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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
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«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

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Rapporto Confidenziale
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24 gennaio 2008


Family Day di Marco Travaglio


Family Day di Marco Travaglio

L’altra sera Bruno Vespa, marito di Augusta Iannini che dirige gli Affari di giustizia del ministero per volontà di Mastella, ha organizzato una passerella per Mastella, cioè per il datore di lavoro della sua signora. Il quale lacrimava per le sorti della sua signora agli arresti. Annunciava il ritiro dell’appoggio esterno, anzi del concorso esterno, al governo. E insultava senza contraddittorio giudici, pm e cronisti (assenti) evocando complotti calabro-lucan-campani e sparando le solite corbellerie. La migliore: «Non si arresta mia moglie senza prima sentirla, lo dice pure Andreotti» (i giudici avrebbero dovuto convocarla, anticiparle le accuse e preannunciarle il suo prossimo arresto, sempreché la signora non avesse nulla in contrario). Poi l’insetto ha mandato in onda il lungo battibecco fra la «iena» Alessandro Sortino ed Elio Mastella, figlio dei più noti Clemente & Sandra. In studio gli squisiti ospiti si profondevano in complimenti per la performance di Elio, che dava del raccomandato a Sortino perché suo padre è membro dell’Authority delle Comunicazioni; mentre lui, Elio, è un umile «metalmeccanico» che tira avanti «con 1800 euro di stipendio». Il mondo alla rovescia. Sortino viene assunto a Radio Capital perché è molto bravo nel lontano ’98, sette anni prima che suo padre vada all’Agcom. Le Iene lo notano e lo ingaggiano nel 2000, cinque anni prima che il padre vada all’Agcom. Dunque non è un raccomandato. Non lo è nemmeno il padre Sebastiano, che vanta un curriculum di prim’ordine: laureato in legge, per 10 anni responsabile della Piccola impresa in Confindustria, per 5 anni dirigente Eni, dal ’77 direttore generale della Fieg (federazione editori giornali) e consigliere Cnel, esperto di antitrust e tetti pubblicitari tv, dunque nemico giurato del monopolio Mediaset e odiato da Confalonieri. Sortino figlio ha fatto carriera nonostante il padre e il padre ha fatto carriera nonostante Mediaset. Nell’Agcom siede pure un rappresentante Udeur: si chiama Roberto Napoli, il suo curriculum fa sorridere: medico legale all’ospedale di Battipaglia, consigliere comunale a Battipaglia, assessore a Battipaglia, sindaco di Battipaglia, senatore dal ’94 al 2001, poi trombato e sistemato all’Agenzia per l’ambiente della Campania. Dall’alto di questa spettacolare esperienza e in barba alla legge sulle Authority che pretende «persone di alta e riconosciuta competenza nel settore», nel 2005 Napoli entra in Agcom. Appena arrivato, si dà subito da fare e nomina sua segretaria Alessia Camilleri, promessa sposa di Pellegrino Mastella, figlio di Clemente. Intanto la figlia Monica Napoli prende il praticantato presso Il Campanile, organo dell’Udeur finanziato dallo Stato con 1,3 milioni l’anno. Al Campanile fanno il praticantato anche Alessia Camilleri, il suo futuro sposo Pellegrino Mastella e l’ex fidanzata di Elio Mastella, Manuela D’Argenio. Nel 2005 Il Campanile, secondo l’Espresso, versa a Clemente 40 mila euro per «compensi giornalistici»; 14 mila per pagare i panettoncini e torroncini della signora Sandra per i regali di Natale; 12 mila allo studio legale di Pellegrino; 36 mila in tre anni alla società assicuratrice dello stesso Pellegrino. Il giornale rimborsa molti viaggi aerei alla famiglia Mastella (compresi Pellegrino Elio e Alessia). Altri 2 mila euro al mese vanno al benzinaio di Ceppaloni che fa il pieno al Porsche Cayenne di Pellegrino. Ora Elio lavora alla Selex, gruppo Finmeccanica, al modico stipendio ­ dice - di 1800 euro. Strano, perché ogni mese paga insieme al fratello una super-rata di 6700 euro per il mutuo acceso per acquistare uno dei sei appartamenti rilevati dalla famiglia Mastella nel centro di Roma a prezzi stracciati. L’appartamento ex-Inail, in largo Arenula, ospita Il Campanile ed è della società omonima, intestata all’ex tesoriere Tancredi Cimmino e al segretario Mastella, poi girata ai due figli: 50% a Elio, 50% a Pellegrino. Valore dell’immobile: 2,4 milioni. Ma i giovanotti lo hanno per 1,45 milioni, grazie a un mutuo di 1,1 milioni con rata mensile di 6700 euro. Come lo pagano? Con l’affitto versato dall’Udeur, 6500 euro mensili, il doppio di quello pagato allora all’Inail. Come l’hanno garantito? Con due dei 4 appartamenti delle Generali comprati in contanti in lungotevere Flaminio: 2 da Elio, 2 da Pellegrino. Ricapitolando: il giovane metalmeccanico da 1800 euro possiede mezzo mega-appartamento in largo Arenula, un intero terzo piano comprato per soli 200 mila euro e un alloggio costato 67 mila euro. Sortino jr. si è fatto strada con le sue gambe, ha comprato casa con soldi suoi, a prezzi di mercato. Una vergogna nel Paese dei Ceppalones. Infatti per Porta a Porta il raccomandato è lui, la iena. Viva commozione invece per il metalmeccanico immobiliarista.

Marco Travaglio - Uliwood party - L'Unità 23 gennaio 2008


14 novembre 2007


Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi


Se non ricordo male quel che vedete nel video è accaduto domenica scorsa, proprio mentre in Italia accadevano cose folli. Contravvenendo alla "linea editoriale" portata avanti ormai da tempo da kulturadimazza parlo d'altro che di facezie, riportando un documento che mi ha leggermente indignato cercando di documentare un pochino la mia opinione, che scoprirete leggendo.

Dalla sentenza dell'11 dicembre 2004 emessa dal tribunale di Palermo in merito all'accusa rivolta a Marcello Dell'Utri di "Concorso esterno in associazione mafiosa":

«La pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici.»

Un pò di Storia. Da "La sentenza Dell'Utri", Narcomafie.it, settembre 2005. URL

Lo “stalliere” ritorna. Nel 1980 Mangano viene arrestato da Giovanni Falcone nell’ambito di indagini sul traffico di stupefacenti tra Italia e Usa. Poco prima del suo arresto, la Criminalpol di Milano intercetta una telefonata tra l’ex fattore e Dell’Utri in cui il primo dice al secondo di avere un affare da proporgli e di «avere il cavallo che fa per lui». Molto si è discusso sul significato di questa espressione. In una intervista concessa pochi giorni prima di essere ucciso, Paolo Borsellino dichiarò che Mangano, parlando di cavalli, faceva riferimento a partite di droga. Quel che è provato è che dopo l’allontanamento da Arcore Dell’Utri continua ad avere rapporti con il mafioso di Porta Nuova. E che questi rapporti continuano anche dopo il lungo periodo di carcerazione degli anni 80.
Mangano infatti ricompare prepotentemente in questa storia circa 20 anni dopo i primi contatti con Dell’Utri e Berlusconi. Quando Berlusconi decide di entrare in politica e la costituzione di Forza Italia è già in una fase operativa, l’ex stalliere, secondo i pentiti Cannella e Calvaruso, contatta Dell’Utri in nome e per conto di Cosa Nostra, che, dopo la caduta della Prima Repubblica, è in cerca di nuovi referenti politici. Dell’Utri nel 1993 non è più solamente il segretario personale di Berlusconi, il tramite per raggiungere le sue aziende e il suo denaro. È diventato il suo braccio destro politico, l’organizzatore di Forza Italia, ed è tra coloro che più si sono battuti per la discesa in campo del Cavaliere. Intanto Mangano è diventato reggente della famiglia di Porta Nuova.
Cosa vuole da Dell’Utri? Cerca garanzie sul fatto che il nuovo partito, in cambio dell’appoggio elettorale della mafia, risponderà ad alcune esigenze politiche di Cosa Nostra: alleggerimento del 41 bis (carcere duro), della legge sui beni confiscati e del 416 bis (associazione di stampo mafioso). Ne parla tra gli altri il pentito Savatore Cucuzza, ritenuto dai giudici «un collaborante di sicura attendibilità, dotato di notevoli capacità intellettive e dialettiche, già positivamente apprezzato con riferimento ad altri argomenti». Cucuzza ha parlato di un paio di incontri avvenuti prima di giugno del 1994, tra Mangano e Dell’Utri. Di questi incontri esiste una prova documentale: le agende dello stesso Dell’Utri, che riportano due appuntamenti avvenuti il 2 e il 30 novembre 1993. Il senatore ha cercato di giustificarsi dicendo che Mangano (noto mafioso, già imprigionato per truffa e narcotraffico...) era solito andare a trovarlo nel suo ufficio (a Milano, non proprio comodo per chi vive a Palermo…) per esporgli non meglio precisati problemi di carattere personale.
Dopo questi incontri alcuni pentiti affermano che dentro Cosa Nostra è circolato l’ordine di appoggiare Forza Italia in quanto Marcello Dell’Utri avrebbe dato ampie rassicurazioni circa la possibilità di assecondare le richieste fatte dalla mafia.


