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kulturadimazza


RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

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corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
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27 aprile 2006


Femme Fatale


Femme Fatale, Brian_De_Palma, 2002.
La risoluzione sta nel sogno e nel deja vu.
Soluzione ambivalente a rischio di fraintendimento.
-fraintendimento-
Da una parte può sembrare una scelta dettata da problemi irrisolti, nati in sede di sceneggiatura / scenario. Ricorso all’uso del deus ex machina calato nei sogni di una bionda fuggiasca.
L’altra possibile interpretazione (che accetta ma scavalca la prima) potrebbe essere di natura prettamente filosofica (?), indagare lo spazio e il tempo dei destini del fato.
La donna fatale sarà dunque non una bella donna della quale ci si può immediatamente innamorare (così nella “realtà” del finale, nell’incontro di sguardi turbati fra i due), ma donna del destino, indovina - preveggente….. dalla rivelazione tarantiniana (il ricordo corre alla folgorazione del sicario mancato da una scarica di proiettili esplosi a brucia pelo). Anch’essa immediatamente metabolizza la rivelazione esterna piovuta su lei. Il futuro è passato davanti ai nostri occhi/nella sua mente e l’ha illuminata, sulle decisioni da prendere, dalle tenebre del suo futuro/presente complicato. Ma il futuro nonostante la preveggenza ritorna e ancora può essere dominato col caso, inaspettato, imprevedibile come il raggio di sole.
Il fraintendimento è ovviamente attivato dalla non accettazione da parte dello spettatore della soluzione onirica. Questa figura retorica di costruzione del racconto, ampiamente utilizzata e analizzata dalle/nelle più diverse culture se non sorretta da una comune visione del mondo fa cadere l’implicito contratto della visione spettatoriale di appagamento delle facoltà emozionali intellettive attivate dalla visione/ricezione. Insomma il commento di un tal genere di spettatore sarebbe del tipo: non mi si può raccontare una storia che sta insieme solo perché abbiamo voglia che stia insieme.
Ma è legittimo un tal comportamento?
Ometto di dire che tutto è legittimo, in assoluto.
E’ legittimo in fase di analisi?
Assolutamente poco è legittimo in fase di analisi.
-mondarsi dalle bugie-
Prima di addentrarmi in territori, da me, poco esplorati, è meglio compiere il passo preliminare imprescindibile, nella mia visione del mondo, di ogni possibile analisi: mondarmi di ogni bugia.
Cosa ricordo delle sensazioni provate in me dal film durante la visione, cosa ha toccato dentro me, quali interferenze/rumore si sono/è frapposte nella mia attività di spettatore ?
Queste le domande che già ponendo la questione del fraintendimento, si sono sbarrate sulla mia strada.
La prima sensazione che definirei globale, avuta poco dopo la conclusione del film è stata di vera e propria gioia. Ricordo che quello era il periodo della mia prima vera indigestione filmica, dovuta ad una eccessiva visione di film; non riuscivo più a stupirmi, trovavo molte pellicole banali e stanche (probabilmente era come io mi percepivo). Poi la gioia nel perdermi in una trama piuttosto assurda che capivo ma non fino in fondo nella quale mi perdevo e mi ritrovavo e mi riperdevo. Come faccio spesso correvo ad ogni sequenza con la testa a tutti gli altri pezzi del mosaico cercando anche di preconizzare il futuro filmico (magicamente creato davanti ai nostri occhi ogni volta che abbiamo la fortuna di vedere qualcosa di nuovo inedito mai visto non per gli altri ma per i nostri occhi). Disorientato, hitchochianamente colto da vertigini. Simbolo di questa sensazione piacevole e rassicurante come un bagno caldo (dello stesso tipo fatto dalla bionda protagonista entro la quale sprofonderà nel futuro) sono le fotografie catturate nel film dal freelance Banderas della piazza parigina sulla quale si affaccia il balcone del suo appartamento. Tanti pezzi, un mosaico, per costruire un labirinto di spazio, tempo e luce non poi tanto diverso dalla realtà che tutti ci avvolge. Incantato da quel gioco che lontanamente (davvero poi così tanto) mi ricorda la nascita della fotografia, l’esperienza vissuta dai borghesi parigini di fine ottocento della dagherrotipia effettuata mediante l’appostamento sulla propria finestra di casa o meglio ancora sul proprio borghesissimo balconcino dell’apparecchiatura capace prodigiosamente di catturare tutta la realtà posta di fronte a lei. L’approfondimento della questione della visione, della cattura del reale è qui riletto da De Palma in un’ottica problematicizzante, pare si interroghi sull’impossibilità di cogliere le forme astratte dalle spazio e dal tempo e soprattutto dalla luce. Se vogliamo poi il film è proprio qui, tre dimensioni trascese da una quarta che il sogno. Le tre dimensioni sono: lo spazio (parigi, la piazza, l’albergo, il biliardo), il tempo (sette anni, le tre e trentasette?, gli anni di galera, il passato, il futuro), la luce (nella scena finale e cruciale il fotografo del matrimonio aspetta la luce giusta, proprio questo bagliore, che poi vedremo anche nel mosaico fotografico finale, sarà decisivo sotto forma di fato/caso, se vogliamo poi anche la sua negazione pensiamo all’oscurità attraverso la quale riuscirà a scappare dal festival di cannes, ma ancora i lampi abbaglianti che ancora introducono i momenti di svolta del destino).
Il film come Prègenerique, ridondanza manieristica.
Ancora (sof)fermo e lento sull’immagine.
Attorno alla pellicola (che nemmeno possiedo rimirandola in formato DivX) si svolge la vita (reale) scorrendo nel tempo della storia in un doppio movimento rettilineo ed allo stesso luogo a spirale ripiegato su se stesso, che questa dinamica (davvero poi così dialettica?) possa dirsi egualmente per il film in questione (………..sotteso alintendendo un datato, ma non per questo obsoleto, allunaggio su/in Femme Fatale mosso da una visione autoriale del cinema di De Palma………………) non è fatto casuale.
Non le è per due ordini di ragioni, la prima da carpire entro quell’insieme di caratteristiche che ci permettono di renderci consapevoli di essere spettatori di un’opera autoriale ma ancor prima di permetterci di riconoscere la mano (l’occhio) di De Palma,
- cosa ci permette di riconscere un film di Brian De Palma? La catteristica dei suoi film risiede a mio avviso nell’autoreferenzialità esasperata, forza sia centripeta che centrifuga, dall’esterno verso l’interno ma anche dall’interno verso l’esterno. Equilibrismo postmoderno, postmoderno e basta!


