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kulturadimazza


RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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multimedia

 

CULTURE POP manifesto




Support CC - 2007

*   *   *

Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
www.rapportoconfidenziale.org


27 novembre 2007


Odiamo l'arte - 1 dicembre 2007 @ Sesto San Giovanni (Milano)


Sabato siamo qui, in mezzo ad una miriade di cose faticherete non poco a trovarci... faremo viggeing con l'inaugurazione d'un nuovo psudonimo del progetto DJCINEMA ovvero ilcanediPavlov! ne vedrete delle belle!

Odiamo l’arte
sabato 1° Dicembre 2007 - Sesto San Giovanni (Mi), via Trento 106. googlemap

Odiamo l’arte - party audiovisivo organizzato da Inv3rno netlabel e MUSIC PRIORITY in collaborazione con whereis107, l’happening milanese che a fine marzo 2007 ha visto più di 100 artisti e 3000 visitatori.
Più di cinquanta creativi selezionati contribuiranno con writing, fotografie ed installazioni intervenendo sugli spazi offerti dalla location, un complesso industriale che verrà presto ristrutturato nell’ottica di nuovi interventi architettonici.
L’evento aprirà le porte al pubblico alle ore 15.00 con il vernissage e il dj set di accompagnamento al periodo di preparazione, per poi alzare i volumi nel dopo cena ricreando una situazione prettamente dancefloor tra videoporiezioni e sonorità techno/elektro/minimal, tra arte e musica.
Entrata libera.

Tutti gli artisti confermati
WRITING: Orticanoodles, Useless Idea, G.I.GIO, Angelo Cruciani, Tare, Interno55, Ufocinque, GlueGlueDesign, ItalysMostWanted, Uselessdesign, Zibe, Dutygorn, Mr gulag, Gatto (tdK), Marvin_crushler, Emanuele Kabu, Tommaso, El Gato Chimney, I-v-a-n, Chendler. FOTOGRAFIA: Paola Verde, Kali, Gastwan, Mireja, Drugo, Ladyshave, Marco Pittaluga, Bedu, Viola & Attila. INSTALLAZIONI: Parro, Alberto Pneuz, Roberto Ratti, Vj Visualoop, Giuliano Cardella, Mikalpi. VJ-SET: Elektrica, Otolab, Vj Visualoop, DJCINEMA (aka ilcanediPavlov!). ALTRO: Isoladellamoda, Poklo Mag. AUDIO: Inv3rno, Kurosan + Sakisura, Bioxproduction + Roberta Sonica, Decelebrex, MdM, 11 Numberecords, Phenoboogie, Dj Eyes, Eniac, Cielle Audio, Lore_B, Fish and Chip 8 Bit, Phat Pixel, Tonylight, 20 degrees of frost, Dr.Bit, PC=NA.

http://www.odiamolarte.org - http://www.myspace.com/odiamolarte - http://www.flickr.com/groups/odiamolarte


27 novembre 2007


Rapporto Confidenziale - clip#001



23 novembre 2007


Rapporto Confidenziale - numerozero (dicembre 2007)


È nata Rapporto confidenziale, rivista digitale di cultura cinematografica curata da kulturadimazza (Alessio Galbiati) e cinemino (Roberto Rippa). Potete scaricarla o visualizzarla direttamente da qui.

Sommario del numerozero (dicembre 2007):

Pensieri e parole
Editoriale di Alessio Galbiati
Il cinema rinchiuso in sala di Alessio Galbiati

Recensioni
“INLAND EMPIRE - L’impero della mente” di Alessio Galbiati
“L’amico di famiglia. Recensione sperimentale n.1? di Alessio Galbiati
“Die fetten Jahre sind vorbei” di Roberto Rippa
“Zidane, un Portrait du 21e Siècle” di Alessio Galbiati
“La giusta distanza” di Alessio Galbiati
“Apnea” di Alessio Galbiati
“American Pimp” di Roberto Rippa

Speciali
Mamma li Turchi!
Süpermen vs. Superman. Quando i supereroi del cinema turco sfidavano i colossi del cinema statunitense di Roberto Rippa

Pupi Avati
“La casa dalle finestre che ridono” di Roberto Rippa
“La Cena per Farli Conoscere” di Alessio Galbiati

Rubriche
I Festival cinematografici di novembre e dicembre 2007
Filmografia

http://confidenziale.wordpress.com


Editoriale
di Alessio Galbiati

Per provare a motivare, innanzitutto a me stesso, le ragioni che mi hanno spinto ad imbarcarmi con folle entusiasmo nell’avventura di una nuova rivista faccio ricorso al film da cui il titolo, ovvero il meraviglioso Rapporto Confidenziale (Mr. Arkadin di Orson Welles, 1955).

