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kulturadimazza


RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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CULTURE POP manifesto




Support CC - 2007

*   *   *

Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
www.rapportoconfidenziale.org


7 ottobre 2009


Rapporto Confidenziale - numero18 (ottobre 2009)

rc_cover_18

RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica

NUMERO18 | OTTOBRE’09

free download 9,12mb | 3,24mb | ANTEPRIMA


www.rapportoconfidenziale.org



EDITORIALE

di Alessio Galbiati


Con il numero di ottobre 2009, arriviamo alla ventesima pubblicazione di Rapporto Confidenziale (diciotto numeri ai quali vanno aggiunti il numerozero e lo speciale Locarno 2008)… Non male tenendo conto delle risorse sulle quali possiamo fare affidamento, le stesse che concorrono a farci compiere ogni mese, da quasi due anni, il miracolo di offrirci ai vostri occhi ed alle vostre teste.

Su questo numero trovate (al solito) molte cose differenti l’una dall’altra, c’è un omaggio a Luciano Salce ed al suo capolavoro dimenticato Colpo di Stato (immagino che nelle prossime settimane sarà uno dei termini più abusati dall’isterica, e sull’orlo di una crisi di nervi, (o)scena politica italiana); c’è uno squarcio sul cinema di regime nord coreano (Pulgasari) e su quello italico (Baarìa). Ci sono le Silly Simphonies disneiane e gli incredibili film Bikesploitation, c'è la recensione di un interessante film argentino che vaga in qualche sparuta sala cinematografica fra l’Italia e la Svizzera (Lake Tahoe), ci sono le relazioni pericolose di suoni ed immagini da leggersi come fossero un cd, ed il resoconto di una rassegna milanese dedicata all’effetto flickering.

Ma soprattutto c’è la terza parte dello speciale dedicato al genio dimenticato di Augusto Tretti che, sul finire di settembre, abbiamo avuto il piacere di conoscere di persona e con il quale abbiamo registrato oltre due ore di materiale audiovideo (che contiamo di presentarvi prossimamente).

Dunque non vi resta che leggerci e magari fare una donazione… va bene che siamo liberi, va bene che siamo indipendenti, ma un aiuto economico sarebbe in questo momento particolarmente ben accetto.

Buona visione.



SOMMARIO del NUMERO18


4 La copertina

di Kevin Dooley


5 Editoriale

di Alessio Galbiati


6 Brevi appunti sparsi di immagini in movimento

di Alessio Galbiati e Roberto Rippa


7 Narciso rovesciato, Narciso liberato.

Immagine di sé e diversità nelle Silly Symphonies

di Stefano Andreoli


11 Colpo di Stato. Capolavoro dimenticato

di Alessio Galbiati


14 Luciano Salce: la bocca storta del cinema italiano

di Alessio Galbiati


16 LINGUA DI CELLULOIDE

Paparìa

cineparole di Ugo Perri


17 Baarìa. Cattedrale nel deserto

di Ivan Talarico


18 RC SPECIALE. TERZA PARTE

AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano

a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

19 Alcool

di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

20 Alcool (la critica ufficiale)

20 Alcool è il più spiritoso film di Augusto Tretti

di g. d.; La Repubblica, 22 marzo 1980

21 E dallo schermo l’eroe grottesco disse: «Prosit!»

Tempo Medico n. 181, aprile 1980

22 La casalinga solitaria e il suo «goccetto»

di Anna Del Bo Boffino; Amica, aprile 1980

22 «Alcool» di Tretti a Controcampo e contro tutti

di Alberto Crespi; L’Unità, 27 agosto 1980

23 Filmografia. sintetica


24 SECONDI POSTI IN PIEDI. Il cinema popolare dalla B alla Z

Bikesploitation. Moto, violenza, sesso e... lupi mannari nelle opere di Michael Levesque e Herschell Gordon Lewis

Con le recensioni di: “Werewolves on Wheels” e “She-Devils on Wheels”.

a cura di Roberto Rippa


27 Pulgasari. L’incredibile storia di un film assurdo

di Alessio Galbiati


29 Lake Tahoe

di Roberto Rippa


30 LE RELAZIONI PERICOLOSE. Connessioni tra suoni e immagini

Around “Theme de Yo-Yo”

a cura di Romeo Sandri


32 Madden 12x a Second. L’occhio che trema in mostra a Milano

di Alessio Galbiati


21 settembre 2009


Rapporto Confidenziale - numero17 (settembre 2009)


RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica

NUMERO17 | SETTEMBRE’09

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www.rapportoconfidenziale.org


EDITORIALE di Alessio Galbiati

Numero ricchissimo quello che vi capita di fronte agli occhi: cinquantotto pagine dedicate al cinema nelle sue molteplici forme, introdotte dallo sguardo smarrito e sospeso di Monica Vitti nella copertina di Maurizio Giuseppucci. …l’incomunicabilità di Antonioni non è poi un tema così inattuale…

Intanto Venezia volge al termine producendo, al solito, il solito smarrimento in chi guarda alla laguna da lontano (vero e proprio panico invece per chi vi è immerso fino al collo); dai segnali di fumo che giungono dal lido siamo rimasti folgorati dalla rabbia di Abel Ferrara nell’aver visto profonato uno dei suoi capolavori: «…I’m not doing the prequel to Aguirre: the Wrath of God, OK? Let me put it that way!».

Comunque di Venezia sul numero17 di RC non c’è traccia, al solito siamo persi in un percorso tutto nostro, erratici nel cinema e nella sua storia, cercando ogni volta di tessere un legame con la nostra stessa storia, alla ricerca di un senso delle cose che non necessariamente esiste.

Insomma,
Buon lettura…

 

 

SOMMARIO

04 La copertina. Maurizio Giuseppucci
05 Editoriale di Alessio Galbiati
06 Brevi. appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
07 DOC3: il documentario in televisione. Intervista a Lorenzo Hendel e Luca Franco di Alessio Galbiati
12 LINGUA DI CELLULOIDE La grande bouffe cineparole di Ugo Perri
16 RC SPECIALE. SECONDA PARTE
AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
La legge della tromba di Alessio Galbiati 17
Alcuni giudizi sul film La legge della tromba 21
Filmografia sintetica 23
Resistenza e cinema: Augusto Tretti racconta di Lorisa Andreoli 24
27 Ivan Zuccon e l’imponderabile fascino dell’orrore di Alessandra Cavisi
29 RC SPECIALE. 62° Festival del film Locarno 5-15|08|2009 a cura di Roberto Rippa
LOCARNO 62. Brevi cronache dal Festival internazionale del film di Locarno 2009 di Roberto Rippa 31
CONCORSO INTERNAZIONALE
Akadimia Platonos > Filippos Tsitos 32
Buben, Baraban > Aleksei Mizgiryov 33
La donation > Bernard Émond 34
Nothing Personal > Urszula Antoniak 35
ICI et AILLEURS
Dirty Paradise > Daniel Schweizer 36
Itiburtinoterzo > Roberta Torre 37
CONCORSO CINEASTI DEL PRESENTE
October Country > Michael Palmieri e Donal Mosher 38
Todos mienten > Matías Piñeiro 39
Intervista a Matías Piñeiro di Roberto Rippa 40
45 Rosso come il cielo di Alessio Galbiati
46 Accolti a braccia chiuse. Il cinema di Alvaro Bizzarri di Donato Di Blasi
48 SECONDI POSTI IN PIEDI. Carlinghe Roventi. The Stewardesses - Le assistenti di volo in 3D di Al Silliman Jr.di Roberto Rippa
49 LO SCHERMO NEGATO. Loren Cass di Roberto Rippa
50 Il medico della mutua di Samuele Lanzarotti
52 ABDICAZIONI. L`archivio letterario di Rapporto Confidenziale a cura di Luca Salvatore
Epicleti di Gian Paolo Guerini 52
Sbrigare il soggettile. Forsennare l’insensato. Anti-strofi. Maquillage, - impostura di Luca Salvatore 53
[Archi di] Pietra di Chiara Daino 54
Paolo Fichera 56
57 www.rapportoconfidenziale.org

