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kulturadimazza


RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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CULTURE POP manifesto




Support CC - 2007

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Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
www.rapportoconfidenziale.org


28 febbraio 2007


Ricardo Villalobos


Ricardo Villalobos - Dexter

Ricardo Villalobos, negli ultimi anni ha scalato le charts di tutto il mondo, ha vinto nel 2003 in Germania tre primi posti della fanzine groove (con le votazioni dei lettori) come miglior dj produttore, miglior album "alcachofa" e miglior traccia "easy lee", sua ultima produzione "thè au harem d'archimede" su perlon, label minimale funky tedesca. Sull'onda di questi successi ha raggiunto le città più lontane nel mondo con numerosi tour in brasile, giappone, sudamerica etc. etc. per culminare con i suoi strabilianti dj set estivi nell'isla blanca, Ibiza in club come Amnesia (terrazza nei Cocoon party) e Dc10 (Circo Loco il lunedì).
Dopo aver anticipato la tendenza minimale, oggi Villalobos propone con il suo inconfondibile stile il meglio dei suoni house, deep, techno, acid in un viaggio attraverso la musica più creativa e originale.
Sull'onda dei sempre maggiori consensi critici e di pubblico nel 2006 si è piazzato tra i 50 dj più votati del mondo nell'annuale referendum di DJ Magazine.

Questo fine settimana è in Italia per tre date:
1 marzo Roma GOA
2 marzo Milano magazzini generali
3 marzo Firenze TENAX




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27 febbraio 2007


party dates/agenda >>> MARZO 2007


“Bisogna infatti guardarsi dall’introdurre un nuovo genere di musica come dal più grave pericolo, in quanto non si possono assolutamente modificare i generi musicali senza sconvolgere le leggi più importanti della città”.
>>> Platone, Repubblica

“Continuiamo ad ammassare i nostri corpi nei club, nei depositi e negli edifici che voi avete abbandonato e lasciato senza alcuna ragione e gli ridiamo vita per una notte. Una vita forte, deflagrante, che pulsa nella sua più pura, più intensa ed edonistica forma. In questi spazi improvvisati, noi cerchiamo di liberarci dal peso dell’incertezza di un futuro che voi non siete stati in grado di stabilizzare, noi cerchiamo di abbandonare le nostre inibizioni, e liberarci dalle manette e dalle restrizioni che avete messo in noi per la pace del vostro pensiero, noi cerchiamo di riscrivere il programma che avete cercato di indottrinarci, programma che dice di odiarci, di giudicarci, di rifugiarci nella più vicina tana, programma che dice persino di salire le scale per voi, saltare attraverso i cerchi e correre attraverso labirinti su ruote per criceti…”
>>> Rave or Die

Il calendario del nightclubbing italiano del mese di marzo è (come al solito) opera di Zia Franzina (link) . Dai un occhio a DJCINEMA se vuoi sapere qualcosa in più sulla djculture...

MARZO

> RICARDO VILLALOBOS
1 marzo Roma GOA
2 marzo Milano magazzini generali
3 marzo Firenze TENAX
 
> KILL THE VULTURES
1 marzo  Milano  Fun House
2 marzo  Ravenna  Bronson
3 marzo  Verona  Interzona
6 marzo  Bari  Bohemien
8 marzo  Ancona  Thermos
9 marzo  Modena  People
10 marzo  Bologna  Villa Serena
12 marzo  Padova  Unwound
 
> JUNIOR BOYS
02 marzo Bologna @ Covo
03 marzo Roma Circolo Degli Artisti
 
> ISAN
2 marzo  Pisa  Fosfeni Festival - La città del teatro
3 marzo  Bologna  Covo
 
> AKUFEN
2 marzo  Padova  Unwound Club
 
> MISS KITTIN
2 marzo  Roma BRANCALEONE
3 marzo   Napoli Metropolis
 
> HAWNEY TROOF
3 marzo  Torino  Spazio 211
 
> PETER KRUDER
3 marzo  Roma BRANCALEONE
 
> STEVELAND AKA RANDY
3 marzo  Torri di Quartesolo (Vicenza) Fabbrica
 
> APPARAT
3 marzo  Milano  Leoncavallo ITALO BOYZ -ELECTRICALZ -B.CONVERSO -ALBERTO VISI
25 marzo  Modena  Festival
 
> MARCANTONIO & CERRONE
3 marzo  TRIESTE IPPODROMO DI MONTEBELLO, PIAZZALE DE GASPERI
 
> BORIS DJ
6 marzo Vicenza  BAR SARTEA  JAZZ NOT DEAD FESTIVAL GRATIS
 
> NOUVELLE VAGUE
6 marzo  Catania  Mercati Generali
07 marzo - Milano @ Transilvania Live
08 marzo- Torino @ Hiroshima Mon Amour
09 marzo - Rimini @ Velvet
10marzo - Firenze @ Auditorium Flog
11marzo  - Roma @ Circolo Degli Artisti
 
> DJ T STEVE BUG GUIDO SCHNEIDER
9 marzo napoli Virgilio
 
> MURCOF
9 marzo  Padova  Teatro MPX
 
> MIKE PARKER LORY D DOZZY
9 marzo Roma BRANCALEONE
 
> EASY STAR ALL STARS: DUB SIDE OF THE MOON & RADIODREAD LIVE
9 marzo FIRENZE Auditorium flog
 
> DJ T
10 marzo Verona alter ego
 
> KATE WAX live with the drummer SHINEDOE
10 marzo Bologna Link
 
> STEVE BUG
10 marzo Torino JAM TBC
 
> ADAM BAYER
10 marzo Torino @ the beach
 
> FERLIN E MAURO ALPHA
10 marzo Torri di Quartesolo (Vicenza) Fabbrika
 
> MATHEW  JONSON live DONATO DOZZY
10 marzo Roma BRANCALEONE
 
> SPILLER
13 marzo Vicenza  BAR SARTEA  JAZZ NOT DEAD FESTIVAL GRATIS
 
> BIOSPHERE
16 marzo  Roma  Auditorium - Sala Studio
 
> BRUNO PRONSATO
16 marzo Torino @ JAM x-plosiva
 
> CHRISTIAN VOGEL RED SHAPE
16 marzo  Roma  BRANCALEONE
 
> AMP FIDDLER
16 marzo  Firenze  Flog
 
> KOOP
16marzo - Roma @ MIT (Auditorium Parco Della Musica)
17marzo - Bari @ Mavu
18marzo - Milano @ Bite Nite Event (location in definizione)
 
> DJ 3000
17 marzo  Torino  Fluido
 
> SPARKLE IN GREY P. SAPORITI
17 marzo Milano Scalo 10
 
>DANILO VIGORITO GIANCARLINO RENATO FIGOLI
17  marzo Torino @ JAM
 
> KIRK DE GIORGIO AKA AS ONE
17 marzo Torri di Quartesolo (Vicenza) Fabbrika
 
> SPARKLE IN GREY OTHERS…
18 marzo Mezzago Bloom
 
> TRANS AM
20 marzo  Torino  Spazio211
 
> LCD SOUNDSYSTEM
22 marzo  Milano  Rolling Stone
 
> ALEXANDER ROBOTNICK
 22 marzo FIRENZE andromeda club
 
> HERBALIZER
23 marzo  Padova  Unwound Club
 
> HALF HAWAII LIVE
23 marzo  Bologna Link
 
> PAN SONIC
23 marzo  Padova  Teatro MPX
 
> LADYTRON
23 marzo  Bologna Covo
24 marzo  Roma  Circolo degli Artisti
25 marzo: MILANO @ TRANSILVANIA LIVE
 
> ALEX UNDER  live
23 marzo  MILANO MAGAZZINI GENERALI TADEO
24 marzo Firenze TENAX
 
> TARWATER
24 marzo Modena @ Beep Sound Festival
 
> DJ RUSH RANDY SHADOW SYNC live
24 marzo Bologna Kindergarten
 
> DANIEL  WANG
27 marzo Vicenza  BAR SARTEA  JAZZ NOT DEAD FESTIVAL GRATIS
 
> !!! (CHK CHK CHK)
28 marzo - Torino @  Spazio 211
29 marzo  Roma @ Circolo degli Artisti
30 marzo Bologna @ Estragon
31marzo Milano @ Rainbow
 
> JAY HAZE dj set
30 marzo Napoli elettrocasbah @ duelbeat
 
> NATHAN FAKE
31 marzo Torino Hiroshima Mon Amour




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27 febbraio 2007


Il Serial cinematografico americano degli anni dieci: le Serial Queen >>> Parte IV – New Woman e Serial Queen


Pearl White

Quinta parte (la quarta in realtà è la IIIbis...) del (poco) saggio sulle 'serial queen' americane d'inizio secolo inopinatamente interrotta da qualche tempo. Sulla colonna di sinistra, come pure in fondo all’articolo, trovate i link alle puntate precedenti. E' anche possibile vedere un esempio di ciò di cui parlo: The Exploits of Elaine. 9th episode - The Death of Ray.