...con le parole d’altri è spesso più semplice spiegare i propri pensieri...

Uno scorpione voleva attraversare un fiume e chiese ad una rana di portarlo. “No” disse la rana, “No grazie, se ti portassi sul dorso tu potresti pungermi e la puntura dello scorpione è mortale”. “Ma”, disse lo scorpione, “dov’è la logica”, gli scorpioni cercano sempre di essere logici, “se io ti pungessi tu moriresti e io affogherei.” La rana si convinse e lasciò che lo scorpione le salisse sul dorso, ma proprio nel bel mezzo del fiume sentì un dolore terribile, si rese conto immediatamente che lo scorpione l’aveva punta. “E la logica?” gridò la rana cominciando a discendere verso il fondo insieme allo scorpione, “non è logico quello che hai fatto”. “Lo so’” disse lo scorpione “ma non posso farci nulla, è il mio carattere!”.

“Brindiamo al carattere!” aggiungeva poi Welles/Arkadin. Brindiamo dunque a Rapporto Confidenziale che già dal suo primo numero manifesta i limiti e le potenzialità d’un impresa che conosce il luogo della partenza ma alla quale sono ignoti i possibili approdi. In queste pagine troverete essenzialmente recensioni critiche di quel cinema che ci piace e che vorremmo condividere, senza alcuna fissazione cinèfila ma unicamente guidati da un insano ed ingenuo amore verso la settima arte in tutta la sua molteplice varietà di forme. Rapporto Confidenziale vuole essere un tentativo d’oltrepassare l’angusto spazio dei blog che, pur con tutte le sue qualità, rischia di diventare una gabbia ed un limite dal quale abbiamo pensato sia necessario provare ad evolversi. cinemino e kulturadimazza sono in fondo i genitori di questa rivista digitale, padre e madre senza sesso d’un qualcosa che nasce oggi e che speriamo crescerà.

“non posso farci nulla, è il mio carattere!”

Alessio Galbiati

ps. Aiutateci a diffonderla!


19 novembre 2007


culture pop (e viceversa) #87


Non ti puoi distrarre un attimo che l'omino di Arcore te ne inventa una delle sue. Il "Partito del popolo delle libertà", ovvero Pa.Po.(cchio). Fossi un editorialista titolerei: "Sti' cazzi!".


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16 novembre 2007


Niente è come sembra di Franco Battiato, 2007


Niente è come sembra

regia e soggetto: Franco Battiato; sceneggiatura: Manlio Sgalambro e Franco Battiato; montaggio: Riccardo Sgalambro; scenografia: Luca Volpatti; fotografia: Daniele Baldacci; suono: Pino Pischetola; aiuto regista: Dario Barezzi; produttore: Francesco Cattini e Elisabetta Sgarbi; produzione: L'Ottava, Bompiani; anno: 2007; durata: 72'.

interpreti: Giulio Brogi, Pamela Villoresi, Chiara Conti, Annamaria Gherardi, Sonia Bergamasco,  Alejandro Jodorowsky, Silvia Luzzi, Gino Santoro, Marcello Sambati, Massimo Corsaro, Paola Mandel, Pier Luigi Corallo, Juri Camisasca.

