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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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CULTURE POP manifesto




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Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
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31 agosto 2007


Com'è triste (dire che è triste) Venezia


Venezia chi? Venezia cosa?
Cosa accade a Venezia in questi giorni? Un gran parlare, un gran vociare, poi in fondo sempre le stesse cose, gli stessi vocaboli, le stesse facce, gli stessi vestiti e passerelle. Soldi pubblici resi privati, privati dalle tasche d'uno Stato delle cose terribilmente preoccupante. Un Festival cloonato, indistinguibile nel suo tappetto rosso, nella folla accreditata sempre più screditata dalla passione d'una passione sempre più senza alcun fine, sempre più fine unicamente a sè stessa. Film di denuncia ma di che? Tematiche sociali rese mondane. La breccia del Lido, firmata da Ferretti, è un buco (sopra l'acqua) provocato da una palla (di cannone). Una palla è forse l'immagine da salvare. Una palla perchè sempre uguale. Una palla perchè la storia d'una mostra d'Arte resa mercato, mercatino, mercato delle pulci, che illude ogni volta d'essere Unica e Originale, alta e Kulturale, altro non ci appare che kulturadimazza (lo capì per primo il Regime, che per un ventennio occupò il Paese, dissumulandosi fino ai giorni nostri). Una palla posta appena sopra il livello del mare, prossima alla cancellazione dall'innalzamento globale del livello dei mari. Una palla!


30 agosto 2007


Diabolik di Mario Bava, 1968 (Dvd)


Diabolik
(Italia, Francia - 1968)
regia: Mario Bava; sceneggiatura: Adriano Baracco, Mario Bava; interpreti: John Phillip Law, Marisa Mell, Michel Piccoli, Adolfo Celi; durata: 96'.

Il film si apre con un astuto colpo messo a segno da Diabolik (John Phillip Law) che, con il fondamentale aiuto della bellissima ed inseparabile Eva Kant (Marisa Mell), riesce a farsi beffe del povero ispettore Ginko (Michel Piccoli) – nonostante egli abbia escogitato un escamotage per evitare l'ennesima canzonatura da parte dell' (anti) eroe mascherato – e ad impossessarsi di dieci milioni di dollari in contanti. Prosegue con il furto d'una inestimabile collana di pietre preziose, passando per la liberazione di Eva dalle grinfie di un cattivissimo criminale (Adolfo Celi) sceso a patti con le forze dell'ordine pur di liberarsi d'un ingombrante “collega” e si conclude, anche se come ogni lettore della serie sa benissimo ogni episodio non si conclude mai realmente ed in maniera canonica, attorno al tentativo di sottrarre allo Stato la sua intera riserva aurea.

Un furto dietro l'altro, sfuggente e spietato, Diabolik è il pericolo pubblico numero uno, a tutti gli effetti un terrorista la cui brama di ricchezze materiali pare non aver limite alcuno. Nulla lo può fermare: ogni astuzia messa in campo dall'ispettore Ginko verrà buggerata, nemmeno una taglia miliardaria volta a sollecitare una qualche delazione produrrà alcun effetto, tanto meno l'introduzione della pena di morte avrà l'effetto di scoraggiarlo. Diabolik è letteralmente inarrestabile, ipercineticamente inafferrabile. Egli appare anarchico, nel suo scagliarsi contro ogni istituzione, ed oltremodo individualista, percorso da un iper edonismo smodato il cui reale fine ultimo pare essere l'utopico idillio sensuale con la bella Eva Kant da consumarsi, letteralmente, fuori dal mondo, in una caverna-rifugio ultra tecnologica a metà strada fra un'astronave aliena ed una mega villa hollywoodiana.

Come avrete notato dalla frequenza di aggettivi superlativi utilizzati, con il “Diabolik” di Mario Bava ci troviamo di fronte ad un opera smodatamente pop, che corre pericolosamente sul confine che demarca, dal punto di vista iconografico, il kitsch dall'arte, come pure lambisce i confini che separano il possibile dall'improbabile per ciò che succede di fronte ai nostri increduli occhi. Ogni ragionevole dubbio viene fugato dalla natura fantastica della vicenda, dalla sua origine. Il film in questione è infatti la trasposizione cinematografica dell'eroe dei fumetti creato nel 1962 dalla coppia di sorelle Angela e Luciana Giussani che portò sul grande schermo alcune situazioni tratte integralmente da episodi dei celebri “giornaletti”, tre in particolar modo: "Sepolto vivo" (prima serie, n.8, 1963), "Lotta disperata" (prima serie, n.15, 1964), "L'ombra della notte" (seconda serie, n.35, 1965). L'origine fumettistica del film diretto da Mario Bava è evidente in ogni aspetto della messa in scena, che in continuo gioca con il linguaggio grafico del mondo dei fumetti, evitando però ogni staticità e ricorrendo, come caratteristica peculiare, alla moltiplicazione dei quadri all'interno dell'inquadratura, ovvero d'una tecnica peculiare del fumetto.

