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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
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30 marzo 2007


Milano calibro 9 di Fernando Di Leo, 1972


MILANO CALIBRO 9
(Milano calibro 9, Italia/1972, 97')

Regia: Fernando Di Leo. Soggetto e sceneggiatura: Fernando Di Leo da "Stazione centrale ammazzare subito" di Giorgio Scerbanenco. Fotografia: Franco Villa. Scenografia e costumi: Francesco Cuppini. Musica: Luis Enriquez Bacalov - Osanna. Montaggio: Amedeo Giomini. Prodotto da: Armando Novelli per Cineproduzioni Daunia '70. Distribuzione: Capitol international video. Data di uscita nelle sale: 15 febbraio 1972. Durata: 97'.

Interpreti: Gastone Moschin (Ugo Piazza), Barbara Bouchet (Nelly Bordon), Mario Adorf (Rocco Musco), Frank Wolff (Commissario di polizia), Luigi Pistilli (Mercuri), Ivo Garrani (Don Vincenzo), Philippe Leroy (Chino), Lionel Stander (Americano), Mario Novelli (Pasquale Tallarico), Giuseppe Castellano (Nicola), Salvatore Arico, Fernando Cerulli, Giulio Baraghini.

Sinossi: Ugo Piazza, un ex bandito, esce di prigione e trova ad attenderlo i suoi vecchi complici, al servizio di un boss chiamato L’americano. Costoro sono convinti che Ugo si sia fregato 300.000 dollari prima di venire arrestato e stanno col fiato sul collo all’uomo in attesa che egli compia un passo falso. Ma Ugo è anche nel mirino di un commissario di polizia che vorrebbe incastrare, col suo aiuto, L’Americano…

Un film fondamentale ed irrinunciabile che, partendo dalle suggestioni noir di Giorgio Scerbanenco, ci restituisce una Milano cinica e spietata, indagata con sguardo freddo e distaccato da un regista strepitoso che, con il suo cinema, ha influenzato registi del calibro di Quentin Tarantino. Per ora, solo, questo. Più sintetico di così...




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29 marzo 2007


The Big Shave di Martin Scorsere, 1967


THE
BIG
SHAVE

Martin Scorsese, 1967

Di troppe parole oggi non ho voglia. Se volete sapere qualcosa di più sul cortometraggio in questione avete a disposizione tutta la rete per trovarne; in molti diranno che questa è una metafora legata alla guerra in Viet-nam, altri vi racconteranno la genesi di un genio, altri ancora parleranno delle implicazioni psicologiche d'un siffatto cortometraggio. Oggi ho solo voglia di dirvi che in un certo qual modo in questo periodo mi sento così e proprio per questo sono andato a cercare questo cortometraggio che nella notte credo di avere sognato (ovviamente davanti allo specchio c'ero io).




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28 marzo 2007


Neorealismo on the rocks ossia Le luci della sera (Laitakaupungin valot) di Aki Kaurismaki, 2006


Neorealismo on the rocks ossia Le luci della sera (Laitakaupungin valot) di Aki Kaurismaki, 2006

Se volete un action movie allora avete sbagliato sala. Se cercate un film comico, mi sa proprio che il lungometraggio di Kaurismaki non fa proprio per voi. Con Le luci della sera il regista finlandese (che chiude la trilogia della perdita iniziata nel 1996 con Nuvole in viaggio e proseguita nel 2002 da L’uomo senza passato) continua a parlarci di uomini alla deriva che non mettono a tacere la speranza o forse le velleità di riscattare la loro umile origine e forse anche il loro destino confinato ai margini della società. Infatti potremmo ribattezzare il film, L’uomo senza futuro, anche se giusto negli ultimi fotogrammi troveremmo una lapalissiana smentita. Ma arriviamoci per gradi. Il nostro Koistinen fa il guardiano di notte in un grande magazzino. Passa il tempo libero a studiare marketing presso un istituto privato perché, come dice lui stesso, non vuoe morire in quella fogna. Sottintende la vita alla quale il Fato lo ha relegato. Deriso dai colleghi. Sigarette e alcol lo accompagnano con fedele rassegnazione. Sopporta di vivere in uno squallido tugurio ma a testa alta. Mutande,calzini e camicie messe ad asciugare in cucina, che è il salotto, che è la camera da letto. Una costante nei film di Kaurismaki. Sembra aspettare l’occasione per riabilitarsi. L’occasione ha i capelli biondi e un corpo longilineo. Però è solamente l’esca per sprofondare nel baratro orditogli dalla sorte/malavita. La sua ignoranza o meglio non-abitudine ai rapporti intersociali farà sì che Koistinen accetti ogni avversità-capriccio. Così il carcere, così il dormitorio, così la diffidenza incontrata pure in un misero supermercato non sortiranno la benché minima reazione. Mentre indefesso si adopera nella costruzione del suo futuro non si accorge che sta soltanto dando forma a castelli di sabbia, che si polverizzeranno inevitabilmente al primo frangersi di onde. Solo nell’ultima sequenza si ha l’impressione della compassione provata dal regista per il suo tantalo. Gli cura le ferite attraverso la figura dell’amica che silenziosa e discreta lo segue e lo ama dal primo all’ultimo micron di pellicola. Ambientato in una Helsinki contemporaneamente rustica e amorfa (come anche la misuratissima colonna sonora), che asseconda il suo loser estraniandosi/straniandosi con lo spettatore, ci si potrebbe perfino imbattere in Umberto Domenico Ferrari di desicana memoria, al secolo fu Carlo Battisti. Se volete un film distinto e di insostenibile bellezza non vi resta che mettervi comodi e attendere poco più di un’ora e un quarto. Dopo potreste anche contraddirmi. Io ne dubito!