Niente è come sembra

Rovinò lungo la china solo chi ha un destino rovina
non voglio che l'impuro ti colga
ti darò a una rondine in volo

Niente è come sembra niente è come appare
perché niente è reale

Ti darò a un ruscello che scorre o alla terra piena di mimose
qualcuno si ferma al tuo passare

Niente è come sembra niente è come appare
perché niente è reale

I was in my car watching for the bend
I was looking for you

Dal balcone ammiravo il vuoto che ogni tanto un passante riempiva...
è stato solo un presentimento ti voglio ricordare che

Niente è come sembra niente è come appare
perchè niente è reale


Questo il testo della canzone "Niente è come sembra" contenuto nell'album "Il vuoto", da cui il titolo dell'ultima fatica dietro la macchina da presa di Franco Battiato. Lo riporto integralmente perché trovandomi di fronte ad un rebus cerco di condividere quei pochi appigli che possono aiutare alla sua comprensione.

Giunto al suo terzo film dopo "PerdutoAmor" del 2003 e "Musikanten" del 2005 Battiato mantiene intatta la sua poetica capace come poche altre in Italia di spaziare fra diversi linguaggi. Musicista rigoroso ed estremo nelle sue scelte, mai conforme al gusto medio, Battiato è riuscito a creare un proprio stile che di pellicola in pellicola pare portarlo sempre più verso l'astrazione e dunque fuori dal cinema. E' manifesta nella sua ricerca sull'immagine e nel suo rapportarsi alla settima arte una tendenza anti-spettacolare che si concretizza nel progressivo distacco dalla narrazione verso un cinema dell'astrazione. "Niente è come sembra" non è un film per tutti, anzi non è nemmeno un film... forse neanche cinema.

Il filo narrativo è impersonato da Giulio ed il suo peregrinaggio ateo ed etnografico fra quelle forme d'umanità ancora legate a rituali ancestrali o comunque popolari, ma questo serve al regista solo da pretesto sopra al quale edificare un teatro di immagini e parole, fatto di conversazioni ma soprattutto di idee e pensieri. E' nella sua parte centrale che il film prorompe nella dissertazione filosofica sul significato dell'esistenza quando una serie di personaggi (fra cui il leggendario Alejandro Jodorowsky nei panni di sé stesso) riuniti in una casa si confrontano sulle domande più impegnative che uomo possa porsi.

La ricerca della spiritualità, mutuando un titolo cinematografico dell'ultima stagione, potrebbe essere un buon sottotitolo che indica il soggetto di questi complessi settanta minuti che provare a recensire è forse un esercizio completamente inutile.

Il film non è uscito nelle sale ma è venduto in Dvd all'interno d'un cofanetto edito da Bompiani contenente il nuovo libro di Franco Battiato “In fondo sono contento di aver fatto la mia conoscenza” ed il cd audio del concerto tenuto al Teatro degli Arcimboldi di Milano con la Royal Philarmonic Orchestra.


16 novembre 2007


Pan Sonic @ Tech Stuff Party (Milano)


Questa sera - Venerdì 16 novembre 2007
ore 22.00
Spazio Assab One, Via Assab 1 - Milano
googlemap
credo solo su invito. credo...
 
QOOB e ISBN Edizioni, in occasione del lancio del DVD ufficiale di TECH STUFF (la serie di TOBOR EXPERIMENT finanziata dalla QOOB FACTORY), organizzano un party ad alto contenuto qualitativo che vedrà come fiore all'occhiello il live set dei PAN SONIC.
Prendendo 2 piccioni con 1 fava abbiamo postato un video ad hoc che vi spiaga: chi sono i Pan Sonic, cos'è Tech Stuff.
Serata ricca!!!


15 novembre 2007


culture pop (e viceversa) #86


uscendo dalla città, le luci dell'alba che pare un tramonto. riflessi automatici involontari.


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14 novembre 2007


Favorisca i documenti, prego. Hasan Elahi e il tracking digitale


L'articolo che riporto integralmente dal blog THE PILLOW BOOK da tempo mi torna frequentemente alla mente, un ricordo ossessivo del quale sono grato all'autrice.

