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kulturadimazza


RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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CULTURE POP manifesto




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Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
www.rapportoconfidenziale.org


28 giugno 2006


Trafficanti di moralità. Parte II


TRAFFICANTI DI  MORALITA’
- analisi goffmaniana del film Donnie Brasco (1997) -
a cura di A.G.

Parte II

Còsa nòstra.
   
E’ un’organizzazione criminale di stampo mafioso attiva negli USA dal 1920 ad opera di famiglie italo-americane, affermatasi con il commercio di alcolici durante il proibizionismo e poi impostasi in diverse attività criminali quali: estorsioni, gioco d’azzardo clandestino, sfruttamento della prostituzione, furti di vario tipo, traffico di stupefacenti. I metodi utilizzati per il perseguimento dei propri scopi sono essenzialmente basati sulla violenza e l’intimidazione.
Nel film viene illustrata la situazione dell’organizzazione a partire dal Novembre 1978, nella città di New York.
I membri dell’organizzazione sono disposti al suo interno secondo una gerarchia. Ovviamente il numero maggiore di persone sarà situato all’estremo meno prestigioso di questa scala che, partendo dalla posizione di massimo potere, sarà così strutturata:

Boss ---> Capo dei cina ---> Bravo ragazzo ---> Connesso

Il potere all’interno di Còsa nòstra sarà definito dal denaro e dall’intraprendenza dei propri componenti. Questo significa che le trasgressioni delle regole gerarchiche sono tollerate a patto che chi le violi abbia la forza di eliminare ogni dissenso. L’uccisione del Boss non implica la caduta del sistema, ma porta invece ad una redistribuzione dei compiti ed, allo stesso modo, lo sterminio del clan di Sonnie Red da parte del clan di Sonnie Black non implica l’estromissione di quest’ultimo da Còsa nostra; quest’azione verrà invece tollerata dall’organizzazione facendo così compiere un balzo
gerarchico al clan di Brooklyn, in quanto la “scalata” avverrà proprio secondo l’ethos e nei metodi propri dell’organizzazione malavitosa.
Còsa nòstra è concepita come una famiglia dai propri componenti ma in realtà non esistono “amicizie” al suo interno, non esiste vera fiducia tra nessuno. Quando un superiore “convoca” un proprio sottoposto questo significa che è stata presa la decisione di eliminarlo perché ormai inaffidabile per l’organizzazione; spesso chi viene convocato non oppone nessuna resistenza in quanto consapevole da sempre di questa logica perversa, manterrà quindi la propria parte fino alla fine, coerente anche quando una decisione presa sopra di lui lo condanna a morte. Così Lefty spiega questa regola a Donnie: «Non esiste amico. (…) In Còsa nòstra se qualcuno ti convoca, sei vivo quando entri e sei morto quando esci, ed è il tuo migliore amico a convocarti».
Il Boss riveste il ruolo di capo all’interno del  sistema, presumibilmente sarà lui a prendere le decisioni politiche per l’intera organizzazione; all’interno dell’associazione a delinquere il suo potere sarà  massimo.
Il capo dei cina è, a tutti gli effetti, l’amministratore delegato di Còsa nòstra in un determinato quartiere o area geografica della zona d’influenza mafiosa.
Il bravo ragazzo è l’ultimo degli affiliati, partecipa attivamente, prendendo quindi anche una minima dose di decisioni all’interno del proprio clan di quartiere.
Infine, il connesso è una persona che partecipa saltuariamente alle azioni criminose dell’organizzazione del proprio quartiere, la quale entra a fare parte di essa solo se un bravo ragazzo assicura davanti ai capi dei cina ed al Boss della sua affidabilità (in gergo mafioso si usa il termine “garantire”).
Maggiore sarà il potere detenuto e minore sarà il tempo che l’affiliato dovrà dedicare all’attività criminosa, la sua attività sarà concentrata essenzialmente nella rappresentazione; il ruolo del Boss sarà quindi principalmente un ruolo cerimoniale, ogni suo spostamento seguirà particolari rituali, anche la sua morte genererà dei riti; il Boss sarà quindi un attore «sacro».
Da notarsi la scena dell’arrivo del Boss a Brooklyn dove troverà ad aspettarlo tutto il clan del quartiere, in quanto l’etichetta mafiosa impone il rituale della presenza a tutti i componenti dell’organizzazione  all’arrivo del capo dei capi nel proprio quartiere; sia in segno di rispetto che di sottomissione alle ferree leggi dell’organizzazione.
Far parte di Còsa nòstra è inteso, da ogni suo membro,  come il fare parte di una famiglia all’interno della quale esistono regole ben precise. Pare quasi che il concetto di familiarità presente nella teoria goffmaniana per quanto riguarda le équipes sia stato fatto proprio, alla lettera, da Còsa nòstra.
Ogni ruolo di ogni membro dell’organizzazione presuppone una determinata condotta, un particolare modo d’essere, quindi una particolare rappresentazione; con questo termine Goffman intende indicare:

« tutta quell’attività di un individuo che si svolge durante un periodo caratterizzato dalla sua continua presenza dinanzi a un particolare gruppo di osservatori e tale da avere una certa influenza su di essi».
[p.33]

Saranno quindi le rappresentazioni compiute da ogni singolo membro, a generare e costituire l’essenza dell’associazione mafiosa; attraverso le rappresentazioni esiste l’istituzione.
I ruoli di ogni singolo individuo sono frutto della divisione gerarchica delle mansioni e del potere, suddivisi a piramide in tante équipes e via via sotto-équipes; da notare, a questo proposito, la breve sequenza che ci mostra visivamente l’identificazione di questa gerarchia da parte degli agenti federali, con tanto di foto, di nomi e cognomi.
I vari personaggi invece sono generati dalle proprie facciate personali ovvero:

«l’equipaggiamento espressivo di tipo standardizzato che l’individuo impiega intenzionalmente o involontariamente durante la propria rappresentazione».
[p.33]

Le équipes  presenti all’interno di questa istituzione sociale sono differenziate principalmente per ambito territoriale, essenzialmente ne vengono  presentate due, che chiamerò per convenzione clan.
Entrambe acquistano queste nuove mansioni dopo la morte del primo Boss, ovvero dopo circa mezz’ora dall’inizio del film.
Praticamente però nella vicenda vediamo che si viene a costituire una sotto- èquipe composta da Benjamin Ruggiero (alias Lefty) e Donnie Brasco (alias Joseph D. Pistone), questa però sostanzialmente non compie alcuna azione; entrambi gli attori continueranno a ricevere ordini dal proprio diretto superiore e verranno scoperti quando su pressione di Lefty cercheranno di combinare l’affare in Florida autonomamente. Questo rapporto che si viene a creare tra i due personaggi lo affronterò successivamente in quanto centrale nella vicenda e non facilmente riducibile ad un ragionamento in termini d’èquipes.




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28 giugno 2006


Inchiesta denuncia di Rai News 24. “ Eroi senza medaglia”


Pubblico il testo di una mail ricevuta dal giornalista Sigfrido Ranucci relativa ad un'inchiesta riguardante la strage dei militari italiani a Nassirya dal titolo "Eroi senza medaglia" che andrà in onda giovedì 29 giugno su Rai News24 ed alle 7.40 su RaiTre.