 



21 settembre 2009


Rapporto Confidenziale - numero17 (settembre 2009)



RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica

NUMERO17 | SETTEMBRE’09

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EDITORIALE di Alessio Galbiati

Numero ricchissimo quello che vi capita di fronte agli occhi: cinquantotto pagine dedicate al cinema nelle sue molteplici forme, introdotte dallo sguardo smarrito e sospeso di Monica Vitti nella copertina di Maurizio Giuseppucci. …l’incomunicabilità di Antonioni non è poi un tema così inattuale…

Intanto Venezia volge al termine producendo, al solito, il solito smarrimento in chi guarda alla laguna da lontano (vero e proprio panico invece per chi vi è immerso fino al collo); dai segnali di fumo che giungono dal lido siamo rimasti folgorati dalla rabbia di Abel Ferrara nell’aver visto profonato uno dei suoi capolavori: «…I’m not doing the prequel to Aguirre: the Wrath of God, OK? Let me put it that way!».

Comunque di Venezia sul numero17 di RC non c’è traccia, al solito siamo persi in un percorso tutto nostro, erratici nel cinema e nella sua storia, cercando ogni volta di tessere un legame con la nostra stessa storia, alla ricerca di un senso delle cose che non necessariamente esiste.

Insomma,
Buon lettura…

 

 

SOMMARIO

04 La copertina. Maurizio Giuseppucci
05 Editoriale di Alessio Galbiati
06 Brevi. appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
07 DOC3: il documentario in televisione. Intervista a Lorenzo Hendel e Luca Franco di Alessio Galbiati
12 LINGUA DI CELLULOIDE La grande bouffe cineparole di Ugo Perri
16 RC SPECIALE. SECONDA PARTE
AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
La legge della tromba di Alessio Galbiati 17
Alcuni giudizi sul film La legge della tromba 21
Filmografia sintetica 23
Resistenza e cinema: Augusto Tretti racconta di Lorisa Andreoli 24
27 Ivan Zuccon e l’imponderabile fascino dell’orrore di Alessandra Cavisi
29 RC SPECIALE. 62° Festival del film Locarno 5-15|08|2009 a cura di Roberto Rippa
LOCARNO 62. Brevi cronache dal Festival internazionale del film di Locarno 2009 di Roberto Rippa 31
CONCORSO INTERNAZIONALE
Akadimia Platonos > Filippos Tsitos 32
Buben, Baraban > Aleksei Mizgiryov 33
La donation > Bernard Émond 34
Nothing Personal > Urszula Antoniak 35
ICI et AILLEURS
Dirty Paradise > Daniel Schweizer 36
Itiburtinoterzo > Roberta Torre 37
CONCORSO CINEASTI DEL PRESENTE
October Country > Michael Palmieri e Donal Mosher 38
Todos mienten > Matías Piñeiro 39
Intervista a Matías Piñeiro di Roberto Rippa 40
45 Rosso come il cielo di Alessio Galbiati
46 Accolti a braccia chiuse. Il cinema di Alvaro Bizzarri di Donato Di Blasi
48 SECONDI POSTI IN PIEDI. Carlinghe Roventi. The Stewardesses - Le assistenti di volo in 3D di Al Silliman Jr.di Roberto Rippa
49 LO SCHERMO NEGATO. Loren Cass di Roberto Rippa
50 Il medico della mutua di Samuele Lanzarotti
52 ABDICAZIONI. L`archivio letterario di Rapporto Confidenziale a cura di Luca Salvatore
Epicleti di Gian Paolo Guerini 52
Sbrigare il soggettile. Forsennare l’insensato. Anti-strofi. Maquillage, - impostura di Luca Salvatore 53
[Archi di] Pietra di Chiara Daino 54
Paolo Fichera 56
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18 settembre 2009


DOC3: il documentario in televisione. Intervista a Lorenzo Hendel e Luca Franco.





Articolo pubblicato su RC NUMERO17 | settembre ’09 (pag.7-10)
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DOC3: il documentario in televisione.

Intervista a Lorenzo Hendel e Luca Franco.

di Alessio Galbiati

 

Guardare la televisione è, il più delle volte, un’esperienza traumatica e mortificante. Ci sono però programmi che (ri)conciliano con il mezzo televisivo, capaci di sorprendere per qualità e profondità: DOC3 è uno di questi.

L’idea di intervistare gli autori del programma è nata in maniera spontanea, una specie di riflesso condizionato prodotto dalla visione del bel Come un uomo sulla terra, documentario di denuncia sul terribile trattamento inflitto ai migranti africani dall’esercito della dittatura libica, diretto da Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene. Un racconto in prima persona capace di scuotere dal torpore che il quotidiano ti appiccica addosso come una malattia inguaribile; DOC3 è forse tutto qui, una finestra sul mondo lontano e su quello dietro all’angolo, uno strumento che agita la cosciènza.

DOC3 è un programma di Lorenzo Hendel, condotto da Alessandro Robecchi, realizzato con la consulenza di Luca Franco. L’attuale ciclo di documentari, in onda ogni giovedì alle 23.40 ed iniziato il 2 luglio, si concluderà il 24 settembre con la messa in onda della tredicesima opera della stagione estiva.

L’intervista è stata realizzata via mail in data 31 luglio 2009.

 

In merito all’attribuzione d’una paternità alle risposte inviatemi, e qui pubblicate, Lorenzo Hendel ha scritto: «Il testo è stato scritto da me ma riflette il senso e l’anima del nostro percorso, frutto di continue discussioni e verifiche di squadra, quindi credo sia giusto che tu consideri me e Luca sullo stesso piano per quanto riguarda la paternità delle idee esposte».

 

* * *

 

Ai miei occhi una delle principali qualità del programma è che permettete la visione di opere altrimenti invisibili, lo fate gratuitamente (canone a parte) e questo oggi, in epoca di digitale terrestre incombente e pay-tv, è un qualcosa di eccezionale. «DOC3 è l’unico programma della televisione pubblica che presenta documentari sociali incentrati su temi d’attualità, con una particolare attenzione al lato umano» così recita il comunicato stampa di presentazione del ciclo estivo. Si assiste ad una svalutazione complessiva della qualità dei contenuti della tv generalista, basti pensare che il programma giornalistico di maggior successo in termini di ascolti, Annozero di Michele Santoro, è stato inserito nel palinsesto di Rai Due a seguito d’una sentenza della magistratura; è in atto – da tempo – un decadimento qualitativo generalizzato imputabile ad evidenti scelte editoriali e politiche. Insomma cosa ci fate in onda? Qual è la storia di DOC3, quando nasce ed in che modo? (cioè è un programma voluto dal direttore di rete oppure è un programma nato da un percorso autonomo?).

