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RAPPORTO CONFIDENZIALE
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NUMERO18 - ottobre 2009

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«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

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30 maggio 2007


culture pop (e viceversa) #69





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29 maggio 2007


Festival di Cannes 2007. #05 – Cristian Mungiu vince la “Palma d’Oro”


Si è conclusa la sessantesima edizione del Festival di Cannes e come da protocollo la giuria, quest’anno presieduta dal regista britannico Stephen Frears, ha assegnato la tanto ambita Palma d’Oro. Ad aggiudicarsela è stato il film romeno “4 months, 3 weeks and 2 days” del (quasi) quarantenne Cristian Mungiu.

Il film di Mungiu racconta la drammatica storia di due ragazze, Otilia e Gabita, che dividono la stanza in un pensionato universitario di una cittadina romena nella tarda era comunista di Ceausescu. Quando scoprono che una delle due è incinta inizia per loro il calvario della ricerca di un modo per abortire, in un paese che metteva fuori legge tale pratica.
Il titolo “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni” fa riferimento alla durata della gravidanza, ma pure all’età di sviluppo del feto che, con drammatico realismo, il regista non esita a portare davanti alla macchina da presa, sugli occhi dello spettatore.
Il prestigioso riconoscimento sancisce con l’onore della ribalta mediatica un successo confermato dal Premio “Fipresci”, assegnato dalla giuria della critica internazionale, ed il Premio dell’ “Education national”, per il suo interesse pedagogico. “Ringrazio Cannes, stavo lavorando a un nuovo progetto, ma non riuscivo a trovare i soldi... E’ un aiuto ad un cinema piccolo, di pochi mezzi, di tanta volontà”, ha dichiarato il regista durante la cerimonia di consegna del premio. Una cinematografia piccola e marginale che però è riuscita nell’incredibile colpo di trionfare sul palcoscenico più prestigioso, perchè anche nell’altra sezione, “Un Certain Régard”, ha prevalso una pellicola che arriva dalla stessa nazione: “California dreamin” di Cristian Nemescu (morto a soli 27 anni in un incidente poco prima di ultimare il film).

La cerimonia di chiusura, svoltasi al Grand Théatre Lumière e condotta dalla bellissima madrina della manifestazione, la teutonica diva del momento Diane Kruger, è stata piuttosto compassata e tradizionale nel suo ingessato svolgimento, senza guizzi e priva di sorprese. Da segnalare il commosso ricordo che Alain Delon ha voluto si tributasse alla scomparsa Romy Schneider - “Proprio venticinque anni fa moriva una grande interprete e una grande donna, importante per il cinema e per la mia vita” - come pure la consegna della Palma d’Oro alla Carriera all’attrice americana Jane Fonda.

Il quadro complessivo dei film premiati (in giuria c’era pure l’italianissimo Marco Bellocchio) lascia trasparire la volontà di valorizzare talenti ancora poco conosciuti d’ogni parte del pianeta: dalla Russia al Giappone, dal Messico alla Corea. Dei molti ‘big’ presenti in concorso (c’erano Tarantino, i fratelli Coen, Kusturica, Wong Kar-Wai, Sokurov, Kim Ki-duk e David Fincher) l’unico ad aggiudicarsi un riconoscimento è stato Gus Van Sant che, con gli adolescenti alienati del suo “Paranoid Park”, si è visto assegnare a sorpresa il Premio Speciale della sessantesima edizione. La regista giapponese Naomi Kawase ha vinto il Grand Prix per il suo “The mourning forest”, mentre il Premio per la Miglior Regia è andato ad un pittore al suo primo film, ovvero Julian Schnabel con il suo “Le scaphandre et le papillon”. Queste due pellicole trattano in maniera totalmente differente la questione dell’eutanasia, che sommata al tema dell’aborto della Palma d’Oro offre un quadro esplicito delle intenzioni che hanno motivato le scelte della giuria, ovvero l’intento di porre al centro dell’attenzione non più questioni politiche, come accadde nelle ultime edizioni con i premi alla “Guantanamo” di Michael Winterbottom e ad “11 settembre” di Michael Moore, ma scelte e questioni etiche che non conoscono latitudine e che coinvolgono l’umanità intera in questo scorcio di millennio. Il Premio per la Miglior Sceneggiatura è andato all’emergente talento del tedesco, ma di chiare e fiere origini turche, Fatih Akin per il suo “The edge of heaven”. La Palma per come Miglior Attore se l’è aggiudicata il russo Konstantin Lavronenko per l’interpretazione del film “The banishment”, diretto dal connazionale Andrey Zvyagintsev, Migliore Attrice la sudcoreana Jeon Do-Yeon per “Secret sunshine” di Lee Chang Dong. Ex aequo il Premio della Giuria al coraggioso cartone animato di denuncia del regime iraniano “Persepolis” di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud ed al film messicano “Silent light” di Carlos Reygadas.