Alcuni tra i militari italiani morti nella strage di Nassirya, del 12 novembre del 2003, sono morti a causa dell'esplosione della riservetta posta davanti alla base Maestrale. Nei corpi di alcuni dei soldati sono stati trovati proiettili appartenenti ai reparti italiani esplosi in seguito all'attentato terroristico. Secondo le norme di sicurezza il deposito di armi doveva essere posto al riparo da eventuali attacchi. E' quanto denuncia una nuova inchiesta di Rai News24, realizzata da Sigfrido Ranucci e a cura di Maurizio Torrealta,  in onda giovedì 29 giugno sul canale satellitare e su  Rai 3 alle ore 7,40. Nel documento realizzato dall' inviato Sigfrido Ranucci viene mostrato un filmato inedito dove si vede la base attaccata e si odono chiaramente i colpi impazziti provenienti dalla riservetta che esplodono per una decina di minuti. Il legale della famiglia di Alessandro Carrisi, il caporale scelto dell'esercito morto a Nassirya, Francesca Conte ha dichiarato che il suo assistito è morto proprio a causa dell'esposione della riservetta e che probabilmente anche altri ragazzi potrebbero essere morti per lo stesso motivo. L'ex maresciallo Domenico Leggiero, responsabile del Comparto difesa dell'osservatorio militare ha mostrato a Rai News 24 delle foto inedite scattate immediatamente dopo la strage, e ha detto "che se fossero state rispettate le norme di sicurezza, probabilmente il numero dei morti non sarebbe stato cosi' alto". La  procura militare sta indagando da tempo su queste vicende e sta accertando eventuali carenze nella sicurezza della base. Sul tavolo del procuratore Antoninno Intelisano ci sono due rapporti: quello del generale dell'Esercito Antonio Quintana, l'altro del generale dei Carabinieri Virgilio Chirieleison. In entrambi è sottolineato il comportamento esemplare dei militari che hanno risposto al fuoco appena avuta la percezione del pericolo. Ma se nel rapporto dei carabinieri la base risulta adeguatamente protetta, in quello dell'esercito emergono rilievi sulla gestione della sicurezza. Nel filmato è documentata,  con immagini inedite girate dal giornalista Fabrizio Feo,  anche la difesa di una base italiana  a Kabul nel 2003. L'inviato Sigfrido Ranucci nel corso dell'inchiesta ha raccolto la denuncia di alcuni dei familiari delle vittime dell'attentato, indignati per il mancato riconoscimento della medaglia d'oro al valor militare ai propri cari caduti a Nassirya e soprattutto dal fatto che non stati mai informati dalle precedenti istituzioni sui motivi ufficiali per i quali non è stata assegnato il massimo riconoscimento militare.    Dall'inchiesta e dalle interviste all' on. Ignazio La Russa e all' ex ministro Maurizio Gasparri emerge chiaramente che il motivo per cui la medaglia d'oro non è stata assegnata alle vittime di Nassirya è perchè la missione italiana è inquadrata nell'ambito di un' intervento umanitario. " Se è questo il motivo"- ha detto Morris Carrisi, fratello di Alessandro- allora vuol dire che mio fratello l'hanno ucciso due volte, la prima con l'attentato, la seconda per l'ipocrisia della gente”.

L’inchiesta “Eroi senza medaglia” è disponibile da giovedì 29 anche sul sito: www.rainews24.it .




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19 giugno 2006


Frankfurt am Main


Il prossimo fine settimana kulturadimazza si trasferisce a Francoforte (sul Meno) per un simpatico week-end teutonico. Se avete delle dritte, consigli, sgami, indirizzi, non esitate a girarceli perchè al momento brancoliamo nel buio... oltre al volo non abbiamo ancora alcuna idea su alcunchè...




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19 giugno 2006


Il lupo perde il pelo ma non il vizio di uccidere #7


Ultima puntata della sceneggiatura originale, scritta da A. G., dal titolo "Il lupo perde il pelo ma non il vizio di uccidere". Nella speranza che queste righe possano trovare maggior fortuna, magari anche in altra sede, i "lupi mannari" si accomiatano dai lettori ricordando che sul lato sinistro del blog sarà sempre possibile tornare a leggerli.


Puntata # 7

INT. – CUCINA – ore 23.40

Apprendiamo dall’orologio sulla parete della cucina di casa di Anton che sono le 11 e 40.
Il viso di Anton è teso, si nota che probabilmente non dorme da giorni.
Vediamo nella sua mano destra una pistola.

