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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO18 - ottobre 2009

gratuita, libera, indipendente
www.rapportoconfidenziale.org

 

«il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo'. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»
Carmelo Bene

kulturadimazza è

informazione sui tempi che

corrono e sul tempo che fugge

a cura di

Alessio Galbiati e Paola Catò

 

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CULTURE POP manifesto




Support CC - 2007

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Rapporto Confidenziale
rivista digitale di cultura cinematografica
www.rapportoconfidenziale.org


24 settembre 2007


culture pop (e viceversa) #81


Ma poi, il futuro intravisto da Lang e messo in scena nel celebre "Metropolis", è divenuto realtà? Le automobili continuano a correre gravitazionalmente poggiate a terra, mentre i cieli si sono riempiti di voli (il low cost è roba nuova) ma non come ci raccontò il film. Dunque il futuro, in apparenza, non è stato prefigurato. Eppure qualcosa di quel film rimane, qualcosa fu anticipato e forse quella cosa è l'alienazione e lo scontro fra classi sociali. Forse la vera riappacificazione fra le classi, vista nel finale (reazionario) del film, è ciò che davvero è accaduto. Il proletariato stringendo la mano alla borghesia si accontenta della propria subalternità, si accomoda col sorriso nei bassifondi. Ciò che trionfa è la paura della rivoluzione, che tutto avrebbe reso incerto. Solo un film reazionario può immaginare il futuro?


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19 settembre 2007


DJCINEMA @ Carlo Rendano Association


A volte capita d'essere in tutt'altre faccende affaccendati; pubblichiamo dunque la faccenda che ci vede affaccendati non facendo troppo caso alla facezia d'un siffatto afflato.

>Descrizione dell’evento

DJCINEMA @ Carlo Rendano Association (venerdì 23 e sabato 24 novembre 2007, Napoli)

Fedeli al nostro progetto originario d’esplorazione dell’influenza reciproca tra i differenti mondi artistici (confronto intorno alle modalità con cui il linguaggio cinematografico si relaziona alle nuove forme musicali caratterizzanti l’elettronica contemporanea e più in generale al rapporto fra ‘dj culture’ ed immagine in movimento), abbiamo costruito un programma dell’evento che prevede sia proiezioni di lungometraggi contemporanei che esposizione di opere e performance live che manifestano e problematizzano interazioni tra ‘vecchi’ e nuovi media.
Gli spazi dell’evento (TRIP e LANIFICIO 25, entrambi posti nel centro storico della città, rispettivamente in via G. Martinucci e P.zza E. De Nicola), partecipi dei processi di recupero e trasformazione degli spazi della città per la promozione della creatività urbana, ospiteranno un programma articolato in un continuum spaziale e temporale di proposte artistico-culturali.

Tre le sezioni principali: Cinema=Film, Xpò e Sonorizzazioni, più una serie di proposte Extra!
Articolate in due distinti momenti Day (presso lo spazio TRIP) e Night (presso LANIFICIO 25)

Cinema=Film
Una selezione di pellicole (film narrativi “tradizionali”, documentari e film sperimentali) appartenenti alla schiera di “invisibili” che caratterizza gran parte della produzione cinematografica italiana. Una selezione di film che tratteggi quello che definiamo come DJCINEMA, ovvero un cinema che in ultima analisi parla del contemporaneo. Si propone un compendio delle tre direttrici principali con cui individuiamo questo micro-genere, ovvero:
>Film che a vario titolo affrontano o mettono in scena aspetti della ‘dj culture’;
>Film che utilizzano il fenomeno (sia in termini di colonna sonora che di “parti” di sceneggiatura);
>Film che raccontano l’immaginario del fenomeno.

L’insufficiente distribuzione dei film selezionati, o comunque la loro “invisibilità”, motiva la creazione di un momento di confronto pubblico fra le differenti realtà cinematografiche presenti intorno a problemi e soluzioni dell’attuale stato della settima arte in Italia.