E gli italiani? Nonostante l’ottima accoglienza e le lusinghiere recensioni ottenute dalla stampa specializzata di mezzo mondo, “Mio fratello è figlio unico” non ha ottenuto alcun premio. E’ una magra consolazione il Premio Speciale della Giuria ottenuto, sempre nella sezione “Un Certain Régard”, dal film “Actress” diretto da Valeria Bruni Tedeschi. E’ un film francese a tutti gli effetti, ma facciamo finta che sia un poco anche nostro. Di questi tempi è buona cosa non buttar via niente.

L'articolo è pubblicato su La Voce d'Italia del 29 maggio 2007




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28 maggio 2007


Tarantino-ferox. Critica il cinema italiano ma dice quello che tutti pensiamo. Che fare?


Quentin Tarantino a Cannes ha rilasciato qualche centinaio di interviste, ha guardato film, ha parlato per ore. Poi succede che gli arriva Rosa Baldocci di “TV Sorrisi e Canzoni” e dopo le liturgiche domande e risposte in merito al suo ultimo film si arriva a parlare di Bel Paese...

Lei che ama così tanto il cinema italiano degli Anni 70 che cosa pensa del nostro cinema di oggi?
(Quentin sospira, sembra volersi trattenere)
«Mi deprime. Lei forse vedrà più film italiani di me, ma quelli che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutti uguali. Non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Me lo dica lei. Ho amato così tanto il cinema italiano degli Anni 60 e 70 e alcuni film degli Anni 80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia».

Ma degli autori che cosa dice? Che so, uno che i francesi amano quanto lei è Nanni Moretti.
«Beh, no... Moretti fa le sue cose, è uno che porta energia vitale e respiro al cinema. Ma l’Italia non è più quel che era. Potrei fare liste di nomi di registi che mi piacciono provenienti da molti Paesi, ma non dell’Italia».

...

Queste due parole di Tarantino verrano sovra-esposte dal patetico circo medianico della disinformazione cinematografica. Medianico in quanto evocatore di fantasmi, di corpi assenti. Tarantino esprime delle ovvietà per noi spettatori italiani. Quel che dice lo sappiamo. Quel che dice lo pensiamo. Si dovrebbe aprire un dibattito, almeno fra noi blogger, per capire cosa fare (che fare?) di questo nostro cinema italiano. Un cinema che fatica ad uscire nelle sale, figuriamoci se può arrivare in California. Quali sono i migliori film italiani degli ultimi anni, diciamo dal 2000 in poi? Io ci penso un pò, poi vi dico.




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28 maggio 2007


"Suspiria" remake. Luca Guadagnino si misura con Dario Argento


La notizia è di quelle bomba, soprattutto se si è degli accaniti fan del maestro del brivido Dario Argento (segnalo che il regista sarà in quei dell'Università IULM di Milano, il giorno 29 maggio 2007 alle ore 10, con il leggendario John Landis per una Lectio dedicata al 'mestiere del regista', moderata dal Prof. Gianni Canova. URL).
E' in vista il remake d'uno dei suoi capolavori assoluti: "Suspiria" del 1977. A dirigerlo sarà Luca Guadagnino ed i diritti sono stati acquistati dalla neo-nata casa di produzione First Sun, da lui fondata insieme ai produttori Carlo Antonelli, Marco Morabito e Massimiliano Violante ed alla stilista Silvia Venturini Fendi. Se al nome di Luca Guadagnino vi viene alla mente solo "Melissa P." significa che non conoscete per niente il curriculum del giovane filmmaker torinese. Il film sarà basato sulla contaminazione di linguaggi, dal cinema (ovviamente) alla musica, passando per la moda e giungendo fino ai videogames. Aspettiamo curiosi l'evolversi del progetto... Ed avvertiamo Luca Guadagnino di non irritare il buon Dario Argento, che potrebbe perdere la testa di fronte ad un immondo remake.