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27 aprile 2006


Etichette: Angelika Kohlermann (aut)


Angelika Kohlermann è il nome di un'etichetta discografica austriaca molto interessante che produce prettamente musica elettronica, quel genere che và così tanto in ogni angolo d'Europa e del mondo ma che in Italia fatica, non dico a diventare nicchia ma che addirittura fatica ad essere in toto. Ovviamento il sito mette a disposizione un vasto catalogo di streaming audio e video, vetrina virtuale d'un business realizzato con passione e amore.
Questi gli ultimi album editati dalla Angelika Kohlermann (codice prodotto, nome artista, titolo):
ak023 - olivia louvel - luna parc hotel   
ak024 - gd luxxe - make   
ak025 - zeebee - priorities   
ak026 - bunny lake - the late night tapes.




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27 aprile 2006


Pace (Lanfranco) sul Quirinale


Sulla prima pagina de ‘Il Foglio’ di oggi (giovedì 27 aprile 2006) Lanfranco Pace lancia una proposta "un pò anomala" (riprendendo il titolo) ma che inevitabilmente farà parlare di sé, quantomeno appone la propria firma su d’un idea che percorre la politica da destra e da sinistra in questi giorni e sempre più d’ora in poi.
"D’Alema la sua dichiarazione di Coalizzatore e di architetto di un’innovazione del sistema l’ha già fatta e le è restato fedele: si chiama Bicamerale. Non converrebbe spedirlo al Quirinale su proposta e con i voti dell’opposizione?"
Questa alchimia parlamentare Lanfranco Pace la spiega qualche riga più su. Il 17% DS ed il quasi 50% della Cdl sommati fanno il 67%, la stessa cifra cioè delle "forze che in Germania hanno fatto la Grande Coalizione".
Per Pace lo stallo uscito dalle urne, offrirebbe al paese ancora una possibilità: "si è aperta l’ultima finestra di opportunità per portare a compimento un processo di transizione che si trascina penosamente da dodici anni. [...] perché la situazione attuale intacca il benessere, la ricchezza collettiva più di quanto non facesse a suo tempo il sistema delle tangenti". Lanfranco Pace si appella ad un "realismo magico" in grado di saper leggere l’attuale situazione di stallo venutasi a creare fra i due poli politici ed in grado di governare la delicata congiuntura economica entro la quale il nostro paese è invischiato.
Noi dalla nostra non possiamo far altro che annotare questa considerazione e più che prendere posizione possiamo enfatizzare come la tempistica della "crisi" italiana datata da Pace a dodici anni fa e paragonata alla precedente epoca di tangentopoli coincida alla lettera con quanto da noi affermato in un post d’un po’ di tempo fa.
Certo che un D'Alema presidente della Repubblica con i voti della Cdl sarebbe proprio un bel numero; ma poi chi glielo spiega alla Sinistra?