Xpò
Secondo L. Manovich l’ascesa della figura del DJ si può collegare all’ascesa della cultura del computer. Selezione, campionamento, combinazione di elementi modulari: le operazioni influenzano le forme delle nuove arti. I DJ esemplifica la logica del computer ed il potenziale di questa logica nella creazione di nuove forme artistiche: “la prassi della musica elettronica dal vivo dimostra che la vera arte risiede nel mix”.
Il campionamento e lo “scratching” sono figure retoriche puramente musicali? In che modo l’universo audiovisivo adotta le strutture della musica elettronica? Esiste un cinema techno? A questi quesiti cerchiamo di rispondere con Xpò, una sezione che promuova e presenti una selezione – appunto – dei lavori di vj, filmaker e videoartisti italiani che con le loro pratiche travalicano le convenzioni del cinema narrativo, sperimentatori dell’uso dei nuovi media per la creazione di immagini in movimento.

Sonorizzazioni
La pratica della ri-sonorizzazione con le moderne tecnologie audiovideo fornite dalla rivoluzione digitale è divenuta forma di produzione artistica sempre più diffusa. Spesso ciò avviene creando nessi fra immagine e suono labili ed estemporanei. Esistono però esempi di analisi critica del testo di partenza (due su tutte: le riletture di ‘Metropolis’ e ‘Nascita di una nazione’ ad opera rispettivamente di Jeff Mills e Dj Spooky) capaci di scardinarlo e di compierne una rilettura complessa e feconda. L’evento proporrà un menù di lavori paradigmatici. Alcuni artisti ed etichette sono coinvolti in questo progetto a partire dalla selezione di film in Public Domain da ‘rivitalizzare’ e ‘remixare’ in chiave elettronica. Come già avvenuto nella precedente tappa il DJCINEMA staff partecipa alla realizzazione dei montaggi dei film da ri-sonorizzare live durante il festival.

Extra!
I versatili spazi dell’evento ospiteranno alcuni Extra oltre alle 3 sezioni centrali che arricchiranno l’offerta al pubblico:
>>>> WORKSHOP-chiaccherate
>>>> SHOWCASE etichette (un occhio di riguardo a quelle etichette discografiche, operanti nell’ambito delle sonorità “elettroniche”, attente al rapporto audio-video)
>>>> MOSTRA FOTOGRAFICA (racconto per immagini -fotografiche in questo caso- delle varie forme della dj culture con scatti provenienti dai rave party e dai club).

>Organizzatori e promotori:

DJCINEMA è un PROGETTO CULTURALE PER LA VALORIZZAZIONE DEL RAPPORTO FRA “DJ CULTURE” E CINEMA FINALIZZATO ALLA COSTRUZIONE DI FORME ALTERNATIVE DI FRUIZIONE E PRODUZIONE CULTURALE. DJCINEMA nasce a Milano nel 2006, strutturandosi da subito secondo la formula dell’evento itinerante. È un progetto NO PROFIT pensato per dare impulso e visibilità a ciò che ci piace. Il concept di DJCINEMA si distingue entro il panorama di eventi culturali interessati alle intersezioni tra musica e altre arti elettronico-digitali ponendo al centro l’indagine ed il confronto intorno alle modalità con cui il linguaggio cinematografico si relaziona alle nuove forme musicali caratterizzanti l’elettronica contemporanea. [per maggiori dettagli rimandiamo al nostro spazio web; nello specifico alla descrizione del progetto reperibile al seguenti link: http://djcinema.wordpress.com/il-progetto]

La Carlo Rendano Association è un’organizzazione senza fini di lucro (O.N.L.U.S. Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale) iscritta nel Registro delle persone giuridiche della Regione Campania. Fondata nel 1996 ha operato per oltre sei anni organizzando importanti manifestazioni e convegni nell’ambito socio-sanitario. Nel 2002, l’associazione si è trasferita a Napoli abbracciando la cultura come principale attività. Nel corso del 2005 ha varato un nuovo progetto che si svolge in tre distinte sedi: Trip (via G. Martucci, 64 - Napoli), Lanificio 25 (P.zza E. De Nicola, 46 - Napoli) e Dulzotica (via A. Sforza, 15 - Milano). Missione: La carlorendanoassociation ha ideato un progetto unico di incontro, di scoperta, di viaggio. Osservatorio del movimento creativo contemporaneo e del cambiamento culturale. La CRA si fa portavoce libero delle persone, degli artisti e degli intellettuali, che interpretano, grazie ai mezzi più diversi ed inaspettati, il rapporto di Napoli con il suo contemporaneo e con la storia. Lo spettatore/viaggiatore è protagonista di un dialogo dalle tonalità modulate, dai ritmi e dall’estensione infinita. Le persone impegnate in questa nuova impresa lavorano ad un progetto singolare alla scoperta dei movimenti culturali emergenti attraverso mostre, eventi, proiezioni, incontri, conferenze, pubblicazioni. [per maggiori dettagli e per scoprire la bellezza dei suoi luoghi fisici, rimandiamo al sito web: http://www.cra.na.it]