Vediamo i suoi piedi e i suoi polpacci immobili in posizione verticale.

SPARO DI PISTOLA (off)

Accanto ai suoi piedi vediamo cadere una pistola fumante.


INT. – BOX AUTO – Ore 23.45

RUMORE D’AUTO ACCESA MA FERMA (off)

Il cruscotto acceso di un auto di lusso ci indica le ore, sono le 23 e 45.
Il gas di scarico esce copioso dal tubo di scappamento.
Il finestrino a fianco del guidatore è completamente abbassato, così come anche tutti gli altri.

Marcus giace esamine sul sedile della propria auto.


INT. – CORRIDOIO D’UN APPARTAMENTO

Due GEMELLE di quattro anno bussano freneticamente ad una porta.

GEMELLE
(in coro)
…Papà papà papà papà papà apri…


INT. – STUDIO – ore 23.48

GEMELLE
(off)
(in coro)
…Papà papà papà papà papà apri…

Sulle spalle di Peter riconosciamo della forfora, egli è chinato con la testa sulla scrivania.
Sulla scrivania vediamo parecchie pillole rovesciate ed un bicchiere d’acqua pieno a metà con a fianco un orologio da tavolo indicante le 23 e 48.

Il braccio di Anton rigido tocca con la punta della dita il pavimento.


INT. – BAGNO DELL’UOMO – ore 23.59

Blue Moon (over)

Vediamo la schiena nuda ed il capo dell’uomo mentre si stende sul viso la schiuma da barba di fronte allo specchio. Riflesso nello specchio vediamo un orologio che indica le 23 e 59.

Sotto il getto d’acqua del rubinetto le mani dell’uomo si ripuliscono dalla schiuma ed afferrano un rasoio da barbiere sul fondo del lavandino;

la mano non occupata si porta all’altezza del collo, tastandolo.

Tornando alle spalle dell’uomo ne vediamo il viso riflettersi attraverso le specchio, occhi da lupo ambrati ed un espressione malinconica, ci sembra di intravedere una lacrima dai suoi occhi canini. L’orologio dietro di lui scatta alle ore 0:00.

Un'abbondante zampillo di sangue scroscia nel lavandino scorrendo nello scarico solo in minima parte.

TONFO DI CORPO CHE CADE (off)

La finestra del bagno lascia entrare la luce della luna che piena illumina la città.


EST. – CITTA’ – NOTTE più tardi

Continua Blue Moon (over)

Ci allontaniamo dal palazzo attraverso la finestra della stanza da bagno.

Degli elicotteri passano davanti alla luna facendola scomparire ad intermittenza.

-Fine-


Note
Con Uomo in questa sceneggiatura ho voluto chiamare il “protagonista” della vicenda, o meglio la vita entro la quale entriamo da una finestra del bagno e dalla quale usciamo per la medesima via. Anche se pesante in termini di sceneggiatura ho ritenuto necessario quindi non chiarirne il nome.




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19 giugno 2006


Re di picche


B.: «No, Monica viene. La Monica viene domani. Non c’è problema. L’altra ragazzina viene e aho! Le insegnerà lei un po’ di arte, piano, piano».
V.E.: «Ma sì! Ma fa i p... col preservativo! Sa...».
B.: «Eh lo so! Cosa vuol fare principe È così! Lo fanno tutti per la sicurezza dalle malattie. Purtroppo so che lei è di vecchio stampo come me...».




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16 giugno 2006


culture pop (e viceversa) #13





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15 giugno 2006


Trafficanti di moralità. Parte I



TRAFFICANTI DI  MORALITA’

- analisi goffmaniana del film Donnie Brasco (1997) -
a cura di A.G.

