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23 marzo 2007
Human Traffic di Justin Kerrigan, 1999
 HUMAN TRAFFIC (Human Traffic, UK-Ireland/1999, 99') Regia e sceneggiatura: Justin Kerrigan Montaggio: Patrick Moore Fotografia: David Bennett Musiche originali: Mathew Herbert e Rob Mello Supervisore alle musiche: Pete Tong Scenografie: David Buckingham Costumi: Claire Anderson Make Up & Hair Design: Tony Lilley Responsabili casting: Sue Jones e Gary Howe Produttori associati: Rupert Preston e Arthur Baker Co-produttori esecutivi: Michael Wearing, Nigel Warren-Green e Kevin Menton Produttore esecutivo: Renata S. Aly Produttori: Allan Niblo e Emer McCourt per Fruid Salad Films Anno: 1999 Durata: 99' Premi: Golden Hitchcock (Justin Kerrigan) @ Dinard British Film Festival 1999 Best Director & European Cinema Award (Justin Kerrigan) @ Thessaloniki Film Festival 1999 Best Camera (Dave Bennett) - Best Director (Justin Kerrigan) - Best Drama (Allan Niblo) @ BAFTA Wales Awards 2000 Jury Prize (Justin Kerrigan) @ Bermuda International Film Festival 2000 Special Prize of the Jury for Best European Feature (Justin Kerrigan) @ Brussels International Film Festival 2000 Interpreti: John Simm (Jip), Lorraine Pilkington (Lulu), Shaun Parkes (Koop), Danny Dyer (Moff), Nicola Reynolds (Nina), Dean Davies (Lee), Justin Kerrigan (Ziggy Marlon). La scheda del film su IMDb Il venerdì notte - il week-end - come luogo e rito allo stesso tempo. Il Club, la discoteca diventa punto nevralgico d’una generazione intera. Rito e rituale le parole attorno alle quali osservare questa commedia divertente (a tratti decisamente stupida) e piena di trovate di regia. Se da una parte la serata serve per dimenticare tutti i problemi della settimana, dall’altra questi pensieri riaffiorano sottoforma di paranoie spinte nella mente ad una pressione ancora maggiore. E’ forse proprio in questo distonico movimento consapevole che risiede il fascino di questo rituale. Una specie di terapia di gruppo svolta con l’ausilio dell’MDMA, che del resto fu sintetizzato come sostanza per le terapie di gruppo (di coppia in particolare). "E’ un mondo pazzo, ma sono fiero di farne parte" dice Jip citando Berlitz nella conclusione del film. Esordio alla regia dell’allora venticinquenne Justin Kerrigan, che dopo questa pellicola non ci risulta abbia fatto più alcunchè in ambito cinematografico. Un paio di notazioni prima di passare la parola ad altro: compare nel film con un piccolo ruolo il mitico top dj Carl Cox, le musiche supervisionate dal leggendario Pete Tong sono state realizzate da Rob Mello e Mathew Herbert, due dj (soprattutto il secondo) che negli anni successivi al presente lavoro faranno parecchia strada nel gotha della musica elettronica europea e mondiale. Riportiamo un articolo sul film, con annessa intervista, tratto dal sito Expanded Cinemah e reperibile al seguente URL È arrivato l’uragano human traffic, il ritratto dell’ultima generazione, più giovane di quella di Trainspotting, ancora una generazione chimica, impasticcata, balorda, cui non mancano pensieri profondi, con i soliti problemi dell’adolescenza, i primi incanti della vita, il lavoro o più che altro la disoccupazione, il sesso come termometro di ogni giornata, le prestazioni amorose con i precisi dettagli anatomici al centro di ogni piccola discussione, il gergo infarcito di parolacce e lo sballo, obbligatorio, di ogni fine settimana, che permette di abbandonare l’odiato lavoro per rintracciare, nella perdita dei sensi, l’espansione della coscienza, la totale comunicazione con gli amici come con gli estranei. Luogo d’elezione sono il pub con i suoi fiumi di birra e la discoteca, col battito devastante della musica, lo scratching sul vinile. Il regista Justin Kerrigan ha soltanto venticinque anni, e, grazie al premio (soldi