Regia: Aki Kaurismaki
Fotografia: Timo Salminen
Montaggio: Aki Kaurismaki
Interpreti: Janne Hyytiäinen, Maria Heiskanen, Maria Järvenhelmi, Ilkka Koivula, Aarre Karén, Tommi Korpela, Juhani Niemelä, Matti Onnismaa
Anno: 2005
Nazione: Finlandia
Distribuzione: BIM
Durata: 78'
Data uscita in Italia: 12 gennaio 2007
Produzione: Sputnik Oy

Andrea Mugnai

gli arretrati di Andrea:

Fela Kuti: Ten More

Staudacher, chi è costui?

The Departed

WELL BE, Piergiorgio!

Cork Film Festival 2006

Schegge di Aprile




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26 marzo 2007


culture pop (e viceversa) #66 >>> Andrea G. Pinketts


Andrea G. Pinketts: mito metropolitano e Medaglia d'onore dell'Assemblée Nationale de la Rèpublique Française per meriti artistici e culturali; scrittore.

gli incipit di (alcuni) suoi romanzi:

Per molto tempo sono andato a letto tardi. La differenza tra me e Proust.
Lazzaro, vieni fuori

Il cadavere leggeva il giornale del giorno prima alla pagina degli spettacoli. Gli occhi aperti, sbarrati, erano appiccicati al foglio asciutto sull'erba bagnata.
Il vizio dell'agnello

Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il "senso della frase".
Il senso della frase

Cercavamo di ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzasse noi. Era una lotta impari.
Il conto dell'ultima cena

Mi svegliai con il viso sprofondato nel pelo pubico di una sconosciuta. Avevo trentacinque anni. Come dire: "Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura...".
L'assenza dell'assenzio

La storia del cavolo non poteva leggere. Come fai a far credere a un bambino di esser nato sotto un cavolo quando poi gli basta mettersi a tavola davanti a un piatto di cavoli (che generalmente gli fanno schifo), sollevare un cavolo con la forchetta e scoprire che sotto non c'è niente?
E chi porta le cicogne

Come esci dall'utero te lo mettono nel sedere: è la prassi.
Fuggevole turchese

La vita è un cortometraggio. Hai voglia di fare un kolossal ma non basta la pellicola.
Nonostante Clizia

Un attimo di distrazione per asciugarmi il sudore dalla fronte, e mollai la presa. La carrozzella su cui troneggiava il professor Albert Deveraux, il più bel cervello matematico di Francia e Navarra e le peggiori gambe di Nizza, prese velocità in una discesa ripida alla fine della quale sfrecciavano Ferrari e annaspavano utilitarie, comunque letali in uno scontro frontale.
Ho fatto giardino

sito ufficiale di Andrea G.Pinketts >>> URL




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26 marzo 2007


TASSO ALCOCINEMICO n.3: Borat di Larry Charles


Borat di merda. Borat, un cretino a zonzo.

Da qualche parte tocca cominciare! La trama. Un giornalista televisivo del Kazakistan, insieme al suo produttore, va negli USA per studiarne la cultura. Partecipa a dibattiti, programmi televisivi, fa interviste. Si muove per Nuova York come un assatanato demente. Su di un giornalino vede delle foto di Pamela Anderson (Baywatch) e se ne innamora perdutamente: LA VUOLE SPOSARE!! Decidono di partire per la California. Lungo il viaggio persevera febbricitante nell’amata volgarità profonda. Arrivato, scopre che l’amata, all’indomani, firmerà foto agli ammiratori. Egli è pronto! La sposerà con rito kazako: la rapirà mettendola in un sacco. Non ci riuscirà. La sicurezza lo bastona ma non tanto da placare il nostro odio!

Punti salienti: cagare per strada, lavarsi la faccia nel water, considerare le donne oligofreniche, correre per l’albergo, lui e l’altro, ignudi come verminosi vermi, insultare: ebrei, zingari e irakeni, scambiare Ollio, lui sì grande comico, per Hitler. L’abisso, abilmente e agevolmente raggiunto è la parodia della mitica scena dei BLUES BROTHERS “lui ha visto la luce!”. Qui si fa prendere da una crisi epilettica e stramazza al suolo. Lui, Sacha Baron Cohen, l’attore, è ebreo sicchè: fai che ti pare! Non è razzista! E’ solo uno stronzo. Ma poco ci importa. Il problema è che il film ha stracciato i record d’incassi!!!! Recensioni ottimissime. Christian Rocca consiglia di portarsi più di un fazzoletto seco perché fa tanto, ma tanto, ma tanto ridere: non ride nessuno. Ora il problema è: come consolarci, come la nostra anima restaurare? Scendiamo al supermercato. Acquistiamo un cartone di vino da due litri. Torniamo e lo versiamo nel cesso. Per l’appunto. Poi ci stappiamo un sano barbaresco Angelo Gaja del ’71. Al terzo bicchiere va già meglio. Ci guardiamo, per la trecentesima volta I BLUES BROTHERS! Prosit Pronobis!

P. S. L’autorevole critico cinematografico pubblica i suoi articoli su “Il Foglio” del luciferino Giuliano Ferrara.

Paolo Deganutti_link

(arretrati) gli altri articoli di Paolo:
TASSO ALCOCINEMICO n.2 - L’ultimo re di Scozia di Kevin McDonald
TASSO ALCOCINEMICO n.1 - Saturno Contro di Ferzan Ozpetek



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23 marzo 2007


Il grande capo di Lars von Trier, 2006


«...incontriamoci in territorio neutro!»