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27 aprile 2006


Match Point


A me 'Match Point' di Woody Allen è piaciuto. Mi è piaciuto essenzialmente perché è un film lineare, classico direi per lo sviluppo della storia, per l’evoluzione dei personaggi. Questa (non) recensione arriva in ritardo di qualche mese rispetto all’uscita del film nelle sale, problema assolutamente trascurabile per un qualsiasi altro regista non per uno che sforna pellicole con la media di una all’anno e che stà già realizzando il prossimo dal titolo (provvisorio) ‘Scoop’ ancora ambientato a Londra ed ancora con Scarlett Johansonn.
Di seguito, alla rinfusa, una serie di note sul film:
a. La vicenda raccontata da Allen in questo suo ultimo film è assai simile al precedente ‘Crimini e misfatti’ del 1989, lo è per ciò che concerne il tema e la trama, differisce drasticamente dal precedente per la struttura. La linearità accennata in precedenza si contrappone alla frantumazione dello spazio-tempo, all’orchestrazione dei differenti punti di vista di quell’intricata storia che è ‘Crimini e misfatti’. Là l’omicidio condannava il suo esecutore a scontarne la colpa sulla scena per attuare quel principio cardine della Tragedia che vuole che il protagonista patisca per le sue colpe così da potersi redimere per giungere mondato alla conclusione, in ‘Match Point’ invece Chris Wilton si giova della Fortuna, l’anello ritrovato fra gli averi d’un plausibile assassino lo scampa da ogni possibile condanna facendolo giungere all’happy end senza alcuna redenzione. In questo scarto e fra le differenze rintracciabili fra questi due elementi della serie cinematografica alleniana è possibile rinvenire interessanti dati sull’evoluzione della cifra autoriale del regista newyorkese. Non più Tragedia e non più Commedia, nel cinema di Woody Allen sembra prender corpo ormai un’indistinta osmosi fra le due, dove pure il Senso pare perdere centralità cedendo di fronte al Fato o alla Fortuna d’un match point giocato ad occhi chiusi.
b. "Sbaglierebbe anche chi dicesse che gli ultimi Allen sono uno peggio dell’altro. Semplicemente, non sono". (Vincenzo Buccheri a proposito di ‘Melinda e Melinda’ sul numero 132 di Segnocinema) Qui invece parliamo delle critiche che il film ha ricevuto, del vociare dei critici davanti ad opere che non convincono perché non evidenti capolavori. Quello che spaventa in film come questo è la scomparsa della marca autoriale. Nel momento in cui, il regista con nome e cognome conosciuti, latita nel ricoprire il corpo filmico dei suoi segni primari di riconoscibilità stilistica, la critica si solleva e punta l’indice indignata per l’assenza di quel talento (altro tema del film) che dovrebbe esser immediatamente riconosciuto, magari già dalla prima occhiata. È come se ogni anno deludesse le aspettative. In questa direzione di ragionamento mi è dispiaciuto in ‘Match Point’ veder giocare il regista con i ponti alla maniera di ‘Manhattan’, ma non l’ho gradito proprio perchè stavo amando il film senza ricordarmi chi ne fosse il regista, quel gioco citazionista ha rotto per un poco la magia del film (il film al centro d’ogni analisi!). Le critiche agli ultimi suoi film appaiono sempre irritate davanti alla compattezza dei film stessi.
c. ‘Crimini e misfatti’, 1989, interprete principale Martin Landau. ‘Match Point’, 2006, interprete principale Jonathan Rhys Meyers. Proviamo per un attimo a ridurre il problema a questo semplice dato ricavato dai titoli di testa. Due fisicità rivolte essenzialmente a due pubblici diversi, se si parlasse di target sarebbe bestemmia? Ho amato molto la scelta dei volti compiuta da Allen per la realizzazione del film. Soprattutto i ruoli di attori non protagonisti sono una bella galleria di volti britannici. Lo Spud di Trainspotting (prolifico attore inglese che classe ’71 vede già al suo attivo una cinquantina di pellicole) alias Ewen Bremner qui interpreta l’ispettore Dowd che in coppia col detective Banner (alias Jemes Nesbitt celebre in UK per la serie tv Muphy’s Low) danno vita ad un ennesimo esempio di coppia di poliziotti/investigatori che ormai assurge a vero e proprio archetipo cinematografico (farne un catalogo sarebbe forse impossibile data l’elevata frequenza d’apparizione di questa figura retorica).
d. Chris Wilton spaventa, atterrisce perché utilizza la normalità di una vita rispettabilmente alto-borghese come scudo dinnanzi alla possibile ricerca d’un movente fra i suoi comportamenti. L’interrogatorio/colloquio che intrattiene con la coppia di agenti è un ottima sequenza cinematografica, ottimamente realizzata in fase di sceneggiatura. Le domande poste riescono a scalfire soltanto la messa in scena del giovane ereditiero (o sarebbe più corretto parlare d’un pirata di status sociale?) che vacilla senza cedere proprio perché i due investigatori non osano metter tempesta nell’idilliaco quadro borghese da lui tratteggiato. Sono un adultero non lo nego, ma questo non basta a far di me un assassino... In fondo, azzardando parecchio è possibile ravveder in questa sua linea difensiva alcune analogie con il film di Petri ‘Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto’. Già il titolo potrebbe bastare. Chris organizza un omicidio attraverso lo spargimento di indizi che possano far ricadere la colpevolezza su di un assassino lontanissimo dal suo profilo. Un tossicomane disperatamente alla ricerca di poche sterline, pronto a tutto pur di ottenerle (uccidere l’anziana signora) e disposto a tutto pur di farla franca (uccidere un innocente passante sul pianerottolo). La Fortuna certo è stata dalla sua perché altrimenti gli investigatori, attraverso un lynchiano sogno premonitore (penso ai sogni dell’agente Dale Cooper nella seria Twin Peaks), lo avrebbero incastrato individuando il movente d’un omidicio proprio nella sua difesa della normalità alto-borghese conquistata.