 

La denuncia dello scadimento qualitativo della TV generalista è da tempo un luogo comune peraltro difficilmente contestabile, ma vorremmo che la cosa fosse posta in modo diverso, e soprattutto sarebbe il caso di definire meglio cosa si intende per “qualità” nel tempo della televisione. Siamo fieramente avversi a una difesa della qualità originaria e premediatica, una qualità “culturale” come si dice, che si contrapponga alle vili richieste del mercato. L’avvento dei media nella società ha modificato la circolazione delle esperienze e dei prodotti trasformando anche il concetto stesso di qualità, che sempre più è subordinata alla sua “qualità mediatica comunicativa”. A ben vedere questo processo è sempre avvenuto nella storia dell’uomo, e della storia dell’arte e della cultura in particolare. Proviamo a immaginare il significato dei cicli di affreschi giotteschi prescindendo dalla loro qualità comunicativa e dalle innovazioni sul piano del linguaggio…

 

Nell’epoca della Televisione la dimensione comunicativa dei prodotti si esprime nella loro capacità di essere accessibili ed attraenti per un pubblico il più vasto possibile, facendo i conti, qui si in modo creativo, con i consolidati sistemi di aspettative sedimentati nel tempo. Magari per trasformarli.

Il percorso di DOC3 cerca quindi di superare la contrapposizione cultura versus mercato, che a ben vedere è oggi portata avanti soprattutto dai fautori della televisione commerciale. Che dicono: noi facciamo mercato, quindi non ci interessa la cultura. A questa posizione rispondono alcuni autori televisivi “impegnati”: noi facciamo cultura, quindi non ci interessa il mercato. Ambedue i fronti, così lontani in apparenza, solidali però nella contrapposizione dei due termini.

 

Fare cultura dentro il mercato, oppure fare mercato in un ottica di cultura, è il nostro tentativo. In questo ci sentiamo dentro una “onda lunga” che nella nostra Rete era stata avviata tanti anni fa da Angelo Guglielmi. Che diceva: «la cultura non è una cosa, ma un modo di fare le cose».

Doc3 in quanto rubrica da tempo è presente nella Rete, circa sette – otto anni, e nel suo “grembo” sono stati trasmessi più di cento documentari, ma fino a due anni fa circa il taglio era diverso: si trattava soprattutto di acquisti, non c’era una delimitazione tematica o stilistica (la cosiddetta “linea editoriale”), e non c’era una regolarità né un appuntamento. Il concetto era un po’ quello della “vetrina”. Da due anni ci siamo impegnati a costruire una identità, una riconoscibilità, e un appuntamento col pubblico. In definitiva, e sulla scorta delle cose dette in precedenza, ci siamo messi alla ricerca di un nostro settore di mercato.

 

Ad oggi quanti documentari avete mandato in onda?

 

Da due anni, da quando è “cambiata la gestione”, i docs mandati in onda sono circa una trentina.

 

Il gran numero di lavori proposti presuppone un enorme lavoro di selezione, vorrei sapere quali sono le modalità di selezione del materiale e se magari Doc3 in qualche modo partecipa alla produzione di alcuni dei documentari che, poi, andranno in onda?

 

Tra le cose che abbiamo cercato di modificare nella nuova gestione c’è stato il rapporto tra coproduzioni e acquisti. Fino a due anni fa il rapporto era di circa una coproduzione su dieci acquisti, quest’anno su tredici trasmissioni le coproduzioni sono state otto.

 

Le modalità di selezione sono semplici: c’è una persona (Lorenzo Hendel, ndr) che lavora a tempo pieno alla rubrica, che guarda tutti i docs che arrivano e legge tutti i progetti. Luca (a metà tempo impegnato anche in Blu Notte) esamina una parte del materiale, per eventuali conferme. In più Lorenzo (e a volte Luca) gira il mondo in tutti i pitching forum che si stanno moltiplicando a tutte le latitudini, e raccoglie altre proposte.

 

Il nostro criterio è di accogliere tutti e dare feedbacks a tutti. Ovviamente è un compito immane, superiore alle nostre forze, anche perché questo comporta una analisi attenta di ogni progetto e la visione attenta e integrale (a velocità normale!) di ogni documentario realizzato. Bisogna considerare che già questa estate il Data Base che stiamo elaborando, e che comprende sia progetti che prodotti finiti, ha superato i quattrocento titoli. Per tredici spazi. Quindi siamo eternamente indietro e in ritardo con i tempi, per cui capita che qualcuno abbia una risposta a un progetto presentato più di un anno prima. Del resto, meglio tardi che mai…

 

I criteri di selezione sono quelli riferiti alla linea editoriale. Forti storie individuali, con una elevata tensione narrativa, sullo sfondo di problemi sociali rilevanti. E tutte riferite alla società contemporanea. Restano esclusi i docs storici, i bio pics e i ritratti, comunque i docs sui personaggi noti (abbiamo una spiccata predilezione per le persone anonime…). Ci piace molto che sulle storie, basate sul personaggio e non sul tema,vi sia un racconto “cinematografico” che mostri frammenti di vita vissuta mentre avviene. Abbiamo dichiarato guerra alla docu fiction e alle ricostruzioni, nel senso che ci piace che il documentarista affronti la vita e si faccia attraversare da essa, anche se non sa dove sarà trascinato (come disse Hitchcock, nel film di fiction il regista è Dio, nel documentario Dio è il regista…).

 

C’è un problema dei tempi della selezione: per come funziona la RAI, non ci è possibile investire soldi per prodotti che non andranno in onda nell’anno corrente, ma negli anni successivi. E visto che le consegne per l’anno corrente sono di solito previste tra primavera e estate, si rischia il paradosso di entrare in coproduzione a gennaio e di chiedere la consegna a maggio. Ovviamente, in questo modo la coproduzione diventa in realtà un acquisto, con nessuna possibilità di dare un contributo editoriale da parte nostra. In realtà cerchiamo di arrangiarci con lettere di interesse, che però non hanno un reale valore sul piano amministrativo, e tanta fiducia personale.

 

In ogni caso la redazione finale di una rosa non è mai possibile prima di settembre – ottobre. E tra la rosa si deve poi operare una ulteriore selezione. Da notare che, visti i numeri, alla fine i docs che rientrano in un nostro percorso editoriale sono comunque in un numero tre o quattro volte superiore agli spazi di cui disponiamo, e a quel punto diventa arduo procedere con la scelta. Insistiamo molto sulla trasparenza della linea editoriale perché ci preme che queste scelte abbiano una loro trasparenza, e non siano effettuate con criteri riservati e insondabili. Detto questo, è anche evidente che alla fine ogni scelta di questo tipo comporta una percentuale di sensibilità e di gusti personali, e non ci vogliamo sottrarre alla nostra responsabilità in questo senso… Responsabilità che ricade sulle spalle di noi due, ma soprattutto di Annamaria Catricalà, che è il capostruttura cui DOC3 fa riferimento, e che per prima ha avviato la fase che stiamo attraversando.