Premessa - Vorrei in queste pagine parlare di un prodotto della serialità cinematografica che si è venuto configurando entro il contesto produttivo della nascente industria cinematografica americana degli anni dieci: il serial. Più specificamente vorrei mettere in luce quei tratti caratteristici di queste moderne fiabe metropolitane (a puntate) in grado di evidenziare le interconnessioni attuate fra media differenti al fine della promozione del prodotto cinematografico.
 


NEW WOMAN E SERIAL QUEEN.

L’aspetto principale del successo delle dive seriali è la novità dell’immagine femminile proposta.
L’humus narrativo entro cui nasceranno le varie Pearl White, Mary Fuller e Kathlyn Williams proviene dalla letteratura avventurosa e seriale – poliziesca, spionistica, fantascientifica, western – dalla quale si distingue per il fatto che qui protagoniste sono le donne, pronte ad affrontare qualsiasi peripezia, animate da personalità vulcaniche che permettono loro di compiere ogni tipologia di azione eccentrica mirata alla realizzazione delle proprie aspirazioni.

La Serial Queen appare definita nei tratti caratteristici, già a partire dal primo serial, ovvero What happened to Mary? del 1912 (dei dodici episodi dei quali era costituita la serie originale ne sono sopravvissuti solo cinque conservati e restaurati dal Museum of Modern Art di New York).
Mary Fuller Che interpreta Mary, compie delle scelte che la portano dalla campagna alla città, dalla casa del tremendo tutore (unicamente interessato alla dote che spetta alla ragazza) alla vita indipendente sia in termini economici che decisionali, tanto da delineare in questa tipologia di eroe seriale tratti marcatamente femministi. La vicenda si svolge entro la cornice di una New York in piena esplosione demografica ed urbanistica, fremente di novità.

Tre sono le principali caratteristiche poste dalla prima serie dedicata a Mary che diverranno costanti ricorsive nei serial degli anni ’10:

1) la giovane donna è in conflitto con il proprio tutore; tema classico del melodramma, rappresenta la minaccia alla virtù dell’eroina da parte di chi dovrebbe in realtà proteggerla. Nelle serial queen vi è uno spostamento dalla dimensione della “virtù” alla dimensione dell’indipendenza, valore fondante della nuova donna “contemporanea”.
2) le giovani serial queen sono tutte orfane di padre; allegoria di una rottura generazionale che vede moltiplicarsi la figura del tutore e delle aggressioni maschili, per una melodrammatica legge del contrappasso.
3) il rifiuto della tradizione coincide con il rifiuto del matrimonio; ora le donne reclamano di vivere molte esperienze prima di compiere la scelta di sposarsi; nel serial Il fatto verrà immediatamente esorcizzato già con la serie successiva del 1913 Who Will Marry Mary?; avranno forse pensato alla Edison di sovvertire l’ordine morale della nazione?

Indipendenza, conflitto con l’ordine patriarcale vissuto come innaturale, rifiuto delle tradizioni lontane dal principio dell’affermazione di sé. Le serial queen sono il contributo del cinema all’affermazione di un nuovo attore sociale: la New Woman ,così definita dalla stampa dell’epoca. Non più angelo del focolare, madre e sposa vincolata nel luogo domestico, ma autosufficiente sia economicamente che emotivamente, dinamica e volitiva, ma soprattutto alla spasmodica ricerca di quelle nuove esperienze che le sono sempre state precluse da una società oppressiva.
Le protagoniste dei serial portano sullo schermo, sottoforma di rocambolesche avventure, gli articoli delle cosiddette “giornaliste impavide”, le plucky girls reporters che all’epoca si incaricarono di sondare tutti quei territori fino ad allora preclusi alle donne. Fenomeno giornalistico particolarissimo che vede delle donne impegnate a compiere azioni fuori dall’ordinario per la realizzazione di stunt-articles, ovvero una fanatica ricerca del pericolo fisico o comunque dell’azione compiuta per la prima volta da una donna. Il serial caratterizza spesso le proprie eroine come coraggiose giornaliste a caccia di notizie ed esperienze sensazionali: da The Active Life of Dolly of the Dailies con Mary Fuller del 1914 a Hands Up del 1918 interpretato da Ruth Roland, la storia del serial è percorsa da una folta schiera di intraprendenti giornaliste del grande schermo.
La propensione all’esibizione acrobatica, al vero e proprio numero acrobatico (stunt) è una delle principali caratteristiche del genere preso in analisi; caratteristica che contribuirà allo sviluppo di tecniche acrobatiche nel cinema. L’ evoluzione nell’uso di queste tecniche sarà rapidissima: se ne ravvisa un uso ancora primitivo, non dissimile ai giochi illusionistici melièsiani, nei primissimi serial (le scene d’azione appaiono ancora goffe e l’uso di controfigure maschili, per esempio nei serial interpretati da Pearl White, è realizzato mediante parrucche adagiate alla bell’è meglio sul capo di atletici stunt hollywoodiani).

Caso esemplare di stunt-woman è quello dell’attrice Helen Holmes, specializzata nel ruolo dell’eroina ferroviaria impegnata a sventare sciagure organizzate dal cattivo di turno. Prima è un’eroica telegrafista (storia seriale probabilmente ispirata da una vicenda realmente accaduta nella quale una donna americana evitò un incidente ferroviario e per questo venne ricompensata con un posto di lavoro come telegrafista per la compagnia proprietaria del treno) in The Hazards of Helen ( realizzata dalla Kalem dal 1914 al ’17, consistente in 119 episodi autoconlusivi; qui l’enfasi posta sull’azione acrobatica è talmente centrale da far ritenere alla produzione non più indispensabile la presenza d’una diva, ma di poter continuare dal 48° episodio con la sua controfigura Helen Gibson) poi con The Girl and the Game del 1915, Lass of the Lumberlands del 1916 e The Lost Express arriverà al perfezionamento di tutti i topoi ferroviari del cinema d’azione.

Sono le donne a risolvere con abilità fisica, coraggio e intraprendenza situazioni complicate; l’eroe è femmina, è questa novità la più grande attrattiva esercitata dal serial sul pubblico dell’epoca, a lasciarlo letteralmente a bocca aperta e col fiato sospeso. Abbiamo detto di Pearl White, di Mary Fuller, Helen Holmes, ma la lista delle eroine sarebbe molto lunga (Irene Castle, Mollie King, Marie Walcamp, Margherite Courtot…).

Sono le giovani donne americane ad affollare le proiezioni del mattino, a rispecchiare le proprie aspirazioni in quelle delle serial queen. Così la sala cinematografica diviene luogo di mediazione fra reale ed immaginario, dove le reali condizioni di vita delle donne si confrontano con una sempre crescente rivendicazione d’indipendenza da una società ancora fondamentalmente discriminatoria per la condizione femminile. Non può dunque apparire posticcio l’accostare questo fenomeno al contemporaneo movimento di lotta per l’equiparazione dei diritti di cittadinanza senza discriminazione di genere sessuale.

