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23 marzo 2007
Il grande capo di Lars von Trier, 2006

«...incontriamoci in territorio neutro!» Il grande capo (Direktøren for det hele, Danimarca-Svezia/2006, 99') Regia e sceneggiatura: Lars von Trier; Produttori: Meta Louise Foldager, Vibeke Windeløv e Signe Jensen; Produttori esecutivi: Lene Børglum & Peter Aalbæk; Direttore della fotografia: AUTOMAVISION; Suono: Kristian Eidnes Andersen; Montaggio: Molly M. Stensgaard; Diapositive (dietro le quinte): Christian Geishnaes; Diapositive (poster e provini): Erik Hansen – Hansen; Le foto del film sono fotogrammi: AUTOMAVISION; Distribuzione: Lucky Red; Data di uscita nelle sale: 5 gennaio 2007; Durata : 99'. Interpreti : Jens Albinus (Kristoffer), Peter Gantzler (Ravn), Fridrik Thor Fridriksson (Finnur), Benedikt Erlingsson (Interprete), Iben Hjejle (Lise), Henrik Prip (Nalle), Mia Lyhne (Heidi A.), Casper Christensen (Gorm), Louise Mieritz (Mette), Jean-Marc Barr (Spencer), Sofie Gråbøl (Kisser), Anders Hove (Jokumsen). Lars von Trier è uno di quei registi che dividono pubblico e critica in fazioni contrapposte. Chi lo ama e chi lo odia, difficile che lasci indifferenti, difficile che costruisca pellicole innocue. Sono dunque rimasto notevolmente sorpreso dalle reazioni del pubblico alla fine della proiezione del suo ultimo lavoro Il grande capo, che ho proposto nella solita rassegna del giovedì sera in quei di Ronco Briantino provincia di Milano, Italia. Mi sarei immaginato una certa irritazione ed invece tutti sono usciti dalla sala sorridenti e divertiti. Possibile? Certo. Perchè Il grande capo è davvero una commedia, assolutamente brillante e decisamente divertente. È la voce del regista a guidarci all'interno della storia, orientando la nostra visione e definendo gli spazi entro i quali si muove la sceneggiatura e si evolve la vicenda. La perfidia registica del più celebre filmmaker danese è qui tutta condensata nella scelta d'utilizzo d'un sistema automatizzato per le riprese. L'automavison che potrebbe dare l'impressione di freddezza e distacco riesce in realtà a definire uno spazio scenico equilibrato ed al contempo a creare un ritmo notevole all'intera vicenda che fluida e veloce scivola via rapidamente. Certo, nulla in realtà è davvero automatizzato, la mano dell'uomo (e che uomo!) si vede eccome, ma quanto meno dalle dichiarazioni programmatiche (a lui tanto care) rilasciate si può davvero pensare ad un utilizzo maggiore in futuro di tale sistema di ripresa (come pure di montaggio interno all'inquadratura). La sinossi riportata sul pressbook è davvero efficace e per questo la riporto integralmente. Il proprietario di un’azienda di informatica vuole vendere. C’è solo un problema: quando ha creato l’azienda ha inventato un finto capo dietro il quale nascondersi quando doveva prendere decisioni impopolari. I futuri compratori insistono nel voler negoziare con il capo in persona, così il proprietario decide di assumere un attore fallito per interpretare la parte. Improvvisamente l’attore scopre di essere la garanzia di un gioco che mette a dura prova il suo spessore morale. Questa la storia, semplice e lineare, come semplice e lineare è pure lo svolgimento che, come ha giustamente scritto Maurizio Porro sulle colonne del Corriere della Sera, è «degno di una commedia dei tempi d'oro di Preston Struges o Frank Capra».
| inviato da il 23/3/2007 alle 11:19 | |
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