Per queste sue caratteristiche uniche “Diabolik” è considerato uno fra i migliori esempi di sempre di commistione fra linguaggio cinematografico e quello dei fumetti.

A dirigere questo piccolo-grande capolavoro fu chiamato Mario Bava che, grazie al suo sconfinato talento nelle creazione di effetti speciali, rappresentava per il produttore Dino De Laurentis un'assoluta garanzia in termini di spettacolarità ed economicità. Il suo carattere innovativo è evidente nella sperimentazione attuata con la fotografia e nell'uso del colore, che restituisce agli occhi dello spettatore un cinema visionario e giocoso, divertente e divertito. Divertente e divertita, ed anch'essa assolutamente sperimentale, è la colonna sonora firmata da Ennio Morricone.

Curiosità
- Il mondo della musica, in special modo quello dei videoclip, pare essere particolarmente affascinato dall'estetica di questa pellicola stra-cult. Oltre al video "Body Movin" dei Beastie Boys (visibile fra gli extra del presente DVD) vorrei pure segnalare l'italianissimo "Amore impossibile" dei Tiromancino, diretto da Lamberto Bava (figlio di Mario, nonché assistente alla regia della pellicola del 1968) ed interpretato da Claudia Gerini nei panni della sensuale Eva Kant e da Daniel McVicar, volto notissimo del piccolo schermo grazie all'infinita soap "Beautiful" (che manco a dirlo con i suoi fulminanti occhi azzurri da corpo a Diabolik). Con tutta probabilità il finale del video, oltre ad anticipare alla cronache mondane la futura relazione fra la Gerini e Federico Zampaglione, sarebbe piaciuto alle sorelle Giussani per l'inaspettata emanciapazione della femme fatale.

- Nel 1967, quindi un anno prima della regia firmata da Mario Bava, nelle sale italiane uscì la commedia parodica "Arriva Dorellik" diretta da Steno (al secolo Stefano Vanzina) ed interpretata - manco a dirlo - da Johnny Dorelli. Questo film è dunque a tutti gli effetti la prima trasposizione cinematografica del fumetto.


DVD
Caratteristiche tecniche
Numero dischi: 1
Strato: doppio
Formato: DVD 9
Audio: Italiano Dolby Digital 1.0 (mono), Inglese Dolby Digital 1.0 (mono), Spagnolo Dolby Digital 1.0 (mono)
Video: Widescreen – 1,78:1
Sottotitoli: Danese, Finlandese, Inglese, Italiano, Norvegese, Olandese, Spagnolo, Svedese, Inglese (per non udenti)
Menu: Danese, Inglese, Spagnolo, Italiano, Olandese, Norvegese, Finlandese, Svedese

Contenuti Speciali
Ricchi di spunti interessanti e molto ben realizzati, i contenuti extra del DVD risultano assolutamente godibili e capaci di offrire allo spettatore, come al fan più accanito dell’ anti-eroe mascherato, una panoramica sull’universo del Diabolik cinematografico e di quello “cartaceo”.

- Commenti dell'attore John Phillip Law e Tim Lucas, biografo del regista Mario Bava

- Diabolik: dal fumetto delle sorelle Giussani al film
Durata: 20’24’’
“Danger: Diabolik – From Fumetti to Film”, questo il titolo originale del breve documentario presente fra gli extra che ripercorre la genesi dell’opera firmata da Mario Bava, trasposizione cinematografica del celebre fumetto creato nel 1962 dalle milanesi Angela e Luciana Giussani. A raccontarci la sua storia e descriverne i caratteri principali sono coinvolti una serie di ospiti d’eccezione. Stephen R. Bissette, disegnatore di fumetti e scrittore reso celebre dalla “Saga of the Swamp Thing”, che si prodiga per l'intera durata del documentario ad illustrare le similitudini fra il fumetto ed il film. Adam Yauch, uno dei componenti del leggendario trio newyorkese dei Beastie Boys nonchè regista (con lo pseudonimo di Nathanial Hörnblowér) di gran parte dei videoclip del gruppo e del film-concerto “Awesome; I Fuckin' Shot That!” (2006). John Phillip Law, ovvero l'attore che da corpo (ma soprattutto occhi) al super criminale. E poi ancora i ricordi di Dino De Laurentis (produttore del film) ed Ennio Morricone (autore della colonna sonora) e l'omaggio alla pellicola di Mario Bava di Roman Coppola nel suo “CQ” (2001).