Il grande capo

(Direktøren for det hele, Danimarca-Svezia/2006, 99')

Regia e sceneggiatura: Lars von Trier; Produttori: Meta Louise Foldager, Vibeke Windeløv e Signe Jensen; Produttori esecutivi: Lene Børglum & Peter Aalbæk; Direttore della fotografia: AUTOMAVISION; Suono: Kristian Eidnes Andersen; Montaggio: Molly M. Stensgaard; Diapositive (dietro le quinte): Christian Geishnaes; Diapositive (poster e provini): Erik Hansen – Hansen; Le foto del film sono fotogrammi: AUTOMAVISION; Distribuzione: Lucky Red; Data di uscita nelle sale: 5 gennaio 2007; Durata : 99'.

Interpreti : Jens Albinus (Kristoffer), Peter Gantzler (Ravn), Fridrik Thor Fridriksson (Finnur), Benedikt Erlingsson (Interprete), Iben Hjejle (Lise), Henrik Prip (Nalle), Mia Lyhne (Heidi A.), Casper Christensen (Gorm), Louise Mieritz (Mette), Jean-Marc Barr (Spencer), Sofie Gråbøl (Kisser), Anders Hove (Jokumsen).

Lars von Trier è uno di quei registi che dividono pubblico e critica in fazioni contrapposte. Chi lo ama e chi lo odia, difficile che lasci indifferenti, difficile che costruisca pellicole innocue.

Sono dunque rimasto notevolmente sorpreso dalle reazioni del pubblico alla fine della proiezione del suo ultimo lavoro Il grande capo, che ho proposto nella solita rassegna del giovedì sera in quei di Ronco Briantino provincia di Milano, Italia.
Mi sarei immaginato una certa irritazione ed invece tutti sono usciti dalla sala sorridenti e divertiti. Possibile? Certo. Perchè Il grande capo è davvero una commedia, assolutamente brillante e decisamente divertente. È la voce del regista a guidarci all'interno della storia, orientando la nostra visione e definendo gli spazi entro i quali si muove la sceneggiatura e si evolve la vicenda. La perfidia registica del più celebre filmmaker danese è qui tutta condensata nella scelta d'utilizzo d'un sistema automatizzato per le riprese. L'automavison che potrebbe dare l'impressione di freddezza e distacco riesce in realtà a definire uno spazio scenico equilibrato ed al contempo a creare un ritmo notevole all'intera vicenda che fluida e veloce scivola via rapidamente. Certo, nulla in realtà è davvero automatizzato, la mano dell'uomo (e che uomo!) si vede eccome, ma quanto meno dalle dichiarazioni programmatiche (a lui tanto care) rilasciate si può davvero pensare ad un utilizzo maggiore in futuro di tale sistema di ripresa (come pure di montaggio interno all'inquadratura).
La sinossi riportata sul pressbook è davvero efficace e per questo la riporto integralmente.
Il proprietario di un’azienda di informatica vuole vendere. C’è solo un problema: quando ha creato l’azienda ha inventato un finto capo dietro il quale nascondersi quando doveva prendere decisioni impopolari. I futuri compratori insistono nel voler negoziare con il capo in persona, così il proprietario decide di assumere un attore fallito per interpretare la parte. Improvvisamente l’attore scopre di essere la garanzia di un gioco che mette a dura prova il suo spessore morale.
Questa la storia, semplice e lineare, come semplice e lineare è pure lo svolgimento che, come ha giustamente scritto Maurizio Porro sulle colonne del Corriere della Sera, è «degno di una commedia dei tempi d'oro di Preston Struges o Frank Capra».




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23 marzo 2007


Telecom: debiti e spie - Il ritorno di Report, domenica ore 21.30, RaiTre


Torna Report, il programma di Milena Gabanelli, che dal lontano 1997 tiene alta la bandiera del buon giornalismo italico e lo fa con un argomento che dire scottante è un eufemismo. A firmare la prima inchiesta del decimo anno del programma è Sigfrido Ranucci, reso celebre dall'inchiesta intitolata "Fallujah, la strage nascosta" che per prima denunciò all'opinione pubblica mondiale l'uso da parte dei militari americani del terribile fosforo bianco nel bombardamento a tappeto della città iraquena. Di Ranucci segnaliamo (già lo avevamo fatto con un articolo) anche l'inchiesta del giugno 2006 intitolata "Eroi senza medaglia" che, alla luce della recente fiction con Raul Bova appena trasmessa da Canale5, apre una drammatica ferita nella retorica dell'eroismo nazionale e che pensiamo sia cosa davvero importante andarsi a recuperare.

TELECOM: DEBITI E SPIE
di Sigfrido Ranucci
In onda
domenica 25 marzo 2007 alle 21.30

Pensionati e politici, giovani in cerca di lavoro e uomini della finanza italiana e straniera, calciatori ed extracomunitari, veline: tutti spiati. Migliaia di dossier, decine di società d’investigazione, milioni di euro su conti esteri bruciati per attività illegali.
E Telecom? E’ accusata di aver pagato le fatture agli spioni con i soldi delle bollette telefoniche degli spiati. Il settore security della Telecom era stato trasformato in una struttura d’intelligence all’ombra del suo capo Giuliano Tavaroli.
Complici gli amici d’infanzia Emanuele Cipriani, fiorentino, investigatore privato della Polis D’Istinto e Marco Mancini, il numero due del Sismi. Due ex brigadieri dei carabinieri dalla carriera velocissima arrivati ai vertici di Telecom e del Sismi. Con loro un ragioniere che si trasforma in un investigatore privato capace di archiviare in un cd notizie e informazioni riservate su 5.000 persone e 600 aziende.
La rete degli spioni era in grado di avere informazioni riservate da tutto il mondo, aveva rapporti con ex uomini della Cia e di altri servizi segreti, riusciva ad intrufolarsi nei conti correnti italiani e esteri, fino a raccogliere dossier sulle società con sede nei paradisi fiscali.
Perché tutti quei dossier? A chi servivano e come sono stati utilizzati? Le incursioni informatiche dentro le grandi aziende partono dagli uffici Telecom. Un momento difficile per la più grande azienda di telecomunicazioni italiana, sommersa anche dai debiti.