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26 maggio 2007


The History Boys di Nicholas Hytner, 2006


“The History Boys”
La normalità dell’omosessualità

Sheffield, 1983. Otto talentuosi e brillanti ragazzi della Cutler Grammar School, piccola public school maschile di un area industriale dell’Inghilterra settentrionale, devono prepararsi per passare l’esame di ammissione alle prestigiose Università britanniche di Oxford e Cambridge. Distratti dal sesso, dagli sport e dal caos che accompagnano la loro crescita, i ragazzi vengono aiutati, e talvolta ostacolati, da due insegnanti che sono diametralmente opposti nel loro approccio didattico.
Hector (Richard Griffiths), maturo insegnante di letteratura, è tanto carismatico e influente con gli studenti quanto sperduto e solo nella vita privata. Egli è la quintessenza delle contraddizioni, ma riesce ad immergere i ragazzi nell’arte e nella letteratura con un metodo d’insegnamento pieno di fantasia, la cui principale forza risiede nella capacità di trasmettere la necessità dell’amore per la disciplina che ci si accosta a studiare.
C’è poi Irwin (Stephen Campbell Moore), brillante e giovanissimo neo-laureato ad Oxford, chiamato dall’ambizioso, e stralunato, Preside della public school per preparare i ragazzi all’esame attraverso metodologie didattiche sofisticate finalizzate a far acquisire agli studenti una maggiore raffinatezza e spendibilità delle proprie competenze.
Se Hector bada alla ‘sostanza’ ed al ‘cuore’, Irwing è invece interessato alla ‘forma’ ed alla ‘mente’.
Tre mesi di intensa preparazione che culmineranno con gli esami d’ammissione all’Università, quel momento in cui le loro vite saranno aperte ad ogni possibile futuro.

“The History Boys” è la trasposizione cinematografica dell’omonima commedia (portata in scena a partire dal 2004) scritta da Alan Bennet e diretta dal sodale Nicholas Hytner (i due avevano già collaborato ne “La pazzia di Re Giorgio”, nonché nella versione teatrale dell’opera). Si porta al cinema, ‘pari-pari’, la storia che ha avuto un incredibile successo nel mondo teatrale degli ultimi anni, vincendo addirittura sei Tony Award (praticamente i Premi Oscar del teatro). Una trasposizione realizzata in cinque settimane, nel breve arco di tempo intercorso tra le repliche al National Theatre e l’inizio del tour mondiale, che cristallizza in celluloide un corale e rigoroso testo, ricco di dialoghi arguti sui massimi sistemi e di humour inglese. E proprio qui, se vogliamo, sta il limite dell’operazione: nel non andare oltre a ciò che la commedia ha già espresso a teatro, nell’incapacità di utilizzare appieno il linguaggio cinematografico. Il film è saturo di citazioni d’ogni tipo: letterarie, storiche (si parla molto di storia, da qui il titolo), poesie, sequenze cinematografiche, canzoni. Tutto è recitato, spesso declamato alla maniera del teatro, appunto.

Bellissima la colonna sonora anni ottanta ricca delle sonorità pop dell’epoca, comprendente brani dei New Order, degli Smiths, di Echo & The Bunnymen, dei The Cure e su tutte la meravigliosa “Papa’s got a brand new pigbag” (giustamente riservata al finale). A tratti, però, capita che proprio la musica del film sia l’unico elemento che ci induca a pensare al fatto che ci troviamo proprio negli anni ‘80. E poi un dubbio: ma perchè tutti i brani sono privi delle parole? Problemi di diritti o scelta registica?