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25 aprile 2006


ke RuBBIA!!!


“Tre anni di ricerche per l’energia solare termodinamica made in Italy buttati al vento per beghe da cortile” (Corriereconomia, 23 aprile 2006). Parola di Carlo Rubbia, 72 anni, Nobel per la Fisica 1984. Passato per la Normale, la Columbia ed il Cern e approdato all’Enea (Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente). Il nuovo commissario dell’Enea, Luigi Paganetto, ha qualche giorno fa “firmato un accordo con il governo di Pechino per realizzare impianti basati sul prototipo di centrale solare costruita da Rubbia” in occasione delle Olimpiadi che si terranno in Cina nel 2008. Niente male, se non che “prima di esportare la nostra tecnologia laggiù – spiega Rubbia in persona - volevamo passar alla fase di produzione su scala industriale, per aprire la strada a una filiera energetica made in Italy”. Le premesse si stavano realizzando: il progetto pilota Archimede situato a Priolo (Siracusa) vedeva la collaborazione dell’Enel nell’applicazione industriale del nuovo sistema solare termodinamico, che cattura l’energia con specchi parabolici, invece che con i pannelli fotovoltaici, immagazzinandola in una miscela di sali fusi. Fatto sta che “l’Enel e l’Enea sono in attesa di un provvedimento ministeriale”,  senza il quale manca sostegno economico al progetto. E mentre l’Italia aspetta il progetto si vende e Rubbia sta realizzandolo nella vicina Spagna dove “grazie a una normativa opportuna, approvata nel 2004, e purtroppo tuttora assente in Italia, gli impianti solari spagnoli sono economicamente vantaggiosi: perciò vengono finanziati totalmente con capitale privato dell’industria”. “Tanto per intenderci – commenta Rubbia – con questo sistema basterebbe usare il tre per cento della superficie disponibile nel meridione della Spagna per soddisfare tutto il fabbisogno di energia elettrica del Paese”. Non tutto è perduto? Stando al parere del Nobel “sul ruolo strategico del solare in Italia andrebbe aperta una seria riflessione: la quantità di sole che cade sul nostro Paese non è inferiore a quella dei vicini e con un’adeguata volontà politica, si sarebbe potuto realizzare un programma di vasto respiro, così come è accaduto in Spagna”. Invece sembra che la stessa volontà politica finora sia mancata, mostratasi piuttosto a favore del consolidamento di una dipendenza quasi totale dell’energia dall’estero. Ma se il progetto Archimede è sembrato così vantaggioso in Spagna e Cina perché il solare termodinamico in Italia sembra non avere un futuro? Risponde Rubbia: “la risposta dovrebbero darla coloro che si sono pubblicamente opposti al progetto”. In attesa che si manifesti finalmente una diversa volontà, e non solo politica, nel domestico panorama postelettorale non rimane che esclamare: ke RuBBIA!!!

LINKs

http://www.enea.it/com/solar/index.html

www.enel.it/attivita/novita_eventi/archivio/priolo/archimede




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24 aprile 2006


About a film 'Il regista di matrimoni'


Una conversazione, sarebbe bello diventasse abitudine, about a film. Il regista di matrimoni, Marco Bellocchio il 23 aprile 2006.