20 marzo 2007


E se io latito latito, mica faccio un illecito, se non sai dove abito, se non entro nel merito...

Non entro nel merito di un discorso tutt'altro che etico, trovo solo sconsiderato rifuggire da ogni proprio reato.

L'ex terrorista rosso Cesare Battisti, latitante dal 2004, è stato arrestato in un albergo di Copacabana, a Rio de Janeiro in Brasile. L'uomo, ex leader del Proletari armati per il comunismo (Pac), era stato arrestato a Parigi tre anni fa su richiesta del ministero della Giustizia italiano perchè condannato definitivamente due volte all'ergastolo e perchè imputato di altri due omicidi. Era stato però scarcerato con obbligo di firma, in attesa che si compisse l'iter dell'estradizione richiesta dal nostro governo. E da allora si era dileguato.
Battisti è stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'assise e d'appello di Milano per aver ucciso il gioielliere Torreggiani, ferito suo figlio oggi paraplegico, per l'omicidio di un maresciallo degli agenti di custodia di Udine e di un agente della Digos. Faceva parte inoltre del commando che fece irruzione nella sede del Msi a Mestre, uccidendo un macellaio iscritto al partito. Finito in carcere a Frosinone per l'omicidio Torreggiani, ne evase clamorosamente nel 1981, dileguandosi nel nulla. Ma adesso, dopo il breve arresto parigino nel 2004, per lui sono di nuovo scattate le manette.

Russo Spena: "Compito della politica è chiudere definitivamente con gli anni di piombo con un'amnistia mirata ai reati commessi dall'eversione".

E se io latito latito / Mica faccio un illecito / Se non sai dove abito / Se non entro nel merito / Se non vado a discapito / Dei miei stessi consimili / Siamo uomini liberi / Siamo uomini liberi / Stiamo comodi comodi / Sulle stuole di vimini / Sulle spiagge di Rimini / Sull'atollo di Bimini / Latitiamo da anni / Con i soliti inganni / Ma non latiti tanto quando capiti a pranzo / E se io latito latito...




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23 novembre 2006


Uccidete la democrazia! #2


Questo il trailer del documentario. Guardate bene il primo grafico, sono i risultati in tempo reale della notte dell'11 aprile 2006.




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23 novembre 2006


Uccidete la democrazia!



giovedì 23 novembre 2006, 16:13

La Procura di Roma apre un’inchiesta. Aperto un fascicolo a Roma dove si dispone l'acquisizione del film "Uccidete la democrazia!" in edicola da domani con Diario. L'indagine è al momento "in atti relativi" cioè senza indagati nè ipotesi di reato. Il titolare è il pm Salvatore Vitello, a cui sono finite in passato altre inchieste su brogli elettorali.


Ieri sera (22 novembre) ho avuto modo di vedere il documentario; dal punto di vista cinematografico ci troviamo di fronte al secondo elemento d'una serie inaugurata a ridosso delle elezioni d'aprile con "Quando c'era Silvio". Ciò che conta in questo documento sono i dati, sconvolgenti e palesi. Non è una inchiesta dietrologica dal momento che trovare altra spiegazione all'omogeneità dei dati relativi alle schede bianche è praticamente impossibile. Bisognerebbe trovare cause antropologiche profonde ed irrazionali per giustificare l'accaduto.

Domenica 19 novembre, all'interno del programma "In 1/2 ora" Lucia Annunziata intervista Enrico Deaglio >>> VIDEO LINK.


Ecco il nostro film. Dice la verità: non scappate
di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio
[http://www.uccidetelademocrazia.com/home.php?n=9&l=it]

Le elezioni del 9/10 aprile sono state truccate. Guardate i numeri, osservate un re nudo e dite la vostra.

Venerdì prossimo nelle edicole allegato a Diario ci sarà il nostro film Uccidete la democrazia! Memorandum sulle elezioni di aprile. I novanta minuti del dvd sono stati realizzati in sei mesi di riprese e montaggio dalla stessa squadra di Quando c’era Silvio (la regia di Ruben H. Oliva, la musica di Carlo Boccadoro) e si avvale, con molto piacere per noi, della partecipazione degli attori Elena Russo Arman, Alessandro Genovesi ed Elio De Capitani, autore del monologo finale. Se sarà «strepitoso», deciderete voi. Per noi lo è.
Il dvd esce con la ristampa del libro "Il Broglio", un instant book di «fantapolitica» pubblicato all’indomani del voto di aprile e che per la prima volta inquadrò i retroscena delle elezioni più pazzesche della storia della Repubblica.
È un thriller, con finale a sorpresa. Bisogna rivelarlo, dire subito il nome dell’assassino? Vecchio problema. I brasiliani, quando vogliono marcare la loro superiorità culturale sui portoghesi, li ridicolizzano perché il film Psycho a Lisbona lo intitolarono O homen que mató a sua mae.
Non è vero, è solo una storiella, ma introduce agli affari nostri, ovvero ai contenuti di un docu-thriller democratico. Perché le schede bianche e nulle nelle elezioni di aprile crollarono per la prima volta dopo sessant’anni? Perché il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu si allontanò furtivamente dal Viminale per andare a casa di Berlusconi nei momenti cruciali dello spoglio?
Perché i terminali della prefettura di Caserta si bloccarono per tre ore e ripresero a funzionare solo dopo che una nutrita «delegazione» dei Ds occupò l’ufficio del neonominato prefetto?
Quale «mano invisibile» o «disegno intelligente» ha fatto sì che le schede bianche in tutta Italia, dalle grandi città ai più piccoli paesi, si fermassero improvvisamente tutte tra l’uno e il due per cento?
Perché, a distanza di sette mesi, nessuna istituzione è in grado di comunicare il risultato definitivo delle elezioni, così come ogni Paese democratico usa fare? C’è forse un problema a mettere un nome, una firma, sotto un elenco di cifre che non sono onestamente presentabili?

Il film che sta per uscire ha già ricevuto udienza sui giornali e in televisione. «Preventivamente» Forza Italia ha fatto sapere, con una dichiarazione del portavoce di Silvio Berlusconi, che si tratta di un ammasso di calunnie e falsità e che l’intera équipe di avvocati del partito è pronta a chiedere le nostre ossa.
Molto meno battagliero, quasi un canchescappa, è invece l’ex ministro dell’Interno Pisanu (uno dei protagonisti assoluti del film) che ha già fatto sapere che non sporgerà querela preventiva: una simpatica prudenza. Quando, nel marzo scorso, Diario scrisse che in un appalto a trattativa privata per il conteggio elettronico del voto in quattro Regioni – 38 milioni di euro di commessa – era stata scelta una ditta americana (la Accenture, protagonista di scandali nel voto in Florida) di cui il figlio del ministro è uno dei partner, Pisanu annunciò ai giornali, vibrante di sdegno, una querela che non ci è mai arrivata. (Nel frattempo tutta la miliardaria organizzazione per il conteggio elettronico del voto, per cui sono stati assunti per tre giorni 18 mila neofiti, non ha dato più notizia di sé: volatilizzata nel nulla senza produrre un solo dato). A questo punto vorremmo davvero che l’ex ministro facesse valere le sue ragioni contro di noi in un’aula di tribunale. Noi siamo ovviamente tremanti per il suo potere, ma pronti. E se ci sarà il confronto – quando saremo vecchissimi – ricorderemo la vittoria con la stessa commozione dei reduci della battaglia di San Crispino. Il quadro delle reazioni «preventive» al film che troverete venerdì prossimo in edicola non può non segnalare infine la simpatica freddezza con cui i politici del centrosinistra, che pure sono testimoni cruciali della notte fatale, oggi lo osservano. In effetti, il precario quadro parlamentare del governo Prodi non si presta a grandi dichiarazioni di rottura. Comprendiamo e non comprendiamo, come si dice parlando in intimità: capisco e non capisco. Anche perché a tutti è chiaro che in questi sette mesi che sono trascorsi dalle elezioni, l’unico ad aver parlato di brogli, ad aver previsto brogli, ad aver evocato brogli, ad aver chiesto riconteggi è stato Silvio Berlusconi, che ha costantemente associato oscure minacce e apocalittiche rivelazioni alla proposta di un governo di unità nazionale. Ovvero, con una mano accusava quelli del centrosinistra di essere dei ladri, con l’altra chiedeva loro di fare un accordo per il bene del Paese. E possibilmente del suo.
Come tutti sanno questa strategia è ancora all’ordine del giorno, la maggioranza in Senato è appesa a un filo e larghe intese, cambi di casacca, volenterosi si affollano nei corridoi dei palazzi e sulle colonne dei giornali.