Nella pellicola è pure presente, soprattutto nella seconda parte, una messa in scena dell’omosessulità maschile non scontata che merita d’essere segnalata in quanto particolarmente originale e complessa nella sua articolazione. C’è il ragazzo che si misura con le proprie pulsioni sessuali giocando con l’istintività, c’è quello introverso che cerca di convivere con ciò che non riconosce come ‘diverso’, c’è quello più giovane che fatica ad interagire col ‘corpo’ studenti, c’è l’anziano professore incapace di controllare le proprie manie sessuali, e poi c’è il ‘resto del mondo’ che osserva l’evolversi degli eventi, leggermente sbalordito dal fatto che nessuno lo abbia avvertito che il film lo si potrebbe intitolare “La normalità dell’omosessualità”.

L'articolo è pubblicato su La Voce d'Italia del 26 maggio 2007




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26 maggio 2007


culture pop (e viceversa) #68


Poi capitano giornate come oggi, in cui il morale ti crolla sotto le suole e scoraggiato cerchi la traiettoria dalla quale ripartire. Ti guardi intorno e tutto ciò che hai sembra privo di futuro, manca l'inerzia, tutto è costantemente da edificare minuto dopo minuto, senza soluzione alcuna di continuità. La precarietà è una balena bianca da inseguire in ogni mare, un'ossessione che ti fa perdere il sonno e ti conduce progressivamente verso la pazzia. Sono stanco di molte cose, stanco forse di tutto. Stanco di scrivere per due soldi, stanco di scrivere gratis per un fottio di testate (che poi forse incassano meno di me). Se avessi scelto il settore del narcotraffico probabilmente non avrei di questi problemi, altri di sicuro, ma non questi. Uffa...




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26 maggio 2007


Uno sfogo costruttivo. Suggerimenti per la visione.


opera di Mario Schifano

L'inseguire incessantemente la novità è il vero problema di quella critica cinematografica che si accredita per le anteprime. La fretta e la superficialità fanno poi commettere danni ancor più fastidiosi, come lo scriver sciocchezze ed il blaterar sentenze. Ma l'errore è inevitabile per un'attività come la critica che basandosi sul soggettivo è incline all'essere tutt'altro che scientifica. Non penso che esista un metodo corretto per parlare d'un film, un metodo esatto con il quale scardinare ogni opera e per questo, più passa il tempo, più ritengo tale attività superflua e superficiale. La critica delle novità cinematografiche che ogni venerdì arrivano nelle sale italiane è un angolo dal quale è buona cosa provare ad evadere, o quanto meno da vivere come espressione ludica d'una passione. Tutto questo per dire che una delle cose che mi piace più d'altre di leggere sul web sono quelle recensioni che segnalano film "datati" che mi sono perso e che probabilmente senza questi articoletti mi sarei perso senza nemmeno accorgermene. Oltretutto adoro leggere di film che non ho visto, la trovo una cosa di gran lunga più spassosa che non il contrario.

Negli ultimi giorni la mia attenzione è caduta sui seguenti titoli, che "giro" pure a voi nel caso stuzzichino pure la vostra fantasia cinefila.

Happines di Todd Solondz, 1998. Da quanto scritto da Iggy sul blog cinemateque pare ci si trovi di fronte ad una feroce commedia stralunata che vinse il premio della critica a Cannes '98. Sarei curioso di capirne le atmosfere, a pelle mi viene da pensare che lo si potrebbe in un certo qual modo al cinema di Wes Anderson...

Truck Turner di Jonathan Kaplan, 1974. Questo film è un inno della blaxploitation ed è interpretato da una vera e propria icona del genere come Isaac Hayes. Il blog cinemino che recensisce la seguente pellicola sta approfondendo con dovizia di informazioni questo misconosciuto genere cinematografico tipico degli anni settanta.

Ho fatto splash di Maurizio Nichetti, 1980. Pur avendolo visto mi rendo conto di ricordarlo in maniera decisamente approssimativa. Maurizio Nichetti è stato un notevole talento del cinema italiano, non completamente espresso però. Del perchè non abbia più continuato a realizzare film non mi è dato sapere, certo quel che ha fatto potrebbe già bastare... da rivedere, assolutamente. Bene hanno fatto i blogger di Blogbuster a ricordarci della sua esistenza.

