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kulturadimazza


RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
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6 febbraio 2008


Tech Stuff, manuale video di musica elettronica


TECH STUFF, MANUALE VIDEO DI MUSICA ELETTRONICA
intervista a Giorgio Sancristoforo (aka Tobor Experiment)
Txt: Alessio Galbiati

Questo articolo è tre cose diverse allo stesso tempo. Da una parte è la prosecuzione d’un intervista che ho realizzato a Lucia Nicolai (Responsabile Editoriale di Qoob) ed uscita ad ottobre 2007 sul numero 28 di DigiMag (http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=973), un approfondimento volto ad una maggiore comprensione dell’autore/utente che per primo è stato valorizzato da questa televisione sperimentale, ovvero Giorgio Sancristoforo, meglio conosciuto con il nome d’arte di Tobor Experiment. E’ dunque un’intervista a Giorgio, una persona davvero interessante dotata d’un talento indiscutibilmente fuori dall’ordinario; milanese classe ’74 impegnato professionalmente da vari anni in quella molteplicità di professioni che sempre più tende a far convergere l’ambito musicale a quello dell’immagine in movimento, un notevole esempio d’uomo contemporaneo che sul proprio curriculum ha scritto la frase/manifesto «I’m a fast learner».

Ed infine, ma confesso di esplicitarlo per ultimo come artificio retorico volto all’enfasi, è la scoperta, attraverso una chiacchierata/intervista con il suo autore, di "Tech Stuff. Manuale video di musica elettronica" un libro ed un DVD editi da Isbn Edizioni, innovativa ed interessante casa editrice con base a Milano, costola "ggiovane" del gruppo "Il Saggiatore" diretta da Massimo Coppola e Giacomo Papi (uscito nelle librerie italiane, ma l’intero progetto è assolutamente bilingue – italiano e inglese –, al costo di 14€). Il DVD raccoglie dieci documentari, assolutamente seriali, della durata di 4-5 minuti (complessivamente la durata è di 52') che ripercorrono in maniera didascalica (nel frontespizio la definizione di 'manuale', presente sulla copertina, cede il campo al termine assai più calzante di 'sussidiario') la storia della musica elettronica. Si parla di strumenti musicali: il Theremin ed il Moog ma ci sono anche la storia ed i creatori di folli congegni prodotti dalla Sherman e dalla JoMox. Si parla delle istituzioni culturali dove la musica elettronica è nata, l'Istituto di Fonologia della RAI, e dove costruisce il proprio futuro, l'Ircam di Parigi. Ma c’è anche un simpatico viaggio alla scoperta dei segreti del vinile, si parla poi di Musica Generativa e di Sintesi musicale fino alla conclusione affidata ai leggendari Pan Sonic. Gli extra di questo interessante DVD (visibile liberamente e gratuitamente sul sito di Qoob!!!) sono altrettanto sfiziosi dal momento che includono un curioso software sviluppato sempre da Giorgio Sancristoforo – denominato “Generator X1” – per apprendere i fondamenti della sintesi ma soprattutto una lunga intervista (40') a Karlheinz Stockhausen, vero e proprio guru della musica elettronica, recentemente scomparso e di cui questa intervista è un'importante documento che ripercorre attraverso la sua viva (!) voce l’intera carriera d’uno dei compositori sperimentali più importanti del XX secolo. Il libro invece scende con maggiore dovizia di particolari tecnici ad un livello più profondo degli argomenti affrontati nei documentari, allargando il cerchio degli temi trattati.

Dunque un prodotto editoriale davvero interessante che potrebbe aprire la strada (speriamolo davvero) a tutta quella schiera di creativi che nel nostro paese faticano non poco a trovare la via del pubblico e del mercato, troppo spesso dominato da prodotti d’ “importazione” o altresì conforme alla conformistica (ed anacronistica) linea dettata dalle pagine culturali dei quotidiani nazionali, sempre fuori dal tempo dal tempo che viviamo e distante dalle persone che questo tempo lo abitano.

L’intervista (Milano, 21/12/2007) la trovi su DIGIMAG31/febbraio2008

link:
www.digicult.it
www.digicult.it/digimag
www.gleetchplug.com
www.qoob.tv
www.isbnedizioni.it
www.isbnedizioni.it/index.php?p=1106


17 dicembre 2007


ancora... Luttazzi


Ci torniamo ancora perché la cosa è GRAVE. Lo facciamo con un badge tratto da RadioRadicale.it che ricostruisce attraverso la viva voce di Daniele Luttazzi ed il contrappunto del buon Oliviero Toscani l'ennesimo disvelamento del Re nudo.

«Paura genera censura». Intervista con Daniele Luttazzi
caricato il 12 dicembre 2007
Rubrica: Paura genera censura con Oliviero Toscani
Durata: 32' 55"
Redattori: Emilio Targia e Nicolas Ballario
Licenza: Creative Commons

a cura di Oliviero Toscani Ospite della trasmissione condotta da Emilio Targia e da Nicolas Ballario insieme a Oliviero Toscani è Daniele Luttazzi dopo la sospensione della sua trasmissione su La7 in seguito alle offese a Giuliano Ferrara.


11 dicembre 2007


La censura e Daniele Luttazzi.

non crediamo che Luttazzi sia stato nuovamente imbavagliato a causa d'una presunta irritazione del mastodontico Ferrara. Pensiamo invece che le cose dette da Luttazzi sui "cattolici romani" debbano aver irritato qualche tele-spettatore d'oltre Tevere.
Tutto questo è avvilente!
Noi nel nostro piccolo non leggeremo più "Il Foglio" e non parleremo più de "La7". Nel nosto piccolo boicottiamo.
 
A corredo dell'opinione pubblichiamo una lettera di Giuliano Ferrara a "La Repubblica" ed un'intervista della stessa testata a Daniele Luttazzi, entrambe in data 10.12..2007.
In fondo trovate la battuta oggetto (ipocritamente) del licenziamento/allontanamento.
 
LUTTAZZI "LA CENSURA? HO CRITICATO L'ENCICLICA"
Leandro Palestini per “la Repubblica”

"È una situazione grottesca. Cancellano il Decameron senza motivo, Giuliano Ferrara non ha subìto insulti e difatti non protesta, con la censura La 7 ha un danno di immagine e di sabato si priva del 4 per cento dell'ascolto e di due milioni e mezzo di contatti". Daniele Luttazzi non riesce a darsi pace. Via mail l'azienda gli ha comunicato la risoluzione del rapporto ("coinvolti anche la regista Franza Di Rosa e una cinquantina di talenti"), ma sulle ragioni vere del gesto di Antonio Campo Dall'Orto il comico nutre dei dubbi, "perché chiudere un programma satirico non è come chiudere il meteo di una televisione".
 