Il film racconta delle storie, il ritmo e i misteri di una notte, presenta dei numeri. Con la vanità tipica degli autori che credono di aver trovato qualcosa di molto importante, noi chiediamo che un’istituzione ci dica se quei numeri sono veri o falsi. Se sono falsi (e naturalmente non lo sono) ci cospargeremo il capo di cenere; se sono veri qualcuno ci dovrà spiegare perché sono stati occultati per sette mesi. (I dati compaiono nel film e sono contenuti per una visione più ragionata e tranquilla nella sezione «contenuti speciali»).
Le istituzioni che possono rendere pubblici questi dati sono, a nostra notizia, solo due: il ministero dell’Interno, oggi retto da Giuliano Amato, al quale spetta la responsabilità di comunicare i risultati del ministero precedente, quello di Giuseppe Pisanu; e la «giunta delle elezioni», la commissione parlamentare di garanzia che si occupa dei contenziosi che seguono alla proclamazione degli eletti nelle elezioni politiche.
Diversi membri della commissione delle elezioni hanno protestato preventivamente per il nostro film, e per le anticipazioni che ne hanno fatto il Corriere della Sera e l’Unità. Ci hanno accusati di «depistaggio» e di «operazione mediatica». Siamo sicuri che rilasceranno immediatamente i dati di cui noi siamo in possesso da mesi, e che li confermeranno. Se non lo dovessero fare, sarebbe grave e della questione dovrebbero occuparsi i magistrati.

Nella locandina che presenta il film, c’è scritto: «Non importa chi vota, ma chi conta i voti». L’abbiamo scelto perché ci sembra un tema molto pratico. È il problema attuale delle democrazie ed è soprattutto il problema futuro di questa istituzione. Chi controlla nelle elezioni lo spoglio delle schede elettorali? Noi, che siamo tutti di pelle spessa, sappiamo bene la storia delle elezioni in Italia e abbiamo pure messo nel codice il reato di «voto di scambio»; noi sappiamo in che condizioni si vota a Corleone, valutiamo lo sguardo di chi sta appoggiato mollemente al muro di fronte al seggio di Scampia, sappiamo che cosa succede nei seggi quando le schede sono contestate, sappiamo della prova del videtotelefonino e che a Catania un voto vale trenta euro, ma che se ne porti cento scatta un bonus. Ma forse non siamo ancora preparati alle enormi possibilità che l’elettronica offre per truccare le elezioni. Si va dallo scandalo americano delle macchinette che registrano il touch screen, ma non permettono la verifica, alla manipolazione possibile da quando la povera vecchietta deposita il suo voto a quando lo stesso viene conteggiato. Noi ci crediamo. Certo, ci facciamo una risata quando Fidel Castro o Saddam Hussein vincono con il 98 per cento dei voti, ma non facciamo una piega quando ci dicono che Bush ha vinto la decisiva Florida per circa quattrocento voti.
Noi deleghiamo un po’ troppo a chi conta i voti. Pensateci. Siamo nella situazione in cui tutti votiamo – finalmente uguali, poveri e ricchi, neri e bianchi, maschi e femmine – ma non siamo noi a dire chi ha vinto.
Qualcuno lo dice per noi. Lo ha detto in Italia. Lo ha detto in Messico e ha provocato proteste di mesi. Lo ha detto in Ucraina ed era falso. Lo ha detto in Canada e ha smentito tutte le previsioni. Lo ha detto a Baghdad e come era bello vedere il dito nell’inchiostro!
Il film parla un po’ di tutte queste cose. Secondo noi, il risultato delle ultime elezioni politiche è stato falsato, a danno del centrosinistra. La storia delle notte elettorale e i dati finora nascosti che presentiamo lo provano. Falsare, come raccontiamo, è molto facile.
Dopo questo film arriveranno molte notizie . Già ce ne stanno arrivando. Tutto sommato, è bello vivere in un Paese in cui si possono fare domande. Se ne avete: www.uccidetelademocrazia.com. Se volete mettere una scritta su una maglietta bianca, consigliamo: «Abuse of power comes as no surprise», che si traduce in vari modi ma anche con «attenti al lupo».




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10 ottobre 2006


Nord Corea. Solo la paura porta al buon senso?


La Corea del Nord torna alla ribalta a seguito dei test atomici svolti l'altro giorno sul proprio territorio. La comunità internazionale appare sorpresa ed incapace di arginare la scelta del regime di Pyongyang di possedere armi atomiche, si pensano sanzioni ma si dimentica che quel paese vive già isolato ed in un completo regime autarchico. Noi nel nostro piccolo di Nord Corea ne avevamo già parlato durante l'estate pubblicando in sei puntate uno speciale che gettava luce su quell'angolo di pianeta dimenticato da tutti.
Crediamo che se la comunità internazionale ritiene di voler arginare la dittatura nordcoreana non può prescindere dal richiamarla al rispetto dei diritti umani e delle elementari libertà dell'individuo, solo percorrendo questa strada sarà possibile mettere freno al delirio d'una famiglia che regna dispoticamente quel paese da ormai troppi anni.

Ecco i link del nostro 'Speciale Corea del Nord'.
Parte I
Parte II
Parte III
Parte IV
Parte V
Parte VI




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3 ottobre 2006


"Mi sono rotto i coglioni di Di Pietro". Ovvero come imparai ad amare la dialettica parlamentare e lo stile di questo nostro Guardasigilli


La maggioranza di governo lascia trasparire alcuni piccolissimi segnali d'esplosione. Si prenda ad esempio quanto accaduto oggi alla Camera sull'articolo 5 del ddl Mastella.
La questione è la seguente: il gruppo Parlamentare de 'L'Italia dei valori' si astiene durante dalla votazione dell'articolo, risultato: maggioranza sotto di un voto (154 a 153), articolo bocciato.
Questi i fatti e questa la reazione del Ministro (poco) Clemente Mastella: "Usque tandem Catilina abutere patientia nostra... La pazienza è finita, mi sono rotto i coglioni di Di Pietro". Poi spiega che "non è possibile accettare né umanamente né moralmente il comportamento dei senatori dell'Italia dei valori". A suo avviso il "danno" è "politicamente enorme" e grida vendetta "A questo punto non posso far passare i provvedimento suoi. Qui al Senato blocchiamo tutte le attività del ministero delle Infrastrutture. Qui, i provvedimenti di Di Pietro sono morti".

La dialettica parlamentare non è possibile, tanto meno possibile a livello di governo. Sembra proprio che le tensioni interne alla compagine siano davvero troppe ed appare piuttosto difficile immaginare longevo il governo Prodi. Se la Cdl (o quel che ne rimane) pensa di mettere sotto pressione la maggioranza con manifestazioni di piazza si sbaglia di grosso, quelle serviranno solo a ricompattare, li lasciassero soli ed aprissero bocca solo per dire cose di buon senso allora questi naufragherebbero miseramente da soli (questa attutudine è peraltro remota visto il passato dei Berluscones).
Il governo Prodi purtroppo dipende da alcuni microscopici partiti che ne condizionano l'intero indirizzo. La costante ricerca del minimo comun denominatore porta nel migliore dei casi a riforme poco incisive, nel peggiore ad un clientelismo capillare diffuso sull'intero territorio nazionale (ormai vissuto per forza di cose come stato feudale).
Si stava meglio quando si stava peggio? No.
Oppure, a chi giova tutto ciò?




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28 settembre 2006


Milano 2006 - csoa Garibaldi


Pubblichiamo un comunicato-invito del csoa Garibaldi di Milano che mette in luce alcuni aspetti drammatici delle questioni sociali presenti e troppo spesso sottaciute della ex capitale morale d'Italia. La speculazione edilizia diventa mese dopo mese il dramma principale della città ed attorno a questo grumo di poteri forti si aprono falle nel sistema democratico di governo del territorio. A fronte d'una incessante campagna mediatica volta alla costruzione dello spauracchio degli stranieri la realtà milanese vive stritolata fra prezzi delle case immorali e mancanza cronica di spazi d'aggregazione popolari. E' scomparsa del tutto l'edilizia popolare, i prezzi delle case sono irraggiungibili per la maggior parte di lavoratori e studenti ma questo non fa notizia. Ne aveva parlato Santoro nella prima puntata di 'Anno Zero' ma la denuncia è finita lì, non raccolta da nessun grande quotidiano. Questa inerzia ci atterrisce in quanto riteniamo che il problema sia realmente fuori controllo...


Il Centro Sociale Garibaldi organizza una 2 giorni di concerti per sostenere le ingenti spese legali che deve affrontare. Negli anni passati abbiamo sempre sostenuto con varie iniziative benefit molte lotte territoriali ed internazionali, abbiamo sostenuto l'autorganizzazione autonoma e di base e aiutato tutte le compagne e i compagni colpiti dalla repressione.

Oggi chiediamo a compagni, fratelli, amici di aiutarci a far fronte a questa difficile situazione anche solamente facilitando la diffusione di questa mail.