Le repliche della puntata verranno trasmesse sul Raisat extra-canale 120 piattaforma Sky nei seguenti giorni:

26/03 ore 21.00
28/03 ore 17.30
29/03 ore 04.15
30/03 ore 00.00

Lunedi' 26 marzo dalle 15.00 alle 16.00 Sigfrido Ranucci sarà on line per rispondere a dubbi, curiosità e quesiti sull’inchiesta da lui realizzata.


REPORT

Report nasce nel 1997 come naturale evoluzione del programma sperimentale "Professione Reporter" in onda su Rai2 dal 1994 al 1996. Era un rotocalco di informazione che proponeva un cambiamento di metodo rispetto al giornalismo tradizionale: il videogiornalismo. Milena Gabanelli (autrice del programma) dà spazio e tempo a tutti i freelance che lavorano con la propria telecamera e aspirano ad un giornalismo più impegnato. Invita nel piccolo studio i nomi più famosi del giornalismo tradizionale a dibattere su questa nuova frontiera. Il sindacato insorge: vede nel metodo un'arma per la riduzione di posti di lavoro.

Da quell’esperienza si forma un gruppo anomalo, forse unico nel panorama giornalistico, con una passione comune: l’inchiesta investigativa. Un genere di giornalismo abbandonata a causa degli alti costi, ma forse anche perchè richiede, da parte del giornalista, un grande impegno personale. La forma scelta è quella vecchio stile, abbinata al metodo di lavoro più
innovativo fra i network occidentali. Così la Gabanelli dà vita a Report, una scommessa che per durare negli anni aveva bisogno di autori che ci credessero e con il coraggio di resistere alle difficoltà. Grazie al lavoro di giornalisti come Bernardo Iovene, Sabrina Giannini, Stefania Rimini e Paolo Barnard la testata si è affermata e successivamente rafforzata con il contributo di altri professionisti che via via sono entrati nel gruppo di lavoro.
Dal 2001 Report viene programmato in prima serata e oggi è un punto di riferimento nel giornalismo d’inchiesta prodotto dalla Rete.

Il sito di Report >>>
URL




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23 marzo 2007


Human Traffic di Justin Kerrigan, 1999


HUMAN TRAFFIC

(Human Traffic, UK-Ireland/1999, 99')

Regia e sceneggiatura: Justin Kerrigan
Montaggio: Patrick Moore
Fotografia: David Bennett
Musiche originali: Mathew Herbert e Rob Mello
Supervisore alle musiche: Pete Tong
Scenografie: David Buckingham
Costumi: Claire Anderson
Make Up & Hair Design: Tony Lilley
Responsabili casting: Sue Jones e Gary Howe
Produttori associati: Rupert Preston e Arthur Baker
Co-produttori esecutivi: Michael Wearing, Nigel Warren-Green e Kevin Menton
Produttore esecutivo: Renata S. Aly
Produttori: Allan Niblo e Emer McCourt per Fruid Salad Films
Anno: 1999
Durata: 99'

Premi:
Golden Hitchcock (Justin Kerrigan) @ Dinard British Film Festival 1999
Best Director & European Cinema Award (Justin Kerrigan) @ Thessaloniki Film Festival 1999
Best Camera (Dave Bennett) - Best Director (Justin Kerrigan) - Best Drama (Allan Niblo) @ BAFTA Wales Awards 2000
Jury Prize (Justin Kerrigan) @ Bermuda International Film Festival 2000
Special Prize of the Jury for Best European Feature (Justin Kerrigan) @ Brussels International Film Festival 2000

Interpreti: John Simm (Jip), Lorraine Pilkington (Lulu), Shaun Parkes (Koop), Danny Dyer (Moff), Nicola Reynolds (Nina), Dean Davies (Lee), Justin Kerrigan (Ziggy Marlon).

La scheda del film su IMDb

Il venerdì notte - il week-end - come luogo e rito allo stesso tempo. Il Club, la discoteca diventa punto nevralgico d’una generazione intera. Rito e rituale le parole attorno alle quali osservare questa commedia divertente (a tratti decisamente stupida) e piena di trovate di regia.
Se da una parte la serata serve per dimenticare tutti i problemi della settimana, dall’altra questi pensieri riaffiorano sottoforma di paranoie spinte nella mente ad una pressione ancora maggiore. E’ forse proprio in questo distonico movimento consapevole che risiede il fascino di questo rituale. Una specie di terapia di gruppo svolta con l’ausilio dell’MDMA, che del resto fu sintetizzato come sostanza per le terapie di gruppo (di coppia in particolare).

"E’ un mondo pazzo, ma sono fiero di farne parte" dice Jip citando Berlitz nella conclusione del film.