destinati al film successivo) ricevuto all’International Film Festival del Galles per il cortometraggio Portrait of a Director (Ritratto di un regista), ha girato quest’opera dallo stile devastante. Bastano, infatti, pochi minuti, per capire, che il linguaggio di Kerrigan è basato sulla velocità del montaggio, sulle deformazioni ottiche di primi piani nei quali i protagonisti si rivolgono direttamente alla macchina da presa e quindi al pubblico. I riferimenti di Kerrigan (lui cita anche Woody Allen) sono chiarissimi. Una sorta di miscela tra Spike Lee e Quentin Tarantino. Kerrigan, tuttavia, non costruisce storie particolari: non ci sono rapine né criminali, non c’è razzismo. In primo piano sono i conflitti interni dei protagonisti, la paranoia quotidiana dilagante, la mancanza di senso delle loro vite, con gli adulti colpevoli e responsabili di una società fondata su forme di lavoro frustranti, umilianti, che annullano penosamente l’eccitazione creativa degli adolescenti. Alla fine i due milioni e passa di disoccupati possono considerarsi dei privilegiati, perché il loro stato li sottrae dai lavori da schiavi. Sono molte le sequenze indimenticabili: il balletto del fast food, con gli impiegati, tutti giovanissimi e in divisa, che si muovono in una danza nevrotica, come dei robot in una catena di montaggio; la sodomizzazione non tanto simbolica da parte del superiore ai danni di uno dei protagonisti (riferimento autobiografico, Kerrigan è stato commesso in una jeanseria) tra i pantaloni e i vestiti del negozio di abbigliamento dove lavora; l’inno nazionale britannico trasformato in canzoncina contro l’ipocrisia del paese. Conferenza stampa con Justin Kerrigan (Regista), Shaun Parkes (Attore) Allan Niblo e Renata Aly (Produttori), Patrick Moore (Montatore) Il tuo film è chiaramente un documento generazionale straordinario. Quanto è importante l’ironia nel trattare temi scottanti come la droga? Justin Kerrigan: "La questione sulla droga non è la mia opinione, ma ciò che succede alla gente oggi. È un film basato, comunque, moltissimo sull’amicizia". Il film è stato mostrato in UK? Renata Aly, Shaun Parker "Abbiamo avuto molte recensioni positive: La paranoia di questi gruppi di ragazzi è un dato di fatto, come quello che la gente lavora tutta la settimana per sfogarsi nel week end, ma è un fatto che riguarda anche le altre generazioni." Cosa ne pensate della velocità di diffusione che sta ottenendo il film? Allan Niblo: "Penso che la musica condizioni moltissimo la diffusione dei film, i temi giovanili, i loro problemi sono affrontati in modo diverso, più naturale ed autentico rispetto alla maniera scontata e banale della maggior parte di magazines. Purtroppo i media trattano le droghe in modo completamente diverso, solo per un fatto economico. Sugli alcolici lo Stato non dice niente perché incassa miliardi". Sarete come i genitori descritti nel film quando avrete quarant’anni? Tutti: "Forse sì". La paranoia è molto reale, così come i problemi delle esperienze sessuali, sembra quasi che non ci sia una via d’uscita, la paranoia è dentro i personaggi. Justin Kerrigan: "L’inno inglese trasformato ci dice, infatti, come ciascun inglese dovrebbe comportarsi abbandonando le ipocrisie quotidiane. La paranoia è un fenomeno diffuso, ma rispetto ad altri film - prendi Trainspotting, l’assunzione di droga lì provocava degli eventi terribili come la morte di un bambino - il centro di Human Traffic è sì la paranoia giovanile, ma le conseguenze non sono mortali, e si percepisce che l’assunzione di droghe sarà comunque un fatto temporaneo per i protagonisti, un momento che riusciranno a superare attraverso l’amore e l’amicizia".
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| inviato da il 23/3/2007 alle 5:17 | |
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