I Misteri del giardino di Compton House di Peter Greenaway, 1982. Una pellicola assolutamente incredibile, follemente maniacale e dunque recensita da Delirio Cinefilo. Ricordo qualcosa, ma già nel vedere il frame postato avverto di non ricordare così bene. Tempo fa vidi Peter Greenaway alla Cineteca di Bologna (è una cosa che dico in continuazione), parlava del Cinema e ricordo che disse la frase: "Ormai il cinema lo guardiamo alla sera per addormentarci". Da quel giorno covo l'impressione che avesse ragione.




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25 maggio 2007


La città proibita di Zhang Yimou, 2006


Se proprio non avete niente di meglio da fare vi consiglio di andare a vedere l'ultimo film di Zhang Yimou, intitolato LA CITTA' PROIBITA, da oggi è nelle sale italiane.

L’ultimo film del cineasta cinese Zhang Yimou (“Lanterne rosse”, “Hero”, “La foresta dei pugnali volanti”) è un barocco esercizio di stile che entusiasma ed ammalia soprattutto l’occhio. Oro e sangue. Magnificenza e meschinità.
Un antico detto cinese riassume la trama della pellicola meglio di molte parole: “Oro e giada all’esterno, marciume e decadenza all’interno”.

Siamo nella Cina del decimo secolo, ai tempi della tarda Dinastia Tang, un’epoca brevissima di soli tredici anni caratterizzata da intrighi di Corte e disordini, un periodo che disgrega l’unità territoriale del paese asiatico e che vede la fioritura di un gran numero di regni in guerra fra loro, un’epoca durante la quale la Cina fu vulnerabile agli attacchi dei paesi confinanti.

La città proibita è un luogo storico di importanza fondamentale per la Cina, fu il Palazzo Imperiale delle Dinastie Ming e Qing, si trova nel centro di Pechino, si estende su di una superficie di 720 mila metri quadrati e consiste di 800 edifici, divisi in 8.886 stanze: nel film questa smisurata grandezza è fedelmente riportata o addirittura amplificata da scelte registiche che fanno affidamento su di una produzione da kolossal.

Alla vigilia delle festività del Chong Yang un numero smisurato di crisantemi dorati inonda il Palazzo Imperiale, all’interno del quale fanno inaspettatamente ritorno l’Imperatore (Chow Yun Fat) ed il figlio secondogenito Principe Jai (Jay Chou). L’Imperatore, ufficialmente tornato per celebrare insieme alla famiglia le festività, tradisce le proprie intenzioni dimostrandosi verso la sofferente imperatrice (interpretata dall’icona made in China Gong Li) freddo ed autoritario. Mentre fervono i preparativi della celebrazione rituale nella Corte Imperiale, crescono i veleni e le congiure: in un’escalation di pugnalate alle spalle monta una vera e propria faida familiare totalmente folle e crudele, dimentica d’ogni morale, accecata dalla sete di vendetta e potere.

Il punto di forza dell’ultima fatica del regista cinese Yimou è la complessa articolazione della composizione visiva offerta agli occhi dello spettatore. Tutto è magnificente ed il color oro riveste ogni superficie, senza soluzione di continuità e senza risparmio alcuno. Gli incredibili abiti ornamentali sfoggiati dalla famiglia imperiale (realizzati sotto la supervisione dal costumista Yee Chung Man) sono la quintessenza dello sfarzo e del barocchismo dell’intera operazione yimouniana, perchè realizzati appositamente per la pellicola da un team di quaranta artigiani in più di due mesi di certosina lavorazione sartoriale. Complessa composizione visiva che si avvale, come per i precedenti “Hero” (2003) e “La foresta dei pugnali volanti” (2004), di parecchie scene d’azione coreografate in collaborazione con il solidale Ching Siu-Tong e che raggiungono il culmine nella sbalorditiva sequenza della battaglia, durante la quale migliaia di guerrieri in armatura dorata danno l’assalto al Palazzo Imperiale, difeso da una ancor più numerosa schiera di soldati, bardati da corazze d’un grigio fosco tendente al cupo.