A: Allora facciamo due parole sul film di Bellocchio che abbiamo appena visto. intanto un giudizio a bruciapelo...ti è piaciuto?
P: mi è piaciuto? non ne sono sicura e a te?
A: io direi di sì, il film mi ha divertito...credo sia un film volutamente divertente e divertito.
P: Forse l'ultima cosa che mi aspettavo era ridere. Non mi aspettavo fosse un film divertente.
A: quindi conveniamo sul fatto che lo sia (divertente). Allora tutto quello che ho letto e sentito si attacca al tram?! perchè io ho letto solo articoli che parlavano dello pscicologismo di bellocchio e della sua sorpassata cervelloticità...
P: E' come quando siamo andati nella stessa sala a vedere il Caimano. Niente corrispondeva alle aspettative.
A: Le tue o quelle degli altri?
P: Le chiacchere che circolavano e che pretendevano di dare una definizione del film prima dela sua uscita. i commenti preventivi, insomma.
Ma torniamo a Bellocchio ed a Il Regista di Matrimoni... in fondo di cosa parla davvero? Della rappresentazione e messa in scena della realtà? 
A: Parli di 'Spettacolo del reale' ?
P: Ci troviamo sempre lì.
A: Non credo che questo film parli della messa in scena della realtà. Mi pare giochi più che altro sulla messa in scena della visione della vita da parte di un regista. Le sequenze in soggettiva realizzate con una qualità da telecamerina aumentano nel film sempre più...
P: Da subito mi son chiesta, che punto di vista è quello della telecamerina.
A: All'inizio è quello di un altro, anche indefinito. poi via via sempre più il suo.
P: D'accordo.
A: Comunque si che è un film divertito, pensa alla scena della processione sulla spiagga dove castellitto riesce a sfuggire ai 'bravi' facendo travestire come lui un ragazzo di colore. ma come???
P: e poi un altra cosa è la rappresentazione della sicilia... a me sembra che non segua i soliti schemi...il Principe ad esempio, perchè mai si accanisce sul fatto che sia lui il regista del matrimonio? E'una figura patriarcale atipica. Il padre gliela butta in pasto praticamente.
A: Com'è che si chiama il Principe che non mi ricordo?
P: Cazzo non mi ricordo neanch'io. Lei si chiama Bòna...
A: Pensavo a come sarà accolta la scelta in una sala romana...
P: Di dov'è Bellocchio...
A: Io azzardarei un Pavia massimo Piacenza... adesso guardo su IMDb. Piacenza!!! Fra l'altro mi pare che il suo primo film 'I pugni in tasca' sia proprio ambientato sulle colline fuori Piacenza.
P: E invece in questo film il paesaggio principale è il mare che compare quasi ossessivamente nelle inquadrature.
A: Vero. Castellitto vi si trova come quasi catapultato in mezzo. ovvero a un certo punto del film è al mare. tutto accade casualmente, a cazzo...
P: E le azioni pensate non si distinguono da quelle reali.
A: Se ai David vi fosse la categoria miglior cane non protagonista, i due cani tedeschi vincerebbero a mani basse. E' comunque pieno di elementi il film, c'è un sacco di roba.
P: Gianni Cavina che finalmente non lavora solo con Pupi Avati poi lei l'avevamo già notata nel bellissimo 'Angela' di Robera Torre... parliamo male di Castellitto...io sono stanca di vedere la faccia da cane bastonato
A: Praticamente un Silvio Muccino di 50 anni.
P: Che ciò i capelli affungo?
A: Cosa ne ssarà di noi?
P: Quando vedo Castellitto fare scene di sesso mi si accappona la pelle...
A: Poi da sempre l'impressione di essere violento. Ti aspetti sempre chissà quale numero.
P: La scenetta, il filmino sul film di quegli sposi sulla spiaggia.
A: E' una delle scene più riuscite direi...
P: E' come se giocasse con la storia.
A: A me ha dato l'impressione d'essere una scena costruita come a dire: guardate che sono uno che è capace di fare i film, se voglio vi faccio ridere piangere tutto quello che volete, ma siccome il film è mio faccio un pò quel cazzo che ho voglia... questa impressione l'ho avuta in sala anche con Mullholland Drive.
P: Troviamo un pò una chiusura.
A: Che tanto quando si parla di film si blatera più che altro.
P: Parliamo di fatti, andresti a rivederlo subito? domani?
A: A sette euro NO! tu?
P: Io vorrei vedere 'Le particelle elementari' che non ho capito cos'è ma mi incuriosisce.
A: E' un bel titolo, che mi pare sia tratto da un libro.
P: Non ne avevo idea....è tedesco?
A: A me pare francese però.... io vorrei vedere come va a finire 'Zombie Honeymoon'...
P: DVD&Divano&chiappe???
A: Perfetto! se ci facevano la campagna elettorale vinceva qualsiasi partito l'avesse proposto. altro che sogno americano...




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21 aprile 2006


Il regista di matrimoni


[immagine tratta dal sito della Film Society of Lincoln Center]
Esce oggi, venerdì 21 aprile, ‘Il regista di matrimoni’ il nuovo film di Marco Bellocchio.
Una produzione FilmAlbatros, Rai Cinema, Dania Film, Surf Film in coproduzione con Filmtel e distribuito da 01 Distribution.

Sinossi*:
Un regista, Franco Elica, entra in crisi perché la figlia ha sposato un fervente cattolico e perché è costretto suo malgrado a girare l’ennesima versione dei “I Promessi Sposi”. Alla crisi si aggiunge un evento inaspettato, così decide di fuggire in un paesino della Sicilia profonda, dove incontra un uomo che si guadagna da vivere girando filmini di matrimoni e un regista che si spaccia per morto per ottenere finalmente il riconoscimento mai avuto prima “in vita”. 
Conosce anche il principe Ferdinando Gravina di Palagonia, un nobile spiantato che gli propone di dirigere il film del matrimonio di sua figlia, Bona. Franco si innamora immediatamente della bellissima principessa e decide di salvarla da un matrimonio di convenienza.