Luttazzi, l'hanno bloccata dopo la registrazione della puntata su "Spe Salvi", l'enciclica del Papa. È il vero motivo del licenziamento?
"È un motivo plausibile. Perché l'altro motivo non regge. Ma nel mio monologo (di venti minuti) non prendevo in giro il Papa, lui è un sant'uomo. Mi interessava il tema: confrontavo i punti principali dell'enciclica di Ratzinger con argomenti satirici. Ho un punto di vista eterodosso, certo sconfesso la sua visione del Purgatorio, ma le mie battute su temi seri divertivano. Contestavo la visione dolorifica del mondo contenuta nell'enciclica e il plagio di massa delle religioni. La satira non è una burletta, la satira è una cosa seria".

Per ridere di Ferrara lei è andato giù pesante. Le risulta che abbia minacciato le dimissioni per i suoi "insulti"?
"Campo Dall'Orto mi ha assicurato che Giuliano non è intervenuto. La mia satira? Ferrara è stato uno dei più spietati propagandisti della guerra in Iraq, così l'ho inserito in un quadretto grottesco che attinge alla tradizione satirica (quella di Rabelais), che in Italia va dal Ruzante a Dario Fo. Nel monologo su Ferrara, da una parte mostravo gli eccessi sessuali e dall'altra gli eccessi della guerra: dal Napalm a Falluja alle torture di Abu Ghraib. Come diceva Lenny Bruce, non è il sesso ad essere pornografico, bensì la guerra".

Visto che Ferrara non è il mandante del suo licenziamento, andrebbe a parlare dei limiti della satira a "Otto e mezzo"?
"Ferrara è intelligente. È il primo che si diverte con la satira. Questo però raddoppia le sue responsabilità: lui ha fatto in Italia quello che l'Iraq Group di Carl Rowe ha fatto con gli americani. Ma io non vado ad aumentare l'audience di un programma altrui, soprattutto nella tv che ha cancellato il Decameron. Non sono la scimmietta di nessuno. Col c... che vado a Otto e mezzo!".

Eppure sabato sembrava che la rottura con La 7 si potesse sanare. Visto che Campo Dall'Orto ripeteva che lei, pur avendo sbagliato, resta il più bravo autore satirico su piazza...
"Anch'io lo speravo dopo il primo sms. Ma ormai è tardi: Telecom Media mi ha anticipato la notifica della risoluzione del contratto. Certo, c'è un controsenso in quello che ha fatto il direttore Campo Dall'Orto, e io glie l'ho detto: stai facendo l'errore più grande della tua carriera, distruggi quello che hai costruito in questi tre anni, l'immagine di La 7 come tv libera. Ma lui, che pure m'ha riportato in tv dopo l'editto bulgaro, ha scelto la via dura. Sabato sera si è creata una situazione "cilena" al montaggio: per motivi legali, io e la regista Franza Di Rosa, stavamo completando al montaggio la sesta puntata (visto che nessuna comunicazione ufficiale della sospensione era ancora arrivata).

Verso le 20, dei funzionari di La 7 sono entrati in sala di montaggio per impedire fisicamente che proseguissimo. Hanno occupato la stanza, hanno intimato al tecnico di sospendere... Ho chiamato l'avvocato: stavano commettendo un reato, violenza privata, e potevo chiamare la polizia. Così sono usciti. Poi, quando ho finito uno di loro è entrato per cancellare tutto il girato di Decameron, passato e futuro. E lunedì lo faranno!".
 
Lettera di Giuliano Ferrara a "La repubblica"

Caro Direttore, quella di Luttazzi su di me era satira, su questo non ci piove. Letta la frase in cui venivo messo oniricamente in una vasca e trattato come una latrina, per tirare fuori una pacifista antiamericana dallo smarrimento di fronte a una espressione per lei crudelmente surreale di Berlusconi («ero contrario alla guerra in Iraq»), in un primo momento ho pensato che fosse una forzatura miserabile per tirarsi d´impaccio in un programma non particolarmente baciato dal successo e dallo scandalo.

Ma non è così. La satira è un prodotto di ideologia e cultura, procede dai libri alla strada al palcoscenico in modo circolare. L´immaginario di Luttazzi, come lui dice, è Abu Ghraib e Ruzante, quella è per lui la cornice dello sketch a me dedicato (e anche ai miei compagni di latrina).

Daltra parte non sono forse una specie di Petraeus allamatriciana? Esiste una satira cruda e coprolalica, che si è espressa e si esprime, con risultati migliori o peggiori, in tutte le lingue, in molte situazioni e in molti regimi politici, antichi e moderni.

Dunque era satira. Lui non sarà Aristofane o Molière, ma era satira.
Perché allora, visto che sono sempre stato difensore della libertà di satira, ho approvato la sospensione del programma di Luttazzi, e in particolare la motivazione del comunicato e delle successive dichiarazioni di Antonio Campo DallOrto, il dirigente libertario e frecceriano de La7 che si è sentito tradito dall´uso irresponsabile della libertà concordata anche contrattualmente tra la sua emittente e il comico?

Me lo sono spiegato così come segue, e penso sia utile comunicarlo pubblicamente ai lettori o più genericamente al pubblico.
Il fondamento di una democrazia ormai sfasciata e sgangherata come la nostra è questo: Dio è relativo, è un culto privato, invece la libertà assoluta, è l’unico culto pubblico ammesso. E´noto che non sono d´accordo con questa impostazione e che penso sia vero il contrario. Ci sono criteri di valore e di vita non negoziabili, e pubblici per definizione anche al di là della fede religiosa o civile confessata, e invece la libertà, che prediligo e vorrei la più ampia possibile in ogni situazione della mia esistenza e di quella degli altri, è relativa. Culturalmente non sono spinoziano, sono cattolico romano. E´ dunque naturale che io la pensi così. «Che c´entra?», direte. C´entra, centra.