Questi i punti di forza, ma è importante altresì segnalare lo zoppicare della trama, che appare in alcuni momenti troppo esile e sfilacciata di fronte agli intrighi di Corte, sfiorando la parossistica concatenazione di colpi di scena tipica delle telenovelas sudamericane. Nel complesso il film del prossimo Presidente di Giuria della Mostra del Cinema di Venezia è una visione da non lasciarsi sfuggire, soprattutto perchè in grado di esprimersi al meglio proprio attraverso la visione in sala, che sarà possibile a partire da venerdì 25 maggio.

L'articolo è pubblicato su La Voce d'Italia del 24 maggio 2007




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25 maggio 2007


Strawberry Fields Forever (video), The Beatles, 1967


Strawberry Fields Forever (Lennon-McCartney)
anno: 1967
album: Magical Mystery Tour


Se non l'avevate ancora visto ne sarete entusiasti. Se invece lo avete già visto ne gioirete. Se poi non conoscevate nemmeno la canzone in questione, allora credo proprio che mi adorerete per avervela fatta incontrare.

Qui potete addirittura sentire la canzone direttamente al contrario percorrendo sonoramente le esoteriche dicerie attorno alla musica dei Beatles. Roba da pazzi.




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25 maggio 2007


Calcio e Cinema. Clive Owen introduce Milan - Liverpool


Ho scovato in rete questo bel video realizzato dalla britannica ITV Sport ed interpretato da Clive Owen per presentare l'appena trascorsa finale di Champions League fra Milan e Liverpool. Il tutto è britannico per cui si tifa Liverpool, un video partigiano dunqe ma bello perchè capace di utilizzare cinematograficamente le immagini di una partita di calcio. Uno spot che vuol raccontarci di come una partita di pallone possa essere considerata alla stregua di un film, dove frame dopo frame, azione dopo azione si costruisce una trama (quasi) sempre in grado di stupirci ed emozionarci. La bellezza di una finale si gioca in quella sottile linea che separa la sconfitta dalla vittoria, per questo il calcio non è bello in assoluto, ma appassiona anima e cuore solo tramite l'identificazione nei colori di una squadra, nel tifo. Da juventino ieri sera non ho per niente goduto...
Se Milan-Liverpool fosse un film, Pippo Inzaghi ne sarebbe il protagonista, l'attore che ha portato sullo schermo un'interpretazione follemente magistrale da lasciare a bocca aperta, da non credersi plausibile. Realmente i suoi due gol racchiudono per intero il suo repertorio, fatto di opportunismo maniacale (la deviazione sulla punizione di Pirlo) e senso della posizione felino (in linea perfetta per sfuggire al fuorigioco ha raccolto il passaggio di Kakà, aggirato il portiere ed infilato sotto il suo corpo steso).




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25 maggio 2007


Festival di Cannes 2007. #04 – Senza bussola per il web (parte seconda)


Asia Argento bacia un rotweiler in una sequenza di Go Go Tales di Abel Ferrara. Il film è appena stato presentato a Cannes, prossimamente sarà nelle sale.

Devo scrivere sul festival di Cannes ma proprio non riesco a trovare nessuna ispirazione. Glamour ed un sacco di parole inondano la Croisette, da lontano arrivano solamente immagini della passarella, sorrisi e flash. Non vedendo i film, cosa mi rimane da dire. Proseguo allora il mio peregrinaggio sul web, quella navigazione senza bussola che avrei voluto più frequente ed invece manca ormai pochissimo a che il sipario cali anche su questa sessantesima edizione.

Nella precedente puntata segnalavo un blog svizzero ("Carnets de Croisette") realizzato da due inviati che nella mia speranza avrebbe dovuto essere un buon diario dal quale rubare informazioni preziose. E' capitato invece che ai due si sia incartato il portatile e dunque poco o niente sono riusciti a raccontare. Questo mi fa pensare quanto il nostro modo d'utilizzare la tecnologia sia effimero ma soprattutto sempre esposto a rischi dai quali non siamo (realmente) in grado di sfuggire.