13 settembre 2007


La rivincita del pop elettronico (Moon Safari, Air, 1998)

LA RIVINCITA DEL POP ELETTRONICO
di Veronica Rosi (pubblicato su Ondarock.it il 24 Aprile 2007. URL)

Recensione dell'album "Moon Safari" degli Air (1998)

Grunge = Medioevo
E' il momento di confessarlo. Gli anni 90 furono un periodo buio, molto buio. Dopo il crollo dell'impero delle maschere, la compiuta decadenza postimperiale dei fatui ed edonisti capelli cotonati, l'innegabile oscenità degli ombretti fosforescenti, il disgusto per una fruizione musicale ormai simile a demenza senile, ci ritrovammo in una specie di medioevo musicale. Il mito, l'idolo, l'ideale per cui i giovani adolescenti di quell'epoca erano pronti al martirio era uno: l'Autenticità. Basta silicone, basta falsi sorrisi, basta luci stroboscopiche, fuoco alle cose gay, fuoco ai falsi sorrisi del pop commerciale. Stronzi patetici anni 80, damnatio memoriae a voi.

Tutto questo mentre Tommy Mottola, Ceo della Sony Music, viveva da signorotto scopandosi Mariah Carey e facendo profitti da capogiro un po' sull'idea diabolica delle boy-band, è vero, ma soprattutto sulla pelle di noi pirla che ci ricompravamo i nostri album preferiti in cd. Questo era il triste e manicheo bipolarismo di allora: o Tommy Mottola, o i Nirvana. Se volevi del pop, il meglio che il (distortissimo) mercato dell'epoca proponesse era il songwriting impegnato e melenso di “Seven Seconds” (Youssou N'dour e Neneh Cherry, ndr, e se qualcuno non se la ricorda, beato lui). Il livello era talmente basso che il brit-pop passava come genere fico.

Francesi di merda
E poi, loro. Un duo. E l'ultimo duo pop decente di cui si aveva memoria, esclusi quegli omosessuali di merda dei Pet Shop Boys, dei Soft Cell, degli Wham!, degli Eurythmics e di tutti quegli aborti della decade innominabile, erano Simon & Garfunkel. Un duo di due sfigati, per giunta francesi! Roba che l'ultimo francese che aveva visto la classifica inglese sarà stato Gainsbourg (escludendo ovviamente “Joe Le Taxi” di Vanessa Paradis, ma abbiamo detto che gli 80 erano stati cancellati da un meccanismo di rimozione psicologica collettiva). Due spocchiosetti parigini dunque, che se ne sbattevano del sacro verbo chitarra elettrica (l'elettronica, in quei bui anni 90, o era per impasticcati o era per froci malati terminali di Aids, e non sto esagerando), che non avevano mai visto una sala d'incisione, che facevano tutto a casa davanti alla tv con degli strumenti del paleolitico, vecchiume raccattato da gruppi kozmische-avantgarde-spaccamaroni andati in pensione.

Due tipi così naturalmente scarsi da filtrarsi la voce col vocoder, e nonostante quello non riuscire a nascondere il loro accento snob di francofoni, che pietà. Ma non sarebbero andati mai da nessuna parte, era chiaro che anche l'ultimo assunto della crapulona Emi avrebbe cestinato il loro promo senza manco aprire la busta. Sarebbe bastato il francobollo francese. Al massimo, solo nei sozzi bassifondi della musica quel disco avrebbe potuto trovare quei due tre ascoltatori, sfigati al par di loro. Laggiù nell'underground delle etichette indipendenti, quando fare indie non voleva dire essere nella sigla di un telefilm, voleva dire mangiare merda e sbattersene del successo. Anzi, nemmeno sbattersene, rifuggirlo proprio, scansarlo come la peste, oltre l'Autenticità, suonare nel vuoto. E in quell'ambientino lì, ora, da posteri, si può dire, nessun album pop è mai sopravvissuto. Figuriamoci poi uno che era volutamente snob e retrò, per non dire concettuale, con quella sua stilosa rievocazione dei sogni adolescenziali dei primissimi anni 70: cosmonauti, Amiga, arredamento geometrico, ragazze con la frangetta. "Moon Safari", un nome da carosello passeé.