 

Quali sono gli ascolti medi del programma e quale la percentuale di share? Faccio questa domanda perché poi magari si scopre che è un buon affare anche dal punto di vista degli ascolti programmare documentari che trattino tematiche di attualità o comunque d’interesse collettivo, umano, sociale, antropologico (sempre che i dati Auditel siano realmente ciò che affermano di essere). Avete registrato dei picchi d’ascolto significativi in occasione della messa in onda di un qualche lavoro specifico: penso ad esempio alla messa in onda del documentario dedicato alla figura, umana e professionale, di Anna Politkovskaya “211: Anna” oppure al recentissimo passaggio dello sconcertante “Come un uomo sulla terra”?

 

Quest’anno, dopo le prime quattro puntate, lo share medio è superiore al 6%, con un picco iniziale (Hair India) del 9%, pari a settecentomila persone circa. E’ chiaramente un target consistente e significativo anche da un punto di vista di mercato, e in questo senso credo si debba ribadire ancora che rinunciare a questo target non è solo culturalmente perdente, ma anche commercialmente suicida.

 

La coincidenza con i fatti di attualità non modifica i numeri auditel in modo significativo. Anna Politkovskaja ha avuto un buon 6,50%, ma Come un uomo sulla terra ha avuto il 5,90%, e soprattutto Far East, andato in onda il giorno dopo l’assassinio della erede della Politkovskaja, il 4,90%.

 

 La globalizzazione (Hair India), le storie dei migranti africani (Come un uomo sulla terra) e quelle dei Rom (Io, la mia famiglia rom e Woody Allen), la xenofobia ed il razzismo (Far East), i diritti degli omosessuali (Oltre l’arcobaleno), la criminalità organizzata e gli effetti nefasti sul territorio da lei controllato (La Domitiana)… questi sono solo alcuni dei temi affrontati nel ciclo estivo del programma ma rappresentano uno spaccato assai chiaro della prospettiva sul mondo comune a molte delle storie da voi proposte, un racconto a più voci, polifonico, un’antropologia per immagini documentarie della nostra epoca, una lettura che diviene d’assoluto interesse se osservata nel suo insieme e che evidenzia una concezione illuminata del servizio pubblico. Come applicate questo concetto al vostro lavoro? O in altri termini: qual è il motivo che vi spinge a realizzare Doc3 e quale l’ambizione? Il fine che perseguite?

 

La bella domanda, come è formulata, contiene anche alcuni degli obiettivi che noi ci diamo, e quindi li sottoscriviamo.

 

Aggiungiamo che nei nostri docs ci piace anche raccontare realtà e storie umane che abbiano a che fare con importanti tematiche di cui si parla oggi nei media, ma in modo standardizzato e per cliché. Tipico della comunicazione televisiva è dare informazioni che permettono di sapere ma non di conoscere. Tutti sanno che ci sono i respingimenti, e magari ognuno si è fatto una idea in proposito. Ma chi sa cosa vuol dire essere respinto dopo una odissea durata anni nei campi di concentramento libici, torturati e venduti come animali, e tutto questo con i soldi del governo italiano?

 

Conoscere la “dark side” di ciò di cui tutti parlano, ma che non conoscono veramente, è uno dei nostri obbiettivi. In particolare quando ci si riferisce ai “cattivi”, coloro a cui si danno le responsabilità dei mali presenti, per non darli a noi stessi. Gli immigrati, gli zingari, i romeni, gli omosessuali… DOC3 spesso assume il loro punto di vista, e propone di guardare il mondo con un altro sguardo. Come nel coro dell’Eccezione e la Regola, «di niente sia detto: è naturale…» Per una normalità che sia fatta di differenze e non di omologazioni, di somme e non di sottrazioni.

 

 Un filmmaker (eviterei l’abusata formula ‘giovane filmmaker’) può inviarvi il proprio lavoro? O una proposta, nel caso in cui curiate anche la produzione, e sperare d’essere preso in considerazione? Se sì in che modo può contattarvi?

 

Contattarci è vivaddio facile, pensiamo che la nostra funzione in un organismo di servizio pubblico sia in primo luogo di essere accessibile a tutti. La mail di Lorenzo è l.hendel@rai.it. Quella di Luca lucafranco@email.it. Chiunque ci scrive avrà una risposta (purché, ripetiamo, abbia un po’ di pazienza).

 

Data la vostra esperienza e conoscenza del documentario italiano, quale pensate sia il suo attuale stato di salute? I tagli al Fondo Unico dello Spettacolo, che passerà dai 567 previsti nel 2008 ai 378 milioni di euro per l’anno corrente, creeranno squilibri nelle produzioni di documentari oppure la maggior parte della produzione vive già da tempo una condizione di indipendenza forzata?

 

Certo i tagli non faranno bene a nessuno, tra chi lavora nel nostro ambiente. Pensiamo però che i danni maggiori saranno per il cinema, perché i documentari, tra pitching forum contributi europei fondi regionali e territoriali e contributi di editors e broadcasters si erano da tempo abituati a una certa autonomia.

 

Quali sono le vetrine più interessanti per il documentario italiano? Quali sono cioè i festival, le rassegne o le realtà online che reputate di maggiore interesse?

 

Nel mondo Amsterdam e Locarno.

In Italia Torino, Venezia e Roma.

 

 In questi anni sono mai capitati episodi di censura diretta o indiretta nei confronti del programma? Avete incontrato dei veti rispetto a qualche lavoro in particolare? Penso ad esempio al documentario “Citizen Berlusconi” che, uscito nel 2003, è passato per la prima volta in Italia lo scorso 22 giugno su Current TV (replicato attorno al 20 luglio) dopo essere stato visto da migliaia di persone grazie alla rete… Ma, Berlusconi a parte, penso ad esempio a “Oil” di Massimiliano Mazzotta, che ha incontrato l’ostracismo della Saras e dei suoi proprietari, oppure il “Nazirock” di Claudio Lazzaro… Penso anche a quei casi, che mi si racconta non essere per niente isolati, di acquisto dei diritti esclusivi di messa in onda e del successivo blocco del film o del documentario negli archivi dell’emittente…

 

A Rai3 la censura non si vede quasi mai, di questo si deve dare atto a Paolo Ruffini di serietà e di coraggio. Nel caso nostro possiamo dire di non aver avuto mai un solo problema di questo tipo.

 

Quando arrivano in televisione ai documentari capita spesso che li si nomini ‘reportage’, ‘video inchiesta’ o magari capita che vengano contratti nella durata oppure d’essere divisi in capitoli e commentati da ospiti in studio, come ad esempio ha recentemente fatto Michele Santoro nel suo Annozero proponendo “Corri bisonte corri” di Roberto Pozzan e Monica Giandotti. E’ come se la differenza stia tutta nel come vogliamo chiamare la storia che ci viene raccontata. Sembra quasi che la televisione abbia paura del linguaggio del documentario e per questo debba correre ai ripari chiamandolo in maniera diversa o – peggio – manipolandone la forma (anche un’interruzione pubblicitaria, di fatto, è un’alterazione). Come valutate l’utilizzo del linguaggio del documentario nell’attuale situazione della televisione italiana?