2 GIORNI BENEFIT AL CSOA GARIBALDI corso Garibaldi 89/b Milano

VENERDI' 29 SETTEMBRE DALLE ORE 22.30
RUDE FELLOWS rocksteady da Milano TOXIC TUNA ska-core da milano
SABATO 30 SETTEMBRE DALLE ORE 22.30
THE CROOKS punk'n'roll da Milano THE LETCHEES punk rock da Como CLUB 27 punk rock da Milano

L'incasso dei due concerti andrà benefit al csoa per sostenere le spese legali contro lo sgombero.

Una recente sentenza del Tribunale di Milano vorrebbe imporci di abbandonare "libero da cose e persone" lo stabile di Corso Garibaldi 89/b che da 28 anni è autonomamente autogestito.
Una sentenza perfettamente in linea con la sensibilità dei vari potentati economico-politici che gestiscono questa città: regalie e protezione assicurata alle lobbies che hanno voracemente divorato Milano plasmandola a loro immagine e somiglianza, bastonate, repressione e taglieggiamento a lavoratori in sciopero, migranti, antifascisti, autogestionari e a tutti gli oppositori sociali.
La legalità che ogni giorno viene invocata a tutti i livelli istituzionali diviene confine impalpabile quando si tratta di favorire un sistema che ad altre latitudini viene definito mafia mentre a Milano si chiama produzione di profitto, civiltà e consenso.
Ecco perchè l'esistenza del csoa Garibaldi è oggi minacciata, dopo aver fatto opposizione ad una volgare speculazione edilizia in Via tommaso da Cazzaniga, perfetto esempio dello stile Milano:

- il Comune di Milano teme di perdere rovinosamente una causa legale nella quale è coinvolto da decenni con alcune immobiliari.
- il Comune di Milano decide (delibera 33/2002) di "regalare"
sottocosto alle suddette immobiliari il terreno in questione in cambio del ritiro delle cause in tribunale, permettendo la distruzione di uno dei più antichi orti botanici milanesi (abbandonato da anni dal comune stesso)
- le immobiliari ottengono un celere permesso di costruire 2 palazzi di 7 piani ad uso e consumo dei neo-ricchi del quartiere Garibaldi, dove con la pedonalizzazione da Brera a c.so Como, la cocaina potrà scorrere a fiumi sotto lo sguardo vigile di telecamere e guardie private all' ora dell'aperitivo.
- il Centro Sociale deve essere sgomberato e deve pagare le spese legali..........

Ecco perchè in 28 anni della nostra storia non abbiamo mai chiesto nulla alle istituzioni , nè soldi nè riconoscimenti.
La PRODUZIONE AUTONOMA DI CONFLITTO è l’unico plusvalore che riconosciamo La PRODUZIONE AUTONOMA DAL BASSO è l’unico orizzonte reale per sottrarsi all’implosione di una società spinta all’autodistruzione.
AUMENTARE LA PRODUZIONE ! AUTONOMIA ORA !

Saremo inoltre presenti Sabato 30 settembre al corteo contro la repressione e per gli spazi sociali indetto dagli studenti
autorganizzati comaschi (Como, ore 14, parcheggio ippocastano)

[Il documento è tratto dall' E-zine Decoder, rintracciabile al seguente URL]




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25 agosto 2006


Vespa: se è la solita storia... revisioniamola!



Per la vetusta Vespa svolazzante da Porta a Porta è giunta l’ora di una revisione. Invece al posto di farsi revisionare l’irremovibile conduttore dell’arena politica made in Rai1 volta la frittata e revisiona!

Protagonisti: Vespa e il suo ultimo ‘Vincitori e vinti’, ennesimo tassello della storia d’Italia narrata sfregandosi subdolamente le mani. ‘Le stagioni dell’odio. Dalle leggi razziali a Prodi e Berlusconi’, come recita il sottotitolo dell’Opera, sequel del fu bestseller: ‘Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi’. A buon intenditor… non occorre specificare l’editore!
Attention please: non stiamo per raccontarvi la solita storia Porta a Porta, cioè il fido Vespa che sta dalla parte di chi vince. Eh no! Qui Vespa difende i vinti e con inaudita nonchalance edulcora la pillola dell’antisemitismo! Proprio ‘dalle leggi razziali’ il giornalista più papista d’Italia opera una rivisitazione faziosa dei fatti, e poche voci gridano all’orrore.
A detta di Vespa i pochi parlamentari ebrei presenti al parlamento fascistizzato avrebbero votato per l’istituzione delle leggi razziali alla fine del 1938. Le poche critiche (vien da pensare che i bestseller di Vespa si comprino ma non si leggano!) provenienti dalla comunità ebraica italiana hanno avuto pronta replica da parte dell’autore ospite a ‘Cortina incontra’. Per giustificare la stridente affermazione storica Vespa sostiene che i parlamentari ebrei pensassero che tali decreti avrebbero potuto al massimo causare la loro espulsione dal Paese. Ah, ecco. Ora il discorso torna! Bando all’ironia e parola a Michele Sarfatti, direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano, che in un’intervista a Radio Radicale del 21/08/06 sostiene che “l’affermazione di Vespa è falsa”. Infatti la ‘solita’ storia vuole che in quel giorno di dicembre del 1938 vennero votati i decreti legge antiebraici e che nessun deputato ebreo alla camera e nessun senatore ebreo al senato fosse presente. Erano poco meno di 10 al senato e 4-5 alla camera. E non è finita qui: nello stesso giorno in cui la camera approvò i decreti approvò anche il suo scioglimento e pochi giorni dopo - era il 1939 - si istituì la Camera dei fasci e delle corporazioni. Volendo sintetizzare il misfatto in 3 punti: in primo luogo “la notizia è non vera” ed “é facilmente verificabile il fatto che non è vero”. Sugli atti dell’epoca c’è l’elenco dei presenti e dei partecipanti al voto, quindi “bastava che Vespa leggesse gli atti alla sede degli atti parlamentari o nelle ristampe”, per verificare. Ancora Sarfatti: “il fatto che non l’abbia fatto dimostra che non è uno storico”. Secondo punto: “è oltraggioso per gli ebrei di ieri e di oggi l’averlo detto”. Infine “più che per gli ebrei è oltraggioso per la verità storica”. Allora ricorderemo a Vespa che verrà il suo momento di farsi il tagliando. Che se la stia cercando? Nel film di S. Kramer (1961) omonimo del suo ultimo capolavoro un giudice americano che deve occuparsi di quattro colleghi tedeschi accusati di crimini di guerra parrebbe provare simpatia per uno degli imputati, ma dopo la deposizione dei testimoni sarà severo anche con lui che, proprio per l’essere più acculturato degli altri imputati, è più colpevole per aver ascoltato le lusinghe del nazismo. E se il finale non fosse proprio all’americana un monito a mo’ di Sarfatti: non diamoci le martellate sui piedi. E a chi non resiste a comprare i bestseller per tappare i buchi nella libreria di casa: se proprio... l’ultimo di Fabio Volo!!! 




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6 agosto 2006


Corea del Nord (North Korea). Parte VI


Lanfranco Palazzolo di Radio Radicale intervista nel dicembre 2003 Geri Morellini, autore del libro "Dossier Corea, viaggio nel regime più isolato del mondo". Siamo, con questa sesta pubblicazione, alla conclusione d'una serie incominciata il 13 luglio con l'obiettivo di informare principalmente noi stessi su d'una realtà, quella nord coreana, della quale troppo spesso si ingnora la profonda drammaticità.
In questa sesta parte della trascrizione dell'intervista ci si sofferma sul rapporto fra regime e cinema e proprio per questo essa risulta essere una delle parti per noi più interessanti. Al solito, la realtà sembra superare la fantasia in quell'angolo dimenticato del mondo.

qui il link al sito di Radio Radicale dove è possibile ascoltare l'audio.

Arretrati:
Parte I
Parte II
Parte III
Parte IV
Parte V
(oltre che qui i link allo Speciale Corea del Nord sono reperibili sulla colonna di sinistra nella sezione 'perle ai porci')

>>>Una cosa che ho trovato tragicamente divertente nel tuo libro è la passione di Kim Il Sung nei confronti del cinema. Ci vuoi spiegare questa storia che ha dei risvolti veramente grotteschi.

Si tratta di Kim Jong-il. Kim Jong-il è da sempre un grande appassionato di cinema e pare soprattutto di cinema occidentale, è un fan di 007. Negli anni 70 Kim Jong-il era ministro della propaganda, il padre era Presidente e lui era ministro della propaganda e voleva fare del cinema l'arma principale della propaganda, il problema però che aveva era che non c'erano registi in Corea del Nord, mentre in Corea del Sud ce n'erano di bravissimi. Da qui un'invidia crescente e da qui un modo di risolvere il problema che era abbastanza paradossale. Ossia, lui rapì alcuni registi, il più bravo fondamentalmente ma poi anche altri registi sud coreani, e li portò in Corea del Nord obbligandoli a fare film per la Corea del Nord e per la propaganda. La storia più famosa, che poi fece grande scalpore nel mondo ma soprattutto in Corea del Sud, è quella del regista sud coreano Shin Sang-ok, il quale era il regista più famoso in Corea del Sud era sposato con una famosissima attrice sud coreana. Fu rapito da Kim Jong-il con un blitz a Seul dalla polizia segreta nord coreana e portato nel palazzo presidenziale di Kim Jong-il e poche settimane dopo fu rapita anche la moglie (Choi Eun-hee, N.d.R.) e furono tenuti chiusi per circa dieci undici anni in Corea del Nord, trattati benissimo, serviti e riveriti salvo poi che quando provarono a fuggire, nonostante i trattamenti regali e per questo furono puniti e tenuti in carcere per cinque anni. Shin Sang-ok è il regista di Pulgasari (1985, N.d.R.), che è un film che in Corea del Sud ha avuto un grande successo -è uscito recentemente anche negli Stati Uniti-.