Esordio alla regia dell’allora venticinquenne Justin Kerrigan, che dopo questa pellicola non ci risulta abbia fatto più alcunchè in ambito cinematografico. Un paio di notazioni prima di passare la parola ad altro: compare nel film con un piccolo ruolo il mitico top dj Carl Cox, le musiche supervisionate dal leggendario Pete Tong sono state realizzate da Rob Mello e Mathew Herbert, due dj (soprattutto il secondo) che negli anni successivi al presente lavoro faranno parecchia strada nel gotha della musica elettronica europea e mondiale.

Riportiamo un articolo sul film, con annessa intervista, tratto dal sito Expanded Cinemah e reperibile al seguente URL

È arrivato l’uragano human traffic, il ritratto dell’ultima generazione, più giovane di quella di Trainspotting, ancora una generazione chimica, impasticcata, balorda, cui non mancano pensieri profondi, con i soliti problemi dell’adolescenza, i primi incanti della vita, il lavoro o più che altro la disoccupazione, il sesso come termometro di ogni giornata, le prestazioni amorose con i precisi dettagli anatomici al centro di ogni piccola discussione, il gergo infarcito di parolacce e lo sballo, obbligatorio, di ogni fine settimana, che permette di abbandonare l’odiato lavoro per rintracciare, nella perdita dei sensi, l’espansione della coscienza, la totale comunicazione con gli amici come con gli estranei. Luogo d’elezione sono il pub con i suoi fiumi di birra e la discoteca, col battito devastante della musica, lo scratching sul vinile.
Il regista Justin Kerrigan ha soltanto venticinque anni, e, grazie al premio (soldi destinati al film successivo) ricevuto all’International Film Festival del Galles per il cortometraggio Portrait of a Director (Ritratto di un regista), ha girato quest’opera dallo stile devastante. Bastano, infatti, pochi minuti, per capire, che il linguaggio di Kerrigan è basato sulla velocità del montaggio, sulle deformazioni ottiche di primi piani nei quali i protagonisti si rivolgono direttamente alla macchina da presa e quindi al pubblico.
I riferimenti di Kerrigan (lui cita anche Woody Allen) sono chiarissimi. Una sorta di miscela tra Spike Lee e Quentin Tarantino. Kerrigan, tuttavia, non costruisce storie particolari: non ci sono rapine né criminali, non c’è razzismo. In primo piano sono i conflitti interni dei protagonisti, la paranoia quotidiana dilagante, la mancanza di senso delle loro vite, con gli adulti colpevoli e responsabili di una società fondata su forme di lavoro frustranti, umilianti, che annullano penosamente l’eccitazione creativa degli adolescenti. Alla fine i due milioni e passa di disoccupati possono considerarsi dei privilegiati, perché il loro stato li sottrae dai lavori da schiavi. Sono molte le sequenze indimenticabili: il balletto del fast food, con gli impiegati, tutti giovanissimi e in divisa, che si muovono in una danza nevrotica, come dei robot in una catena di montaggio; la sodomizzazione non tanto simbolica da parte del superiore ai danni di uno dei protagonisti (riferimento autobiografico, Kerrigan è stato commesso in una jeanseria) tra i pantaloni e i vestiti del negozio di abbigliamento dove lavora; l’inno nazionale britannico trasformato in canzoncina contro l’ipocrisia del paese.

Conferenza stampa con Justin Kerrigan (Regista), Shaun Parkes (Attore) Allan Niblo e Renata Aly (Produttori), Patrick Moore (Montatore)

Il tuo film è chiaramente un documento generazionale straordinario. Quanto è importante l’ironia nel trattare temi scottanti come la droga?
Justin Kerrigan: "La questione sulla droga non è la mia opinione, ma ciò che succede alla gente oggi. È un film basato, comunque, moltissimo sull’amicizia".

Il film è stato mostrato in UK?
Renata Aly, Shaun Parker "Abbiamo avuto molte recensioni positive: La paranoia di questi gruppi di ragazzi è un dato di fatto, come quello che la gente lavora tutta la settimana per sfogarsi nel week end, ma è un fatto che riguarda anche le altre generazioni."

Cosa ne pensate della velocità di diffusione che sta ottenendo il film?
Allan Niblo: "Penso che la musica condizioni moltissimo la diffusione dei film, i temi giovanili, i loro problemi sono affrontati in modo diverso, più naturale ed autentico rispetto alla maniera scontata e banale della maggior parte di magazines. Purtroppo i media trattano le droghe in modo completamente diverso, solo per un fatto economico. Sugli alcolici lo Stato non dice niente perché incassa miliardi".

Sarete come i genitori descritti nel film quando avrete quarant’anni?
Tutti: "Forse sì".

La paranoia è molto reale, così come i problemi delle esperienze sessuali, sembra quasi che non ci sia una via d’uscita, la paranoia è dentro i personaggi.
Justin Kerrigan: "L’inno inglese trasformato ci dice, infatti, come ciascun inglese dovrebbe comportarsi abbandonando le ipocrisie quotidiane. La paranoia è un fenomeno diffuso, ma rispetto ad altri film - prendi Trainspotting, l’assunzione di droga lì provocava degli eventi terribili come la morte di un bambino - il centro di Human Traffic è sì la paranoia giovanile, ma le conseguenze non sono mortali, e si percepisce che l’assunzione di droghe sarà comunque un fatto temporaneo per i protagonisti, un momento che riusciranno a superare attraverso l’amore e l’amicizia".


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per saperne di più su di un "genere" cinematografico che ancora non sa di esserlo. Evento itinerante dedicato all’esplorazione dei rapporti tra DJ CULTURE e CINEMA - per nuove forme di fruizione e produzione culturale.