Perché ogni discussione sulle esperienze limite, e l´esercizio crudele della satira è una di queste esperienze, è una discussione sulla libertà e sui termini del suo esercizio. Il comunicato de La7 ha fissato un limite, e la società vive anche di limiti. E´culturalmente la stessa cosa di un divieto alla produzione sperimentale e assassina di embrioni, ha lo stesso valore linguistico pur trattandosi in questo caso di faccende per fortuna effimere.

Non ho mosso un dito e nemmeno uno straccio di avvocato, non ho nemmeno corsivato alla mia maniera, quanto Luttazzi ha portato in decine di teatri off off Broadway una definizione di «Giulianone» come del «residuo di sperma e cacca lasciato sul lenzuolo dopo un rapporto anale». Se sbiglietti in un teatro e la gente decide di venirti a vedere, lo puoi fare, e se a qualcuno non piacesse essere definito come sopra avrebbe al massimo il diritto di chiedere a un giudice una sanzione, posto che la ottenga, o di schiaffeggiare Luttazzi in pubblico o di denunciarne il linguaggio. Un mio amico americano dice: c´è la libertà di guidare, anche a trecento all´ora in una pista riservata a un pubblico pagante, ma in autostrada esistono limiti. In una tv generalista, insomma, è diverso. C´è per esempio un problema di coesione commerciale.

La tv, come i giornali, è uno spazio in cui gli editori investono, e giornalisti e artisti praticano quello spazio contro pagamento di una mercede e devono praticarlo conoscendone i confini, sapendo, come dico da anni, che la loro libertà è relativa, che sono tecnicamente indipendenti ma sono dipendenti in senso stretto o soggetti, quando lavoratori autonomi, a un rapporto coordinato e continuativo che ammette la possibilità contrattuale di essere sciolto da chi investe e paga e ha il problema, non commerciale ma anche commerciale, di tutelare la propria identità di fronte al pubblico e agli inserzionisti.

Questo vale per Luttazzi e per il suo rapporto con La7 e i suoi spettatori, come dovrebbe valere per quei furbetti «de sinistra» e «de provincia» di Santoro & C., i quali danno per ore la caccia al funzionario Rai di turno (Del Noce? Saccà?) sputtanandolo come assassino di Enzo Biagi con i complimenti, i denari, e le marchette apposte alle loro buste paga dalla ditta che inquisiscono. Sgradevole e forse spregevole uso privato, non dirò «criminoso» perché non ho l´autorevolezza televisiva o bulgara di Berlusconi, del mezzo pubblico e televisivo in genere.

Il problema della libertà in Italia, come hanno spesso notato Aldo Grasso e Francesco Merlo, e con ragione, è proprio questo. Vogliono tutti fare Lenny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell´outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico, vogliono farlo con l´assistenza pubblica e privata del mercato televisivo per famiglie, possibilmente in prima serata, e con l´ulteriore assistenza del mercato della politica, che li fa deputati al primo segno di martirio. Ricchi e potenti perché liberi.

Nel caso del furbissimo Benigni, adesso aspirano anche alla vita eterna con il timbro di Sua Eminenza Reverendissima Tarcisio Cardinal Bertone. In America, che è una democrazia costituzionale under God più autorevole della nostra, non si fa così. Quando sgarri, te ne vai secondo regole di mercato e di etica pubblica convenzionale, e nessuno ti verrà a molestare se eserciti il massimo della libertà a spese tue e del tuo pubblico.

Questo tipo di libertà controassicurata, comunque, mi fa un po´ ridere. E´ la sanzione di un paese che non ha establishment, la cui grottesca rovina politica è cominciata nelle procure alla Tonino Di Pietro e alla Forleo, a loro modo eroi di satira televisiva anch´essi, ed è continuata con il clamoroso successo di pistaroli e demagoghi che invece di sbigliettare e faticarsi la libertà relativa di cui tutti godiamo, e facciamo l´uso che crediamo, chiedono e ottengono la libertà assoluta del prime time televisivo a una borghesia e a un sistema politico che non hanno più alcuna autorità, severità, ironia, significanza.

Insomma. Se il mio editore televisivo fissa nella responsabilità televisiva un limite alla libertà di satira io sono contento, mi spiace solo che per farlo si debba ricorrere al canone secondo cui quella di Luttazzi non è satira, il che non è vero anche se in un primo momento ho equivocato leggendo il testo delle sue parole fuori del loro contesto drammaturgico e della loro legittima cornice ideologica (per me, ovviamente, un pochino ributtante).

Se la sospensione del programma serve a far discutere di questo, io sono contento. Se Luttazzi torna in onda su La7 dopo che questa discussione si è svolta, e ricomincia, sono contento. Se lui e Campo Dall´Orto volessero venire a parlarne a «8 e mezzo», quando desiderino, sarei contento.

Come vedete, sono molto contento. Sono contento anche della passione che il Manifesto, quotidiano comunista e dunque tribuna satirica fin nella testata, mette nella alta trattazione culturale del caso Ferrara-Luttazzi & Cacca.
Sarei anche molto contento, ancora più contento, se accettasse l´idea che si deve ridere del patriarcalismo autoritario degli islamici o imbastisse nelle sue dense pagine difese così sofisticate della libertà di satira nel caso in cui un comico di destra prendesse Rossana Rossanda, la mettesse in una latrina e la trattasse come sono stato satiricamente trattato io. Non dubito che i colleghi comunisti sarebbero inflessibilmente coerenti con i loro principi.
 


14 novembre 2007


Favorisca i documenti, prego. Hasan Elahi e il tracking digitale


L'articolo che riporto integralmente dal blog THE PILLOW BOOK da tempo mi torna frequentemente alla mente, un ricordo ossessivo del quale sono grato all'autrice.