>>>E' un film di propaganda nord coreana, ma come è...

Questo regista, la cosa divertente, è che una volta che è riuscito a fuggire definitivamente dalla Corea del Nord ha detto di aver realizzato i migliori film della sua vita sotto il regime di Kim Jong-il, cioè con la pistola puntata alla fronte ha utilizzato tutta la sua fantasia, tutte le sue capacità e ha prodotto alcuni film che sono stati poi dei successi. Questo Pulgasari più di tutti è la storia di un drago che aiuta i contadini a falciare il grano e cresce-cresce a dismisura fino a diventare una sorta di godzilla buono che aiuta i lavoratori.

>>>Anche Leni Riefenstahl faceva dei film bellissimi durante il regime poi dopo la fine del nazismo non ha fatto... è assurdo questo se uno ci pensa. Un altro particolare tragico di questo regime è... ci sono dei nord coreani che vivevano all'estero che sono poi sono stati convinti a tornare.

Sì, ce ne sono tanti, soprattutto che vivevano in Giappone.

>>>Ma questi che vanno in Giappone fanno anche i soldi, poi quando tornano che accoglienza hanno avuto. Tu parli di un caso specifico che è stato veramente drammatico, ci vuoi spiegare di chi si tratta?

Ce ne sono tanti devo dire di testimonianze a riguardo, negli anni 50... Tutta la penisola coreana è stata una colonia giapponese dal 1912 fino alla fine della seconda guerra mondiale, per questo motivo molti Nord Coreani vivevano in Giappone, lavoravano in Giappone, c'era una grande integrazione diciamo. Negli anni 50 però il regime di Kim Il Sung sembrava godere di una grandissima popolarità, tutti pensavano anche in Giappone che in Corea del Nord si stesse vivendo benissimo, che c'era una grande rinascita del popolo coreano, insomma la propaganda aveva convinto anche i Nord Coreani che vivevano in Giappone e la propaganda stessa spingeva i coreani del nord che vivevano in Giappone, ed anche in Cina pure, a tornare ed a servire la propria patria e la causa della propria patria che finalmente aveva trovato un capo che li aveva liberati e che poteva dar loro la libertà. Per questo motivo furono circa 90.000 i nord coreani che tornarono ai quali venivano promesse case, trattamenti particolari ed ai quali però invece successivamente venivano inflitte delle punizioni perchè avevano conosciuto l'estero e perchè potevano essere dei potenziali sovversivi per chi invece non aveva mai messo piede fuori dalla Corea del Nord.

>>>Un ultima valutazione che riguarda il terrorismo internazionale. La Corea del Nord in che modo, e se lo ha fatto, ha aiutato il terrorismo internazionale?

Io non credo che la Corea del Nord attualmente aiuti il terrorismo internazionale. Lo ha fatto in passato in qualche caso dando  protezione ad alcuni terroristi ma sono casi di gruppi terroristici che non esistono più. Attualmente non c'è nessuna prova di collegamento tra Al-Queida e la Corea del Nord, né tra altre organizzazioni terroristiche e la Corea del Nord, di certo la Corea del Nord rappresenta un formidabile venditore di armi.

>>>A chi le ha vendute?

Probabilmente ha venduto armi ad Al-Queida ma su questo non c'è nessuna prova, nessuno può dirlo ancora.




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1 agosto 2006


Corea del Nord (North Korea). Parte V


Quinta puntata dello speciale Corea del Nord. Si continua la pubblicazione della trascrizione dell'intervista realizzata da Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale a Geri Morellini autore di "Dossier Corea, viaggio nel regime più isolato del mondo" del dicembre 2003. Siamo convinti che questo paese un giorno arriverà sulle prime pagine dei giornali e fra le priorità dell'opinione pubblica. Il silenzio attorno a questo regime orweliano è assordante.
In questa parte si parla della squadra nazionale di calcio del 66, il mitico team che rispedì la nostra nazionale in Italia, attraverso la narrazione di ciò che capitò a quei giocatori rei d'aver perso la successiva sfida col Portogallo.

qui il link al sito di Radio Radicale dove è possibile ascoltare l'audio.

Arretrati:
Parte I
Parte II
Parte III
Parte IV

>>>Il comunismo a cui si è ispirato Kim Il Sung è legato alla scuola sovietica o a quella cinese, come si è divisa l'interpretazione dell'ortodossia comunista a Pyongyang?

Io non ho trovato grandi somiglianze né con l'Unione Sovietica né con il comunismo cinese, più con il comunismo cinese semmai che con quello sovietico. L'ideologia nord coreana si può definire KimIlSunghista, se così si può definire, nel senso che è una ideologia a se che di comunismo spesso ha ben poco, è l'ideologia dell'autarchia -teorizzazione dell'autarchia-: il dover far da soli, il non dover mai chiedere agli altri

>>>Anche se poi l'Unione Sovietica inviava dei beni alimentari...

Alimentari ma soprattutto intellettuali, ha inviato ingegneri, medici, tutte le conoscenze un pò più alte sono state inviate dall'Unione Sovietica ed anche dalla Cina, ma questo non lo si dice, questo lo si vuole nascondere. In Corea del Nord non si può leggere Marx, non si può leggere Lenin, tutti i libri sui quali si studia, eccezion fatta per i manuali tecnici che si studiano nelle scuole superiori, tutti i libri riporta la firma del Grande Leader Kim Il Sung, in teoria tutti i libri su cui si studia sono stati scritti da Kim Il Sung o da Kim Jong-il.

>>>Vedendo i dirigenti politici, guardando a quanto accaduto nella vicina Cina, dove c'è stata questa conversione al capitalismo per rendere più forte il regime, non c'è stata una, mi parlavi prima di un supermercato ma ovviamente un supermercato non può fare una apertura di un regime, come ti sei spiegato il fatto che non ci sia stato almeno qualche timido segno di riformismo se non per le aperture diplomatiche internazionali?

Ogni tipo di apertura sarebbe un rischio grandissimo per la sopravvivenza del regime e della classe dirigente. Il regime nord coreano sopravvive ancora grazie ad un'illusione e ad un inganno su ogni fronte proprio. Qualunque tipo di apertura provocherebbe una crisi. Con qualunque tipo di apertura intendo anche l'importazione di giacche di nylon ad esempio o di giacche di paile dalla Corea del Sud o dalla Cina perchè in questo modo la gente capirebbe che in Cina o in Corea del Sud non è vero che stanno così male come la propaganda dice e sostiene quotidianamente. Questo vale per ogni tipo di bene importabile e vale per ogni tipo di informazione che si può avere dall'estero. Dico questo perchè ci sono testimonianze di persone che hanno capito l'inganno semplicemente vedendo dei sud coreani con dei bei cappotti di paile o di materiali nuovi, vestiti bene.

>>>Che importanza ha dato questa dittatura allo sport? Noi abbiamo fatto un accenno ai mondiali di calcio del '66, ci spieghi che importanza dava Kim Il Sung allo sport e, visto che loro hanno il più grande stadio del mondo, come diciamo la propaganda comunista ha utilizzato lo sport?

Lo sport come in ogni dittatura è molto valorizzato, è valorizzato come forza e come virilità della popolazione. Purtroppo per il regime lo sport in generale in Corea del Nord non ha dato a livello internazionale dei grandi risultati se non quella partita famosa dei mondiali del '66 che è il successo più grande che hanno ottenuto a livello internazionale. Il calcio è molto praticato, la pallacanestro anche, la pallavolo. Dal mio albergo ed anche nelle mie passeggiate che facevo da solo all'alba, sono rimasto molto colpito dai bambini -dai ragazzini- che giocavano a pallacanestro a pallavolo alle cinque del mattino quando era ancora buio praticamente, prima di fare la "marcia" che debbono fare tutti i ragazzi prima di andare a scuola, prima ancora giocavano, evidentemente era l'unico momento lasciato loro per giocare.

>>>Che cosa è accaduto a quei giocatori che batterono l'Italia nel 1966, furono accolti come dei trionfatori oppure ebbero qualche problema? E se sì, perchè?

Inizialmente furono accolti come dei trionfatori, in un secondo momento però, dopo poche settimane, vennero diffuse delle immagini in cui gli stessi giocatori erano stati visti in Inghilterra brindare dopo la vittoria con l'Italia, ubriacarsi, divertirsi con delle donne eccetera.

>>>Poi loro furono battuti dal Portogallo, lo stavano battendo tre a zero poi il Portogallo fece una rimonta incredibile e furono battuti ai quarti di finale...