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21 marzo 2007


TASSO ALCOCINEMICO N.2: L’ultimo re di Scozia di Kevin McDonald


L’ultimo re di Scozia, di Kevin McDonald. Con Forest Whitaker (15/7/71-Cancro-Longview, Texas) e James McAvon (28/10/1967-Bilancia-Glasgow). Sceneggiatura di Peter Morgan e Jeremy Brock. Tratto dal romanzo di Giles Foder.
Un illustre clinico, Nicholas Garrigan, fresco di licenza media, si trova a fare il medico in una missione in Africa. Grazie ad un banale incidente occorso ad Idi Amin Dada, dispotico dittatore dell’Uganda, accede alle di lui grazie. Infatti ne fascia il polso dolente e restaura l’antico vigore del viril arto. Questo dittatore è di ferocia dotato assai. L’altro, in fregola, come da regolare età, corteggia la moglie del medico che lo ospita in Uganda. Non nota alcunchè di strano nel paradiso doratone che lo ospita. Le persone spariscono vieppiù: PACE, sarà nella libertà di coscienza che ogni individuo decide la propria dipartita prima e/o poi. Ma poi il fascino del diverso ha la meglio: tromba una delle mogli dell’orco!!!! Kasini assai si preannunciano! Il buon Idi se ne ha a male: si incazza come un ciclope!! (a cui peraltro assomiglia pari-pari-pari-pari). Insomma, parino, il buon Amin resta cornuto (beh, non ha solo una moglie…), e questo non va bene. COLPO DI SCENA!!! Salta fuori che Dada di letame un sacco è!!!Ha ucciso tante persone umane!!!!!!!!!!!!!!!!!! E’ una merda!!!!!!!!! Sembrava così per bene benino!!!
NO!!!!!!!!!!!!!! Il Professore inglese di medicina se la scampola sfuggendo insieme ai poveracci del dirottamento di Entebbe. Il dottorino ugandese no! (ma và?).La storia del dittatore, ahimè, è vera. Si parla di centinaia di migliaia di morti dal 1971 al 1980, anno in cui fu destituito. Morì in esilio (doraterrimo!) in Arabia Saudita, nel 2003. La storia del professore di clinica medica , ovviamente, è di fantasia. Per nostra fortuna.
Davanti al camino, vigorosamente andante in queste fredde serate, comodi, sorseggiamo un DALMORE Single Malt 21 years old, aromi a sfare. La torba, il malto ed il vento di Scozia ci aiuteranno a sanare le ferite della nostra anima trebbiata! Prosit Pronobis!

P. S. Nella realtà l’esercito israeliano fece un blitz qualche giorno dopo il sequestro dei passeggeri..
Morirono 3 ostaggi, 1 soldato israeliano e… tutti i sequestratori.

Paolo Deganutti_link

(arretrati) gli altri articoli di Paolo:
TASSO ALCOCINEMICO n.1 - Saturno Contro di Ferzan Ozpetek





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21 marzo 2007


party dates/agenda >>> MARZO 2007 (bis)


“Bisogna infatti guardarsi dall’introdurre un nuovo genere di musica come dal più grave pericolo, in quanto non si possono assolutamente modificare i generi musicali senza sconvolgere le leggi più importanti della città”.
>>> Platone, Repubblica

Il calendario del nightclubbing italiano del mese di marzo (versione 2.0, la precedente qui) è (come al solito) opera di Zia Franzina (link) . Dai un occhio a DJCINEMA se vuoi sapere qualcosa in più sulla djculture...

MARZObis

> DRAMA SOCIETY(SERGIO RICCIARDONE+LUCA BALDINI)
31 marzo roma loaded
13 aprile Torino jam/xplosiva (sergio)
21 aprile kaif club kiev
18 maggio Torino jam/xplosiva (sergio)
19 maggio Bologna Link (luca)
9 giugno watergate berlin
14 settembre Milano settembre musica / (tba) with Architorti
21 settembre Torino settembre musica / teatro colosseo with Architorti

> ADRIANO CANZIAN
31 marzo Toulouse INOX CLUB
30 aprile Milano DE SADE
09 giugno Milano MI AMI FESTIVAL

> ANJA SCHNEIDER
17 marzo Bologna kinki
30 marzo Napoli IROKO

> MARCO CAROLA
22 marzo Roma GOA
30 aprile Jesolo (VE) MURETTO

> LCD SOUNDSYSTEM
22 marzo Milano Rolling Stone


> ALEXANDER ROBOTNICK
22 marzo FIRENZE andromeda club

> AMIA VENERA+AT THE SOUNDAWN+ANARCOTICI
23 Marzo Marghera (VE) CSO Rivolta (20.00)

> ROBERT ARMANI T.B.C.+LEO ANIBALDI+ CLAUDIO DE TOMMASI
23 marzo Roma Piper

> HERBALIZER
23 marzo Padova Unwound Club

> HALF HAWAII LIVE FEAT SAMMY DEE&BRUNO PROSATO + UNZIP PROJECT
23 marzo Bologna Link

> ASIAN DUB FOUNDATION SOUND SYSTEM
23 marzo Pozzuoli (NA) Madras
24 marzo Rimini Velvet

> SONIA BRUNELLI
23 marzo mondaino (forlì) arboreto
14 aprile Milano festival danae - teatro litta