Favorisca i documenti, prego. Hasan Elahi e il tracking digitale
di The pillow book

All'interno
del Festival della creatività, in mezzo al caos ho scoperto un artista che ha raccontato una storia molto interessante. Hasan Elahi nel 2001 pochi giorni dopo l'11 settembre fu fermato alla frontiera americana. L'FBI lo tenne in ostaggio per ore domandandogli di descrivere tutto quello che aveva fatto in ogni singolo giorno nei mesi precedenti l'11 settembre. Lo hanno sottoposto per ben 9 volte alla macchina della verità minacciando di portarlo a Guantanamo. Quando lo hanno rilasciato non essendo stato accusato di niente 'ufficialmente' non è neanche stato 'scagionato' ufficialmente. Tutti gli interrogatori a cui è stato sottoposto dall FBI sono avvenuti al di fuori della legalità. Dato che Hasan viaggia molto ha chiesto all'FBI in che modo poteva tutelarsi da nuovi futuri interrogatori e loro gli hanno indicato un numero di telefono da chiamare ogni volta che avesse intrapreso un nuovo viaggio, per dichiarare tutti i suoi spostamenti, i luoghi che avrebbe visitato, gli hotel in cui avrebbe dormito e tutti i suoi numeri di telefono in modo da essere reperibile 24 ore su 24. A questo punto Hasan si è chiesto -Perchè devo condividere queste informazioni solo con l'FBI? Perchè non condividerle con il mondo intero? E' così che è nato TRACKING TRANSCIENCE: THE ORWELL PROJECT.
Hasan ha relaizzato un programma con cui tramite il suo palmare (fornito di GPS e macchina fotografica digitale) può costruire la traccia digitale della propria esistenza. Nel sito TrackingTranscience, possiamo costantemente vedere dove si trova Hasan (stamattina per esempio è ancora nell'hotel di Firenze, proprio vicino alla Stazione), indicato da una freccia rossa su goolge maps. Non solo, Hasan ha scelto di rendere pubbliche tutte le sue transazioni finanziarie, tutti i suoi pasti (fotografandoli uno per uno), tutte le toilet che usa, tutti gli albeghi in cui dorme, tutti gli aereoporti in cui arriva e parte.
Elahi ha dimostrato che in realtà sapere tutto è come non sapere niente. Chiunque può sapere dove si trova Hasan, quello che mangia e dove dorme, ma nessuno sa se Hasan è felice o triste, se si sta divertendo oppure se sta piangendo. Privandosi della privacy Hasan ci ha fatto forse riflettere su quella che è la vera essenza della vita umana. (URL)


5 novembre 2007


E' tornato Luttazzi! Viva Luttazzi!



Per tutti quelli che se lo fossero perso consigliamo di dare un occhio a questo clip come pure agli altri presenti sul sito de "La7".

Daniele Luttazzi è tornato in televisione, ancora più arrabbiato, ancora più agguerrito, ancora più lucido.
Insomma, bene... anche se la collocazione in palinsesto (Sabato sera dalle 23.30) non è la migliore possibile bisogna dare atto al network di proprietà Telecom d'un notevole coraggio (vedi anche Paolini in prima serata)...

altri estratti dalla prima puntata di DECAMERON
L'intervista
Ultime notizie
Missione di pace
Dialoghi Platonici


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16 ottobre 2007


QOOB. Creatività al cubo (intervista)


La presente intervista è apparsa sul numero 28 (Ottobre) di Digimag, e-mag del portale Digicult. link

QOOB. CREATIVITA' AL CUBO
Txt: Alessio Galbiati

"Qoob è un canale digitale prodotto da MTV Italia che trasmette musica alternativa”. Così recita wikipedia alla voce 'Qoob'; ma chiunque ha fatto l'esperienza di incrociarne le trasmissioni sul Digitale Terrestre o di visitarne lo spazio web, sa benissimo che la cosa è ben più complessa.
'User-Generated Content', 'social network' e 'snack culture' sono solo alcuni dei neologismi utilizzati per descrivere l'assoluta novtà costituita da un progetto che al suo interno contiene molte anime. Volendo, si potrebbe dire che è un canale televisivo tipo MTV, che è un sito tipo Youtube, ma che è pure un poco Flickr, un poco iTunes ed anche un po' Myspace. Insomma siamo in pieno web 2.0 sinergicamente collegato con la “vecchia” televisione e aperto pure al mondo della telefonia mobile.
Qoob al momento è prodotto da MTV Italia che per il 51% è di proprietà di Telecom Italia Media Broadcasting mentre per il 49% di MTV Network Europe. Per chiarici ulteriormente le idee su queso fenomeno di networking che si sta facendo sempre più conoscere anche nel mondo dell'elettronica audio/video/rete attraverso la partecipazione a festival di riferimento come l'ultimo Sonar, Electrowave, Neapolis of Love Muzikfestival, MUV, addirittura alla Giornate degli Autori durante l'ultima Mostra del Cinema di Venezia. Abbiamo dunque pensato di intervistare Lucia Nicolai, Responsabile Editoriale di Qoob, che cortesemente ha risposto alle nostre domande approfondendo e puntualizzando gli aspetti peculiari della sua creatura, nata quindi come progetto puramente per il mercato Italiano e ora diffuso a livello internazionale.

Alessio Galbiati: Per cominciare partirei da una domanda assai poco originale che ritengo però fondamentale per chiarir(mi) immediatamente le idee, per sgombrare il campo da possibili fraintendimenti. La natura intermediale di Qoob (TV-Mobile-Web) genera una polisemica varietà di definizioni possibili; ma che cos'è Qoob? Sul sito di Telecom Italia Media Qoob viene definito come “la sacra trinità dei personal-media”, ma posto che anche in teologia il concetto di trinità soggiace alla fede, mi puoi spiegare la natura di questo progetto editoriale così complesso ed articolato?

Lucia Nicolai: Oddio, mi annienti subito con questa domanda? Qoob (e con questo, d'ora in avanti nella risposta, intendo tutto il progetto, compreso anche gli stadi evolutivi precedenti, Yos e Flux) è nato con un approccio sperimentale, in un mondo mediatico dove la concorrenza non è più fra i canali tv o fra programmi, ma fra un canale tv e un sito internet, fra sito internet e playstation, fra playstation e i-pod, fra programma tv e sms fra amici. Questo vale soprattutto per il mercato dei ‘giovani', tanto effimero nei gusti quanto estremamente ricettivo verso i nuovi trend e superveloce nell'appropriarsi dei propri spazi.
Sono abituati a surfare in internet, hanno una soglia di attenzione bassissima, proprio come internet ti abitua a fare. E soprattutto sono abituati a scegliere da soli quello che vogliono vedere. Per questo hanno bisogno non tanto di un mass-media quanto di un personal-media, che sia con loro potenzialmente in ogni momento. Il nostro è stato un approccio da ‘snack culture' come l'ha definita Wired magazine a inizio dell'anno. In questo senso, abbiamo creato Qoob, un progetto televisivo che aveva nel sito internet il suo hard-core e che poi abbiamo declinato in TV (sul dtt) e sul mobile. A tutt'oggi, stiamo distribuendo QOOB su varie piattaforme online (da Vuze a Veoh, da Babelgum a Youtube), con canali dedicati e brandizzati. E per rendere il progetto sempre più “ 360” come definiscono questo genere di cose gli americani, sicuramente ci saranno occasioni di ulteriori sviluppi futuri. Per rispondere alla domanda sulla “sacra trinità”: non volevamo tirare in ballo qualche potere spirituale trascendentale, semmai ci siamo presi delle licenze poetiche un po' un-pc. Ad ogni modo, è possibile che guardare Qoob – sotto tutte le sue forme - sia un atto di fede.