Dal 1916 (siamo in pieno primo conflitto mondiale) le donne varcheranno un confine ancora inesplorato, quello della guerra. Vedranno la luce alcuni serial dove si esalteranno le qualità patriottiche e militari delle protagoniste, ad esempio Mary Walcamp in Liberty, A Daughter of the USA (Universal) e Irene Castle in Patria (Pathé); anche il giornalismo al femminile sarà coinvolto nel racconto della grande guerra.
In maniera più ridotta rispetto all’Europa, anche negli Stati Uniti le donne vengono coinvolte, durante la guerra, negli sforzi bellici facendole passare da una condizione conclusa unicamente nella dimensione privata ad una dimensione pubblica, generando una rivoluzione sul piano del costume visibile in nuovi atteggiamenti come ad esempio il fumare o bere in pubblico ed un minore ingombro nell’abbigliamento caratterizzato da abiti più corti.

Nel corso degli anni venti la progressiva scomparsa delle eroine del serial corrisponde alla retrocessione della donna nella sfera domestica conseguente alla fine del conflitto. Gli uomini acquisiscono nuovamente il ruolo di protagonisti nel cinema d’azione e seriale, le donne tornano ad essere in queste vicende le vittime di turno del cattivo di turno da salvare dall’eroe di turno. Da una parte eroi muscolosi al posto di impavide eroine; dall’altra il progressivo allontanamento dell’attualità a favore di ambientazioni esotiche, western e soprattutto fantascientifiche.
Il serial intraprenderà per questa strada il percorso che lo porterà a divenire forma di intrattenimento per un pubblico prevalentemente fatto da ragazzi, di adolescenti. Fino al 1920, i serial uscivano in tutti i tipi di sale. (…) Ma con la specializzazione del pubblico e l’emergere di una tendenza sempre più evidente verso film più raffinati, il serial si vede relegato alle sale più economiche dove ancora sopravvivono tracce tangibili della tradizione spettacolare del nickelodeon.


I CAPITOLI PRECEDENTI
Il Serial cinematografico americano degli anni dieci: le Serial Queen
I II III
IIIbis




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26 febbraio 2007


La Feltrinelli al cinema con Martone. "Noi credevamo"


La casa editrice Feltrinelli, entrata nel settore cinematografico nel 2004 con la nascita della casa di produzione Eskimosa, si appresta a coprodurre il nuovo film di Mario Martone; "Noi credevamo" - questo il titolo - affronta il tema della violenza politica sullo sfondo del Risorgimento italiano, verrà girato entro l’anno e distribuito nelle sale dal 2008. Il budget di produzione è di 5 milioni di euro, di cui il 10% circa sarà a carico di Eskimosa. Si tratta di una coproduzione internazionale con Rai Cinema e partner francesi e svizzeri.

Eskimosa pare puntare in altro con decisione: "L'esperienza della distribuzione dei Dvd in libreria ha messo l'acquolina in bocca, la voglia di lavorare magari con qualche marchio che già c'è per acquisire insieme dei titoli e nuove strade distributive. Parlo di Lucky Red, per esempio, da cui abbiamo acquistato Death of the president di Gabriel Range e con cui abbiamo realizzato insieme la promozione e distribuzione per la nostra collana Dvd. Ma parlo anche di Mikado, Bim, Sacher. La nostra idea è di volta in volta di andare insieme non solo in libreria e con titoli acquisiti da altri ma, appunto, sceglierli insieme a trovare nuovi canali distribuzione". Il progetto prevede l'ingresso a tutti gli effetti nella distribuzione fra due anni, e le manovre di avvicinamento a questa data palesano la determinazione con la quale il Gruppo Feltrinelli ha puntato la propria preda. E' di soli tre giorni fa (23 febbraio) la notizia che il gruppo ha acquisito il 51% della Finaval, holding attiva nell’ambito immobiliare. L’operazione si inserisce in un piano di sviluppo che porterà l’ingresso dell’azienda in nuovi ambiti operativi. L’operazione che ha portato Feltrinelli ad acquisire Finaval ha comportato una ricapitalizzazione della finanziaria del Gruppo, con un capitale sociale passato da 10,1 a 14,1 mln di euro (fonte: Mercati e Finanza del 23.02).

A mio avviso l'operazione è assolutamente vincente perchè in sintonia con le attuali modalità di fruizione spettatoriali. Il cinema d'essai non ha possibilità di scampo nel sistema distributivo contemporaneo, è condannato già in partenza ad un pubblico estremamente ridotto ed oltretutto la distribuzione non è in grado di servire nemmeno lontanamente la reale domanda, proprio per questo l'operazione messa in campo dal Gruppo Feltrinelli è ottimale perchè offre al pubblico nuovi modi di fruizione del prodotto cinematografico. Portare il cinema fuori dalle sale, è questo il grande (ri)flusso che accompagna lo sviluppo degli ultimi anni; sviluppo che è involuzione se guardato con gli occhi rivolti al passato.




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26 febbraio 2007


culture pop (e viceversa) #62 >>> Jack Nicholson


Cosa ci faceva Jack Nicholson alla cerimonia degli oscar travestito da Marlon Brando in Apocalypse Now con lo smoking in stile 007?

Jack Nicholson alla notte degli Oscar è stato senza dubbio il miglior attore non protagonista. Inspiegabile l'assenza del suo nome fra le candidature (lapsus freudiano?)... oltretutto con ogni probabilità avrebbe sbaragliato il campo (oltre al vincitore Alan Arkin per Little Miss Sunshine figuravano: Jackie Earle Haley per Little Children, Djimon Hounsou Blood Diamond, Eddie Murphy Dreamgirls e Mark Wahlberg The Departed).
La sua standing ovation per Scorsese con tanto di fischi da stadio, è stato uno dei momenti migliori d'un tiepidissimo show.

Non si tratta di un brusco cambio di look, ma di esigenze di copione della commedia che attualmente sta girando ("The Bucket List" di Rob Reiner) in cui interpreta un malato terminale di cancro alle prese con una lista di ultimi desideri da esaudire prima di accomiatarsi dal mondo. Nicholson all'età di 70 anni tondi-tondi si conferma attore di razza sempre pronto a mutare per interpretare, per essere altro da sè, per essere attore e non restituirci mai barlumi della sua personalità.




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26 febbraio 2007


OSCAR 2007 – Bilancio compulsivo e premi


Ora finalmente anche a Martin Scorsese è stata data qualche statuetta dorata. Il fatto in sé dimostra quanto anacronistico sia il premio; con o senza i quattro oscar conquistati questa notte Scorsese sedeva già di diritto nella galleria dei nomi più importanti di sempre per la settimana arte che, essendo l'ultima, deve però costantemente scendere a patti con le logiche non necessariamente estetiche del mercato.

Se si è concordi nel ritenere che il cinema possa essere, fra le altre cose, un'industria, è possibile affermare che la notte degli Oscar sia l'ombelico del cinema-industriale contro il quale un cinefilo altro non dovrebbe che scagliarsi con tutte le proprie forze. L'artificiosità della giuria democratica, altro non è che l'applicazione d'un approccio maggioritario a turno unico su di una materia che non può essere altro che soggettiva. Una dorata sommatoria di soggettività, con tanto di tappeto rosso. Quel che da sempre mi ha più colpito di questa tribale cerimonia è la ricorrenza ossessiva degli stessi titoli nelle diverse categorie... ma è davvero possibile? Insomma gli Oscar sono tutt'altro che un gioco, sono l'autocelebrazione d'una industria culturale. Certo, il peggio di tutto sono i “Blockbuster Award”, vero Moloch concettuale... ma questo sarebbe tutto un altro discorso...

Cosa rimarrà di questa 79° edizione degli Academy Award?

Ovviamente Martin Scorsese che con i premi per il film, la regia, il montaggio (vince il premio una scorsesiana doc come Thelma Schoonmaker, al fianco del maestro italo-americano dal 1969 con Chi sta bussando alla mia porta?) e la sceneggiatura non originale, può dirsi il vero trionfatore della nottata californiana.

Poi senz'altro l'affermazione del cinema messicano che con Il labirinto del fauno si aggiudica tre premi tecnici di assoluto valore (fotografia, trucco e scenografia) che in un certo qual modo riecheggiano, con le debite proporzioni, le statuette volate in nuova zelanda alla corte di Peter Jackson. Viene a consolidarsi in questo modo il riconoscimento della qualità di colossal fantasy high-budget realizzati lontano da Hollywood e dai suoi costi impossibili (ne terrà conto qualche produttore italiano?).