> PAN SONIC
23 marzo Padova Teatro MPX

> ROBERT HOOD
23 marzo TORINO The Beach

> Ursula RUCKER (live)
23 marzo Reggio Emilia Maffia

> SANdBLASTING
23 marzo TORINO @ DIAGONAL (sala2) dj set
30 Marzo Collegno (To) @ PADIGLIONE 14 dj set+ MIRACULUM SPECTRUM LIVE+ALL SCARS ORCHESTRA LIVE
28 Aprile Londra Slimelight LIVE+ + DIVE + PRESSURE CONTROL + INSEKT

> LADYTRON
23 marzo Bologna Covo
24 marzo Roma Circolo degli Artisti
25 marzo: MILANO @ TRANSILVANIA LIVE


> ALEX UNDER live
23 marzo MILANO MAGAZZINI GENERALI+TADEO
24 marzo Firenze TENAX

> TERENCE FIXMER live
24 marzo MILANO Electropunk- De sade

> DJ RUSH + RANDY+SHADOW SYNC live
24 marzo Bologna Kindergarten

> OCTAVE ONE + DAVE TARRIDA
24 marzo Roma
BRANCALEONE

> MARGARET DYGAS
24 marzo Oristano Ovest

> METHOD MAN
24 marzo Bologna Link

> SPARKLE IN GREY+P.SAPORITI
24 marzo Milano Scalo 10

> APPARAT
25 marzo Modena Festival

> SLEEPARCHIVE LIVE
25 marzo BRESCIA @ AEREOPORTO DI MONTICHIARI

> AIR
25 marzo MILANO Alcatraz


> TARWATER
25 marzo Modena @ Beep Sound Festival

> DANIEL WANG
27 marzo Vicenza BAR SARTEA JAZZ NOT DEAD FESTIVAL GRATIS

> !!! (CHK CHK CHK)
28 marzo - Torino @ Spazio 211
29 marzo Roma @ Circolo degli Artisti
30 marzo Bologna @
Estragon
31marzo Milano @
Rainbow

> M.A.N.D.Y.
28 marzo Roma Brancaleone

> THE BLACK DOG LIVE
29 marzo TORINO AB+ Club

> CARL CRAIG
29 marzo Roma
GOA

> JAY HAZE dj set
30 marzo Napoli elettrocasbah @ duelbeat

> UNDERGROUND RESISTANCE live
30 marzo Roma
BRANCALEONE

> LEO CUBANERO+PATRICK DI STEFANO
30 marzo Torino Cocktail bar TUYO Via Rattazzi 2

> CABANNE
30 marzo Padova Le Palais

> 5MM + STEPHEN BEAUPRE’ + CHIC MINIATURE
30 marzo Roma Auditorium

> NATHAN FAKE
31 marzo Torino Hiroshima Mon Amour


> MIGNON
31 marzo Cesena Officina 49 FREE

> DASHA RUSH
31 marzo Roma Brancaleone

MARZO v.1.0




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21 marzo 2007


Syndromes and a Century (Sang sattawat) di Apichatpong Weerasethakul, 2006.


(Sang sattawat - Syndromes and a Century, Tha-Fra-Aut/2006, 105')

Regia e sceneggiatura di Apichatpong Weerasethakul.

In concorso alla 63° edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Film in due parti che in alcuni momenti dialogano fra loro pur rimanendo distinte e distanti. Due i personaggi principali costruiti sulla falsa riga dei genitori del regista in un'epoca precedente al loro fidanzamento. La prima parte della pellicola è costruita attorno alla figura femminile d'un medico all'interno d'uno spazio filmico modellato sui ricordi dell'infanzia del film-maker. La seconda parte narra la vicenda d'un medico (da intendersi al maschile) all'interno d'uno spazio filmico prossimo alla contemporaneità.
Il film gioca sulla ripetizione della medesima vicenda narrata in due modi distinti e caratterizzata da alcune varianti fra la prima e la seconda parte.
Quindicesima regia cinematografica per il thailandese Apichatpong Weerasethakul (come si pronunci correttamente lo ignoro) che porta al Lido un film fatto di ricordi e memorie, assolutamente personale in quanto legato alla propria biografia ed a quella dei propri genitori. Il film attraversa i ricordi del giovane regista cresciuto al fianco dei gentiri entrambi medici, all'interno d'un piccolo ospedale di provincia.
Così il regista: "Sang Sattawat (Syndromes and a Century) is a contribution to the New Crowned Hope festival, a project that will explore how we remember, how our sense of happiness can be triggered by seemingly insignificant things. It is an experiment in recreation of my parents’ lives before I was born, which also includes the lives of those who have touched me in the present day. It will be an interpretation of distant lives and of architectures that I remain fond of, along with contemporary ones that I have around me".
Tre le nazioni coinvolte produttivamente nel progetto (Thailandia, Francia ed Austria) che riesce a sbarcare al Lido portando un frammento di quella cinematografia asiatica meno nota e trendy.

Torno a parlare del film parecchio tempo dopo Venezia perchè fra tutte le pellicole in concorso è stata quella che mi ha maggiormente impressionato per qualità e profondità ed anche perchè mi piacerebbe capire/sapere se qualche d'uno s'è preso la briga di farlo vedere. Ne sapete qualcosa? Evito di scrivere una tirata sulla distribuzione nel nostro paese perchè non ne ho proprio voglia, ma bisogna rendersi conto che la situazione è PENOSA (nel senso che è una situazione del cazzo!).




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21 marzo 2007


culture pop (e viceversa) #65





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20 marzo 2007


E se io latito latito, mica faccio un illecito, se non sai dove abito, se non entro nel merito...

Non entro nel merito di un discorso tutt'altro che etico, trovo solo sconsiderato rifuggire da ogni proprio reato.