Alessio Galbiati: La storia di Qoob prende il via nel novembre 2005 con la creazione del canale televisivo YOS (Your Open Source) che si trasforma poi in FLUX nell'aprile 2006. Nel novembre 2006 il progetto prende il nome Qoob ed infine nell'aprile 2007 apre la sua sezione internazionale (ovvero non più confinata al solo 'bel paese'). Una storia complicata perchè criptica, nascosta dietro a sigle esoteriche, ad acronimi fantasiosi ed oltretutto poco visibile perchè (quasi) sempre concretizzatasi all'interno di nicchie del sempre più articolato sistema di telecomunicazioni. Cosa hanno significato questi differenti stadi evolutivi? E cosa rappresenta in prospettiva l'apertura al “resto del mondo” del canale international del sito?

Lucia Nicolai: All'esoterismo mi ci fai pensare tu adesso. Forse con il senno di poi, possono sembrare scritte in codice, ma i nostri pensieri hanno seguito un percorso molto più semplice. YOS è stato QOOB nella sua fase embrionale, quando ci siamo affacciati nel panorama web e televisivo coscienti di essere un puntino, un esperimento. Your Open Source da una parte metteva l'accento sulla centralità dell'utente, dall'altra sulla volontà (già chiara all'epoca) di rendere quel media (poi Flux, poi Qoob) una fonte libera di ispirazione, contenuti, stimoli. Ci hanno chiamato YOS ma in realtà non avevamo nome. Solo un abbozzo di forma. L'evoluzione in Flux, nell'aprile 2006, ha voluto centrare l'attenzione sulla logica di flusso casuale che avevamo adottato per il (non-)palinsesto televisivo e sulla capacità, di internet, di portarti in mille posti diversi contemporaneamente. Qoob, nel novembre 2006, ha rappresentato il terzo stadio evolutivo (tant'è che richiama il cube, la terza potenza), con l'ampliamento a nuove piattaforme di distribuzione e l'ufficializzazione dell'UGC come contenuto di qualità portante del progetto. L'avventura internazionale è tuttora in corso: in prospettiva vuol dire crearsi un network di producers capillari in tutto il pianeta. Vedremo.

Alessio Galbiati: Come mai Qoob nasce proprio in Italia, la patria del (quasi) duopolio della tv in chiaro, del monopolio della tv satellitare, della chiacchieratissima Legge Gasparri che ha aperto al DTT? Una “semplice” reazione allo stato delle cose, oppure c'è dell'altro?

Lucia Nicolai: QOOB non è stato una reazione, semmai è nato dalla volontà di dare nuovi stimoli e di coinvolgere in modo diverso il pubblico nella televisione, non nello stile del Grande Fratello o della TV interattiva di base, ma dando agli spettatori la possibilità di costruire la stessa ‘televisione' (e qui ci riferiamo al concetto, non alla TV che passa solo per l'elettrodomestico TV...) che stavano guardando. Dopotutto, al giorno d'oggi, una persona di talento che voglia cimentarsi con il videomaking, con la creazione di canzoni o con la realizzazione di foto/grafiche artistiche, può contare su tecnologie che possono tutte stare sulla scrivania di casa.

Alessio Galbiati: Come si struttura Qoob dal punto di vista produttivo? Quante persone vi lavorano e secondo quale logica di ripartizione delle risorse umane? Insomma, com'è organizzata “l'azienda” Qoob?

Lucia Nicolai: A QOOB lavorano 11 persone in pianta stabile: 3 nell'area editoriale, 2 nell'area marketing/press, 1 nell'area community, 1 nell'area produttivo-realizzativa, 3 nell'area tecnica. Abbiamo inoltre una consulente editoriale a Londra, salita a bordo con il lancio del canale e sito internazionali. Al di là di queste suddivisioni, comunque siamo tutti coinvolti a 360 gradi nel progetto, quindi spesso e volentieri ‘sconfiniamo' in tutti i vari settori.

Alessio Galbiati: La Qoob Foundation... da chi è composta e quali sono in linea di massima i criteri di scelta di questa post-moderna fondazione mecenatesca finalizzata ad individuare, incoraggiare e finanziare, gli autori dei lavori uploadati sul sito?

Lucia Nicolai: Wow, “post-moderna fondazione mecenatesca”! La Qoob Foundation in realtà è Qoob Factory (siamo geniali ormai nei cambiamenti di nomi). La Qoob Factory coinvolge tutti noi, anche se poi la parola finale è del responsabile editoriale (io), curatore di tutti i progetti acquisiti, commissionati, prodotti e finanziati che finiscono su QOOB. I criteri di scelta per individuare i potenziali qoob factory products sono gli stessi che caratterizzano la selezione dei materiali messi in onda, ovvero: innovatività, anti-conformismo, creatività, voglia di dire qualcosa di completamente fuori dalle righe o qualcosa di banale ma da un punto di vista diverso... non ci sono degli standard definitivi per scegliere un prodotto finanziabile e supportabile dalla Qoob Factory: tante volte è solo una questione di sensazioni. So che è vago, ma non si può inscatolare la creatività in assi cartesiani. Il bello è farsi sorprendere ogni volta. Pensare di aver scoperto una nuova porzione di realtà.

Alessio Galbiati: Requisito fondamentale delle Opere caricate sul sito web dagli utenti è la proprietà dei diritti d'autore, aspetto essenziale di Qoob che meglio d'altro differenzia questo “contenitore” da Youtube. Ciò rappresenta un tentativo di ribaltamento di prospettiva per la generazione “copia e incolla”. Alla luce di questo (quasi) primo anno di vita del progetto, quali sono le impressioni che ti sei fatta a proposito del popolo degli internauti produttori di contenuti?