An Inconvenient Truth, il documentario prodotto dal democratico Al Gore, oltre ad ottenere il riconoscimento (ampiamente prevedibile) di miglior doc dell'anno strappa pure un premio in una categoria normalmente non aperta a questa tipologia di cinema aggiudicandosi il premio per la migliore canzone ("I Need to Wake Up" di Melissa Etheridge). Il fatto conferma, ove ancora ce ne fosse bisogno, lo stato di grazia attraversato dal cinema documentaristico.

Il campanile gioisce invece per il premio alla carriera ad Ennio Morricone e per la statuetta ottenuta da Milena Canonero per i costumi del Marie Antoinette di Sofia Coppola.

Di cose ce ne sarebbero ancora un sacco da dire, ma dopotutto questo è un bilancio compulsivo...

Insomma, ecco tutti (ma proprio tutti) gli Oscar 2007:

 

Miglior film: The Departed

Miglior regia: Martin Scorsese per The Departed

Miglior attore protagonista: Forest Whitaker per L'ultimo re di Scozia

Migliore attrice protagonista: Helen Mirren per The Queen

Miglior montaggio: Thelma Schoonmaker per The Departed

Miglior sceneggiatura originale: Michael Arndt per Little Miss Sunshine

Migliore colonna sonora: Gustavo Santaolalla per Babel

Oscar alla carriera: Ennio Morricone

Miglior documentario: An Inconvenient Truth, regia di Davis Guggenheim

Miglior documentario (corto): The Blood of Yingzhou District, regia di Regia di Ruby Yang e Thomas Lennon

Migliore attrice non protagonista: Jennifer Hudson per Dreamgirls

Miglior film straniero: The Lives of Others (Germania), regia di di Florian Henckel von Donnesmarck

Migliori effetti speciali: John Knoll, Hal Hickel, Charles Gibson e Allen Hall per Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma

Migliore fotografia: Guillermo Navarro per Il labirinto del fauno

Migliori costumi: Milena Canonero per Marie Antoinette

Miglior sceneggiatura non originale: William Monahan per The Departed

Miglior film d'animazione: Happy Feet, regia di George Miller

Miglior attore non protagonista: Alan Arkin per Little Miss Sunshine

Migliore canzone: "I Need to Wake Up" di Melissa Etheridge, per An Inconvenient Truth di Davis Guggenheim

Miglior missaggio sonoro: Michael Minkler, Bob Beemer e Willie Burton per Dreamgirls

Miglior montaggio sonoro: Alan Robert Murray per Lettere da Iwo Jima

Miglior corto: West Bank Story, regia di Ari Sandel

Miglior corto animato: The Danish Poet, regia di Torill Kove

Miglior trucco: David Marti e Montse Ribe per Il labirinto del fauno

Miglior scenografia : Eugenio Caballero (Art Direction) e Pilar Revuelta (Set Decoration) per Il labirinto del fauno




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26 febbraio 2007


NOTTE DEGLI OSCAR - Gli Oscar 2007 gratis ! Vederli senza SKY ed in armonia con la legge



Guardare la cerimonia degli Oscar 2007 senza SKY è possibile! Ed in maniera assolutamente legale, si intende. Basta utilizzare il meraviglioso sito wwiTV, che già dalla nascita di questo blog è linkato sulla colonna di sinistra. wwiTV è un iper-telecomando di tutte le web-tv del pianeta.

Per vedere la cerimonia degli Oscar 2007 basterà dare un occhio all'elenco delle tv che possiedono i diritti di trasmissione (a questo link) dopodichè verificarne la presenza o meno nell'elenco (suddiviso per nazioni) di wwiTV.

I miei consigli sono Canal 13 (CHILE) e CCTV 6 Movie Channel (CHINA).

Rimando invece a quest'articolo per tutte le nominations: Academy Awards 07 - Nomination




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23 febbraio 2007


FELA KUTI: TEN MORE


FELA KUTI: TEN MORE

Molto spesso mi capita di ascoltare la radio in macchina. Una notte di due anni fa estraggo il cd e d’incanto partì la radio. RadioUno. Uno speaker che parla ad un pubblico di nottambuli. Una voce calda ma risoluta mi avvolge nella descrizione di un nuovo mondo sonico del quale ignoravo l’esistenza. Mauro Zanda si chiama e conduce “Macondo”. Rievoca in forma di parole quei suoni, quei rumori che una forma sola non potrebbero mai avere. Africa e Asia ora sono protagoniste. La gioia di esplorare il mondo con lui non può che emergere dopo pochi istanti. Non si esplorare solo il mondo fisico, ovvio. Il mondo sonico ti può portare con una traccia solamente a varcare confini impensabili dall’occhio umano. Non possiamo vederli, ma in quella precisa frazione di vita stai fluttuando sopra la conoscenza. Suonare uguale primitiva esigenza di comunicare la propria esistenza. Macondo riprende questo concetto e, gravitando nell’etere, ne amplifica con composta originalità ogni singola nota. Stavo solcando l’autostrada che da Firenze mi riporta a casa quando lo speaker si sofferma su una canzone e soprattutto su un artista, la canzone era “Gentleman” di Fela Kuti. Non si può che rimanere folgorati dall’impressionante vita di quest’uomo. Musicista, poeta, inventore di un nuovo genere musicale denominato “AfroBeat”. Se la lista si fosse arrestata qui mi sarei stupito dell’enfasi dispensata da Mauro Zanda, uno che appunto difficilmente spende una parola di troppo. Parte la canzone ed ero in Nigeria negli anni settanta con un volante in una mano e la leva del cambio dell’altra. Purtroppo non sono riuscito a mettere insieme i pezzi dell’incredibile vita di quest’uomo dal multiforme ingegno, morto dieci anni fa. Per fortuna ci aveva già pensato Alberto Campo su radioclash.it e pure meglio di me. E ora buon ascolto. Passo e chiudo.

Andrea Mugnai

MAMA AFRICA - IL PROFETA FELA KUTI
Veterani del jazz, stelle dell'hip hop, cantanti soul e divi africani rendono omaggio all'inventore dell'afro-beat
di Alberto Campo
URL
 

Gli arretrati di Andrea Mugnai:
Staudacher, chi è costui?
The Departed
WELL BE, Piergiorgio!
Cork Film Festival 2006
Schegge di Aprile




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23 febbraio 2007


culture pop (e viceversa) #61 >>> Prodi bis


"Il sequel, ossia le puntate numero 2,3,4... di un prototipo di successo, ossia l'oggetto filmico più commerciale e spendibile che ci sia [...], è diventato ormai il feticcio più disperatamente cinefilo a disposizione."

"Il primo episodio stabilisce il personaggio e l'ambito di azione che gli compete. Il secondo è puro eccesso rispetto al primo."

Flavio De Bernardis, Sequel in Leonardo Gandini e Roy Menarini (a cura di) Hollywood 2000 - Generi e temi, Le Mani, Genova, 2001.




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21 febbraio 2007


EsCoriandoli di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, 1996


EsCoriandoli
Regia, soggetto e sceneggiatura: Antonio Rezza, Flavia Mastrella; fotografia: Roberto Meddi; colonna sonora originale: Francesco Magnelli e Gianni Marroccolo Del C.S.I.; costumi: Silvia Canu; scene: Luca Bertagni; montaggio: Jacopo Quadri; anno: 1996; durata: 82' ca.

Interpreti: Valentina Cervi (Sabrina), Isabella Ferrari (Tarcisia), Claudia Gerini (Lauretta), Valeria Golino (Fiore), Antonio Rezza (Giuliano, Rolando, dottoressa Coatta, Giacane, Elio).

Prodotto da Juso Galliano (già produttore dell'esordio cinematografico in “grande stile” della coppia Ciprì e Maresco, ma soprattutto di parecchi poliziotteschi della seconda metà degli anni settanta e dello stracult di Nando Cicero del 1982 "W la Foca!"), EsCoriandoli rimane ad undici anni di distanza dalla sua uscita un corpo estraneo nella cinematografia italiana, catalogabile nelle collezioni di pellicole stravaganti e stralunate.