Anomalìa di un successo
Non sapremo mai quale fu il segreto del successo di "Moon Safari". Forse calvalcò fortunosamente la nascita dell'internet domestica, la nuova, potentissima arma di diffusione della musica che sarebbe stata poi la nemesi dei vari Tommy Mottola. O forse quel singolo electro (il primo singolo electro mai visto in classifica, e a tutti i dj scende una lacrimuccia), teutonico e zuccheroso insieme come una cyber-lolita, bombardò il giovane pubblico di una giovane Mtv con un misterioso messaggio subliminale contenuto in un piccolo scimpanzè-astronauta, "Sexy Boy". Era una canzone che appena la sentivi ti innamoravi, e dovevi, manco fosse un bisogno fisico, dovevi comprarti l'album (anche perché non tutti avevano il masterizzatore ancora).

Il cd era colorato di blu, era come un cielo stellato, così che noi ingenui e romantici teenegers, facendolo girare nel lettore, potessimo assistere al big-bang del nostro cosmo personale. Era un disco senza tempo, camaleontico: se eri felice ti sembrava musica felice, se eri triste ti sembrava musica triste. Andava sempre bene, e dava dipendenza. Ore ed ore di quella roba, di fila.

Terapia
Una terapia, una lezione. "Moon Safari" ci insegnò che i pezzi strumentali non erano una palla di piombo come il prog di papà, ci insegnò che si poteva fare pop elettronico senza suonare anni 80, che il pop non è un jingle, ma è sogno, è arte che rincorre l'idea di amore, ci insegnò che gli arrangiamenti contano, che il vocoder è sexy, che l'indie una volta sdoganato vende tantissimo, e che il fatto di vendere non muta la medesima musica da indie a commerciale, che contano le canzoni e non la band, che si poteva fare musica nuova in casa, tra un videogioco e l'altro, senza neanche spendere tanto in droghe e alcool, che il rock non era l'unica santa fede cattolica e apostolica, che è un errore imperdonabile accusare il pop di non essere autentico, che il pop è semplicemente un fingitore, che finge così completamente che arriva a fingere che sia dolore il dolore che davvero sente.

Ma soprattutto, sia lode a Dunckel e a Godin, "Moon Safari" ci diede una buona ragione per bruciare la camicia di flanella. Un gesto punk, liberatorio, orgasmico. Così bello che ancora la gente lo cerca: nei nuovi album degli Air, nel primo di Goldfrapp, nei tanti pallidi imitatori. Ma è una ricerca inutile. L'emozione è irripetibile. Sono passati quasi dieci anni, siamo cresciuti. Le camicie di flanella manco le vendono più.

Man On The Moon (Safari)
Nell'analogico tremolìo del Korg MS-20 (meraviglioso, impagabile nome da arma da fuoco per una canzone struggente e liquida come “Le Voyage De Penelope”) rivive il brivido cosmico di accorgersi per la prima volta della consistenza della propria lingua: solo allora, solo al primo, umido, tiepido contatto con un'altra. In un attimo, così, dal mito dell'Autenticità alla vera Autocoscienza. Un piccolo passo per un adolescente, un salto gigante per la musica.