Parte I

“Nella loro veste di attori gli individui hanno interesse a mantenere l’impressione che essi stiano vivendo all’altezza dei molti standard secondo i quali essi e i loro prodotti verranno giudicati. Siccome questi standard sono così numerosi  e omnicomprensivi, gli individui-attori vivono più di quanto possiamo credere in un mondo morale. Ma in quanto attori, gli individui non sono tanto interessati al problema morale di realizzare questi standard, quanto a quello a-morale di costruire un’impressione convincente del fatto che questi siano raggiunti. La nostra attività, quindi, ha soprattutto a che fare con questioni morali, ma, in quanto attori, non la consideriamo nelle sue conseguenze morali: come attori siamo dei trafficanti di moralità.”
[Erving Goffman, La vita quotidiana come rappresentazione, 1959, pag. 287]

"Un’istituzione sociale è un luogo circondato da barriere permanenti tali da ostacolate la percezione, entro il quale si svolge regolarmente un certo tipo di attività. Ho detto che ogni istituzione sociale può essere utilmente studiata dal punto di vista del controllo delle impressioni. Entro le mura di un’istituzione troviamo un’équipe di attori che cooperano per presentare al pubblico una certa definizione della situazione. Questo comporta la concezione della propria équipe e  del pubblico e postula un ethos che deve essere mantenuto per mezzo di norme di educazione e decoro. Spesso troviamo una divisione fra retroscena – dove la rappresentazione di una routine viene preparata –e ribalta– dove la rappresentazione è presentata. L’accesso a questi territori è controllato in modo da non permettere ad estranei di entrare in una rappresentazione che non è rivolta a loro. Tra i membri dell’équipe tende ad instaurarsi un senso di familiarità e di solidarietà e tutti tengono nascosti quei segreti che potrebbero rovinare lo spettacolo. Attori e pubblico, tacitamente d’accordo, agiscono come se fra loro esistesse un certo grado di antagonismo e di concordia: generalmente, ma non sempre, la seconda è accentuata e il primo sottaciuto. Il consenso operativo che ne emerge tende a esser contraddetto dall’atteggiamento che gli attori esprimono nei confronti del pubblico assente e dalle comunicazioni che esulano dalla parte rappresentata che gli attori trasmettono, sia pure con estrema cautela, anche in presenza del pubblico. Vediamo che esistono ruoli incongruenti: alcuni degli individui che a prima vista appaiono essere compagni di équipe, o membri del pubblico, o estranei, sono in possesso di informazioni relative alla rappresentazione e ai rapporti con l’èquipe che non sono facilmente visibili e che complicano il problema di mettere in scena uno spettacolo. Talvolta si verificano degli incidenti, a seguito di gesti non intenzionali, passi falsi e scene che screditano o contraddicono la definizione della situazione proiettata. (…) Troviamo che attori, pubblico ed estranei, utilizzano tutti tecniche per salvare lo spettacolo, sia evitando probabili incidenti, sia ponendo rimedio a quelli occorsi, o rendendo possibile ad altri il farlo. Per garantirsi l’eventuale ricorso a queste tecniche, l’équipe tende a scegliere membri che siano leali, ben disciplinati e cauti a scegliere un pubblico che abbia tatto.
Queste caratteristiche e questi elementi fanno dunque parte dello schema di riferimento che io sostengo sia proprio in gran parte dell’interazione sociale che ha luogo in ambientazioni naturali nella società anglo-americana. Questo schema è formale e astratto nel senso che può essere applicato a qualsiasi istituzione sociale, ma non è solo una classificazione statica. Infatti esso ha a che fare con problemi di natura dinamica creati dal desiderio di sostenere una definizione della situazione che è stata proiettata davanti ad altri." 
[Erving Goffman, La vita quotidiana come rappresentazione, 1959, pp. 273-274]

Muoverò la mia analisi interazionale del film Donnie Brasco da questo essenziale schema di riferimento propostoci da Goffman nelle conclusioni de il suo La vita quotidiana come rappresentazione.
Il punto di partenza indicato dal sociologo americano dal quale discerne il suo ragionamento, ed entro al quale si compie il suo metodo d’analisi è: l’istituzione sociale.
Vorrei quindi, come primo passo, individuare quali sono le istituzioni presenti nel film; questo mi permetterà di ricostruire una mappa sociale del “mondo” che ci viene presentato fatto indispensabile per un’analisi interazionale di quanto compiono i personaggi ed in particolare per il protagonista, che proprio tra queste si troverà invischiato.