Note di regia*:
Per me un film nasce da un’immagine.
E infatti Il regista di matrimoni è nato per un’immagine casuale sulla spiaggia di Scilla in Calabria: una coppia di giovani sposi filmati appunto da un regista di matrimoni… Mi colpì osservandoli seduto sulla sabbia (proprio come il protagonista del film) l’obbedienza dei due sposi che facevano tutto ciò che il regista diceva loro di fare. Mi colpì quest’obbedienza senza domande di spiegazioni (come fanno spesso gli attori professionisti) in due giovanissimi che avevano ancora tutta la vita davanti a sé per fare tutto ciò che volevano come se per loro la vita, fatta per fortuna anche di rifiuti, di disobbedienza, di ribellioni all’ordine costituito, fosse già tutta preordinata, e il doppio sì davanti al sacerdote, o anche davanti all’ufficiale di stato civile, fosse stata come una resa definitiva, incondizionata, come se entrassero col matrimonio nel mondo obbediente e razionale dei padri, e dei padri dei padri, che prima di loro si erano sposati.

E allora successivamente, nello scrivere il soggetto e la sceneggiatura, ho immaginato un personaggio, il regista Franco Elica che trovandosi nella situazione di dover filmare un matrimonio non si preoccupa di capirne il significato (anche perché quel significato è pacifico, non c’è bisogno di dimostrarlo ancora una volta) ma agisce per sabotarlo, il matrimonio, perché non avvenga, non abbia luogo (un’agire “politico”), motivato da una passione inaspettata e travolgente per la futura sposa, Bona Gravina, principessa di Palagonia.
Questa passione lo guiderà - come Teseo nel labirinto - alla salvezza di Bona, evitandogli pericoli anche mortali che troverà disseminati sulla sua strada… Ma poiché non è un eroe nato sbanderà spesso in questo pericoloso percorso e quasi volontariamente come se avesse paura di vincere, di conquistare la donna amata e di essere felice con lei. A un passo dalla vittoria rischierà di perdere tutto come se sbagliasse apposta per rimandarla continuamente.

Questa potenza intermittente, interrotta da vuoti mentali, viltà, fughe improvvise quando è a una passo dal successo, sono il movimento, quasi l’immagine di base del film, questa continua alternanza di felicità piena e sua immediata negazione, di trasposto pieno e completo irrigidimento, che fa pensare all’atto sessuale che tendendo naturalmente all’orgasmo (inteso anche come perdita di coscienza), è continuamente minacciato e aggredito proprio dalla coscienza, che ha paura di perdersi, di non svegliarsi più… Questa forse è la vera immagine da cui sono partito. La conquista finale di una donna, la prima vera conquista di Franco Elica con cui finisce il film è anche un messaggio di sincero incoraggiamento.

La conquista di Elica avviene in una Sicilia immaginaria forse scelta per il mare, quell’azzurro speciale del mare di Sicilia (o forse perché in Sicilia qualcosa di arcaico, mitologico c’è ancora). Eppure, anche se il film è pieno di esterni, solari o notturni, di mare, di cielo, di paesaggi sconfinati, di totali, il film è stato girato  come in interno, dall’interno, dal buio verso la luce.
Marco Belloccio

[* tratto dal Pressbook del film]

...prima di vederlo, un film, non lo si commenta...




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21 aprile 2006


culture pop (e viceversa) #4


[Romano Prodi - sarà un Primo Ministro ad interim?]




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21 aprile 2006


Pro-Nanni


Cosa disse Nanni Moretti quella volta nel 2002 su di un palco a Piazza Navona che fece arrabbiare cos’ tanto i dirigenti del centro-sinistra? "Con questi dirigenti non vinceremo mai!" indicando dietro di lui i vertici dei partiti.

Per rinfrescarci la memoria sarebbe forse il caso di tornare a quattro anni fa e vedere un po’ cosa successe a conclusione d’una manifestazione in difesa della giustizia in Italia alla quale aderì al completo l’allora opposizione.

Bibliografia:
Giustizia, Ulivo in piazza. Moretti attacca i leader. La Repubblica, 02/02/2002
Concita De Gregorio, L'ultimo urlo di Nanni. "Corteo inutile, siete perdenti", La Repubblica, 03/02/2002
Curzio Maltese,Gli scontenti della sinistra. La Repubblica, 03/03/2002
Rutelli a Moretti "Polemiche distruttive". La Repubblica, 03/02/2002.
Massimo Giannini, Lo schiaffo ai riti della politica. La Repubblica, 04/02/2002
Antonello Caporale, Una valanga di e-mail "Ha dato voce alla rabbia". La Repubblica, 04/02/2002.
Faccia a faccia tra Fassino e Moretti. La Repubblica, 04/02/2002
Giampiero Mughini, Antropologia mughinesca della sinistra rabbiosa di Piazza Navona. Il Foglio, 05/02/2002.

ps. qualcuno saprebbe consigliarci dove trovare l'audio di Moretti da Fiorello a Viva RadioDue?