 

L’usanza di inserire un doc in un contesto che lo frantuma e lo ingloba ha un motivo nella natura istituzionale della televisione e dei suoi linguaggi. Una natura fortemente inquadrata e dotata di una certa “vocazione all’autocontrollo”. Vista la delicatezza di tanti temi sociali, e il numero di entità interessate e coinvolte, è importante per la televisione garantire una presentazione formalizzata e controllata di ogni realtà (la sindrome della “Par Condicio”). La presenza del conduttore demiurgo, dotato di visibilità e autorevolezza, in qualche modo intercede e garantisce. Il punto di vista di un autore di documentari, quasi sempre sconosciuto, non ha questa investitura, e viene percepito solitamente come un pericolo. Quale è il suo punto di vista? Chi rappresenta? Con chi sta? In questo senso la scelta di DOC3 è chiarissima: il documentarista racconta il suo contatto con quel mondo, racconta il tratto di vita che ha attraversato, non vuole esaminare un problema nella sua interezza ma raccontare una storia. Su questo ha uno spazio interamente suo. Ci piace in questo senso contribuire a smantellare una usanza ormai consolidata, che nell’universo mediatico non contano più i fatti, ma l’opinione su di essi, che danno vita a schieramenti e a fronti contrapposti.

 

Il passaggio televisivo di un documentario pur rappresentando un’opportunità unica, per il pubblico e per i suoi stessi realizzatori, ha comunque l’effetto paradossale di risolversi in un unicum, diviene un momento isolato di fruizione. Massima visibilità, in chiaro su un canale pubblico, ma unicità di programmazione. Questo fatto viene in parte ovviato dalla disponibilità online, sul sito della Rai, della quasi totalità dei documentari che avete sin qui proposto; ho pure letto che alla prossima edizione del festival di Locarno saranno presenti “Il mio cuore umano” di Costanza Quatriglio e “Diario da Gaza” di Stefano Savona che verranno trasmetti su RaiTre rispettivamente il 20 agosto ed il 17 settembre prossimi. Mi pare di capire che il vostro lavoro, sui e con i documentari, non si risolva in una semplice rassegna televisiva ma continui nel tempo e si configuri come una vera occasione di incontro fra pubblico e film, fra il lavoro del filmmaker e quell’entità che altrimenti l’autore stesso devo incessantemente inseguire. Insomma DOC3 pare soprattutto attento al vero punto debole del cinema italiano: la distribuzione. Come valutate la vostra esperienza in quest’ottica?

 

Il problema della distribuzione dei documentari è forse il problema principale oggi, e purtroppo la televisione può dare risposte solo sul piano di quella che tu chiami “unicità di programmazione”. La disponibilità per un certo tempo sulla rete è importante ma non risolve davvero il problema. Di molti docs che noi sosteniamo vengono fatte due versioni: una per noi, per la televisione, e una per le sale del cinema. Il problema è: quali sale? Purtroppo qui il nostro sforzo si esaurisce per limiti istituzionali.

 

Qual è il ruolo del conduttore nel programma? A che livello del lavoro entra in scena Alessandro Robecchi?

 

Alessandro prende in visione i documentari una volta che sono stati selezionati, e la motivazione e passione che lui mette nel visionarli, condividerli e scrivere le presentazioni è uguale alla nostra nel visionarli e selezionarli. Devo dire che la sintonia tra lui e noi è straordinaria, e credo che lo si percepisca ascoltando le sue introduzioni.

 

Nella passata stagione televisiva a condurre il programma c’era Fabio Volo, un evidente tentativo di allargare il bacino di pubblico del programma, magari anche e soprattutto ai più giovani. Era differente anche la formula, con un ospite e spesso anche i registi dei lavori proposti che dialogavano con il conduttore. Come mai avete abbandonato questa formula?

 

Fabio Volo era stato un esperimento per raggiungere nuove fasce di pubblico, come tu giustamente fai notare, il problema è che la distonia fra lui e il pubblico dei docs era troppo grande. Si verificava un paradosso (visibile anche dall’andamento minuto per minuto delle curve auditel): quando appariva Fabio Volo il pubblico che aspettava i documentari si sentiva spiazzato e se ne andava, e restavano coloro che erano più in sintonia con lui. Quando poi partiva il doc anche quelli se ne andavano, e non restava più nessuno…

 

Il ciclo estivo si concluderà il 24 settembre ma immagino che siate già al lavoro per la stagione successiva, ci potete dare qualche anticipazione?

 

Ovviamente il lavoro per la stagione successiva è iniziato, e in modo febbrile, da quasi un anno. Come ti abbiamo detto sono parecchie centinaia i progetti e i docs che stiamo analizzando. Per ora non possiamo fare anticipazioni, anche perché tutto è assolutamente aleatorio. Ti confermiamo comunque che tematiche e criteri di selezione restano quelli che abbiamo esposto in questa sede.

 

 

* * *

 

Prosegue fino al 24 settembre la stagione estiva di DOC3, l’unico programma della televisione pubblica che presenta documentari sociali incentrati su temi d’attualità, con una particolare attenzione al lato umano. DOC3 è un programma di Lorenzo Hendel realizzato con la consulenza di Luca Franco e condotto da Alessandro Robecchi. Di seguito l’elenco delle ultime messe in onda, come di consueto alle ore 23,40 su Rai Tre:

17.09 Diario da Gaza di Stefano Savona

24.09 La retta via di Roberta Cortella e Marco Leopardi

 

Alcuni dei documentari della stagione in corso sono disponibili online, sul sito della Rai TV:

Per chi suona la campanella http://tinyurl.com/m9nyrl

XXL - Vite extralarge http://tinyurl.com/mq94rf

Wasted http://tinyurl.com/kjejkb

La Domitiana http://tinyurl.com/m6ymvl

Oltre l’arcobaleno http://tinyurl.com/mlmptg

Come un uomo sulla terra http://tinyurl.com/lyscre

      Hair India http://tinyurl.com/mdxebp

 

 

* * *

 

bio Lorenzo Hendel. Fiorentino classe ‘50 alla fine degli anni settanta si trasferisce a Perugia, dove lavora alla sede regionale della RAI a un progetto di documentazione della realtà sociale territoriale. Attento alla ricerca sui linguaggi della televisione ed impegnato nella fiction teatrale e videotreatrale si trasferisce a Roma nel 1988, e continua all’interno di RAITRE (il direttore di rete era, all’epoca, Angelo Guglielmi, il fautore della stagione più effervescente della storia della televisione italiana) l’attività di regista televisivo a tutti i livelli, mentre il lavoro di documentarista lo porta a viaggiare in tutti i cinque continenti. In particolare: nel 1997 realizza Tepuy, viaggio alle origini del mondo, nel 1998 Groenlandia, il lungo tramonto, nel 2000 Akha, quando il vento soffiava. Nel 2005, in Groenlandia, realizza il suo primo lungometraggio, Quando i bambini giocano in cielo, con il quale viene premiato come miglior lungometraggio all’Ischia Film Festival, al Maremetraggio di Trieste, e al Festival del cinema di montagna di Cervinia, e riceve premi minori al Sulmona Film Festival e al Festival di Autrans (Francia). Nel 2006 realizza Quando le mani si parlano, per DOC3, e nel 2007 Pio La Torre, il figlio della terra. Dal 2008 è responsabile di DOC3.