Il film è costruito perfettamente in fase di sceneggiatura (anche se Rezza dichiara di non scrivere alcuna sceneggiatura) e riesce a supplire all'evidente low-budget con un'estetica inventiva ed assolutamente teatrale perfettamente in linea con le produzioni teatrali che la coppia Rezza-Mastrella porta sulle scene dal 1987. Ad oggi ne hanno realizzate sette tutte interpretate da Antonio Rezza, sempre più o meno one-man-show: "Nuove parabole" (1988), "Barba e cravatta" (1990), " I Vichinghi elettronici" (1991), "Seppellitemi ai fornetti" (1992), "Pitecus" (1995), "Io" (1998), "Fotofinish in bianco e nero" (2003). Autori di un innumerevole quantità di cortometraggi, hanno realizzato un secondo film nel 2002, intitolato Delitto sul Po, e continuano incessantemente a battere strade artistiche surreali che spaziano utilizzando un caleidoscopio di linguaggi differenti.

Antonio Rezza al cinema lo si è visto, oltre che nei suoi due film (dell'altro, Delitto sul Po del 2002, rimando ad un prossimo articolo) nell'ottimo Paz! (Renato De Maria, 2002): usciva dall'armadio della camera di Pentothal (interpretato da Claudio Santamaria) vestito come una specie di cowboy lisergico e dava voce e corpo alle tavole di Andrea Pazienza nella parte delle paranoie del personaggio più autobiografico della breve carriera dell'artista damsiano. Rezza in quell'occasione ha innestato il proprio stile recitativo su di un personaggio pre-esistente senza snaturarsi ed anzi riuscendo perfettamente a concretizzare in qualche minuto d'ottimo cinema il suo stralunato modo di concepire la recitazione.

Con Rezza può tornare alla mente il Monumentale Carmelo Bene (anch'egli uomo di teatro, anch'egli sperimentatore, anch'egli col vizio del cinema non convenzionale) e forse però non c'è paragone più banale. Perchè in fondo la somiglianza è solo di superficie, Rezza non mira mai alla macchina attoriale ma è corpo attoriale, se Carmelo Bene mirava a linguaggio ed amplificazione possiamo dire che Rezza riduce il linguaggio verbale al suo essenziale ed amplifica invece la corporeità d'un corpo immobilizzato ma ipercinetico. Non che Carmelo Bene non l'abbia fatto, ma il suo livello di sofisticazione nei movimenti o nel compiere dei gesti è, a mio avviso, talmente naif da sembrar quasi invisibile; Rezza al contrario ingigantisce ogni gesto, lo ripete freneticamente, compulsivamente.

Juso Galliano è riuscito ad allestire un cast d'eccezione per un esordio cinematografico così surreale: Isabella Ferrari, Valeria Golino, Valentina Cervi e Claudia Gerini. Una cast femminile sempre credibile e molto intenso nella recitazione, dove ognuna è bravissima e dimostra di avere nelle corde potenziali surreali forse non completamente esplorati in carriera (su tutti Isabella Ferrari, davvero sorprendente nel primo capitolo del film, capace d'una recitazione straniata insospettabile).

Cinque episodi raccontati l'uno dopo l'altro e raccordati con l'espediente della storia che prosegue seguendo un altro personaggio.

Il film inizia da una casa di campagna dove alcune persone tristi e maniacali, piene di tic somatici e di ossessioni comportamentali, presiedono ad una veglia funebre.

Più tardi, al capezzale dell'estinto, restano solamente Giuliano (Antonio Rezza), il fratello australiano del morto, e Tarcisia, giovane moglie del defunto. Improvvisamente dalle labbra del defunto emergono alcune parole che terrorizzano Tarcisia ma non Giuliano che si affretta a spiegarle di come le parole fuoriescono dai cadaveri per non rimanere definitivamente intrappolate in un corpo sulla via della putrefazione. Dal morto filtrano allora parole e concetti confusi che provocano un'eccitazione sessuale fra i due che inizieranno ad accoppiarsi appassionatamente ai piedi della salma.

I due freschi amanti, ormai travolti da una cieca passione si rendono conto che con la sepoltura del caro estinto perderebbero la fonte del loro ardore, ed allora decidono di chiudersi insieme nella bara.

L'indomani i becchini prelevano la cassa dalla camera ardente e la seppelliscono malamente nel mezzo d'un miserrimo caseggiato; «Ogni città è una fossa comune», dirà il becchino Rolando (Antonio Rezza).

Rolando è vestito con una tuta da moto verde pistacchio e bianca, porta una cresta riccioluta e pare proprio un gallo, pure nelle movenze. La testa scatta ad intermittenza verso i pochi stimoli che lo premono, dapprima un paio di stivaletti poi una donna che nello stesso negozio da lui prescelto compra anch'essa un paio di scarpe. La seguirà fin sotto casa salutandola con un bacio appassionato ed una promessa: «Domani alle quattro sotto l'obelisco», «Quale?», «Qualunque!». La donna che ha ammaliato Rolando si chiama Ida (una splendida Valeria Golino), vive con Fiore, marito invecchiato troppo velocemente nel corpo e nello spirito a causa d'un parossismo amoroso (così verrà definito). Velocemente fra i due sboccia l'amore; «Sei bello da far paura! Così metallico e passionale» dirà la Golino al suo nuovo amore, in una delle più belle battute del film.

A questo punto succede però che il rapporto amoroso invecchia Rolando, mentre Fiore liberato dal rapporto di coppia ringiovanisce rapidamente, tanto da partecipare a competizioni atletiche e girare il mondo. Proprio uscendo dalla casa nella quale per anni aveva vissuto con la compagnia, cedendo il posto all'ormai decrepito Rolando, viene investito dall'auto nuova di zecca del signor Proprietario. Questi invece di soccorrere il malcapitato si affretta a liberare la strada e ripartire per arrivare alla sua abitazione dove la moglie e la figlia lo attendono per l'esibizione del nuovo status simbol a quattro ruote: «finalmente ce l'abbiamo fatta!», dirà.

«Sabbrina, Papà s'è fatto la machina nova, viella a vedè, fallo pè mé». La giovane Sabrina (una giovanissima e pallidissima Valentina Cervi, che quell'anno oltre a questo film interpretò “Ritratto di signora” di Jane Champion. Strana coppia di film, ma questo è il cinema...) è però completamente disinteressata alla cosa e per questo il padre si arrabbia ferocemente tanto da prendere la decisione di rinchiuderla in una comunità di rieducazione, la Comunità Contro gestita dalla dottoressa Coatta (Antonio Rezza) il cui motto è il seguente: “Dateci una persona e vi restituiremo una fotocopia funzionale”.

La dottoressa Coatta, tremendamente vestita con un telo nero che ne lascia vedere il viso (tipico “abito” di scena rezziano), sottopone la ragazza a svariate torture ma Sabrina non mostra nessun cambiamento psicologico: non si emoziona, non é integrabile nel “buon gusto medio”. «Non ho preconcetti, non ambisco e non distinguo le sfumature». Non riuscendo con nessuno dei suoi atroci metodi la dottoressa Coatta, di comune accordo con la famiglia, prende la decisione di sopprimere la ragazza. Una volta uccisa il suo corpo viene messo in un sacco per partecipare ad una corsa di sacchi, ma nemmeno in questa ultima opportunità concessale Sabrina darà segni di ravvedimento alla sua non-conformità. «Certe persone non fanno discutere nemmeno dopo morte», chioserà la perfida dottoressa Coatta.