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20 aprile 2006


Perturbàti


[immagine tratta dal sito del Communist Party britannico]
Tutte queste indiscrezioni sulle nomine istituzionali e relative danze diplomatiche attorno al leader designato ci spaventano.
Osserviamo attoniti ad uno spettacolo sconcertante -perturbante- che ancor più ci spaventa perchè dall'alto della nostra gioventù aspiriamo ad un paese sbloccato dall'immobilismo al quale è costretto.
Ripetiamo: il paese è bloccato dall'inizio degli anni novanta e profondamente in declino. La responsabilità è della classe politica, il paese tutto sommato non si merita questa politica.




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19 aprile 2006


Pensierino della sera (troppo cupo?)

Sono arrivati i dati della Suprema Corte di Cassazione:
coalizione di liste avente come capo BERLUSCONI SILVIO cifra elettorale nazionale 18.977.843; coalizione di liste avente come capo PRODI ROMANO cifra elettorale nazionale 19.002.598; differenza fra le due coalizioni: 24775.
Quindi se precedentemente la differenza fra le due coalizioni era di 25242 si è avuta una oscillazione in favore della coalizione facente capo a Silvio Berlusconi di (soli) 467 voti.

Commenti a mò di elenco, alla rinfusa e pasticciati:
- tutti i media del presidente erano intenti a cavalcare con toni furenti (brogli! gridavano) una differenza di 467 voti; questo fatto dimostra chiaramente cosa significhi davvero il potere mediatico.
- la Cdl con troppa noncuranza cavalca accuse gravissime che poi si rivelano clamorose montature (Mitrokin, comunisti!).
- insomma parliamo pure di tutti i problemi che si aprono di fronte alla fragilissima coalizione guidata da Romano Prodi, ma soffermiamoci con un poco più di dis-abitudine ai comportamenti anti-democratici della Cdl. Ciò che sciocca è il modo con il quale è stata conclusa la legislatura, utilizzando il governo per fare campagna elettorale, piegando il parlamento per fini utilitaristici concedendo una miriade di leggi demagogicamente architettate per apparire, inapplicabili primariamente perchè non supportate da investimenti importanti (la riforma Moratti non ha la copertura finanziaria per esempio, la fini sulle droghe -o quel che ne è rimasto- idem e così un lungo lunghissimo elenco che porterebbe alla enorme incognita costituita dalle Grandi Opere.

La situazione è sempre più fitta sempre più intricata. Considero la politica del nostro paese bloccata, bloccata dall'epoca di tangentopoli, bloccata dall'epoca della discesa in campo.
I motivi per cui queste due Italie (forse fingono, forse giocano) non sono in grado di aprire un dialogo si perdono sempre più lontani nel tempo e coloro che di quelle lacerazioni si ricordano ancora, sono sempre meno e sempre meno il popolo sovrano pare avere memoria o interesse a seguire un logorroico dibattito di reciproche delegittimazioni.

Sono stati pubblicati in giornata i dati del World Economic Outlook elaborati dal Fondo monetario internazionale riferiti all’anno in corso.
Per l’Italia le precedenti previsioni di settembre  vengono riviste al ribasso:
PIL: da 1,2% invece dell'1,4%. Per il 2006 e per l’anno successivo si passa da una prima previsione dell’1,7% all’attuale dell’1,4%.
Rapporto deficit/PIL: 4% per il 2006, 4,3% per il 2007.
Debito pubblico: 107,6% invece di 106,9%.

Una veloce panoramica al "resto del mondo" ci dice che siamo fermi.
La crescita globale è stimata al 4,9% per l’anno in corso (a fronte d’una previsione del 4,3%) e del 4,7% per il 2007.
USA: 3,4 e 3,3 rispettivamente per il 2006 ed il 2007.
Cina: 9,5% e 9,0%.




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19 aprile 2006


Radio Formigoni


www.radioformigoni.it
nient'altro da aggiungere.




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19 aprile 2006


Balla che ti passa


Per stemperare la rovente attesa dei risultati elettorali (presumibilmente una qualche comunicazione dovrebbe essere reperibile dalle 17 sul sito della Suprema Corte di Cassazione) vi consigliamo di giocare a Dancing Queen.
Questo gioco è una variante sul tema Bust a Groove, celebre videogame reso popolare anche da un videoclip dei britannici Everything But The Girl.




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19 aprile 2006


culture pop (e viceversa) #3


[The Birds - Alfred Hitchcock - 1963]




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19 aprile 2006


ag|gio|tàg|gio


[nonostante l'incredibile somiglianza con l'odontoiatra di Zagarolo la presente immagine è tratta dal sito del Los Angeles dentist office del Dr. Kezian]
ag|gio|tàg|gio
s.m.
TS dir., reato che consiste nel provocare illecitamente il rialzo o il ribasso dei prezzi o dei cambi, spec. attraverso la diffusione di notizie false e tendenziose.