Essenzialmente nel lungometraggio di Mike Newell vengono prese in considerazione tre istituzioni sociali: Còsa nòstra, l’ F.B.I. e la famiglia.
Per analizzare un’istituzione possiamo avvalerci di quattro prospettive sociologiche: quella tecnica, quella politica, quella strutturale e quella culturale.
La prospettiva tecnica è utile per individuare e valutare l’efficienza/inefficienza di un’istituzione nel raggiungere un determinato scopo.
La prospettiva politica è utile per osservare quali azioni ogni membro o gruppo di membri può pretendere dagli altri, il tipo di punizione e ricompense relative alle pretese, e il tipo di controllo sociale che guida l’esercizio del comando e l’uso delle sanzioni.
La prospettiva strutturale serve ad identificare le differenziazioni di status interne all’istituzione (ovvero la gerarchia), e i rapporti sociali intercorrenti tra i membri dei diversi status.
Infine, la prospettiva culturale osserva l’istituzione dal punto di vista dei valori morali che influenzano l’attività della stessa.
A queste quattro prospettive Goffman aggiunge o, meglio, sovrappone la prospettiva drammaturgica; questo ci permette di descrivere le tecniche di controllo delle impressioni adoperate in una data istituzione, i problemi che possono sorgere a causa di questo controllo, l’identità delle differenti équipes operanti nella medesima istituzione e i rapporti intercorrenti tra le diverse équipes.




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15 giugno 2006


culture pop (e viceversa) #12


Padoa Schioppa ?




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15 giugno 2006


culture pop (e viceversa) #11





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15 giugno 2006


culture pop (e viceversa) #10





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15 giugno 2006


Andy Milonakis Show #3

Negli ultimi giorni abbiamo latitato alquanto nel proporvi filmati del genio maledetto di Andy Milonakis. Per rimediare a questa manchevolezza vi regaliamo altri due video dell'ammasso di grasso e stupidità newyorkese che amiamo di più.





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14 giugno 2006


Il lupo perde il pelo ma non il vizio di uccidere #6


Sesta e penultima puntata della sceneggiatura originale, scritta da A. G., dal titolo "Il lupo perde il pelo ma non il vizio di uccidere". Ovviamente senza la lettura delle puntate precedenti il tutto potrà apparire piuttosto confuso ed oltrettutto non escludiamo che possa essserlo comunque.

Puntata #6

FLASHBACK

INT. – CAMERA DA LETTO DELL’ UOMO – MATTINA del 4 ottobre

Penetrando dalla finestra una luminosa luce mattutina rischiara la camera dell’uomo che adesso ci appare ordinata.

Seduto alla scrivania l’uomo è intento a scrivere su dei fogli bianchi, scrive velocemente aspirando freneticamente una sigaretta e buttando la cenere in uno stracolmo posacenere.

Si alza ad accendere lo stereo appoggiato a terra sotto ad un comò dotato di specchio.

LA RADIO (off) recita i risultati delle ultime partite di calcio della domenica. Poi passa al meteo annunciando “Previsioni meteo per la giornata di lunedì 4 ottobre”

Contemporaneamente l’uomo si sta specchiando e con le dita della mani si tocca dapprima dolcemente il viso poi con sempre maggiore irruenza si storpia i lineamenti fino ad immobilizzarsi, con uno sguardo vuoto, quando la radio recita la data.