Lucia Nicolai: L'impressione che ho, relativa ai produttori di contenuti di QOOB, è che preferiscono sempre l'originalità al ‘copia e incolla' e se mai utilizzano qualcosa di non originale, lo fanno contestualizzato a una storia, non in modo gratuito. Lo rielaborano dandogli un senso tutto nuovo.

Alessio Galbiati: L'idea di quest'intervista nasce dopo la visione della selezione da “voi” compiuta per la sezione SonarCinema della quattordicesima edizione del Sonar di Barcellona, evento del quale Qoob è stato fra i main sponsor. Così è accaduto, con forme e modalità sempre diverse ed originali, anche per le ultime edizioni di Electrowave, Neapolis of Love Muzikfestival, MUV, addirittura alla Giornate degli Autori durante l'ultima Mostra del Cinema di Venezia; ma in realtà gli eventi “reali” ai quali Qoob ha partecipato sono ancora molti di più. Ciò dimostra la particolare attenzione posta alla valorizzazione del proprio brand mediante canali particolarmente ricettivi nei confronti dell'innovazione e della creatività. In merito a questo vorrei sapere quali saranno le prossime partnership e quali le modalità di selezione degli eventi con cui collaborare.

Lucia Nicolai: Al di là del ‘valorizzare' il brand, l'attività on the ground è un momento fondamentale, per noi, per rendere ancora più forte e reale il legame con i nostri utenti, visto che la maggiorparte di loro è anche creatore di QOOB. All'orizzonte, tra le altre cose si intravedono: partecipazione al Gender Bender festival (Bologna, fine ottobre) come partner, evento di lancio del DVD di Techstuff, previsto per inizio novembre; partecipazione come partner al Radar FestivalLive @Qoob, ovvero i live set acustici con band ‘famose' (come Editors, Juliette Lewis) affiancate da band emergenti iscritte a Qoob, che si tengono nei nostri uffici. E' un bellissimo momento in cui alcuni nostri utenti vengono a contatto stretto con la realtà della produzione televisiva. Da qui a fine anno ne rifaremo di certo, anche se non possiamo svelare nomi fino a conferme ottenute. Riguardo alle modalità di selezione... vedi sopra, quando mi chiedi come selezioniamo i contenuti per la qoob factory... (Londra, gennaio 2008), dove assegneremo lo Student Prize (1000 sterline) al migliore lavoro visivo creato da uno studente per la rassegna. Come evento on the ground consideriamo anche i Live @Qoob, ovvero i live set acustici con band ‘famose' (come Editors, Juliette Lewis) affiancate da band emergenti iscritte a Qoob, che si tengono nei nostri uffici. E' un bellissimo momento in cui alcuni nostri utenti vengono a contatto stretto con la realtà della produzione televisiva. Da qui a fine anno ne rifaremo di certo, anche se non possiamo svelare nomi fino a conferme ottenute. Riguardo alle modalità di selezione... vedi sopra, quando mi chiedi come selezioniamo i contenuti per la qoob factory...

Alessio Galbiati: Alla presentazione di Qoob nel novembre dello scorso anno, Antonio Campo Dall'Orto, all'epoca direttore generale della divisione tv di Telecom, in merito alla questione della raccolta pubblicitaria accennò al fatto che erano allo studio forme alternative, modalità prossime allo spirito di Qoob. Dieci mesi dopo la sua nascita Qoob ha risolto la questione relativa alla pubblicità? E se sì, in che modo?

Lucia Nicolai: Siamo al lavoro con una serie di clienti riguardo a iniziative pubblicitarie ad hoc.

Alessio Galbiati: Progetti per il futuro? Ovvero, quali sviluppi e quali nuove mutazioni?

Lucia Nicolai: Per il futuro, vorremmo dare ancora più spazio e rilevanza ai contenuti ‘dal basso', ovvero quelli prodotti dagli utenti, cercando di dare una bella scossa alle logiche produttive televisive standard. Abbiamo già avviato 2 progetti in questo senso: uno è il Qoob Payout, che prevede un pagamento in denaro tramite Paypal per tutti coloro che uploadano contenuti poi selezionati per la TV. L 'altro è il Commissioning: a cadenza mensile, facciamo una chiamata alle armi ai nostri utenti attraverso la quale chiediamo loro di produrre contenuti legati a un tema. Siamo partiti con “My crazy summer”, un modo per raccontare l'estate appena trascorsa, in piena libertà interpretativa. A breve lanceremo altri ‘temi'. Anche qui, i lavori migliori vengono selezionati per la rotazione televisiva e ricompensati con premi in denaro, accreditati sull'account paypal. In entrambi i casi, invitiamo i nostri utenti a collaborare fra loro, dando vita a piccole ‘case di produzione virtuali' con il regista, l'autore delle musiche, il grafico etc. Vogliamo anche dare più spazio alle band unsigned e totalmente emergenti iscritte alla community, perché la qualità musicale è veramente alta. Parallelamente, continueremo i progetti con professionals già affermati, sia nell'ambito dei corti cinematografici (sulla scia degli esperimenti già riusciti con “Spider” di Nash Edgerton e “I Love Sarah Jane”, di Spencer Susser, che sveleremo a breve) che delle animazioni (in arrivo 2 serie molto diverse tra loro e molto ground-breaking, dall'Inghilterra e dal Giappone). Infine, stiamo lavorando a un rilancio del sito con nuove funzionalità.

www.qoob.tv

La presente intervista è apparsa sul numero 28 (Ottobre) di Digimag, e-mag del portale Digicult. link


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permalink | inviato da kulturadimazza il 16/10/2007 alle 18:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


6 settembre 2007


Brunello Robertetti


Ogni mattina
   come Narciso si specchia nel ruscello retrovisore
io mi specchio in te,
   e nei tuoi occhi mi rado.

La prima lama solleva il pelo,
la seconda lo taglia,
la terza gode.
                    Brunello Robertetti


3 luglio 2007


Digimag luglio-agosto 2007


E' disponibile da ieri il numero estivo di Digimag, numero doppio di Luglio/Agosto della rivista di Digicult.
http://www.digicult.it/digimag
 
Speciale Sonar 2007 Report:
intervista generale a Enric Palau, a cura di Marco Mancuso: URL
report Sonar Musica, a cura di Giulia Baldi: URL
report Sonar Multimedia, a cura di Francesco D'Orazio: URL
report Sonar Cinema, a cura di Alessio Galbiati:
URL

ed inoltre...