[fonte: http://www.rapportoconfidenziale.org/?p=3055]

 


3 agosto 2009


Rapporto Confidenziale - numero16 (lug-ago 2009)



RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica

NUMERO16 | LUGLIO-AGOSTO’09

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EDITORIALE di Alessio Galbiati

Il cinema esiste fintantoché c’è un pubblico.
La frase è semplice, quasi banale. Ma il segreto, ed il dramma, stanno tutti qui.
Il FUS ora, la legge di scopo prima, hanno reciso quel legame spontaneo che teneva uniti fra loro il pubblico ed i registi, il pubblico ed i produttori. Saltato questo meccanismo scopriamo che certe pellicole non possono più evadere dalle sale d’essai, dai festival, dall’home-video cinefilo. Un’opera prima non ha pubblico. Il cinema non ha pubblico.
FUS. Finiamolo d’essere Untosi Servi. Liberiamo il cinema dal finanziamento statale-ministeriale, recidiamo il cordone ombelicale e torniamo ad un’arte povera, con le pezze al culo. Il cinema di cui parla Rapporto Confidenziale non sa nemmeno cosa sia il FUS, ne ha sentito parlare, lo ha letto sui giornali avvolto dalla cattiva stampa e dalla coltre fumogena alzata da chi è riuscito a metterci mano. La timida (ed anacronistica) proposta che avanziamo è la seguente. Escano tutte le associazioni di categoria cinematografiche dal FUS, si chiamino fuori dal recinto e lascino altri a sbranarsi. Il cinema non necessita di denaro statale per tornare ad essere vitale e parlare al proprio pubblico, che è cambiato negli anni e, forse, non usa nemmeno più la sala come chiesa dove celebrare il proprio rito. Uscire dal FUS per riportare i costi di produzione al loro reale valore di mercato, dai noleggi di materiale e attrezzature, al costo di attori e comparse.
Diciamolo chiaro e tondo, il sistema attualmente in vigore è uno schifo clientelare non accessibile agli indipendenti. Noi vogliamo che sia tutelata questa categoria di cinematografari. Il discorso non è volto al massacro, non perseguiamo la logica dell’immiserimento collettivo, siccome io non ho niente voglio che tutti non abbiano niente, ma proponiamo una riforma più sostanziale che non può avere un interlocutore credibile nell’attuale congiuntura politica. La manifestazione di qualche settimana fa ha reso manifesta la gravità della situazione soprattutto perché il quadro di insieme è deplorevole. In piazza c’erano tutti i cinematografari con base a Roma (pare che i tagli colpiranno proprio lì), Cento Autori, registi vari, rappresentanti del centro sinistra e del centro destra (Carlucci e Barbareschi), accolti in delegazione da Gianni Letta su intermediazione di Walter Veltroni. Che una trattativa proceda con questi nomi e queste modalità e che oltretutto abbiano come referenti finali l’attuale Ministro della Cultura, Bondi, ma soprattutto il Ministro dell’Economia, il post-moderno Giulio Tremonti francamente, scoraggia. Le stesse parti in causa che hanno creato l’attuale situazione sono chiamate a trovare una soluzione. È di ieri la notizia che Silvio Berlusconi intercederà per il mondo della cultura, planerà col suo cavallo alato sulle casse dello stato e spargerà a piene mani qualche milione di briciole fra il giubilo bi-partisan e popolare. Bene, continuiamo a farci del male!
Sul sedicesimo numero di Rapporto Confidenziale trovate tutto quel cinema che il FUS non sa nemmeno cos’è, troverete la prima puntata della storia del cinema e della vita di Augusto Tretti che pure quando ci furono vacche grasse non ebbe un soldo per produrre il proprio cinema. Di lui diceva Fellini: «Do un consiglio a tutti i miei amici produttori: acchiappate Tretti, fategli firmare subito un contratto, e lasciategli girare tutto quello che gli passa per la testa. Soprattutto non tentate di fargli riacquistare la ragione; Tretti è il matto di cui ha bisogno il cinema italiano».
Buone vacanze e buona lettura.


SOMMARIO numero16

04 La copertina. ilcanediPavlov!

05 Editoriale di Alessio Galbiati

06 Brevi. appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

07 Il Piccolo Manucinema di Tuia Cherici. In una Cascina vicino Firenze esiste l’Atelier del cinemanufatto di Mario Verger

10 Intervista a Tuia Cherici di Mario Verger

12 LINGUA DI CELLULOIDE. BEKET (manuli) cineparole di Ugo Perri

14 RC SPECIALE. PRIMA PARTE

AUGUSTO TRETTI, o dell’anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

Augusto Tretti di Stefano Andreoli 15

Il potere di Samuele Lanzarotti 20

Il potere. La critica (ufficiale). Con le recensioni di Ugo Casiraghi, Ennio Flaiano e Alberto Moravia 22

Filmografia 24

28 TreQuarti di Roberto Rippa

29 Intervista a Roberto Longo di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

34 Zombi 2 di Alessandra Cavisi, Alessio Galbiati e Roberto Rippa

40 Wes Anderson and the Substance of Style di Alessio Galbiati

44 SECONDI POSTI IN PIEDI. Non aprite quella cesta! Basket Case di Frank Henenlotter di Roberto Rippa

46 LO SCHERMO NEGATO. Hei yanquan di Roberto Rippa

48 RiP: A remix manifesto. Uno spettro si aggira per la rete di Alessio Galbiati

50 LE RELAZIONI PERICOLOSE. connessioni tra suoni e immagini. “Due minuti e ventitre secondi di Musica senza tempo” di Romeo Sandri

49 Win or Lose: A Summer Camp Story di Kathie Smith

Intervista a Louis Lapat, regista di Win or Lose: A Summer Camp Story di Kathie Smith 49

Win or Lose visto da un europeo di Roberto Rippa 54

55 ABDICAZIONI. L`archivio letterario di Rapporto Confidenziale

For a song di Luca Salvatore

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2 giugno 2009


Rapporto Confidenziale

RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
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ARCHIVIO COMPLETO
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14 maggio’09
8.5 | 2.8 | anteprima




13 marzo’09
10.5 | 3.5 | anteprima

12 febbraio’09
10.5 | 4.0 | anteprima

11 gennaio’09
7.5 | 2.9 | anteprima




10 dicembre’08
7.9 | 3.0 | anteprima

9 novembre’08
7.0 | 3.0 | anteprima

8 ottobre’08
10.2 | 6.3 | anteprima




speciale Locarno’08
12.3 | 7.4 | anteprima

7 lug/ago’08
13.4 | 5.5 | anteprima

6 giugno’08
10.6 | 6.4 | anteprima




5 maggio’08
7.5 | 4.8 | anteprima

4 aprile’08
9.5 | 4.5 | anteprima

3 marzo’08
6.4 | 4.7 | anteprima




2 febbraio’08
8.2 | 4.2 | ftp

1 gennaio’08
7.4 | 3.5 | ftp

0 dicembre’07
6.0 | ftp


23 marzo 2008


fine delle trasmissioni - http://kulturadimazza.wordpress.com


Dopo due anni si concludono le trasmissioni da questa piattaforma.
ci spostiamo qui
http://kulturadimazza.wordpress.com


kulturadimazza.ilcannocchiale.it
è vivo dal 5 febbraio 2006
ed è composto da 587 post


15 marzo 2008


ilcannocchiale e i motori di ricerca


Oggi ho inviato la mail che trovate qui sotto alla redazione de Il Cannocchiale (info@ilcannocchiale.it); non capisco fino in fondo quanti siano gli utenti che riscontrano i miei stessi problemi; per questo posto qui la mail... se qualcuno vuole condividere o dirmi che sto prendendo un abbaglio...