- Video: Beastie Boys - Body Movin' (Fat Boy Slim Remix) (1998)
Durata: 6’28’’

- Body Movin' con i commenti di Adam Youch
Durata: 6’39’’

- Teaser trailer
Durata: 1’06’’

- Trailer cinematografico
Durata: 2’24’’



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30 agosto 2007


culture pop (e viceversa) #78


eterno ritorno


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7 agosto 2007


Disturbia di D.J. Caruso, 2007


Disturbia

Regia: D.J. Caruso; Soggetto: Christopher B. Landon; Sceneggiatura: Christopher B. Landon, Carl Ellsworth; Fotografia: Rogier Stoffer; Montaggio: Jim Page; Scenografie: Tom Southwell; Musiche: Geoff Zanelli; Produzione: Cold Spring Pictures, DreamWorks SKG, The Montecito Picture Company, Paramount Pictures; Distribuzione: UIP; Data di uscita: 17 agosto 2007; Paese: USA; Durata: 104'

Interpreti: Shia LaBeouf, Carrie-Anne Moss, David Morse, Sarah Roemer, Matt Craven, Cathy Immordino, Jose Pablo Cantillo, Aaron Yoo, Elyse Mirto


«Credi che ci veda?»
«No, ma fidati, sente che la guardiamo»

Con questo premonitorio scambio di battute, quando ancora lo schermo è tutto nero, si apre “Disturbia” (nelle sale dal 17 agosto), thriller campione d’incassi (circa ottanta milioni di dollari e svariate settimane in cima al box office a stelle e strisce) diretto dal brillante D.J. Caruso ed interpretato, fra gli altri, dal giovane attore hollywoodiano più corteggiato del momento: Shia LaBeouf (è il protagonista del tremendo “Transformers”, sarà suo il volto del giovane Indiana Jones nel quarto episodio della serie, ma è bene ricordare pure la sua ottima interpretazione nel notevole “Guida per riconoscere i tuoi santi”).

Kale è un ragazzo di diciassette anni chiuso ed introverso, divenuto intrattabile e problematico a causa del traumatico decesso del padre. Un giorno gli capita di colpire con un cazzotto al volto il proprio professore di spagnolo che, con noncuranza, aveva osato fare riferimento al genitore scomparso. Condannato da un giudice a novanta giorni di arresti domiciliari si troverà confinato nella propria abitazione. Da quel momento Kale sprofonderà in uno stato di apatica noia che lo spingerà ad incominciare a guardare dalla propria abitazione tutte le vite che si muovono attorno alla sua, scrutando l’idilliaca apparenza di pace e tranquillità d’una suburbia americana. Fuori dalla sua finestra ci sono tre dispettosi fratellini che la sera guardano di nascosto i canali per soli adulti, c’è un marito che tradisce la moglie con la donna delle pulizie, c’è Ashley (Sarah Roemer) la nuovissima vicina di casa, dai capelli biondi ed il sorriso ammaliante, della quale innamorarsi a prima vista, e poi l’inquietante Mr. Turner (David Morse), un uomo che taglia spesso il prato, ma che potrebbe in qualche modo essere collegato ad una serie di omicidi seriali di cui la tv continua a parlare con allarmata intensità.

Tecnicamente Kale è un voyer, un guardone, ed al cinema quando si parla di questo argomento il riferimento d’obbligo non può che essere il celebre “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock. Se James Stuart nel film del ’54 si vedeva “costretto” al voyeurismo da una gamba ingessata, per Shia LaBeouf il problema è il braccialetto elettronico di identificazione legato alla caviglia con il quale il tribunale si assicura della sua permanenza nel perimetro dell’abitazione (nel caso in cui dovesse attivarsi l’allarme, una pattuglia della polizia sarà immediatamente avvisata di trarre in stato d’arresto il ragazzo e condurlo in carcere). L’operazione architettata dalla DreamWorks può essere vista come un tentativo di aggiornamento e rivitalizzazione del classico hitchcockiano sulla scia di quel cinema da sempre interessato a giocare con i classici ma con quel rispetto reverenziale che permette di attingere ispirazione ma non rubare (su tutti lo strepitoso “Omicidio a luci rosse” di Brian De Palma, ma di esempi se ne potrebbero fare davvero molti).
Tecnicamente “Disturbia” è un thriller, ma per gran parte del tempo è una commedia per teen-ager recitata da teen-ager, dove seguiamo l’involuzione del rapporto di Kale con la madre (Carrie-Ann Moss, la bella Trinity nella serie “Matrix” per intenderci) e l’evoluzione del suo rapporto con la bella vicina di casa, ma soprattutto dove vediamo da vicino i modi di vita d’un adolescente americano circondato da un’infinità di prodotti tecnologici d’ogni tipo.
 
In sostanza “Disturbia” è thriller assolutamente convincente, un prodotto di largo consumo attento alle regole formali del genere, regole che però impongono al recensore il più assoluto riserbo sugli sviluppi a sorpresa della trama. Altrimenti che thriller sarebbe…

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