INTERVISTE:
Intervista: Kurt Hentschlager
Intervista: Mark Coniglio

TEMI:

New Madia Art Market
Locative Media

ARTICOLI:

KURT HENTSCHLAGER
ENRIC PALAU/SONAR
MARK CONIGLIO
SONIA CILLARI
TRANSFORMA
GOMMA
EZIO CUOGHI
SONAR REPORT
SOURCE CODE
CULTUUR 2.0
SILENZIO
GAMER THEORY
JEFF LIEBERMAN
EDOARDO KAK
TROYANO
BIG ART GROUP
NEW MEDIA ART MARKET LOCATIVE MEDIA
GLOBAL DIGITAL AGE


23 marzo 2007


Telecom: debiti e spie - Il ritorno di Report, domenica ore 21.30, RaiTre


Torna Report, il programma di Milena Gabanelli, che dal lontano 1997 tiene alta la bandiera del buon giornalismo italico e lo fa con un argomento che dire scottante è un eufemismo. A firmare la prima inchiesta del decimo anno del programma è Sigfrido Ranucci, reso celebre dall'inchiesta intitolata "Fallujah, la strage nascosta" che per prima denunciò all'opinione pubblica mondiale l'uso da parte dei militari americani del terribile fosforo bianco nel bombardamento a tappeto della città iraquena. Di Ranucci segnaliamo (già lo avevamo fatto con un articolo) anche l'inchiesta del giugno 2006 intitolata "Eroi senza medaglia" che, alla luce della recente fiction con Raul Bova appena trasmessa da Canale5, apre una drammatica ferita nella retorica dell'eroismo nazionale e che pensiamo sia cosa davvero importante andarsi a recuperare.

TELECOM: DEBITI E SPIE
di Sigfrido Ranucci
In onda
domenica 25 marzo 2007 alle 21.30

Pensionati e politici, giovani in cerca di lavoro e uomini della finanza italiana e straniera, calciatori ed extracomunitari, veline: tutti spiati. Migliaia di dossier, decine di società d’investigazione, milioni di euro su conti esteri bruciati per attività illegali.
E Telecom? E’ accusata di aver pagato le fatture agli spioni con i soldi delle bollette telefoniche degli spiati. Il settore security della Telecom era stato trasformato in una struttura d’intelligence all’ombra del suo capo Giuliano Tavaroli.
Complici gli amici d’infanzia Emanuele Cipriani, fiorentino, investigatore privato della Polis D’Istinto e Marco Mancini, il numero due del Sismi. Due ex brigadieri dei carabinieri dalla carriera velocissima arrivati ai vertici di Telecom e del Sismi. Con loro un ragioniere che si trasforma in un investigatore privato capace di archiviare in un cd notizie e informazioni riservate su 5.000 persone e 600 aziende.
La rete degli spioni era in grado di avere informazioni riservate da tutto il mondo, aveva rapporti con ex uomini della Cia e di altri servizi segreti, riusciva ad intrufolarsi nei conti correnti italiani e esteri, fino a raccogliere dossier sulle società con sede nei paradisi fiscali.
Perché tutti quei dossier? A chi servivano e come sono stati utilizzati? Le incursioni informatiche dentro le grandi aziende partono dagli uffici Telecom. Un momento difficile per la più grande azienda di telecomunicazioni italiana, sommersa anche dai debiti.

Le repliche della puntata verranno trasmesse sul Raisat extra-canale 120 piattaforma Sky nei seguenti giorni:

26/03 ore 21.00
28/03 ore 17.30
29/03 ore 04.15
30/03 ore 00.00

Lunedi' 26 marzo dalle 15.00 alle 16.00 Sigfrido Ranucci sarà on line per rispondere a dubbi, curiosità e quesiti sull’inchiesta da lui realizzata.


REPORT

Report nasce nel 1997 come naturale evoluzione del programma sperimentale "Professione Reporter" in onda su Rai2 dal 1994 al 1996. Era un rotocalco di informazione che proponeva un cambiamento di metodo rispetto al giornalismo tradizionale: il videogiornalismo. Milena Gabanelli (autrice del programma) dà spazio e tempo a tutti i freelance che lavorano con la propria telecamera e aspirano ad un giornalismo più impegnato. Invita nel piccolo studio i nomi più famosi del giornalismo tradizionale a dibattere su questa nuova frontiera. Il sindacato insorge: vede nel metodo un'arma per la riduzione di posti di lavoro.

Da quell’esperienza si forma un gruppo anomalo, forse unico nel panorama giornalistico, con una passione comune: l’inchiesta investigativa. Un genere di giornalismo abbandonata a causa degli alti costi, ma forse anche perchè richiede, da parte del giornalista, un grande impegno personale. La forma scelta è quella vecchio stile, abbinata al metodo di lavoro più
innovativo fra i network occidentali. Così la Gabanelli dà vita a Report, una scommessa che per durare negli anni aveva bisogno di autori che ci credessero e con il coraggio di resistere alle difficoltà. Grazie al lavoro di giornalisti come Bernardo Iovene, Sabrina Giannini, Stefania Rimini e Paolo Barnard la testata si è affermata e successivamente rafforzata con il contributo di altri professionisti che via via sono entrati nel gruppo di lavoro.
Dal 2001 Report viene programmato in prima serata e oggi è un punto di riferimento nel giornalismo d’inchiesta prodotto dalla Rete.

Il sito di Report >>>
URL




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24 gennaio 2007


Digitale terrestre: per la Commissione Ue i contributi statali per l'acquisto dei decoder Dtt sono illegali



Illegali !!! Così la commissione europea Antitrus in merito ai contributi erogati dal Governo Berlusconi per l'acquisto dei decoder per le trasmissioni in digitale terrestre. I contributi sono stati considerati come un "vantaggio indiretto" accordato agli operatori del settore. Saranno dunque gli operatori stessi a dover rimborsare in maniera parziale gli incentivi economici messi in campo, con l'eccezione degli aiuti concessi nell'anno appena trascorso alle regioni Sardegna e Valle d'Aosta considerati da Bruxelles come necessari per l'ampliamento della copertura televisiva dei territori interessati. La commissaria Neelie Kroes ha definito i contributi "incompatibili con le regole per gli aiuti di Stato, in quanto non sono neutrali da un punto di vista tecnologico e creano una distorsione indebita della concorrenza, escludendo la tecnologia satellitare".

Le cifre in gioco ammontano ad un totale di 220 milioni di euro (150 nel 2004 e 70 nel 2005).