Agli ottavi batterono l'Italia. Il leader Kim Il Sung attribuì la sconfitta a questi brindisi che fecero dopo la partita con l'Italia. Furono accusati quindi di atteggiamento capitalistico, corrotto, borghese, occidentale e per questo motivo la maggior parte di loro furono addirittura portati in un campo di prigionia ad Yodok, che è il campo di prigionia più grande che c'è in Corea del Nord e si trova a circa 150 Km da Pyongyang (in realtà dovrebbe trovarsi a circa 90 Km dalla capitale, N.d.R). Questo lo si sa per certo in quanto dal campo di Yodok sono fuggiti vari testimoni nord coreani che hanno conosciuto, incontrato, gli stessi giocatori che erano delle celebrità ma delle quali poi non si è saputo più nulla per almeno dieci anni. Uno di questi giocatori che era poi quello che aveva segnato all'Italia Pak Doo Ik, fu trovato addirittura quindici anni dopo il '66 ancora prigioniero nel campo di Yodok perchè dopo aver scontato la pena per aver festeggiato la vittoria contro l'Italia tentò di fuggire dal campo di prigionia, tentò di organizzare una rivolta e quindi la sua pena si protrasse a lungo ed, almeno fino al '90, era ancora al campo di Yodok dopodiché non se ne è saputo più nulla.

>>>E' vero che tutte le persone che vivono in Corea devono andare a lavorare nei campi di lavoro o comunque devono andare a lavorare la terra, come un pò fare il servizio militare?

Sì, come ho accennato prima la popolazione periodicamente ed in casi di necessità viene chiamata a lavorare, c'è una capacità di mobilitazione che ha il regime sulla popolazione che è sorprendente. Se vuole il regime in mezza giornata, ma anche in tre ore forse due ore, può mobilitare l'intera popolazione.

>>>In tre ore col passaparola?

Assolutamente sì. Io ho visto la costruzione di una strada ed erano centomila studenti universitari che disposti in fila perfetta lungo 100 km dell'autostrada lavoravano e così accade per la raccolta del riso, per la costruzione dei ponti, degli acquedotti eccetera eccetera. Oltre questo poi, come detto, c'è una sorta di coscrizione obbligatoria in cui periodicamente tutta la popolazione deve partecipare, tutti devono partecipare ai grandi lavori e questo avviene attraverso le organizzazioni di lavoro, i vari circoli. Tutta la società è perfettamente organizzata in associazioni e circoli, dai giovani, ai bambini, agli adulti: tutti devono prestare un numero di ore per lavori di pubblico interesse (infrastrutture ed altro) e altrettante ora per le esercitazioni militari.

>>>Come hanno fatto a mettere su un arsenale nucleare di quella portate in queste condizioni di vita, a che cosa debbono questa capacità di mettere sotto scacco gli Stati Uniti mentre all'interno del paese c'è gente che muore di fame?

Loro hanno giocato una politica estera molto abile, senz'altro. Sono di fatto l'unico paese al mondo che parla a pari grado con gli Stati Uniti, almeno verbalmente non sembrano minimamente subordinati agli Stati Uniti. Sono riusciti a raggiungere questo livello di autonomia, che poi è autonomia anche negli armamenti, sfruttando anzitutto una situazione di equilibri geopolitici molto precaria e delicata, la Corea del Nord confina per 20 km a nord con la Russia ad est con la Cina a sud con la Corea del Sud (quindi con gli Stati Uniti) ed a 300 km oltre il mare il Giappone, è chiaramente in una posizione delicatissima. Questo le ha consentito di giocare sempre su piani diversi sfruttando i conflitti e le distanze tra i vari paesi confinanti ed attraverso una abile politica di ricatto, di forza, è riuscita ha fare i suoi interessi. Per quanto riguarda la bomba atomica, il nucleare, è riuscita a convertire l'energia pulita che era stata fatta costruire grazie anche all'aiuto degli Stati Uniti e dell'Europa nel '95 con il programma Kedo -che doveva servire a sviluppare un'energia atomica pulita. E' riuscita a farlo anche grazie alla mancanza di notizie, all'impossibilità di poter accedere e di poter verificare e controllare quello che stava succedendo, probabilmente ha usufruito anche di tecnici ed ingegneri pakistani, nella costruzione della bomba atomica, sicuramente nella costruzione di alcuni missili a lunga gittata. Il modo con cui è riuscita ad avere la bomba atomica è tutt'ora un mistero. Ci sono alcune prove che però non possono rendere il quadro completo.

>>>Non hanno mai provato a dire: noi rinunciamo a qualcosa a livello bellico-militare, dateci qualcosa da mangiare perchè qui muoiono tutti di fame?

Questo prevedevano gli accordi del kedo, ai quali ho accennato, attraverso questo accordo...

>>>Ma ha portato benefici?

Sì, in teoria sì. Questo accordo prevedeva che la Corea del Nord rinunciasse ad ogni intento e proposito di costruzione di bomba atomica e di energia nucleare ed in cambio la comunità internazionale si impegnava a fornire 500.000 tonnellate di (qui l'audio non è comprensibile, N.d.R.) per sopperire alla mancanza di energia e una serie ingente di aiuti in cibo, medicinali, tutto quanto insomma. Questo oggi possiamo dire che è stato un fallimento e per la comunità internazionale e per la Corea del Nord, nel senso che poi gli aiuti che la comunità internazionale ha fornito di fatto non sono andati a chi ne aveva più bisogno e dall'altra parte la Corea del Nord ha continuato e sfruttato le concessioni di energia, gli impianti ad energia atomica pulita che la comunità internazionale stava costruendo, li ha sfruttati invece per costruire la bomba atomica.




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28 luglio 2006


Corea del Nord (North Korea). Parte IV


Quarta puntata dello speciale Corea del Nord. Si continua la pubblicazione della trascrizione dell'intervista realizzata da Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale a Geri Morellini autore di "Dossier Corea, viaggio nel regime più isolato del mondo" del dicembre 2003. Siamo convinti che questo paese un giorno arriverà sulle prime pagine dei giornali e fra le priorità dell'opinione pubblica. Il silenzio attorno a questo regime orweliano è assordante.

qui il link al sito di Radio Radicale dove è possibile ascoltare l'audio.

Arretrati:
Parte I
Parte II
Parte III

>>>Che culto c'è di quello che è il dittatore di questo paese: Kim Jong-il?

Il culto vero è per il padre di Kim Jong-il ovvero Kim Il Sung. E' un culto veramente impressionante, Kim Il Sung è come era Dio per noi nel medioevo, probabilmente anche di più perchè era anche terreno Kim Il Sung. Kim Il Sung è colui che risponde a tutte le domande possibili della vita, tutto quanto dipende da lui, è il grande protettore, il grande padre. Da tutti è considerato tale, la sua immagine è ovunque, in ogni casa deve esserci la sua fotografia, in ogni strada, in ogni classe, in ogni fabbrica, dovunque c'è la sua immagine.

>>>C'è una fotografia nel libro dove fai vedere due ritratti che devono essere messi in un certo modo. Ci vuoi spiegare come?

C'è una legge apposita che regola la cura con la quale debbono essere tenuti i ritratti dei due leader. La pena per chi non rispetta queste regole, anche in questo caso, và dai 5 ai 10 anni di carcere. Le fotografie dentro le case devono essere messe di fronte alla porta d'ingresso principale della casa in modo che tutti vedano subito le due fotografie, debbono essere tenute pulite e così per ogni immagine dei leader. Ad esempio è vietatissimo sedersi sopra un giornale, sopra la fotografia del leader. Su questo ci sono episodi di stranieri che sono stati condannati ed hanno avuto seri problemi perchè si sono seduti su un giornale con la fotografia del leader sopra oppure di altri stranieri che hanno gettato nei cestini dei libri di Kim Il Sung. Tre libri di Kim Il Sung vengono dati all'aeroporto appena si arriva.

>>>Hai incontrato degli italiani che vivono lì, esistono casi di questo genere?

Io ho incontrato degli italiani, al momento ce ne sono cinque o sei. Un italiano della cooperazione internazionale che è anche il primo occidentale ad essersi trasferito a Pyongyang. Vive lì. E' una persona particolare, una persona che sicuramente ha risentito dell'influenza della propaganda coreana, ed è anche logico capirlo. Quando l'insistenza è totale, 24 ore su 24, probabilmente dopo sette-otto anni che una persona sta lì, questa persona è lì dal 1995, probabilmente qualche cosa comincia a crollare.

>>>Questa persona aveva un culto del regime?

No, assolutamente. Non aveva un culto però giustificava tante cose, ingiustificabili per un occidentale. Oltre a lui ho incontrato tre operatori umanitari del CESVI, che è l'organizzazione umanitaria di cooperazione e sviluppo di Bergamo che è l'unica organizzazione non governativa italiana ad operare in Corea del Nord. Con queste persone ho parlato a lungo e loro mi hanno dato un quadro della situazione anche nella campagna e nel nord del paese dove avevano accesso e dove io non sono stato se non in alcune zone soltanto.