Favorisca i documenti, prego. Hasan Elahi e il tracking digitale
di The pillow book

All'interno
del Festival della creatività, in mezzo al caos ho scoperto un artista che ha raccontato una storia molto interessante. Hasan Elahi nel 2001 pochi giorni dopo l'11 settembre fu fermato alla frontiera americana. L'FBI lo tenne in ostaggio per ore domandandogli di descrivere tutto quello che aveva fatto in ogni singolo giorno nei mesi precedenti l'11 settembre. Lo hanno sottoposto per ben 9 volte alla macchina della verità minacciando di portarlo a Guantanamo. Quando lo hanno rilasciato non essendo stato accusato di niente 'ufficialmente' non è neanche stato 'scagionato' ufficialmente. Tutti gli interrogatori a cui è stato sottoposto dall FBI sono avvenuti al di fuori della legalità. Dato che Hasan viaggia molto ha chiesto all'FBI in che modo poteva tutelarsi da nuovi futuri interrogatori e loro gli hanno indicato un numero di telefono da chiamare ogni volta che avesse intrapreso un nuovo viaggio, per dichiarare tutti i suoi spostamenti, i luoghi che avrebbe visitato, gli hotel in cui avrebbe dormito e tutti i suoi numeri di telefono in modo da essere reperibile 24 ore su 24. A questo punto Hasan si è chiesto -Perchè devo condividere queste informazioni solo con l'FBI? Perchè non condividerle con il mondo intero? E' così che è nato TRACKING TRANSCIENCE: THE ORWELL PROJECT.
Hasan ha relaizzato un programma con cui tramite il suo palmare (fornito di GPS e macchina fotografica digitale) può costruire la traccia digitale della propria esistenza. Nel sito TrackingTranscience, possiamo costantemente vedere dove si trova Hasan (stamattina per esempio è ancora nell'hotel di Firenze, proprio vicino alla Stazione), indicato da una freccia rossa su goolge maps. Non solo, Hasan ha scelto di rendere pubbliche tutte le sue transazioni finanziarie, tutti i suoi pasti (fotografandoli uno per uno), tutte le toilet che usa, tutti gli albeghi in cui dorme, tutti gli aereoporti in cui arriva e parte.
Elahi ha dimostrato che in realtà sapere tutto è come non sapere niente. Chiunque può sapere dove si trova Hasan, quello che mangia e dove dorme, ma nessuno sa se Hasan è felice o triste, se si sta divertendo oppure se sta piangendo. Privandosi della privacy Hasan ci ha fatto forse riflettere su quella che è la vera essenza della vita umana. (URL)


14 novembre 2007


La giusta distanza di Carlo Mazzacurati, 2007


La giusta distanza

regia: carlo mazzacurati; soggetto: doriana leondeff, carlo mazzacurati; sceneggiatura: doriana leondeff, carlo mazzacurati, marco pettenello, claudio piersanti; direttore della fotografia: luca bigazzi; musiche: tin hat; montaggio: paolo cottignola; scenografia: giancarlo basili; costumi francesca sartori; organizzatore generale: gian luca chiaretti; produttore delegato: laura paolucci; produttore: domenico procacci; una produzione: fandango in collaborazione con rai cinema; distribuzione: 01 distribution; durata: 106'.

interpreti: giovanni capovilla, valentina lodovini, ahmed hafiene, giuseppe battiston, roberto abbiati, natalino balasso, stefano scandaletti, mirko artuso, fabrizio bentivoglio, marina rocco, fadila belkebla, dario cantarelli, raffaella cabbia fiorin, silvio comis, nicoletta maragno, ivano marescotti.

"La giusta distanza" è la misura che ci viene richiesta per non alterare il corso degli eventi. La giusta distanza che ci rende conformi al conformismo, impauriti e spaventati come animali che attraversano la strada.

Carlo Mazzacurati racconta una storia sospesa sulla realtà, un micro-cosmo grande come il mondo che si perde nel mare come il Po nel suo delta. Giudicare il film in base al suo essere o meno coinvolgente, nella sua traccia noir, è un esercizio completamente inutile. Mazzacurati non racconta un giallo, l'oggetto del film è l'uomo d'inizio millennio ed è questo forse l'oggetto ed il soggetto più inquietante che ci possa capitare di andare a vedere. Il film turba perché mette in scena la normalità del male, l'ordinarietà degli istinti più bassi contrapposti all'utopico desiderio d'una purezza innocente dello sguardo, che sappia giudicare quel che è giusto e quel che è sbagliato. Il giornalismo nella sua funzione sociale più elementare è un'attività umana che dovrebbe aiutarci ad andare oltre l'istinto, oltre la pavloviana ricerca dell'ovvio e del rassicurante. Il giovane protagonista del film scavalcando le convenzione ed oltrepassando il recinto della giusta distanza riesce a far divenire la passione una professione. Ma cosa gli capiterà una volta arrivato nell'importante redazione milanese d'un quotidiano nazionale? Riuscirà a mantenere quello sguardo non conforme al conformismo?