Così la versione online del dizionario della lingua italiana De Mauro-Paravia. A prima vista potrebbe sembrare che più che di un reato trattasi dell’altra metà del cielo del capitalismo contemporaneo. La manipolazione dell’informazione è forse La questione attorno alla quale si costruiscono gran parte dei reati finanziari commessi negli ultimi anni. Enron e Parmalat per esempio costruiscono le proprie catastrofi attorno al sistema escogitato per la sistematica manipolazione dell’informazione; quando poi si scopre che il lucro era pianificato da operazioni figlie non dell’ingegno ma bensì di beceri metodi da quartierino allora a tutti tremano le gambe davanti alla consapevolezza  dell’impossibilità di conoscere con certezza ciò che è reale e ciò che è artefatto.


De segnalare che nella sezione del dizionario online dedicata ai lemmi non trovati la parola ‘agiotaggio’ compare al 18 posto fra i più ricercati con ben 402 richieste ed addirittura ‘aggiottaggio’ è piazzato al quindicesimo posto della classifica con 443 richieste (per la cronaca al primo posto c’è la parola ‘alsanifra’ con addirittura 2390 richieste, cosa possa significare lo ignoro). Mentre per quanto riguarda i lemmi più consultati 'aggiotaggio' compare al 3 posto assoluto, addirittura prima di 'cazzo', 'ficologo' e 'figa'... Potere dei media.

A proposito dei furbetti del quartierino vorrei riportare alcuni passaggi dell’oramai celebre Convegno della Confindustria di Vicenza del 18 marzo 2006. Negli interventi si S. Berlusconi e G. Tremonti (Presidente del Consiglio e Ministro dell'Economia in carica) si sviluppa una interessante lettura del fenomeno "furbetti del quartierino" che merita d'essere segnalata-ricordata.

GIULIO TREMONTI – […]Ho sentito Prodi che diceva: "I furbetti del quartierino"; saranno quello che volete ma non sono così motivati fiscalmente. Se hanno fatto le plusvalenze non le hanno fatte perché non pagavano le tasse: le hanno fatte perché volevano farsi le loro plusvalenze, che è un altro discorso. Detto questo, noi vogliamo conservare quel sistema. Abbiamo un po’ modificato l’holding empire in modo da evitare abusi, è giusto, ma il sistema è quello europeo, ed è il sistema corretto. Nel nostro programma c’è che i manager che vengono a lavorare nelle holding hanno lo stesso regime di tassazione, non mondiale, ma solo relativo a quei redditi, com’è nella City di Londra o in altri Paesi europei.

SILVIO BERLUSCONI -  Io volevo aggiungere qualcosa sui «furbetti del quartierino». Si dice «i furbetti del quartierino» ma si vuole dire tutti gli imprenditori che decidono di vendere le loro aziende o una quota delle loro aziende. Nel programma della sinistra non c’è soltanto la tassa di successione; non c’è soltanto l’illusione in vita della tassa di successione che è l’imposta sulle donazioni, che vogliono riportare in auge; non c’è soltanto la tassazione dei risparmi e la patrimoniale sui grandi patrimoni. Si sono fatti dare dai francesi quella che fu l’imposta su «les grandes fortunes» introdotta da Mitterand, e parlano di un 18%. Quando io dibatto con loro mi dicono: "Ma sei proprio tu che dici che il nostro debito, la montagna del debito pubblico fatta dai precedenti governi, è esagerato, che siamo al 106% e che dobbiamo ridurlo al 60! E come si fa a ridurlo, allora, questo enorme debito pubblico? C’è un solo modo: tassare le grandi fortune, i grandi patrimoni". Alla domanda: "A quanto pensate?". La risposta è: "Pensiamo ad un 18% in tre o in cinque anni". Questo lo dicono quando gli parli in maniera diretta e sincera. Oltre a tutto questo c’è anche la tassazione delle plusvalenze, quando una società decide di vendere delle proprie azioni, quando un imprenditore decide di vendere tutta la società.
Credo che questo sia un pericolo grave. Siccome la politica è innanzitutto ideale e difesa della libertà in tutte le sue accezioni, e poi è anche difesa degli interessi, ritengo che chi ha lavorato tutta una vita, chi ha avuto il padre, il nonno che hanno fondato un’impresa, se ad un certo momento programma di voler concretizzare una plusvalenza vendendo in borsa o vendendo ad altri o facendo entrare dei soci nella sua società credo che debba fare i conti con questa realtà, che la sinistra denuncia apertamente, pur sotto le mentite spoglie dei "furbetti del quartierino".


Sempre per quanto riguarda i "furbetti del quartierino" è d'obbligo segnalare l'interessante reportage di Paolo Mondani dal titolo "i Fazisti" andato in onda all'interno del programma Report su Rai Tre domenica 16 ottobre 2005 alle ore 21:00.




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