>>>A me la cosa che ha sorpreso tantissimo di questo libro è sapere delle carestie che ci sono state, delle persone morte, e poi vedere queste cattedrali nel deserto, questi stadi giganteschi. Ho scoperto leggendo il tuo libro che in Corea del Nord c'è il più grande stadio del mondo, che può contenere 150.000 persone. Come hanno fatto questi ha costruire opere di questo genere, praticamente morendo sempre di fame?

Sono i più grandi lavoratori che io abbia mai visto in vita mia, sono tutti in Corea del Nord compresi i bambini 10-12 anni lavoratori per il regime. Tutti oltre al lavoro normale, che poi è di 12 ore al giorno, devono periodicamente lavorare gratuitamente per il regime: raccolta del riso, costruzione di autostrade, per la costruzione di infrastrutture eccetera eccetera. Per cui c'è un totale impegno, una totale capacità di soffrire della gente che è un pò uno dei motivi per cui poi ci sono queste costruzioni grandiose. Altri motivi sono poi i tanti soldi entrati al governo attraverso il commercio di armi, altrimenti non si potrebbe spiegare tanto sfarzo e tanto lusso.

>>>Lo stadio serva esclusivamente per manifestazioni di tipo sportivo?

No. Ci sono ovviamente parate, celebrazioni, anniversari. Ci sono continuamente ricorrenze, ci sono nove feste pubbliche ogni anno ed in più ci sono tanti anniversari da celebrare. Il tutto si celebra con uno sfarzo ed una coreografia da fare invidia anche ai nazisti.

>>>Le esecuzioni si svolgono anche negli stadi? C'è la pena di morte?

Che io sappia no, non c'è nessuna testimonianza al riguardo. Non ho mai sentito nemmeno voci del genere. La pena di morte in teoria non esiste, ma la costituzione prevede uno stato molto diverso da quella che è la realtà. Le esecuzioni ci sono naturalmente, ma avvengono nei campi di sterminio.

>>>Ci spieghi come si sono sviluppati i gulag ed in che modo il regime ha cercato di educare coloro che si allontanavano dalla dottrina comunista?

Intanto ci sono due tipi di campi. Ci sono i campi di rieducazione che sono appunto per pene modeste e ci sono poi i gulag, i campi di lavoro forzato, i campi di concentramento. Su questo devo premettere che quasi tutto quello che si sa, lo si conosce grazie alle testimonianze dei pochissimi, attualmente una cinquantina, nord coreani che sono riusciti non solo a fuggire dai gulag, ma anche a fuggire dalla Corea del Nord. Attraverso le loro testimonianze è venuta fuori questa realtà spaventosa; ultimamente ci sono state delle fotografie dai satelliti americani che hanno confermato le testimonianze, pur non avendo fornito delle prove schiaccianti dell'esistenza di questi gulag, almeno dalle fotografie che sono state rese pubbliche dal governo americano si vedono delle "quasi" città, dei giganteschi villaggi come fossero delle gigantesche caserme con delle persone in fila, ma sono delle immagini molto sgranate. Dalle testimonianze si ha un resoconto terrificante.




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25 luglio 2006


Corea del Nord (North Korea). Parte III


Terza puntata dello speciale Corea del Nord nella quale continuiamo la pubblicazione della trascrizione dell'intervista realizzata da Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale a Geri Morellini autore di "Dossier Corea, viaggio nel regime più isolato del mondo" del dicembre 2003.

qui il link al sito di Radio Radicale dove è possibile ascoltare l'audio.

Arretrati:
Parte I
Parte II

>>>Ci sono negozi in giro?

Ne ho visti forse tre o quattro in tutta la città... sono dei piccolissimi baracchini, dei banchetti dove si vende frutta secca, cavoli secchi (piatto tipico della Corea del Nord) e poche altre cose, ci sono alcuni negozi per gli stranieri però e c'è un supermercato che è stato inaugurato l'aprile dello scorso anno (2002 N.d.R.) che è il primo, ed unico, segno d'un apertura in qualche modo verso gli usi occidentali.

>>>Ma lì si trova qualche prodotto occidentale?

Assolutamente no. Al supermercato neanche. Al supermercato comunque hanno accesso soltanto gli alti funzionari del partito che sono la classe più abbiente o dell'esercito. Sono tutti prodotti di proprietà dello stato, chiaramente. C'è qualcosa di cinese, qualche prodotto cinese: matite, quaderni, poca cosa. Tutto è prodotto in loco, è un sistema autarchico, assolutamente.

>>>Perchè la gente non ti guarda mai in faccia quando stai in Corea del Nord?

Perchè ha il divieto di avere qualunque tipo di contatto con uno straniero pena carcere, pare, dai 5 ai 10 anni... ci sono dei precedenti in passato di alcune persone che sono entrate in contatto con degli operatori umanitari svizzeri e per questo sono state portate in un campo di prigionia. Le testimonianze di questi coreani sono state raccolte dagli stessi svizzeri che sono stati la causa di questo incarceramento. E' una delle cose più drammatiche che c'è ed è il motivo per cui la gente è completamente disinteressata ad ogni tipo di contatto, anche semplicemente da uno sguardo, è una delle prime cose che mi è balzata agli occhi, la mia guida mi diceva che fanno così soltanto per "timidezza" verso lo straniero.

>>>Nel libro racconti che hai avuto la possibilità di fare qualche fuga, come eri controllato e che sistema di spionaggio verbale c'è in Corea del Nord? Tu parlavi d'una specie di passa parola che si fanno tra di loro

Io ero controllatissimo, come del resto tutti gli stranieri, avevo 24 ore su 24 una persona del partito che mi seguiva e che dormiva anche nel mio stesso albergo, nel mio stesso piano, che chiaramente mi portava in giro d'ovunque. Per quanto riguarda la sicurezza... Appena arrivato mi hanno sequestrato all'aeroporto telefonino e passaporto che mi hanno ridato soltanto per l'imbarco al ritorno. Per quanto riguarda il controllo è impressionante perchè nonostante non esista internet, non esistano telefonini, non esista la tecnologia in generale le notizie ed il controllo vanno velocissimi, nel giro di un quarto d'ora i nord coreani sono in grado di rintracciarti in tutta la città di Pyongyang. E' un controllo di tipo sociale basato appunto sul passaparola; io nello specifico nelle mie fughe abbastanza incoscienti, perchè sono arrivato lì e non sapevo bene quello che mi sarebbe potuto capitare se avessero voluto veramente condannarmi. Quello che mi è capitato è che scappavo alla mattina all'alba  e però sapevano benissimo che io stavo scappando, io non me ne ero accorto di essere controllato e invece la mia guida sapeva assolutamente tutto perchè aveva come referente l'usciere dell'albergo, delle persone per le strade eccetera eccetera, la terza volta che io sono scappato la mia guida mi ha portato ad un posto di polizia dove sono dovuto andare perchè un signore, un passante qualunque, mi aveva fatto causa perchè io avevo osato riprenderlo con la telecamera.

>>>Quella te l'hanno lasciata...

Quella me l'hanno lasciata, si

>>>Ma perchè te l'hanno lasciata...

Io ero in visita diplomatica, probabilmente godevo di una particolare protezione, certo hanno voluto vedere le riprese, mi hanno trattenuto mezza giornata in questo posto di polizia chiedendomi tutto quanto: perchè o voluto fare questo… ed ho dovuto dire che io ero assolutamente innamorato del paese che avrei fatto un'ottima pubblicità in Italia, insomma ho dovuto stare al gioco della finzione. Poi non mi è successo niente, è finita là.

>>>Che contatto hai avuto con i dirigenti politici della Nord Corea, delle organizzazioni giovanili, che cosa ti hanno detto queste persone, come...

Io ho conosciuto il vice Ministro degli Esteri, responsabile per l'Europa del Ministro degli Esteri nord coreano, si chiama Ry Hung-gil è stata una persona molto spesso insieme a noi, ci ha portato anche in giro, ho parlato molto con questa persona ed ho avuto la possibilità di conoscerlo e di conoscere il paese grazie a lui. E' una persona di cui ho comunque un bel ricordo, una persona intelligentissima, uno dei dieci nord coreani che parlano italiano, è uno che ha studiato all'università di Perugia, è uno dei pochissimi che è uscito dalla Corea.

>>>Ed è pure tornato!

Ho conosciuto poi il presidente dei giovani del Partito di Kim Il Sung. Questi sono stati i miei due incontri politici principali. Con entrambi ho ricavato più o meno le stesse conclusioni. Abbiamo parlato di tutto...

>>>Ma loro sanno chi è Berlusconi, hanno un idea chiara di quello che succede in Italia oppure...

Sanno qualcosa, la mia guida che mi faceva poi anche da interprete mi chiedeva in continuazione informazioni sull'Italia, su Berlusconi, chiedendole a tutti gli stranieri con i quali lavorava. A tutti gli stranieri chiedeva informazioni, per cui il suo quadro internazionale emergeva grazie a questa specie di puzzle che lui ritagliava con le informazioni degli stranieri che ogni  tre-quattro mesi entrano in Corea del Nord. Il vice Ministro degli Esteri naturalmente era a conoscenza di tutto, le più alte cariche del partito sanno benissimo tutto quanto.