"La giusta distanza" di Carlo Mazzacurati è uno di quei film necessari di cui si possono dire tante cose belle, ma che nessuno andrà a vedere al cinema. Il film ricorda il recente "Apnea" di Roberto Dordit, altro film "invisibile" di questo nostro cinema contemporaneo che meriterebbe ben più spazio nelle sale e sui giornali. Bastano forse queste due titoli per ricordare a chi ne dubita che il cinema italiano non è per niente in crisi, semmai è lo spettatore italico ad esserlo, ormai ostaggio dell'intrattenimento e del disimpegno.

La giusta distanza mi porta alla mente Bruno Vespa che brandisce le possibili armi del delitto, in uno dei tanti "Porta a Porta" dedicati al fatto di sangue di Cogne. La giusta distanza...


14 novembre 2007


Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi


Se non ricordo male quel che vedete nel video è accaduto domenica scorsa, proprio mentre in Italia accadevano cose folli. Contravvenendo alla "linea editoriale" portata avanti ormai da tempo da kulturadimazza parlo d'altro che di facezie, riportando un documento che mi ha leggermente indignato cercando di documentare un pochino la mia opinione, che scoprirete leggendo.

Dalla sentenza dell'11 dicembre 2004 emessa dal tribunale di Palermo in merito all'accusa rivolta a Marcello Dell'Utri di "Concorso esterno in associazione mafiosa":

«La pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici.»

Un pò di Storia. Da "La sentenza Dell'Utri", Narcomafie.it, settembre 2005. URL

Lo “stalliere” ritorna. Nel 1980 Mangano viene arrestato da Giovanni Falcone nell’ambito di indagini sul traffico di stupefacenti tra Italia e Usa. Poco prima del suo arresto, la Criminalpol di Milano intercetta una telefonata tra l’ex fattore e Dell’Utri in cui il primo dice al secondo di avere un affare da proporgli e di «avere il cavallo che fa per lui». Molto si è discusso sul significato di questa espressione. In una intervista concessa pochi giorni prima di essere ucciso, Paolo Borsellino dichiarò che Mangano, parlando di cavalli, faceva riferimento a partite di droga. Quel che è provato è che dopo l’allontanamento da Arcore Dell’Utri continua ad avere rapporti con il mafioso di Porta Nuova. E che questi rapporti continuano anche dopo il lungo periodo di carcerazione degli anni 80.
Mangano infatti ricompare prepotentemente in questa storia circa 20 anni dopo i primi contatti con Dell’Utri e Berlusconi. Quando Berlusconi decide di entrare in politica e la costituzione di Forza Italia è già in una fase operativa, l’ex stalliere, secondo i pentiti Cannella e Calvaruso, contatta Dell’Utri in nome e per conto di Cosa Nostra, che, dopo la caduta della Prima Repubblica, è in cerca di nuovi referenti politici. Dell’Utri nel 1993 non è più solamente il segretario personale di Berlusconi, il tramite per raggiungere le sue aziende e il suo denaro. È diventato il suo braccio destro politico, l’organizzatore di Forza Italia, ed è tra coloro che più si sono battuti per la discesa in campo del Cavaliere. Intanto Mangano è diventato reggente della famiglia di Porta Nuova.
Cosa vuole da Dell’Utri? Cerca garanzie sul fatto che il nuovo partito, in cambio dell’appoggio elettorale della mafia, risponderà ad alcune esigenze politiche di Cosa Nostra: alleggerimento del 41 bis (carcere duro), della legge sui beni confiscati e del 416 bis (associazione di stampo mafioso). Ne parla tra gli altri il pentito Savatore Cucuzza, ritenuto dai giudici «un collaborante di sicura attendibilità, dotato di notevoli capacità intellettive e dialettiche, già positivamente apprezzato con riferimento ad altri argomenti». Cucuzza ha parlato di un paio di incontri avvenuti prima di giugno del 1994, tra Mangano e Dell’Utri. Di questi incontri esiste una prova documentale: le agende dello stesso Dell’Utri, che riportano due appuntamenti avvenuti il 2 e il 30 novembre 1993. Il senatore ha cercato di giustificarsi dicendo che Mangano (noto mafioso, già imprigionato per truffa e narcotraffico...) era solito andare a trovarlo nel suo ufficio (a Milano, non proprio comodo per chi vive a Palermo…) per esporgli non meglio precisati problemi di carattere personale.
Dopo questi incontri alcuni pentiti affermano che dentro Cosa Nostra è circolato l’ordine di appoggiare Forza Italia in quanto Marcello Dell’Utri avrebbe dato ampie rassicurazioni circa la possibilità di assecondare le richieste fatte dalla mafia.