Gentile Redazione,
volevo segnalarvi uno spiacevole problema del quale con tutta probabilità già vi siete accorti.
Tutti i blog de "ilcannocchiale.it" sono praticamente scomparsi dai principali motori di ricerca, questo significa che tutti i suoi contenuti sono diventati pressoché invisibili nel mare magnum della rete. Un problema non da poco, che riduce l'intera piattaforma ad un sistema fondamentalmente autoreferenziale, una specie di diario a disposizione dei propri conoscenti o poco più.
Vorrei capire la natura di questo inconveniente che riduce di molto il potenziale di questo strumento, vorrei capire da voi se avete pensato a qualche possibile soluzione o se invece la piattaforma "ilcannocchiale" sia destinata alla marginalità dell'indicizzazione.
 
Attendo una vostra risposta e porgo cordiali saluti,
A.G.


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14 marzo 2008


Prenderla con filosofia. Ovvero come farsi guastare l'umore dalla caduta delle visite al blog


Per qualche assurdo motivo le visite a questo blog sono crollate a livelli mai visti, non ne comprendo il motivo ma noto che la gran parte dei blog de "il cannocchiale" hanno lo stesso problema. Prendiamola con filosofia... ma se il problema dovesse perdurare saremo pronti a fare le valigie e traslocare. E che... caspita!!!


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29 febbraio 2008


2 anni di kulturadimazza


kulturadimazza è vivo dal 5 febbraio 2006, ha ricevuto un po' di visite e contiene 581 post........................ci eravamo dimenticati di farci gli auguri.


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14 gennaio 2008


La fiaba di Bernadette che non vide la Madonna di Andrea G. Pinketts (Ed. Il Filo, 2008)


Il nostro caro ed affezionatissimo Andrea G. Pinketts è tornato sugli scaffali delle librerie con una nuova gioisa fatica letteraria. Questa volta lo scrittore più swing che si conosca si cimenta con la fiaba, scomodando niente meno che la Madonna in persona. Si preannuncia uno scontro fra titani, o ancora peggio lo scontro fra due Titanic... dove l'iceberg è un cubetto di ghiaccio galleggiante sopra un Cuba Libre!!!

Andrea G. Pinketts
La fiaba di Bernadette che non vide la Madonna
Edizioni Il Filo , Pag.106 Euro 12,00

di Alex Pietrogiacomi
Il paradiso degli orchi - rivista di letteratura contemporanea
link

Andrea G. Pinketts lo conosciamo tutti, con i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi tortuosi giochi linguistici, i noir al limite del surreale, le belle donne, la Milano che non ha più niente “da bere” se non la propria bile e conosciamo anche la G. del suo nome, che spesso è stata (auto)identificata con “Genio” ma che con La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna (Edizioni Il Filo, presentato in anteprima alla fiera del libro di Roma “Più libri più liberi”), in uscita a Gennaio 2008, potrebbe essere un’ottima iniziale per Andrea “Grimm” Pinketts.
E già! Il nostro infatti si mette alla prova con la fiaba, con una struttura che ha in sé il pedagogico e il folkloristico, l’umano e il fantastico, e lo fa in maniera discretamente riuscita.
Non ho problemi a dichiararmi un fan accanito di Andrea, ma in questa sua prova ho trovato qualcosa che zoppicava, qualcosa che non mi tornava: sembrava di trovarmi di fronte ad una specie di grosso “esercizio di stile”; l’irriverente linguaggio dello scrittore milanese c’era tutto, la verve ironica e acida permeava ogni riga strappando sorrisi con colpi di genio letterari e scene davvero degne di un Tarantino nostrano ma, a differenza di molti altri libri, di ciò non restava molto nel cuore del lettore, non riusciva a sprofondare nell’immaginario e a tracciare una linea nuova di lettura del Pinketts conosciuto e amato.
Con queste idee ho terminato la prima lettura del libro, agevolissimo nelle sue 100 pagine, per ricredermi poi ad una seconda: una fiaba non deve niente a chi l’ascolta, o meglio non gli deve niente che non vada oltre l’immediato presente e che non sia l’incanto del momento.
E con questa nuova chiave ho ricominciato ad apprezzare le righe già lette scoprendo quanto la fiaba si incrociasse con la cinematografia fantasy e poliziesca, quanto facesse il verso alle figure incappucciate che vivono nei nostri momenti più bui e come tutto risultasse ad un certo punto assolutamente onirico.
Bernadette è la strega che tutti noi vorremmo incontrare, è il ricordo di un amore, lo sguardo adorante che possiamo immaginare soltanto per l’ideale di donna che vorremmo avere accanto, è l’insensata ironia della vita che prende, concede e toglie nuovamente per divertirsi con le nostre esistenze, riempiendo le giornate di troll, inconvenienti, sesso, cattivoni d’altri tempi e delusioni anche per i malvagi innamorati. Insomma è la Vita, che ci lascia fare la nostra passeggiata sui suoi sentieri senza farci allontanare troppo però.
Quindi cosa c’è di più bello che lasciarsi andare ad un’avventurosa e rocambolesca corsa all’interno di noi e del nostro spirito d’avventura?
In questo libro ci sarà materiale da far impallidire qualsiasi Stregato, Shriek o Emerych: nel calderone pinkettsiano tutto fa brodo ma in un modo in cui soltanto i grandi chef sanno che si può fare!
Naturalmente, come in ogni fiaba che si rispetti non potevano mancare le illustrazioni e quindi giù con fotografie che ritraggono i protagonisti in action durante questo film/book che potrebbe essere tranquillamente trasposto sullo schermo da qualsiasi regista, italiano o ‘mmericano che si vuole!
Come ho detto un libro che dà adito a ripensamenti durante la lettura e che se all’inizio ho definito come “discretamente riuscito” alla fine di questa recensione devo (ri)giudicare come un ottimo divertissement giocato sul gusto della trasgressione, dell’incrocio di generi e della curiosità dei propri limiti e capacità
Bernadette non avrà visto la Madonna, ma sicuramente si trasforma in una specie di Vergine Maria ogni volta che incrocia lo sguardo del protagonista, e il nostro da dietro le pagine, ci lascia schiavi di una lettura che sa farci tornare bambini ma con i capelli bianchi!

* * *

Edizione 271 del 11-12-2007
L'opinione.it - link
Fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”.
Io, Pinketts, vittima delle fiabe
è stato presentato domenica 9 dicembre, in anteprima, il nuovo libro di Andrea G. Pinketts, intitolato “La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna”. La presentazione, portata avanti da Silvio Scorsi, consulente del Filo, casa editrice che distribuirà il libro a partire dal prossimo gennaio, è avvenuta nel contesto della sesta edizione della Fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, in una sala Rubino gremita di affezionati lettori di Pinketts, che non erano pochi, e passanti incuriositi dal personaggio. Andrea Pinketts si è dimostrato disponibile e interessato alle domande che gli sono state poste nel corso di questa intervista. Abbiamo avuto la possibilità di parlare con lui, e con Silvio Scorsi, mentre bevevano della birra al bar della Fiera. Chi scrive ha letto il libro ad un mese dall’uscita ufficiale, e questo piccolo privilegio ha permesso di porre a Pinketts delle domande che, si spera, permetteranno di uscire dal seminato della cronaca. E daranno la possibilità di sbirciare tra le pagine di una fiaba, non una favola, per niente banale. Che ribalta le regole del gioco narrativo.

