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17 maggio 2007
L'uomo dell'anno di Berry Levinson, 2006

L'uomo dell'anno Man of the year, USA/2006, 115'
Regia e sceneggiatura: Berry Levinson. Fotografia: D. Pope. Montaggio: S. Weisberg, B. Daily. Produzione: Universal Pictures, Morgan Creek Productions. Distribuzione: Medusa Film. Data di uscita nelle sale: 11 maggio 2007.
Interpreti: Robin Williams, Christopher Walken, Laura Linney, Lewis Black, Jeff Goldblum, David Alpay, Faith Daniels.
Barry Levinson è un regista e sceneggiatore al quale piace giocare con la realtà e la politica in particolar modo. "Good Morning Vietnam" e "Sesso e potere" sono le due pellicole che maggiormente ne caratterizzano lo stile ed in un certo qual modo "L'uomo dell'anno" rappresenta la perfetta fusione fra questi paradigmi del cinema di Levinson.
Tom Dobbs (Robin Williams) è un popolare comico televisivo, il suo programma è il tipico talk show stile David Letterman basato sulla velocità di battuta ed orientato verso una feroce satira sugli usi e costumi della classe politica americana. Le sue battute trovano sempre il favore del pubblico perchè il suo tocco ed il suo stile riescono con semplicità a far comprendere quanto il "Re sia nudo", ovvero quanto la politica sia scollegata dalla realtà e condizionata dal potere economico. Un giorno, mentre va in onda il suo show, una ragazza seduta in mezzo al pubblico domanderà a Dobbs se egli non abbia intenzione di candidarsi alle elezioni Presidenziali. Nel volgere di poche ore il quartier generale del programma verrà subissato da qualche milione di e-mail che domandano tutte la stessa cosa: perchè Tom Dobbs non si candida alla carica di Presidente degli Stati Uniti d'America? Detto fatto. Dobbs e il suo inseparabile staff di collaboratori si catapulteranno nella campagna elettorale. Grazie ai preziosi consigli del fidato manager Jack Menken (Christopher Walken) e del vulcanico autore Eddie Langston (Lewis Black) Dobbs brucerà tutte le tappe fino a diventare, contro ogni pronostico, il nuovo Presidente designato della nazione più potente del pianeta. Ma sarà solo in quel momento che le cose inizieranno a non quadrare, fra problemi di calcolo degli scrutini elettronici ed un'inaspettata passione per una donna misteriosa (Laura Linney), Tom Dobbs si troverà a dover fare i conti con la propria coscienza...
Ragionare sulla democrazia rappresentativa mettendone in scena limiti e idiosincrasie, costruendo vicende plausibili ma sempre frutto di congegni di sceneggiatura fantastici che utilizzano la realtà e le sue istanze come elementi attraverso i quali comporre il film, è in sintesi lo stile del regista e sceneggiatore Berry Levinson che torna a colpire ai fianchi il sistema politico statunitense mettendo a nudo due principi cardine della moderna democrazia rappresentativa: la costruzione della popolarità attraverso i media, ed i sistemi di voto elettronico. «Non dovremmo fidarci di macchine che offrono meno garanzie di una slot machine di Las Vegas», dirà il Presidente designato Tom Dobbs.
La pellicola però non convince. La prima parte del film è senz'altro la più divertente: si segue l'ascesa dello spassoso comico che, a suon di battute fulminanti, sfida l'intero sistema politico e mediatico riuscendo nell'impresa di mettere a nudo tutti quei tic e quei tabù che ammantano il sistema rappresentativo americano. La storia si sfilaccia però nel momento in cui viene introdotta la questione relativa ai possibili errori nel sistema elettronico di raccolta ed elaborazione dei dati, mettendo lo spettatore nella condizione di non capire con certezza dove gli autori vogliano andare a parare. Risulta davvero stucchevole quel che capita nella seconda parte del film, traboccante di evedenti buchi nella sceneggiatura o comunque zeppa di scelte "deboli", perchè poco comprensibili e sfilacciate. L'idea dalla quale muove la sceneggiatura - immaginarsi un comico Presidente - forse per noi italiani non è un'ipotesi così assurda... il caso Beppe Grillo ci mostra quotidianamente che il sistema politico è talmente in crisi da poter essere rigenerato paradossalmente solo dalla comicità e dall'onestà che un comico deve avere nei confronti del proprio pubblico. “Una risata vi seppellirà”, recitava un motto dell'epoca della contestazione, chi può dire che tutto ciò non possa realmente accadere prima o poi in qualche angolo del pianeta?
| inviato da il 17/5/2007 alle 0:21 | |
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