Alla particolarissima corsa coi sacchi ha assistito un giovane con una stampella che dopo la gara si affretta a raggiungere un'affollata fermata dell'autobus sopra al quale viaggia il poeta Giacane (Antonio Rezza) in compagnia della fotografa Lauretta (Claudia Gerini). Giacane è una persona buona, aiuta il ragazzo con la stampella a ritrovare il suo sostegno perso nel caos del mezzo pubblico, contempla il paesaggio pronunciando pensieri profondi («Lauretta hai notato come il paesaggio urbano è magnificamente disegnato a misura di poveraccio»), fino a che non gli capita di pestare il piede d'un corpulento passeggero del mezzo pubblico. Giacane cerca di scusarsi ma il ciccione sdrammatizza l'accaduto; il giovane poeta cade allora in uno stato di paranoia, non si sente perdonato, ed allora decide di braccare, insieme a Lauretta, il grassone per chiedere nuovamente scusa ma, non ottenendo soddisfazione, entra definitivamente in uno stato disperato: «ho fame di perdono» e ancora «...il rimorso mi addenta la coscienza». Distrutto e prostrato, sfiancato dalla sua ossessione Giacane viene ricoverato in ospedale, i medici non vedendo alcuna soluzione clinica invocano la ragazza di trovare il ciccione perchè perdoni il moribondo Giacane. Giunto sul posto il corpulento uomo puntualizza di non avere alcunchè da perdonare in quanto non ha mai considerato come offensivo l'accaduto e che soprattutto non coltiva alcun rancore; nel sentir queste parole Giacane spira.

Lauretta non accetta l'accaduto e dopo aver pianto la scomparsa dell'amico decide di vendicarlo. Torna sull'autobus e pesta (“acciacca” è il termine utilizzato) più volte il piede al flaccido omaccione, poi lo percuote ed infine, dopo averlo cosparso di benzina, gli da fuoco.

Una folla di persone presta immediato soccorso all'obeso gettato dall'autobus, tutti aiutano e danno una mano tranne un giovane: Elio (Antonio Rezza). Elio è un uomo massa, un presenzialista che si trova bene solo attorniato da folle di persone, con una madre sempre pronta a cercarlo su qualche canale televisivo ed incitarlo nella sua ricerca della medietà. Un giorno però, d'improvviso, gli spostamenti di Elio non corrispondono piú ai voleri del suo cervello: il giovane si ritrova di fronte ad un traliccio, posto nostalgico e riflessivo, lontano dai profumi delle manifestazioni.

Elio si fa visitare (durante la visita il medico riconoscendolo gli dirà la battutta più bella del film: «Ma lei è il famoso Elio; l'uomo che ambiva all'epicentro della massa. La conosco dai tempi di Lotta Continua») e scopre che i suoi piedi sono anarchici, poco inclini a seguire le direttive del cervello. Il giovane prova a stipulare un accordo con i suoi arti inferiori ma questi non gli danno retta e lo conducono ogni giorno, contro il suo volere, sotto un traliccio dell'alta tensione, luogo isolato ed introspettivo. Elio allora si taglia le gambe al grido di: «Siete la frangia estremista di un corpo di sinistra». Senza di esse crede di poter dominare l'anarco-insurrezione motoria che lo pervade, ridotto su di una carrozzina è convinto di essere nuovamente indipendente: «Sono finalmente un uomo di sinistra!». Anche senza più le gambe la forza che lo pervade lo conduce nuovamente sotto il traliccio. Elio disperato decide di tagliarsi anche il braccio destro. Ma niente, il giorno dopo sarà ancora sotto lo stesso traliccio. Con l'unico braccio rimastogli, compiendo un gesto di estrema follia si taglia la testa dal collo. Un gruppo di calciatori, passando sotto al traliccio, scambia la testa per un pallone che crossata verrà insaccata da un giocatore come in un calcisticio gol. Elio, con la bocca insanguinata, dirà guardando in macchina: «uno a zero».

Di difetti a questo film ne potremmo trovare un'infinità. Ma... “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che MI piace”.

Link:
Il sito Ufficiale di Antonio Rezza e Flavia Mastrella >>> URL


21 febbraio 2007


culture pop (e viceversa) #60


LONDRA - Il premier britannico Tony Blair ha informato il presidente americano George W. Bush della sua intenzione di iniziare a ritirare le truppe dall'Iraq. Lo ha annunciato in serata il portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, Gordon Johndroe. Come ha indicato la Cnn, Bush e Blair si sono parlati per telefono martedì mattina (nel pomeriggio in Gb), e la decisione di rendere pubblica la notizia è stata presa dopo che l'informazione è stata rivelata da The Sun nel numero in edicola domattina.

Fonte: La Repubblica.it




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20 febbraio 2007


Il trailer cinematografico all'epoca del web 2.0 – Il caso de “I Vicerè” di Roberto Faenza


Il trailer di un film può essere cosa estremamente creativa ed affascinante, basti ri-pensare a come i grandi maestri hanno saputo utilizzare questo strumento per trascendere le normali consegne promozionali per i quali sono stati pensati. Alfred Hitchock riusciva con ironia a giocare con la suspance dei suoi film, girava attorno ai momenti di maggior tensione del film anticipandoli. Addirittura nel trailer di “Rope” (Nodo alla gola, 1948) abbiamo modo di vedere colui che per tutta la durata del film sarà rinchiuso (privo di vita) nel baule in salotto, o ancor meglio nel trailer di “Psyco” lo stesso Hitch ci accompagna per il set del film suggerendoci grosso modo quel che accadrà (questo trailer è gia presente nelle pagine di kulturadimazza a questo indirizzo).

Le cose però cambiano e nell'epoca del web 2.0 anche il cinema (italiano) si adegua alle nuove forme di comunicazione.

Un ottimo esempio è costituito dall'ultimo film di Roberto Faenza “I Vicerè” che uscirà nelle il prossimo autunno. Da ieri è online sul sito www.ivicere.it il video messaggio degli attori Alessandro Preziosi e Cristiana Capotondi che lanciano l’iniziativa “Crea il tuo trailer”, la gara per realizzare il miglior trailer di “I Vicerè” di Roberto Faenza. Il film, tratto dal romanzo di Federico De Roberto e prodotto dalla Jean Vigo Italia in collaborazione con Rai Cinema, uscirà nelle sale italiane nel prossimo autunno per 01 Distribution. I visitatori del sito dal 26 febbraio potranno scaricare materiali inediti (sequenze del film, brani della colonna sonora e foto) per realizzare il proprio trailer. L’iniziativa, prima nel suo genere, consentirà ai migliori cinque filmati - scelti, in collaborazione con la Jean Vigo Italia, dagli studenti di “Cinemaster”, master promosso dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma e da Rai Cinema – di essere visibili sul sito ufficiale del film. Inoltre, il migliore “regista” di trailer avrà l’opportunità di trascorrere due giorni con Roberto Faenza per partecipare al montaggio del trailer ufficiale del film.




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19 febbraio 2007


Apnea - Roberto Dordit - 2004 (2007)


Regia: Roberto Dordit; soggetto: Roberto Dordit; sceneggiatura: Serena Brugnolo e Roberto Dordit; musiche: Paolo Buonvino e Pasquale Laino; montaggio: Luciana Pandolfelli; costumi: Maria De Fornasari; scenografia: Beatrice Scarpato; fotografia: Tommaso Borgstrom; suono: Gianluca Costamagna, Daniela Bassani e Marzia Cordò; aiuto regista: Loredana Conte; produttore: Nicola Giuliano e Francesca Cima; produzione: Indigo Film in collaborazione con RAI Cinema; anno di produzione: 2004; paese: Italia; distribuzione : Istituto Luce; data di uscita nelle sale: 16 febbraio 2007 (in 7 copie); durata: 93'.

Film realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il patrocinio della Friuli Venezia Giulia Film Commission.

Interpreti: Claudio Santamaria (Paolo), Fabrizia Sacchi (Monica), Michela Noonan (Chiara), Diego Ribon (Alex), Giuseppe Battiston (Renato), Elio De Capitani (Giordano), Daniele Mauro (Leo), Emiliano De Marchi (Infanti), Enrica Rosso (Josephine), Emmanuel Dabone (Naim).
 

Premi: 2005 Festival Santander de Cantabria - Premio Alma alla migliore sceneggiatura e il Premio Sintonia alla miglior colonna sonora.


Un film pensato nel 2001, concluso nel 2004 e nelle sale a febbraio del 2007.

