimasto ucciso negli scontri con le forze dell'ordine, presentato a Cannes. Nel 2003 dirige il lungometraggio Mi piace lavorare (Mobbing) con Nicoletta Braschi. Nel 2004 rappresenta l'Italia nel progetto Visions of Europe con il corto Anna abita a Marghera.

Francesca Comencini è pure un'ottima sceneggiatrice. Sono sue infatti le sceneggiature di A casa nostra, Mi piace lavorare (Mobbing), Le parole di mio padre, La lumière du lac (La luce del lago), Un ragazzo di Calabria e Pianoforte.


Scarica la scheda in formato PDF




permalink | inviato da il 26/1/2007 alle 3:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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