12 novembre 2007


Club to Club 07. zimmerfrei. william basinski. jeff mills


1.
Anche se di questi tempi i blog sembrano interessare unicamente quando l'autore è in qualche modo coinvolto in fatti di sangue, noI cerchiamo di dare conto del tempo che attorno ci scorre e (s)fugge...

Sabato abbiamo fatto un salto a Torino per la seconda giornata della settima edizione di Club to Club, festival internazionale di musiche e arti elettroniche.
Quel che abbiamo visto è stata solo una minima parte d'un programma che ha proposto oltre 60 artisti di 15 nazioni differenti in 18 spazi dislocati qua e là per la città di Torino.

2.
Le prime due immagini postate si riferiscono agli ZimmerFrei (qui in versione 'duo') che ha proposto un'interessante performance audiovisiva fluttuante fra il cinema non narrativo e la sperimentazione  della non linearità della concatenazione fra immagini.

3.
A seguire, sempre nell'auditorium della Fondazione Sandretto Re Baudengo, la performance live di William Basinski che con la sua ipnotica (ma stucchevole) reiterazione di loop sonori ha intessuto una trama di armoniche contrazioni e dilatazioni che hanno lasciato piuttosto perplessi i non specialisti e boccheggianti coloro che passavano di lì per caso.

4.
La notte al Lingotto si è messo in scena un piccolo clone del Sonar di Barcellona, con una sala di generose dimensioni ricreata ad immegine e somiglianza del celebre festival catalano. Si sono esibiti: Sergio Ricciardone, Troy Pierce e Jeff Mills. Nota stonata i visual, firmati 'Artissima', che già dopo circa un'ora arrancavano nella riproposizione dei medesimi cortometraggi selezionati (chissà poi in base a quale ratio).

5.
Jeff Mills merita un discorso a parte, che nemmeno ci azzardiamo a fare...

6.
Tornando, all'alba, il cielo ci si è acceso davanti agli occhi.


12 novembre 2007


culture pop (e viceversa) #85


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9 novembre 2007


Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, 1972


Un film davvero perturbante che ti conduce in territori foschi ed arcani. Un meraviglioso innesto di cinema "all'americana" nella provincia rurale italiana dei 70. Notevole in tutto, a cominciare dal titolo. Pubblico un bell'articolo di Roberto Rippa che con dovizia di particolari ne racconta la struttura e riporta alcune curiosità.

Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci
testo di Roberto Rippa (Cinemino - url)

Trama
In un paesino della Lucania, alcuni bambini muoiono di morte violenta.
I carabinieri, seguiti da un giornalista in vacanza nel posto, indagano su alcuni sospetti, soprattutto una ricca ragazza ex tossicomane allontanata da Milano dal padre e una donna sconvolta dalla morte del figlio, avvenuta anni addietro, e pratica di riti di magia nera. Ma la realtà è ben diversa e perché affiori sarà necessario assistere ad altri omicidi.