FINE FLASHBACK


EST. – PIAZZA KENNEDY – ORE 00.24

La FOLLA chiassosa fa ala intorno ad una GIORNALISTA, di media statura capelli biondi indossa un tailleur rosso, che trafelata su di un marciapiede parla ad un microfono reggendosi con la mano destra un auricolare nell’orecchio, una TROUPE televisiva la riprende frontalmente.

Alle spalle della donna vediamo l’insegna lampeggiante della multisala ‘cinemax’.

RUOMORE DI ELICOTTERI (off) si sovrappone al caos generato dalla folla.

GIORNALISTA
(sistemandosi i capelli)
Tra quanto… dimmi tra quanto abbiamo la diretta?!?

Il cameraman perde l’equilibrio spinto da una donna urlante in fuga dalla piazza

Il DIRETTORE DI PRODUZIONE un uomo sulla cinquantina d’anni se ne sta alle spalle del cameraman con un telefono cellulare costantemente appiccicato al proprio orecchio.

DIRETTORE DI PRODUZIONE
(gridando)
Dieci secondi… Nove… otto…

Il cameraman stabilizza il proprio equilibrio e si posiziona nuovamente davanti alla giornalista

DIRETTORE DI PRODUZIONE
(off)
(gridando)
sette… sei…cinque…

GIORNALISTA
(mentre il direttore di produzine recita il countdown per la messa in onda, lei parla con il cameraman)
Ci siamo con l’inquadratura???

CAMERAMAN
Si adesso è tutto ok.

DIRETTORE DI PRODUZIONE
(off)
(gridando)
Quattro… tre…

Lente le pale degli elicotteri si posizionano fra noi e la luna piena.

Alcuni poliziotti sono appostati dietro le loro auto con le pistole puntate verso l’ingresso della multisala.

DIRETTORE DI PRODUZIONE
(gridando)
Due… uno eee... in onda.

GIORNALISTA
Siamo in diretta da piazza Kennedy per documentarvi in esclusiva quanto stà avvenendo. Qui… ci troviamo in una situazione di puro panico. Abbiamo visto persone fuggire urlanti dalla multisala cinemax dove pare che quattro animali feroci stiano scatenando il terrore… Purtroppo non ci sono notizie ufficiali; non sappiamo…


INT. – APPARTAMENTODI ERIC - CONTEMPORANEAMENTE

La giornalista ci appare dentro il televisore; in tv.

GIORNALISTA
(continua il discorso)
…nemmeno quanti possano essere le persone ancora…

Televisore acceso, in un elegante salotto, Eric assiste occhi sbarrati in piedi davanti al televisore alla diretta da piazza Kennedy su canale J.

GIORNALISTA
(off)
(continuando il discorso)
…ancora intrappolati dentro ai locali. Parecchi poliziotti circondano gli ingressi con le armi spianate pronte a fare fuoco.  

Sul televisore appaiono ora delle immagini di scarsa qualità di piazza Kennedy riprese dall’elicottero.
Nel saltellare incerto delle immagini intravediamo le sagome di quattro bestie uscire velocissime dall’ingresso principale crollare immediatamente a terra sotto ai colpi d’arma da fuoco esplosi dalla plizia.

Il volto di Eric diventa allora disperato. Lancia un grido che squarcia il silenzio della stanza.

GIORNALISTA
(off)
Pare che siano stai eliminati dovrebbero essere……. Si mi confermano il numero di quattro, quattro bestie feroci abbattute… mi sentite dallo studio…




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14 giugno 2006


Bon Compagni !


Al direttore - Se Guantanamo verrà chiusa, i detenuti pretendono, prima di essere liberati, almeno tre mesi di corsi di aggiornamento in terrorismo internazionale.
Gianni Boncompagni
(14/06/2006, Il Foglio)

Suggerirei al Direttore di prendere in considerazione l'ipotesi di farli partecipare in qualità di pubblico-coro in un programma di Boncompagni. Lei che lo conosce gli dia questo consiglio. Sarebbe bello vederli vestiti da marinai mentre, accompagnando malgioglio e la venier cantanto in coro 'I Will Survive'.

ps. ma non è che poi lo pagate pure boncompagni, no vero?