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22 gennaio 2007


Shusher the Usher - La maschera - FlashGame


Il mestiere della maschera cinematografica è piuttosto antico, risale agli albori della settima arte o meglio a quell'epoca, appena successiva alle origini, in cui il cinema cercava una propria collocazione borghese nel cuore delle città come alternativa frivola al teatro o all'intrattenimento in generale. La maschera era (è) quella figura che prontamente riportava all'ordine la sala e quei suoi ospiti più focosi, scalmanati, indisciplinati. L'etichetta dello spettatore cinematografico non deve esser data per scontata, le prime sale cinematografiche popolari erano infatti  luoghi all'interno dei quali il caos regnava sovrano. Oltre al fatto che si potesse fumare (che bei tempi!), in sala era pressochè concesso tutto: grida, schiamazzi, commenti ad alta voce verso i protagonisti dello schermo, cori, canti e quant'altro; questo nelle sale popolari. Nelle sale riservate alla borghesia (o per esser più precisi a chiunque potesse pagarsi il biglietto d'ingresso) da subito si volle creare un ambiente assai più simile a quello teatrale dove il decoro e l'ordine erano sanciti da pratiche spettatoriali governate dall'etichetta dei salotti borghesi: un sobrio silenzio iniziò ad avvolgere le proiezioni ed ogni rumore molesto era sanzionato dal richiamo della "maschera", vero e proprio poliziotto della sala.



Cliccando l'icona qui sopra potrete tuttafarvi in una sala cinematografica nei panni di una spietata maschera con il compito di zittire chiunque osi turbare il silenzio della sala. Nessuna risata, nessun telefonino, nessun pianto di neoati, nessun ronfo, nessuno smangiucchiamento... insomma non deve volare una mosca nella sala da voi controllata. Che vitaccia, quella della maschera cinematografica!!!




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6 dicembre 2006


Guzzanti & Scaramella


02/12/2006
L'audio di questo video è pessimo. Comunque il documento è piuttosto interessante. Guzzanti afferma che gli hanno comunicato che Mario Scaramella è senza speranza, condannato con certezza a morire a causa del polonio 210.

06/12/2006
Scaramella dimesso dall'ospedale.
ROMA - L'ex consulente della commissone Mitrokhin Mario Scaramella, è stato dimesso dall'University College Hospital di Londra Era ricoverato da venerdì scorso per essere sottoposto ad accertamenti dopo essere risultato positivo - in un primo tempo - al polonio 210, la sostanza radioattiva usata per avvelenare Aleksandr Litvinenko. Gli ultimi esami, invece, non hanno rilevato alcuna traccia di avvelenamento.


In questa storia tutto rasenta il paradosso, la follia è la cifra stilistica degli interpreti di questa assurda spy story di fine anno. Qualcuno bluffa o tutti pigliano in giro tutti? La verità è imperscrutabile dunque è meglio lasciar perdere. QUESTI SON TUTTI PAZZI!!! Come si può essere in un primo tempo contaminati ed in un secondo sani?




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15 novembre 2006


Recensire il Video Sharing: Lasse Gjertsen - 2006


Questo video è di una genialità disarmante, campionamento puro, perfetto esempio di mix audiovideo (Lev Manovich apprezzerebbe). Ricorda da vicino alcuni video realizzati da Gondry (del quale quà e là in questo blog abbiamo già parlato) ma senza cadere in alcun citazionismo, anzi il video sprigiona autentica creatività verificabile visionando gli altri video messi in condivisione da Lasse (reperibili su quasi tutti siti di Video Sharing). La rete si stà dimostrando fucina di talenti ed una loro mappatura/catalogazione diviene una necessità critica sempre più impellente.
Ho detto che si tratta di un video?




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14 novembre 2006


Extreme Diet Coke & Mentos Experiments >>> Pretesto per illustrare "Revver", sito di Video Sharing


Altra novità tecnologica proveniente dalla rete. A chi assomiglia lo avete già capito, ma come funziona probabilmente dovete ancora speriementarlo. Revver assicura uno standard video sicuramente migliore di YouTube, ottima qualità sia del suono che dell'immagine (ovviamente il tutto dipende dall'utente che condivide, ma le possibilità per sharare con una qualità maggiore è una delle caratteristiche puculiari del servizio).
Inoltre Revver a differenza di altri servizi simili, offre la possibilità di percepire un compenso per ogni video caricato ed hostato con un sistema di gestione pay per click. Alla fine di ogni clip viene automaticamente aggiunto un frame pubblicitario inerente i tag associati al video; per ogni click ricevuto sulla pubblicità si percepisce un compenso, successivamente liquidato raggiunto un importo minimo stabilito [questo paragrafo l'ho copiato e incollato da freeonline.org>>>URL]

L'esempio proposto è uno degli ormai celebri video sullo stranno effetto che fa una mentos con la diet-cola (ma col chinotto cosa succede?) che imperversano sulla rete e sulle edizioni on-line dei quotidiani nazionali (Repubblica e Corriere non si sono lasciati scappare lo scoop nei mesi passati!!!). Questo video è il più visto del sito, con una roba tipo 3 milioni e 700 mila visualizzazioni.




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30 ottobre 2006


Delitti


Questo blog ha confessato da tempo il proprio debole per Il Foglio. Passione perversa fatta di contraddizioni e piacere della lettura. La stampa italiana è puerile e noiosa, quella straniera la leggo poco. Altra insana passione che coltivo è il gioco di ricondurre ogni cosa a forma cinematografica che ne 'Il Foglio' si compie ogni lunedì con la colonna di sinistra dedicata ai Delitti.
Quelle poche righe, asciutte ed essenziali ma al contempo dotate d'una profondità di sguardo alla Scerbanenco, sono piccoli soggetti per il cinema italiano lasciati cadere nell'oblio (spesso d'un epitaffio).

Delitti. Lunedì 30 ottobre 2006.
Khira Zarat Belmokhtar, di anni 73, prostituta algerina residente da anni in italia, vedova. Fu trovata sdraiata a faccia in su vicino al letto, seminuda, con una forchetta conficcata in bocca. Morta da almeno una settimana, se ne accorsero i vicini per via dell'odore nauseabondo che si spandeva per la scale. Intorno alla morta i cassetti erano tutti aperti e in disordine, non fu trovata la borsetta. Un paio di settimane fa, in un monolocale al terzo piano al centro di Milano.




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