Commento (attenzione, il testo che segue contiene elementi rivelatori della trama e del finale del film)

Uno tra i film più interessanti di Lucio Fulci, nonché uno tra i suoi preferiti (1), mette in scena una storia inquietante, dove credenze popolari e superstizione la fanno da padroni.
Nell'immaginario paesino lucano di Accendura in cui la storia è ambientata (il film è girato tra Abruzzo, Manfredonia e i dintorni di Roma), con l'autostrada sospesa che l'attraversa senza però sembrare toccarlo, sembra essere fermo a un secolo prima, con le prostitute che vengono da fuori a dare un po’ di divertimento ai contadini, lo scemo del paese che viene preso a sassate e le donne che stanno chiuse in casa. E in più ci sono la superstizione e la fede alle credenze popolari, che portano alla lapidazione di colei che viene ritenuta una strega (e il contrasto tra la violenza di queste sequenze con il tema scelto per accompagnarle, la melodica canzone
Quei giorni insieme a te cantata da Ornella Vanoni, ne fa una tra le scene più disturbanti del film e del cinema italiano), e soprattutto un discorso tutt’altro che celato sulla chiesa cattolica e la repressione.
A Lucio Fulci la Medusa, che produce il film, concede un cast di prim’ordine, che il regista utilizza al meglio: Barbara Bouchet è un personaggio ambiguo innestato in una realtà molto distante dalla sua abituale di ragazza milanese ricca e viziata rimandata dal padre al di lui paese natale per allontanarla da storie di droga (ma nel film si parla solo - pur con una certa enfasi - di marijuana), Marc Porel (doppiato da Pino Colizzi) un giovane prete tormentato, Florinda Bolkan, in un ruolo non da protagonista ma assolutamente centrale, una donna sofferente cui sono affidate molte delle scene più forti del film (tra cui quella dell’interrogatorio in caserma e quella, già citata, in cui viene notata, sanguinante e morente dopo la lapidazione, da una famigliola di passaggio sulla strada che decide di allontanarsi come non volesse far sfiorare da un mondo tanto lontano), Tomas Milian, giornalista che si trova immerso in una realtà a tratti incomprensibile, Irene Papas, dolente madre del prete.

Difficile immaginare come un film così abbia potuto superare indenne la commissione di censura in quegli anni (ma nella televisione italiana di oggi non troverebbe mai ospitalità), con il suo assassino di cui non si può scrivere nulla a chi non avesse visto il film (e si sarebbe perso parecchio). Il soggetto, dello stesso Fulci con Roberto Gianviti, suo frequente collaboratore, e la sceneggiatura (di Fulci, Gianviti e Gianfranco Clerici) non fanno un grinza ma è proprio l’atmosfera plumbea e morbosa della regia a fare di questa un’opera a parte nell’ambito del giallo italiano degli anni ‘70 (e non solo) e a ricordare anche ai più scettici (generalmente coloro che di Fulci non conoscono nulla) che Fulci era non solo un regista prestato a vari generi bensì un vero autore capace di imprimere uno stile preciso e personale in qualsiasi suo film, anche i meno riusciti.
Il film, presentato nella sezione
Italian kings of the Bs, retrospettiva dedicata dalla sessantaduesima Mostra d’arte cinematografica di Venezia al cinema segreto italiano, ossia a quel cinema ormai morto per soffocamento televisivo che per anni ha appassionato le platee di mezzo mondo, è annunciato per la pubblicazione in DVD per l’estate.

(Roberto Rippa)

Curiosità
La scena in cui Barbara Bouchet, adagiata completamente nuda su una poltrona, invita un bambino ad avvicinarsi fu ovviamente presa di mira dalla censura.
Il regista fu costretto a dimostrare che dalla soggettiva dell’attrice nella scena c’era il bambino che vediamo, mentre per i controcampi era stato utilizzato un nano ripreso di spalle. Nessuno si chiese però cosa vide della scena sullo schermo il bambino che ha doppiato la parte.

La scena iniziale in cui un bambino prende di mira una lucertola con una fionda non è presente nel DVD americano né nella VHS italiana pubblicata da Lamberto Forni.

l titolo pensato in origine, Non si sevizia Paperino, venne contestato dalla Disney, a causa dell’utilizzo del nome del suo paeronsaggio, che impose l’utilizzo dell’articolo indeterminativo. La Medusa aggirò l’ostacolo indicando l’articolo un in un carattere di colore più chiaro nelle fotobuste, rendendolo meno immediatamente visibile.