[testo di una mail inviata al Direttore del foglio in data odierna]




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13 giugno 2006


culture pop (e viceversa) #9





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6 giugno 2006


Il lupo perde il pelo ma non il vizio di uccidere #5


Quinta puntata della sceneggiatura originale, scritta da A. G., dal titolo "Il lupo perde il pelo ma non il vizio di uccidere".

Puntata #5

EST. – AUTOMOBILE DELLA POLIZIA – NOTTE (ore. 00.20)

DUE AGENTI di polizia, a bordo della propria volante, sono impegnati in una normale nottata di pattugliamento. Entrambi vestono con la divisa di ordinanza.
Il GUIDATORE di corporatura robusta ha dei grandi baffi; mentre il suo COLLEGA è esile ma anch’egli con ampi baffi neri.

Le luci della città scorrendo lente alle loro spalle si riflettono sui loro volti.

COLLEGA
Nottata tranquilla oggi.

GUIDATORE
Si finalmente; se ci arriva qualche trentasei per favore non rispondere che non c’ho voglia di vedere del sangue; dopo quello che è successo la settimana scorsa alla baraccopoli lassù nel quartiere occupato, guarda… non vedo l’ora di prendermi le ferie.

COLLEGA
Ascoltami, più tardi passiamo vicino a quel locale nuovo che hanno aperto i magrebini, voglio vedere se c’è quel hijo de puta  di spacciatorino. Se lo torchiamo un po’ vedrai che…

GUIDATORE
Ma che ore sono?

COLLEGA
È quasi mezzanotte e mezza.

GUIDATORE
Solo!!!! Siamo in mascchina appena da due ore?!

COLLEGA
Comunque poi passiamo dai magreb, verso le tre, che così lo trovo. Se lo spremiamo un po’ e gli facciamo paura, quello ci fa qualche nome…

GUIDATORE
Hai poi consegnato la domanda per l’esame da tenente?

COLLEGA
No; aspettavo l’ultimo giorno.

GUIDATORE
Appunto!

COLLEGA
(sguardo dubbioso)
Appunto cosa?!

GUIDATORE
Ma scusa non era oggi l’ultimo giorno utile?
 
COLLEGA
No, no è lunedì l’ultimo giorno, ne sono sicuro.

GUIDATORE
Ma dove sei con la testa, per me tu lo spacciatore lo vedi per altri motivi… comunque oggi è lunedì, lunedì 4 ottobre.

COLLEGA
Oh cazzo!

Quando la radio inizia a gracchiare i volti dei due poliziotti si fanno all’unisono freddi e professionali.

RADIO DELLA POLIZIA (off)
a tutte le volanti codice uno ripeto codice uno stà succedendo un casino alle multisale di piazza kennedy ripeto multisale di piazza kennedy pare che degli animali feroci stiano attaccando le persone ripeto a tutte le volanti convergere a piazza kennedy codice uno.  

GUIDATORE
Accendi tutte le sirene, schizziamo al volo in piazza Kennedy.

SIRENA (off) SPIEGATA DELLA POLIZIA

Vediamo le luci scivolare accelerate attorno ai volti dei due poliziotti, la macchina sta viaggiando ad alta velocità.

COLLEGA
(gridando)
Ma cosa cazzo starà succedendo?

GUIDATORE
(gridando)
Non lo so ma questo è un bordello da prima pagina, dobbiamo muoverci, con un po’ di fortuna ci pigliamo una promozione.


EST. – STRADA – NOTTE (più tardi)

Un’auto della polizia sfreccia a sirene spiegate per la strada sfrecciando sotto di noi a folle velocità.
In alto il cielo è rischiarato dalla luna piena.




permalink | inviato da il 6/6/2006 alle 17:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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