E' uscito nelle sale italiane, un pò per miracolo, un ottimo esordio cinematografico: "Apnea". Roberto Dordit esordisce al lungometraggio con uno strano giallo sociale ambientato nel profondo nord est, tra le contraddizioni d'una realtà imprenditoriale afflitta da esasperate pressioni del mercato internazionale.

La storia produttiva del film è illuminante sullo stato dell'arte cinematografica nel nostro paese: dichiarato nel 2004 di interesse culturale e nazionale dal Ministero per i Beni Culturali ha avuto accesso ai fondi destinati alle opere prime e seconde (art. 8) consistente in un contributo di 250 mila euro come aiuto alla distribuzione, contributo però tagliato dal celeberrimo Decreto Urbani.

Un film pensato nel 2001, concluso nel 2004 e nelle sale a febbraio del 2007.

Una mattina, nel parcheggio di un pronto soccorso, Franz viene trovato morto sul sedile della sua automobile. Paolo intanto lo aspetta alla palestra dove sono soliti trovarsi per tirare di scherma. Siamo nella ricca provincia del Nord Est, fatta di case belle costruite con i soldi.

Paolo scoprirà che l'amico appena scomparso non era la persona che lui credeva, scoprirà lo spietato mondo delle concerie, scoprirà come ascoltare un bambino autistico.

Dordit dichiara in un'intervista di aver sentito parlare per la prima volta dei frequenti incidenti che accadono nelle concerie venete nel bel “Schei” (Soldi) di Gian Antonio Stella. “Schei” significa soldi. “Schei” significa, applicato all'industria, che ogni cosa ha un prezzo e che il potere è nelle mani di chi possiede più “schei”, e che tutto il resto sono solo chiacchere.

In Italia la questione delle morti bianche registra cifre preoccupanti, costantemente richiamate dalle istituzioni incapaci di porre rimedio ad una realtà produttiva che produce – appunto – poco più di tre incidenti mortali al giorno sul posto di lavoro. Spesso le vittime sono stranieri. Gli extracomunitari che lavorano silenziosi senza mai aprir bocca, disposti a sopportare qualsiasi umiliazione pur di ottenere quei due soldi necessari alla propria dignità sono esseri invisibili in questi nostri paesi ospitanti, che di ospitale non hanno nemmeno più la fantasia. Loro fanno quei lavori che oggi nessuno più vorrebbe fare. Gli “ospiti” sono persone a metà, costrette in condizioni dove non è nemmeno prevista la possibilità di avere una prole, sotto-proletari ai quali sono negati i diritti di cittadinanza più elementari. Esseri umani la cui vita vale meno di niente. Lo sfruttamento della manodopera a basso costo, fuori da ogni legge ed al di là d'ogni principio legato alla sicurezza è la chiave attorno alla quale è costruito il freddo giallo sociale allestito da Roberto Dordit.

Le concerie sono luoghi pericolosi dove lavorare. Le vasche all'interno delle quali la pelle subisce i trattamenti per la colorazione sono contenitori di gas pericolosi per l'organismo e la loro pulizia è un'operazione rischiosa perchè da svolgersi in completa apnea. Se si respira quell'aria si muore, si muore intossicati nel giro di pochi minuti. Questo tipo di lavoro è una delle classiche mansioni che gli italiani non vogliono fare più, perchè troppo pericolose e troppo mal pagate. Il Nord Est d'Italia è zona geografica specializzata in questo tipo di attività commerciale, le sue concerie sono fra le più rinomate ma la concorrenza derivata dal costo irrisorio della manodopera nei paesi del terzo mondo sta velocemente mettendo in crisi un intero settore. Per stare al passo con la concorrenza, magari uno avanti, bisogna ridurre al massimo i costi, ciò significa produttività oltre ogni legge. Straordinari e sicurezza sono le due variabili che in maniera inversamente proporzionale vengono maggiormente chiamate in causa dalla produzione. Si oltrepassano le ore massime di straordinario e si chiude un occhio sul rispetto rigoroso delle norme di sicurezza.

Apnea. Lavorare in apnea per non morire. Questo nelle concerie italiane è ciò che viene richiesto ai lavoratori. I metodi lavorazione della concia delle pelli appaiono come inumani se rappresentati e qui risiede la forza della pellicola non a caso patrocinata dalla CGIL. La macchina da presa segue i personaggi che si muovo nelle fabbriche, ne vediamo di moderne, di abbandonate, seguiamo il procedimento industriale, vediamo cosa fanno gli operai. Un catalogo di immagini che può darci qualche elemento per comprendere davvero cosa possa essere una fabbrica degli anni 2000. I luoghi di lavoro sono territori estromessi dai media, raramente vediamo in cosa si concretizzano quelle professioni ai limiti della legalità spesso fondamentali per il ciclo produttivo.

Paolo è interpretato da un sornione Claudio Santamaria, giovane giornalista sportivo d'un giornale di provincia, che lentamente comincia a scavare sotto le apparenze del tragico infarto che ha stroncato l'amico conducendo un'indagine giornalistica che lo porterà a scoprire gli scheletri che affollano l'apparente rispettabilità del capitalismo veneto. Un eccellente Elio De Capitani da corpo e voce al magnate locale (sarà proprio grazie a questa interpretazione che giungerà al caimano di Moretti) vero paradigma attorno al quale costruire il polo negativo della narrazione. Vorrei segnalare a chi non lo sapesse che Elio De Capitani ha realizzato, pur essendo fra i migliori attori in circolazione nel nostro paese, solamente quattro pellicole due delle quali negli ultimissimi anni e con parti vicine per caratterizzazione del personaggio (se sia più di “fantasia” Berlusconi o questo imprenditore del Nord Est è difficile dire): Il Caimano (Nanni Moretti, 2006), Apnea (Roberto Dorit, 2004), Veleno (Bruno Bigoni, 1993) e Sogno di una notte d'estate (Gabriele Salvatores, 1983). Compongono il cast: Giuseppe Battiston nome spesso presente in quei film a sfondo sociale del nostro cinema (Pane e Tulipani, La meglio gioventù, La tigre e la neve, La bestia nel cuore, A casa nostra), l'attrice italo-australiana Michela Noonan che presta la sua fastidiosissima parlata anglo-italiana alla figlia dell'industriale caimano, Fabrizia Sacchi nei panni della moglie dell'amico scomparso da un'intesa prova per un personaggio non completamente risolto e decisamente problematico, infine il piccolo Daniele Mauro che nel film è il figlio autistico dell'industriale De Capitani presta la propria collaborazione per il carattere più controverso dell'intero film. Questo ragazzino, afflitto dal problema dell'autismo, sarà proppianamente l'aiutante dell'eroe della narrazione (Santamaria) che risolverà il caso proprio riuscendo ad entrare in contatto con quella parte nascosta che il bambino chiude autocentricamente dentro di sé. Risultano però piuttosto slegati dal resto della narrazione i momenti della pellicola dedicati all'esplorazione del mondo interiore del piccolo Leo e solamente accennati i motivi per cui Paolo riesca in qualche modo a comunicare con lui, forse è solamente la sua capacità di ascoltare che li avvicina, forse solamente più amore può “curare” da questo male oscuro.

Girato in digitale e fotografato con colori desaturati e sovraesposti il film restituisce la sensazione di oscurità dell'intera vicenda e di un intero territorio all'interno del quale istinti utilitaristici brulicano e si concretizzano lontano da occhi indiscreti, lontano da animi che non potrebbero accettare la cinica etica con la quale il denaro viene prodotto.

Un'ultimissima notazione su di una colonna sonora di pregevole livello per gli amanti dell'elettronica contenente i Koop ed, udite-udite, Matthew Herbert con la sua big band.

Intanto al botteghino durante il primo week-end di programmazione, il film ha incassato 14.681 euro, con media-copia di 2.936 euro su 5 copie censite da cinetel. Un ottimo risultato per un film che ha trovato con così tanta difficoltà la sua strada. Dato incoraggiante, pur se minuscolo.

ps. A Roma lo trovate al Nuovo Sacher per quattro settimane grazie all'interessamento di Moretti in persona; a Milano al cinema Mexico, strepitosa ed eroica sala d'essai che lotta da anni contro tutti e contro tutto offrendo al pubblico una scelta sempre fuori dal coro e fieramente controcorrente. Que viva Mexico!