Perché ha sottolineato la differenza tra “fiaba” e “favola”, all’inizio del suo libro?
Le favole sono quelle di Fedro, Esopo. Sono quelle storie moraleggianti, che hanno una sorta di insegnamento. Sono storie che hanno animali come protagonisti. Prendi ad esempio la favola della volpe e l’uva, che ti spiega in due frasi il concetto di invidia. Le fiabe sono diverse. Lì ci sono gli uomini, e le donne. Penso alle favole dei fratelli Grimm, alla strega di Hansel e Gretel, a Cappuccetto Rosso. Anche se io davvero non capisco come una madre possa raccontare simili storie al proprio bambino, prima di andare a dormire.

Che intende? Una morale rassicurante non aiuta ad avere sonni, e sogni, tranquilli?
Mi sono tolto molti sassolini dalle scarpe, scrivendo questa fiaba. In un certo senso sono stato una vittima delle fiabe. La fiaba è un pozzo, nero. Di questo pozzo tu puoi subire il fascino, o esserne travolto. Puoi tirarci fuori quello che vuoi. L’oggetto fiabesco è stato sempre in qualche modo frainteso. Grace Kelly ha avuto un matrimonio da favola ma poi, sappiamo tutti come è andata a finire. La mia è una fiaba dei fratelli Grimm… dei fratelli Cohen, dei fratelli Karamazov. Già, perché nel romanzo c’è un po’ di tutto: la mafia russa, i troll, una donna bellissima che è anche una strega, una coppia formata da un cane e un gatto…Sì. Fino a poco tempo fa, la letteratura è stata figlia della letteratura. Ma questo esperimento (il libro ha una serie di foto acriliche, anni ’70, nel testo, che rappresentano in carne ed ossa i personaggi della fiaba, ndr) che mi è stato suggerito da Massimo Gatti, è felice. Per altri impegni, Gatti non ha potuto fotografare. Allora è entrata in scena la meravigliosa Maria Sole Brivio Sforza. La letteratura, ora come ora, si alimenta di cinema, videoclip, pittura, fumetto, televisione…

E la protagonista della sua fiaba, Bernadette, esce fuori proprio da un quadro, per fuggire da Edera Violacea, un paesino più morto che vivo. Poco fiabesco.
Anche per questo ho voluto iniziare con “E vissero, per sempre, tutti felici e contenti”, finendo con “C’era una volta”. Una condizione di felicità completa, permanente, mi sembra simile ad una lobotomia.


27 novembre 2007


Rapporto Confidenziale - clip#001



8 novembre 2007


Mulholland Drive Music Video. Considerazioni sulla visone collettiva.

Quando dico che il cinema dovrebbe uscire delle sale e quando dico che del cinema dovremmo incominciare ad appropriarcene, intendo anche un lavoro come il seguente che nella sua dimensione casalinga prende due testi sui quali legalmente non potrebbe fare alcunché e li ri-monta a propro piacimento condividendo il risultato. Il primo limite strutturale dell'attuale situazione che ci vede onnivori consumatori impossibilitati a produrre, risiede nel termine legalmente. Il secondo è il termine 'privato' del quale non conosciamo l'estensione quando leggiamo l'immancabile didascalia d'inizio d'un DVD:

"Questo film è protetto da un copyright ed è stato concesso in licenza del proprietario del copyright solo per un uso privato. Tutti gli altri diritti sono riservati. La limitazione dell'uso privato esclude l'utilizzazione di questo film protetto da copyright in luoghi quali club o alberghi. Sono rigorosamente vietate la riproduzione anche parziale per l'esecuzione in pubblico e la trasmissione con qualsiasi mezzo."

Riflettendo su questo aspetto ho sviluppato la convinzione che nel legislatore (planetario?!) vi sia la paura dell'utilizzo comunitario del cinema. Perché altrimenti impedirne con tanto zelo (planetario?) la possibile fruizione collettiva. Dovremmo vederci i film o al cinema o a casa nostra, il resto non è permesso. Provate ad organizzare rassegne con DVD poi scoprirete che: 1. dovete ottenere il consenso dei titolari del diritto di riproduzione 2. dovete utilizzare appositi supporti e regolarne il canone di noleggio 3. regolare con la SIAE il diritto d'autore sulla colonna sonora.

Bel giochino vero? Dunque ogni volta che vi capita di vedere in locali o quant'altro delle immagini d'un film sappiate che con tutta probabilità state assistendo ad un qualcosa di illegale.

Insomma è bene che la situazione cambi, si evolva, che "il legislatore" faccia ciò per cui è stato messo lì, ovvero dare forma al reale perché la fruizione e la produzione dovrebbero essere ormai un diritto.

...continua (inevitabilmente)


7 novembre 2007


EXTRA's

ANALISI

Trafficanti di moralità - analisi goffmaniana del film "Donnie Brasco" I II III IV V VI

ANALISI

Il Serial cinematografico americano degli anni dieci: le Serial Queen I II III IIIbis IV V


SCENEGGIATURA

Il lupo perde il pelo ma non il vizio di uccidere. #1 #2 #3 #4 #5 #6 #7


ANDREA MUGNAI

Le luci della sera

Fela Kuti: Ten More

Staudacher, chi è costui?

The Departed

WELL BE, Piergiorgio!

Cork Film Festival 2006

Schegge di Aprile


PAOLO DEGANUTTI

L'amico di famiglia

Borat

L'ultimo re di Scozia

Saturno Contro




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5 novembre 2007


23 TEKNIVALS di ganpati23, 2007 (corto)


23 TEKNIVALS
autore: ganpati23
durata: 4:58

Questo montaggio a mio avviso è particolarmente interessante perché narra d'una realtà marginale e marginalizzata, costretta ai margini per l'impossibilità d'una omologazione al Sistema dei benpensanti.
Cinque minuti ricavati da più di 100 ore di materiale, testimonianza diretta d'un intero movimento che attraversa l'Europa, dall'Italia alla Spagna, passando per l'Olanda, la Gran Bretagna, la Republica Ceca...
Ogni volta gli stessi problemi, ogni volta la stessa vitalità folle ed incontenibile.
Dello stesso autore abbiamo già pubblicato questo video. Altri ne posteremo ancora, perchè la potenza della documentazione diretta e senza mediazioni d'un fenomeno fatta da chi vive in prima persona lo stesso fenomeno è un qualcosa di raro ed eccezionale che ci prestiamo volentieri ad amplificare.
Che vi piaccia o meno, la cosa esiste e quando si estinguerà (se mai dovesse accadere) sarà una perdita per tutti: una vittoria dell'ordine a discapito delle libertà (che sono al plurale, altrimenti non sono!).

così l'autore:
video montaggio di teknival vari da tutta europa, come ci divertiamo e come gli sbirri cercano di impedircelo...ma la nostra energia li sotterrera'!!!!italia,(manifestazione al colosseo)olanda,inghilterra,spagna,francia, e ovunque arriviamo, non c sono frontiere per la tekno family!!!!

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