Non si sevizia un paperino (Italia, 1972)
Regia: Lucio Fulci
Soggetto: Lucio Fulci, Roberto Gianviti
Sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, Gianfranco Clerici
Musiche: Riz Ortolani
(La canzone
Quei giorni insieme a te, di Ortolani-Fiastri, è cantata da Ornella Vanoni)
Fotografia: Sergio D’Offizi
Montaggio: Ornella Micheli
Interpreti principali: Florinda Bolkan [Florinda Soares Bulcão], Barbara Bouchet [Barbara Goutscher], Tomas Milian [Tomás Quintín Rodriguez], Irene Papas, Marc Porel, George Wilson, Antonello Campodifiori, Ugo D'Alessio, Virginio Gazzolo, Vito Passeri, Rosalia Maggio, Andrea Aureli, Linda Sini, Francesco Balducci.


Note

(1) Come scritto su Il terrorista dei generi, Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore, editore Un mondo a parte, Roma, 2004.


8 novembre 2007


Mulholland Drive Music Video. Considerazioni sulla visone collettiva.

Quando dico che il cinema dovrebbe uscire delle sale e quando dico che del cinema dovremmo incominciare ad appropriarcene, intendo anche un lavoro come il seguente che nella sua dimensione casalinga prende due testi sui quali legalmente non potrebbe fare alcunché e li ri-monta a propro piacimento condividendo il risultato. Il primo limite strutturale dell'attuale situazione che ci vede onnivori consumatori impossibilitati a produrre, risiede nel termine legalmente. Il secondo è il termine 'privato' del quale non conosciamo l'estensione quando leggiamo l'immancabile didascalia d'inizio d'un DVD:

"Questo film è protetto da un copyright ed è stato concesso in licenza del proprietario del copyright solo per un uso privato. Tutti gli altri diritti sono riservati. La limitazione dell'uso privato esclude l'utilizzazione di questo film protetto da copyright in luoghi quali club o alberghi. Sono rigorosamente vietate la riproduzione anche parziale per l'esecuzione in pubblico e la trasmissione con qualsiasi mezzo."

Riflettendo su questo aspetto ho sviluppato la convinzione che nel legislatore (planetario?!) vi sia la paura dell'utilizzo comunitario del cinema. Perché altrimenti impedirne con tanto zelo (planetario?) la possibile fruizione collettiva. Dovremmo vederci i film o al cinema o a casa nostra, il resto non è permesso. Provate ad organizzare rassegne con DVD poi scoprirete che: 1. dovete ottenere il consenso dei titolari del diritto di riproduzione 2. dovete utilizzare appositi supporti e regolarne il canone di noleggio 3. regolare con la SIAE il diritto d'autore sulla colonna sonora.

Bel giochino vero? Dunque ogni volta che vi capita di vedere in locali o quant'altro delle immagini d'un film sappiate che con tutta probabilità state assistendo ad un qualcosa di illegale.

Insomma è bene che la situazione cambi, si evolva, che "il legislatore" faccia ciò per cui è stato messo lì, ovvero dare forma al reale perché la fruizione e la produzione dovrebbero essere ormai un diritto.

...continua (inevitabilmente)


8 novembre 2007


Roisin Murphy @ Magazzini Generali (Milano) # report

Quel che immediatamente colpisce è il suo fascino, la sua grazia nei movimenti e lo stile strabordante che la fanno apparire Diva, inarrivabile e d'una spanna sopra tutto.

Ad ogni brano un cambio d'abito, per essere precisi di qualche indumento. Capisci che Roisin concepisce il live entro una dimensione teatrale, interpreta i brani, con la voce, con la postura e con gli abiti. Sembra teatro.

Canta come sospesa, concentrata sul brano e sulla sua voce che modula sicura su frequenze tutte sue. Ascoltandola pensi che forse gran parte del pop contemporaneo debba qualcosa a lei che percorrendo una traiettoria artistica personale vive ai margini delle vette di vendita ma si pone assolutemente nel cuore della musica contemporanea. Anticipandola.

La sua passione sono i guanti, gli occhiali ed i cappelli. Le sue movenze sono sempre perfette. Roisin Murphy è Divina, una fuoriclasse.

Questa immagine non vi ricorda qualcosa?

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