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19 febbraio 2007


Death of a President - Gabriel Range - 2007. L'assassinio "cinematografico" di George W. Bush


Death of a President (Morte di un Presidente)

Un film di Gabriel Range. Con Hend Ayoub, Brian Boland, Becky Ann Baker, Robert Mangiardi, Jay Patterson, Jay Whittaker. 90 minuti. Gran Bretagna, 2006.
data di uscita nelle sale: 9 marzo 2007

Death of a President sarà un film che farà parlare di sé, solleticherà le fantasie di parecchi direttori, potrebbe essere argomento di tele-rissa domenicale. Sulla carta devo ammettere di avere una certa puzza sotto il naso per un film del genere, un film che ha tutto per essere una provocazione, ma che probabilmente di provocatorio non ha proprio un bel niente. In america il film ha avuto parecchi problemi distributivi ed è rimasto confinato praticamente nel solo circuito d'essai. Alcuni stati e città l'hanno praticamente bandito da ogni sala cinematografica. Certo la storia, per una nazione patriottica come l'america, il tutto ha l'odore dell'oltraggio e dello scandalo bello e buono.
Il 19 ottobre 2007 un attentato mortale uccide il presidente degli Stati Uniti d'America George W. Bush. Attraverso un documentario per la televisione, in onda nel 2008, vediamo la ricostruzione dell'evento e delle indagini dell'FBI per ricercare il colpevole dell'assassinio. Intanto Dick Cheney diventato Presidente dopo la morte di Bush introduce una serie di norme antiterrorismo che limiteranno in maniera drastica le libertà dei cittadini americani.
Lucky Red porta nelle sale italiane il film vincitore del premio internazionale della critica all'ultima edizione del Toronto Film Festival, opera prima del documentarista Gabriel Range vero e proprio specialista del documentario di fatti plausibili ma non reali.

Sito ufficiale >>> URL

La produzione di “Death of a President” - estratti dal pressbook del film
Nel 1965, il docudramma di Peter Watkins “The War Game” diede una visione talmente realistica di un olocausto nucleare, che sebbene si trattasse di fiction, vinse l’Oscar come Miglior Documentario. Quarant’anni dopo, “Death of a President” segue le orme di quel classico, ma nel contesto di un mondo molto diverso.
“Death of a President” si presenta come un documentario televisivo prodotto nel 2008, che parla degli eventi accaduti nel dicembre del 2007. “I documentari retrospettivi nascono inevitabilmente in seguito ad un evento di importanza mondiale, e seguono uno stile molto particolare,” afferma Range. “Possiedono un genere di gravità molto particolare.” Potrebbe sembrare che l’intensità di una catastrofe immaginata possa essere diminuita guardandola con il senno di poi. “Penso che sia invece molto più coinvolgente così,” dice Range. “Siamo una generazione televisiva. Se avviene un incidente catastrofico, ne facciamo esperienza per mezzo dei media. E fino a quando non lo vediam0o sulla CNN, Fox, etc, per noi non è del tutto reale.”
Range ha sviluppato questo metodo con il suo acclamato film Tv del 2003, “The Day Britain Stopped.” Anche questo documentario rifletteva su un evento immaginario accaduto l’anno precedente – in questo caso una serie crescente di disastri nell’ambito del trasporto, tra cui un incidente ferroviario ed uno aereo. I soggetti di entrambi i film servono per Rage come trampolini di lancio per esplorare problemi molto più profondi. “The Day Britain Stopped” non rappresenta solo una dura esposizione del trasporto inglese, ma è un mezzo per esplorare la società inglese in un modo molto coinvolgente. Allo stesso modo, Range ha usato la premessa dichiaratamente sensazionale di “Death of a President” come un’opportunità per sollevare un dibattito sull’impatto dell’11 settembre sulla vita americana.
La sceneggiatura del film, che Range ha scritto insieme al produttore Simon Finch, è un meditare sugli avvenienti che sono accaduti in America negli ultimi cinque anni. “La guerra in Iraq ha sicuramente avuto un incredibile effetto polarizzante,” dice Range. “Il film parla anche di come il dissenso sia stato isolato, della natura del patriottismo, e l’equilibrio tra sicurezza e libertà civile. Alcune parti della sceneggiatura toccano incidenti specifici, come il Lackawanna Six, la presunta cellula “in letargo” di New York. La storia che racconta Zikri è molto simile a quella che hanno raccontato due persone del Lackawanna Six— che andarono in Afghanistan e non gradirono molto l’addestramento militare al quale erano stati destinati.
La sceneggiatura gioca con la consapevolezza del pubblico di quanto sta per accadere. “La tensione viene dal non conoscere esattamente il momento in cui il Presidente verrà colpito,” racconta Range. “C’è questa situazione che sta diventando incontrollabile, e questo innesca un sentimento di schiacciante inevitabilità.”
“Ho sempre saputo che ci sarebbe stata una controversia sul film,” continua Range, “ma credo seriamente che la premessa sia giustificata, e che chiunque veda il film non pensi che sia gratuita. Mi è costato molto ritrarre l’assassinio come un atto terribile, ed è stato fatto nel modo più scarno possible.”

GABRIEL RANGE (Regista, co-sceneggiatore & Produttore) è nato a Chester, Inghilterra e ha studiato medicina presso la Bristol University con un corso di perfezionamento post laurea in giornalismo presso la Cardiff University. Ha diretto docudrammi per la televisione inglese, tra cui “The Great Dome Robbery” (2002), “The Menendez Murders” (2002), “The Day Britain Stopped” (2003, nominato al BAFTA) e “The Man Who Broke Britain” (2004).




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19 febbraio 2007


Fuoco cammina con me - David Lynch - 1992


Sheryl Lee (Laura Palmer), David Lynch e Moira Kelli (Donna Hayward) sul set di Fuoco cammina con me (Twin Peaks - Fire Walk With Me, 1992). Una foto sensazionale, scattata sul set di un film incredibile, folle, surreale.

«Oggi senza la pressione mediatica dell'epoca, ma soprattutto dopo la conferma del successivo Strade perdute (1997), si coglie che il film del 1992 è essenziale allo sviluppo della poetica lynchiana dell'ambiguità del reale nell'esplorazione dei molteplici livelli di percezione del quotidiano, a prescindere da ogni tentazione normalizzatrice di oggettività e presunta verità. Tale esplorazione perturba lo spettatore non tanto per ciò che racconta, ma piuttosto perchè esige l'abbandono progressivo di ogni certezza, sia in relazione ai temi affrontati che alle convenzioni narrative e stilistiche utilizzate. (...)  Fuoco cammina con me non si limita a distruggere il simulacro del serial televisivo, ma diventa un grande esempio di cinema sperimentale di massa, come acutamente colse già all'epoca Cherchi Usai, uno dei pochi sostenitori del film: “Per tutto il primo quarto d'ora, Fire Walk With Me è uno straordinario film sperimentale e nessun altro regista avrebbe osato portarlo nei normali circuiti di distribuzione; nelle quasi due ore che seguono è 'soltanto' un film selvaggiamente surrealista, cui si può unicamente rimproverare il ricorso ai metodi della trasgressione più 'ovvia': la cocaina, l'incesto, le prevedibili fantasie di un'adolescenza perversa. Ma anche questo limite appare riscattato dall'idea che lo ha reso in un certo modo necessario, un feuilleton da tubo catodico che diventa catalogo di fantasmi della coscienza”».

Michele Maranghi, Oltre Twin Peaks. Fuoco sulle solite visioni, in David Lynch, “Garage”, n. 17, 2000, p.115


Ed ora, dopo la parentesi di storia del cinema, una vera chicca per intenditori. Chi se la perde peggio per lui..... Il messaggio in codice di Gordon Cole (che personaggio! che personaggio!!!) per gli agenti Desmond & Stanley, ovviamente dal incommensurabile prologo del film. Da brividi...




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