L'ex terrorista rosso Cesare Battisti, latitante dal 2004, è stato arrestato in un albergo di Copacabana, a Rio de Janeiro in Brasile. L'uomo, ex leader del Proletari armati per il comunismo (Pac), era stato arrestato a Parigi tre anni fa su richiesta del ministero della Giustizia italiano perchè condannato definitivamente due volte all'ergastolo e perchè imputato di altri due omicidi. Era stato però scarcerato con obbligo di firma, in attesa che si compisse l'iter dell'estradizione richiesta dal nostro governo. E da allora si era dileguato.
Battisti è stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'assise e d'appello di Milano per aver ucciso il gioielliere Torreggiani, ferito suo figlio oggi paraplegico, per l'omicidio di un maresciallo degli agenti di custodia di Udine e di un agente della Digos. Faceva parte inoltre del commando che fece irruzione nella sede del Msi a Mestre, uccidendo un macellaio iscritto al partito. Finito in carcere a Frosinone per l'omicidio Torreggiani, ne evase clamorosamente nel 1981, dileguandosi nel nulla. Ma adesso, dopo il breve arresto parigino nel 2004, per lui sono di nuovo scattate le manette.

Russo Spena: "Compito della politica è chiudere definitivamente con gli anni di piombo con un'amnistia mirata ai reati commessi dall'eversione".

E se io latito latito / Mica faccio un illecito / Se non sai dove abito / Se non entro nel merito / Se non vado a discapito / Dei miei stessi consimili / Siamo uomini liberi / Siamo uomini liberi / Stiamo comodi comodi / Sulle stuole di vimini / Sulle spiagge di Rimini / Sull'atollo di Bimini / Latitiamo da anni / Con i soliti inganni / Ma non latiti tanto quando capiti a pranzo / E se io latito latito...




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20 marzo 2007


A giugno un'orgia di premi per fare sistema (una pernacchia vi sommergerà)


Un mostro si aggira per le ottenebrate menti di coloro che tirano i fili del cinema italiano, trattasi dell'orrendo termine "FARE SISTEMA". Dopo la prossimità pericolosa fra i festival di Roma e Venezia, ora tocca pure a premi e statuette varie l'onore di accavallarsi.
La notizia è che per il mese di giungo saremo sommersi di oscar de noantri: David di Donatello, Nastri d'argento e Ciack d'oro. Un orgia di targhe e patacche varie accumulate in un breve lasso di tempo che produrranno il solo risultato di premiare contemporaneamente le stesse pellicole.
Diceva il buon Antonio Lubrano, in tempi non sospetti: "La domanda nasce spontanea...", perchè?
A chi dobbiamo cotanta geniale intuizione?
Le cose andranno in questo paradossale modo (che nemmeno in un film di Totò): all'inizio di giugno annuncio dei vincitori dei Nastri d'argento, il giorno 10 consegna dei Ciak d'oro, il 14 mega cerimonia per i David ed entro fine mese consegna definitiva dei Nastri.
P-E-R-C-H-E'-?-?
In attesa della prossima minchiata, rimaniamo disperati a guardare proponendo un'altra idea paredossale: perchè non nominare Francesco Alberoni presidente della Scuola Nazionale di Cinema... già fatto?!




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19 marzo 2007


Proprietà privata di Joachim Lafosse, 2006


Proprietà privata

(Nue-propriété - Private Property, Bel-Luss-Fra/2006, 92')

regia: Joachim Lafosse.
sceneggiatura e dialoghi: Joachim Lafosse e Francois Pirot.
fotografia: Hichame Alaouïe.
suono: Benoît Declerck.
montaggio: Sophie Vercruysse.
con: Isabelle Huppert, Yannick Rénier, Jérémie Rénier, Kris Cuppens e Raphaelle Lubansu.

Presentato in concorso all'ultima Mostra di Arte Cinematografica di Venezia è giunto nelle sale italiane Proprietà Privata, un'ottima pellicola che si sentiamo vivamente di consigliare.

Pascale (Isabelle Huppert finalmente in un'interpretazione convincente) vive in un antico cascinale ristrutturato del Brabant Wallon con i figli gemelli Francois e Thierry (Jérémie e Yannick Renier), due ragazzi adulti incapaci però di prendersi cura di sé stessi. Da tempo i rapporti che lei intrattiene con loro sono divenuti troppo stretti, quasi morbosi. Nonostante il fatto che sia divorziata da parecchi anni, Pascale ha con il proprio ex-marito un rapporto conflittuale, fatto di litigi che il più delle volte avvengono in presenza dei due gemelli. Jan (Kris Cuppens) il compagno di Pascale la incoraggia a vendere la dimora per aprire un albergo nelle Alte Alpi, ma Francois e Thierry si oppongono con violenza a questa ipotesi evidenziando in questo modo un profondo attaccamento alla madre ed una nevrotica paura della perdita d'un rapporto esclusivo con essa. Quando la madre chiederà al suo amante di intervenire per convincere i figli, la situazione incomincerà a precipitare comportanto la fuoriuscita dalla casa (materializzazione del concetto stesso di famiglia) di Jan. Disperata, Pascale abbandonerà il cascinale ed i figli che, in sua assenza, scateneranno fra loro le proprie angosce e paure, in una vera e propria guerra volta a ridefinire i legami che li uniscono.

Dopo una parentesi nel "comico" al suo secondo lungometraggio Ça rend heureux (2006), il regista belga Lafosse torna ai temi del suo esordio Folie Privée (Private Madness, 2004): la violenza all'interno della famiglia e le cause che la motivano.

sito italiano del film >>> URL
sito ufficiale del film >>> URL




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