Ovviamente c'è da guardare il sito ufficiale del festival, punto di partenza e faro per chiunque debba scrivere due righe, luogo imprescindibile per fare chiarezza sul complesso e stratificato programma. Le conferenze stampa sono una chicca importante che un pò ti fa sentire di essere lì, accreditato e sudato fra migliaia di pazzi.
Segnalo l'interessante conferenza stampa di Zodic (wmv - rm), dove il geniaccio Fincher racconta il suo ultimo lavoro e la sensualissima Chloë Sevigny appare come una visione di bianco vestita ammiccante ed eterea (come sempre. Qualcuno di voi la ricorda in "The Last Days of Disco").
C'è poi il divino Tarantino da gustarsi in tre differenti video nei quali ri-vediamo il solito entusiasmo adolescenziale dell'amatissimo regista americano, vero fuori classe della cinematografia contemporanea. Gesticola, bofonchia, ride... frenetico pazzo della settima arte.
Photocall-Interview Death Proof (wmv - rm)
Press Conference Death Proof (wmv - rm)
Steps Death Proof (wmv - rm)

Ieri sera chiaccherando mi sono praticamente trovato a difendere Angelina Jolie, una cosa penosa! Dicevo che in ultima analisi anche la vita di una super star non è poi proprio il massimo della vita e che se questa ogni giorno dell'anno è in qualche paese del terzo mondo ad adottare bambini o a partecipare a qualche iniziativa benefica che lo faccia credendoci o solo superficialmente (per l'immagine) comunque deve muovere il culo, spostarsi, sbattersi. Ma poi una persona che cura la propria immagine si ridurrebbe così com'è attualmente la Jolie?

Asia Argento imperversa a Cannes, presente con 3 film è la donna immagine della sessantesima edizione, diva anti-diva che nell'ultimo film di Abel Ferrara bacia addirittura un rotweiler. Io non ci trovo proprio niente di strano, ma i giornali su queste cose ci campano. Non ci trovo niente di strano perchè da Asia Argento siamo abituati ad aspettarci qualsiasi trasgressione, direi anzi che trattasi di tranquilla e morigerata ragazza dei nostri giorni.

adesso basta. fine della puntata e con tutta probabilità della "triste" serie.



23 maggio 2007


23 maggio 1992 - 23 maggio 2007. A quindici anni dalla Strage di Capaci


Alle ore 17.58 del 23 maggio 1992 una carica di 500 kg di tritolo fece saltare in aria l'auto blindata sulla quale viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Ricordo ancora il momento in cui appresi la notizia. Sono passati quindici anni.
Ai funerali di Stato, la vedova dell'agente Schifani, Rosaria, tenne un discorso che per sempre rimarrà dentro di me. Non dimentichiamo di indignarci.

VI INVITO A LASCIARE UN COMMENTO. Vorrei sapere cosa vi porta alla mente questo anniversario, quali ricordi suscita in voi...




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21 maggio 2007


The Chemical Brothers - Do it Again


I Chemical Brothers (all'anagrafe Tom Rowlands e Ed Simons) quando escono con un album nuovo fanno sempre le cose in grande (l'ultimo uscirà il 18 giugno e si intitolerà "We are the Night"). Il primo singolo sfornato si chiama "Do it Again" e ci regala (ancora una volta) un videoclip fenomenale, diretto da Michael Hausmann. L'idea è geniale e contagiosa ma soprattutto è in grado di abbattere molti di quei pregiudizi che dal 2001 montano fra occidente e (medio)oriente. Provate ad immaginare il video che intasa la programmazzione dei vari Mtv... Do it Again!!!




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17 maggio 2007


Festival di Cannes 2007. #03 – Senza bussola per il web (parte prima)

Il web sta cambiando il mondo, le sue modalità di comunicazione e bla bla bla bla.... sapete già tutto in proposito (molto meglio di me) se capitate in questo angolo della rete a leggere queste mie parole, credo.
Ed ovviamente anche il Festival di Cannes non è più lo stesso. L'era del web 2.0 lascia intravedere le potenzialità del cinema del futuro, le immagini corrono sempre più veloci e fluide ed il futuro del cinema è davvero ben rappresentato dal manifesto della sessantesima edizione come un qualcosa in costante movimento, un vera e propria esplosione di vitalità (creativa). E' affascinante vedere come il linguaggio si stia sempre più ibridando e come le gerarchie comunicative stiano saltando sempre più velocemente fuori dai cardini dell' "ufficialità".