>>>E' vero che in Corea del Nord non si sa niente dell'11 settembre?

Questo l'ho dedotto da un incontro che ho avuto con la guida di un museo, il museo dell'amicizia internazionale in cui sono conservati tutti i regali che il Grande leader Kim Il Sung ed caro leader il figlio, attuale leader, Kim Jong-il, attuale presidente, hanno ricevuto dai capi di stato. Io mi sono rivolto alla guida del museo quando ho visto la foto dello skyline di New York con la data di questo regalo che riportava aprile 2002. C'erano le 2 torri ma la data era Aprile 2002, per cui ho chiesto alla guida del museo se fosse stata una provocazione e la guida del museo è caduta completamente dal cielo non sapeva che cosa gli stessi chiedendo ed attraverso la traduzione sono poi venuto a sapere che lei non sapeva dell'11 settembre.

>>>Assurdo.

E la guida comunque non appartiene certo al più basso livello sociale, per cui deduco che anche gli altri non sappiano nulla. Da tanti altri fatti ed episodi ho dedotto che non sanno assolutamente niente. Addirittura la maggior parte delle persone pare che credano di vivere ancora in un posto paradisiaco perchè le sole immagini che ricevono dall'esterno sono immagini di guerre di tragedie di rivolte di manifestazioni di scontri per cui si sono fatti l'immagine del resto del mondo come di un caos generale. Questo l'ho dedotto perchè non sono mai riuscito a parlare, ad avere un contatto diretto con la popolazione, se non delle brevissime domande che io ho fatto a due o tre persone ma comunque sempre con il tramite della guida.




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18 luglio 2006


Corea del Nord (North Korea). Parte II


Ryugyong Hotel, Pyongyang (Corea del Nord).

Con la seconda parte dello speciale Corea del Nord intrapreso da questo Blog iniziamo a riportare la trascrizione dell'intervista realizzata da Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale a Geri Morellini autore di "Dossier Corea, viaggio nel regime più isolato del mondo" del dicembre 2003. Non lasciatevi ingannare dalle date, parlando d'un paese chiuso come la Corea tre anni non sono molti.

qui il link al sito di Radio Radicale dove è possibile ascoltare l'audio.
qui, invece, alcune informazioni sulla pubblicazione a cura di Geri Morellini.

Arretrati:
Parte I

Dicembre 2003, intervista di Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale a Geri Morellini autore di "Dossier Corea, viaggio nel regime più isolato del mondo".

>>>Ci vuoi spiegare come è nata l’idea di questo libro e come hai fatto ad entrare in Corea del Nord che è conosciuta da tutti come un paese inaccessibile?

Io erano vari anni che sognavo questo paese attraverso un documentario che era la sola cosa che avevo visto. Un documentario olandese di quattro o cinque anni fa... E quindi da quando ho visto quel documentario ho pensato spesso che mi sarebbe piaciuto andare in Corea del Nord perchè è l’ultima frontiera del mondo... Ho provato attraverso l’ambasciata come semplice turista chiedendo il visto, ma non è stato possibile, l’ambasciata nord coreana che c’è qui a Roma non dice mai di no, ma rimanda sempre e non fa entrare praticamente nessuno di fatto, poi per i giornalisti non c’è proprio modo. L’occasione mi si è presentata per caso quando nel gennaio 2003 la Corea del Nord ha invitato una delegazione di giovani politici di Forza Italia ad andare in Corea del Nord. Io non sono né di Forza Italia né simpatizzo per il Polo, ma visto che i giovani di Forza Italia non sono voluti andare allora mi sono proposto attraverso dei contatti che avevo soprattutto attraverso un’associazione che si chiama “Il Circolo” ed attraverso l’On. Dario Rivolta.

>>>Membro della Commissione Esteri della Camera.

...quindi abbiamo formato un gruppo di quattro persone tutti comunque studenti o ex studenti di Scienze Politiche interessati alla politica internazionale e siamo andati lì dove però siamo stati trattati come dei politici molto importanti.

>>>Avete in questo paese comunista incontrato un atteggiamento positivo? tu racconti nel libro il clima che avete trovato già fin dall’aereo e quando siete scesi… insomma rispetto a come te lo immaginavi che clima hai trovato al primo impatto? …insomma da dove siete passati con le linee aeree?

Devo dire che tutto quello che ho visto è andato molto oltre la mia immaginazione. L’unico collegamento che la Corea del Nord ha con il resto del mondo è un unico aereo che parte una volta a settimana da Pechino con la Koryo AirLines, che è l’unica compagnia nord coreana e che consiste in due o tre vecchi Antonov russi che ogni martedì fanno avanti e indietro con Pechino, questo è l’unico collegamento che c’è. Anche il treno, la ferrovia, nel Nord che passa la frontiera con la Cina è stata chiusa per motivi di sicurezza visti i problemi di profughi che dalla Corea tentano di andare in Cina.

>>>Mentre il confine a sud è diviso da un muro gigantesco.

Il confine a sud è un muro di 240 Km che passa lungo proprio tutto il confine del 38° parallelo ed è assolutamente invalicabile per chiunque, poco decine di nord coreani su migliaia che hanno tentato sono riusciti a passarlo indenni, è la zona più militarizzata del mondo: ci sono concentrate nella parte a sud quasi tutti i 37.000 militari americani e quasi tutte le truppe sud coreane e nel nord diverse migliaia di militari oltre a testate atomiche nel sud missili nel nord ed ogni tipo di arma, quindi è una zona assolutamente impossibile anche soltanto da avvicinare.

>>>Quando siete arrivati che tipo di accoglienza avete avuto? curioso che da un regime comunista ci sia questo invito nei confronti di un’organizzazione giovanile di un partito che è l’opposto della realtà che c’è lì.

Strano però fino ad un certo punto. Essendosi totalmente isolata la Corea del Nord ha un disperato bisogno di trovare dei partner soprattutto nel cercare di risolvere il problema degli aiuti umanitari; l’Europa in questo senso è rimasta l’ultimo interlocutore per ciò che riguarda gli aiuti umanitari che la Corea del Nord possa avere. La Corea del Nord attualmente sopravvive grazie agli aiuti della comunità internazionale. In Corea del Nord è stato fatto il più grande piano di aiuti umanitari che sia stato realizzato per un solo paese pari soltanto agli aiuti che sono stati forniti all’ex-jugoslavia. Per questo motivo l’Italia potrebbe essere un paese che in qualche modo può fornire degli aiuti se però c’è una minima base di rapporti diplomatici, l’Italia oltretutto è considerata abbastanza dalla Corea del Nord perchè è stato il primo paese europeo ad intraprendere dei rapporti diplomatici. Dini fu il primo nel ‘95 ad intraprendere dei rapporti diplomatici con la Corea del Nord.

>>>Questo fu visto molto polemicamente all’epoca...

Oltretutto hanno un bel ricordo dell’Italia perchè non inviò soldati nella guerra di Corea ma soltanto medici e costruì ospedali come fece anche altrove e poi c’è la famosa partita di calcio per cui tutti si ricordano dell’Italia...

>>>Ne parleremo poi di questo e della fine che hanno fatto alcuni giocatori di quella squadra... Io ho visto la fotografia dell’albergo dove hai alloggiato che sono due torri gigantesche in questa città che tu definisci spettrale, per quale motivo?

Pyongyang è una città assolutamente fantasma, è una scenografia grandiosa e surreale che può assomigliare ai quadri metafisici di De Chirico forse, con queste strade gigantesche, grandissime e piena di monumenti, marmo, grattacieli giganteschi, infrastrutture all’avanguardia. E poi però una società civile che è poi nascosta, invisibile, dietro le strade grandissime sempre deserte è difficile avere una percezione della gente della città vissuta. E’ una città che fa impressione. Una città che di notte tira fuori ancora di più questo suo aspetto da fantascienza. La prima cosa che balza agli occhi è la follia dell’architettura e la grandiosità delle costruzioni. E’ uno scandalo spaventoso perchè se continuano a costruire grattacieli, quando poi la gente muore di fame. C’è un grattacielo attualmente in fase di ultimazione, a forma di piramide alto 300 m. che dovrebbe essere un albergo e non si capisce  neanche il senso di una costruzione del genere visto che non esistono turisti (si parla del Ryugyong Hotel: gigantesca piramide di 105 piani, alta 330 metri nel pieno centro della capitale Pyongyang. N.d.R.).

(Continua...)




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13 luglio 2006


Larghe intese nel centrodestra


Su uno dei divani di Montecitorio Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, parla di tutto, di ristoranti e di donne meno che di politica tanto che Daniela Santanchè, deputata di An con una grande passione berlusconiana, chiosa così le parole del suo interlocutore: «A sentirvi parlare si direbbe che il centrodestra è d’accordo solo su una cosa: sulla figa».
[Augusto Minzolini su La Stampa]




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