La pagina Myspace del Festival di Cannes è piuttosto straniante perchè in fondo non riesci a capire se sia stata realizzata dal direttore del festival o da un ragazzino coreano maniaco delle imitazioni plausibili. In realtà si legge in alto a sinistra che non si tratta della pagina ufficiale, ma poco importa, perchè tutti i link presenti portano al sito ufficiale e più in generale il myspace in questione assolve la sua funzione comunicativa di informare sulle date di svolgimento del festival. Oppure la sua funzione principale è quella di accaparrarsi l'indirizzo pregiato?
Da questa contraffazione funzionale scopro dell'esistenza di "David Lynch Documentary", che verrà presentato in anteprima mondiale il 24 maggio al festival di Cannes.
Anche di questo esiste un blog myspace. Ma esiste pure un blog (normale) per il quale, se ci capitate, perderete completamente la testa in quanto traboccante di feticismo lynchiano, un feticismo fatto di appunti e immagini rubati al processo creativo dell'autore di INLAND EMPIRE nel mentre che realizza INLAND EMPIRE. Una di quelle cose cult-issime come quegli scatti sui set dei film di Hitchcock che credo di aver visto un miliardo di volte almeno nella mia vita (l'agiografia lynchiana comunque non è da meno). L'agenzia Reuters (al centro di enormi giochi da magnati) copre l'evento con un video diario dalla Croisette che di eccezionale ha il fatto che puoi capire cosa ti devi mettere nel caso in cui ti dovesse capitare di passare di lì. C'è poi il blog della coppia di svizzeri francofoni Thierry Jobin e Norbert Creutz che già del titolo mette le cose in chiaro "Carnets de Croisette" e promette una copertura attenta e meticolosa del festival.

-fine prima parte-




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17 maggio 2007


Festival di Cannes 2007. #02 - Nanni Moretti sulla Croisette


Il Festival di Cannes non è composto solamente dai film, è un contenitore di un'infinità di cose diverse, un qualcosa a metà strada fra un'esposizione ed una fiera mercato. Capita così di trovare di tutto un pò e capita pure di trovare Nanni Moretti impegnato in una intensa attività di public relations a favore del Torino Film Festival, del quale da pochi mesi - e non senza polemiche - è diventato direttore artistico. Il prossimo 19 maggio, sulla terrazza Martini dell'hotel Grey d'Albion, dalle 23 alle 2 del mattino una selezionatissima di schiera di quattrocento ospiti fra giornalisti e vip's parteciperà al party promozionale del Torino Film Fest. Nanni va in riviera ad intessere relazioni e francamente la cosa, a noi poveri ingenui, ci stupisce un pò. Sulla Croisette Moretti ha da sempre ottenuto notevoli successi, fino ad arrivare alla Palma d'oro del non troppo lontano 2001, con il doloroso "La stanza del figlio"; oltretutto quest'anno l'inquisitor di caimani è presente con un film collettivo a celebrazione del Festival de Cannes, un'opera firmata da 35 registi vincitori della Palma d'oro (“Chacun son cinéma”
Nanni Moretti cerca in quei della costa azzurra quelle aperture all'esterno di cui il Torino Film Fest ha bisogno per provare a realizzare quel definitivo salto di qualità che l'evento merita per la qualità espressa nei suoi 24 anni di vita.
Visti dall'estero noi italiani probabilmente risultiamo un pò buffi, con le nostre dispute tribali sempre in corso, con tre festival che sbraitano per ottenere spazi e fondi. Venezia e Roma rischiano di adombrarsi a vicenda, Torino invece rischia col grande salto di snaturarsi e diventare il più piccolo dei grandi festival.
Allora già me lo immagino Moretti sulla terrazza Martini a rimurginare fra sé e sé se lo si nota di più in disparte a chiacchierare con un giovane di passaggio o al centro della pista da ballo a danzare con qualche bella attrice francese. Oppure appoggiato al parapetto della terrazza Martini, meditabondo osservando il mare a chiedersi se forse non era il caso di non andare nemmeno sulla terrazza Martini dell'hotel Grey d'Albion a fare un party per promuovere un festival.




permalink | inviato da il 17/5/2007 alle 5:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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