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10 settembre 2007


culture pop (e viceversa) #80


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7 settembre 2007


Yes, Giorgio di Franklin J. Schaffner, 1982. Pavarotti e il cinema


Yes, Giorgio

(Franklin J. Schaffner, Usa, 1983, 113')

A quanto mi risulta "Yes, Giorgio" è l'unico film interpretato da Luciano Pavarotti che con queste due righe vogliamo celebrare nei giorni della sua scomparsa. Pavarotti è stato un grande Italiano, celebre in tutto (ma proprio tutto) il mondo. Celebrazione a mezzo del ricordo d'un disastro: pessimo film, pessima la sua interpretazione. Pavarotti con questo pellicola fugò il dubbio di poter intraprendere la carriera di attore cinematografico. Forse sbagliando perchè nessun buon attore può uscire indenne da un film sciagurato, tantomeno un esordiente. Peccato perchè la sua enorme mole avrebbe potuto trovare collocazione anche all'interno del buon cinema. Nell'83 ricevette addirittura due candidature ai "Razzie Award" (gli Oscar all'incontrario) come "Peggior attore" e come "Worst New Star" (come giusto fu pure nominato, nell'adeguata categoria, lo sceneggiatore Norman Steinberg), ma ovviamente non vinse (perchè un film "sfigato" è talmente sfigato da arrivare secondo nella classifica dei film più brutti).

Dunque rendiamo omaggio scavando nella piccola bottega degli orrori d'una carriera incredibile, che ha saputo travalicare gli stretti confini del mondo della Lirica fino a giungere alle vette delle classifiche di musica pop. Pavarotti è stato (anche) kulturadimazza ("Viva Forever", ve lo ricordate con le Spice Girls).

Così "Il Morandini":
Giorgio Fini è un celebre tenore italiano in trasferta in USA. C'è una vecchia storia per cui non vuole mettere piede al Metropolitan di New York: al solo udire il nome del teatro perde la voce. Interviene beneficamente una dottoressa. Commedia romantica di totale inettitudine con la regia di un irriconoscibile Schaffner. Le esibizioni di Pavarotti non bastano a riscattare un film opaco e prolisso. No, Giorgio.


Luciano Pavarotti, "Nessun Dorma"


7 settembre 2007


Tekno Ray di ganpati23, 2007 (corto)


Tekno Raj
autore: ganpati23

durata: 4:57
http://www.youtube.com/watch?v=5cPOWdr7b50

Trovo ci sia in queste immagini qualcosa di grandioso. Qualcosa fra la letteratura di Pasolini (il suo cinema fu troppo estetizzante) ed il tocco di Sergio Leone nel narrare bassifondi lontani nel tempo (penso ovviamente alla fumeria d'oppio di "C'era una volta in America" trovando gli stessi colori).
Poco meno di cinque minuti caleidoscopici di cinema verità, documentario su di un mondo sfasato, mixato. Tutto è pop e contaminato, follemente poetico, come davvero solo la realtà può esserlo. Lei sospesa su di un ponte, di legno e corde, al tramonto d'un sole lontano è l'immagine che chiude e che lascia il segno, toccando in un imprecisato profondo.
Si ha l'impressione di vedere volti davvero prossimi alla macchina da presa, di rubare del reale dall'oblio del tempo.

Così l'autore:
See some of the Teknival crew on various missions to India. See life in the slums of Delhi and Bombay, and compare the lives of the junkies and beggars of the cities, the African and Indian dealers and the families and holy men of the mountains with the western tourists who in spite of their spiritual pretentions are just like the British Raj of old. However, scoring drugs can lead to life long friends, and is a great leveller between East and West. This is for Bimla and Meeha, for AJ, Mukhesh, Niraj and all the other street kids, Azifa and the Africans, all the Delhi posse and Sanjay, Sharma, Sonia and Cumla and most of all SHISU. RIP, brother, you're always with us.


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6 settembre 2007


Brunello Robertetti


Ogni mattina
   come Narciso si specchia nel ruscello retrovisore
io mi specchio in te,
   e nei tuoi occhi mi rado.

La prima lama solleva il pelo,
la seconda lo taglia,
la terza gode.
                    Brunello Robertetti


5 settembre 2007


culture pop (e viceversa) #79


Ponte stradale - Dubrovnik, Croazia.


3 settembre 2007


Festival cinematografici - Settembre 2007


FESTIVAL CINEMATOGRAFICI

Settembre 2007

Toronto International Film Festival
    edizione: 31
    dove: Toronto (Canada)
    quando: 06-09-07 to 15-09-07
    URL: www.tiffg.ca

SIFF - Salento International Film Festival
    edizione: 4
    dove: Tricase, Lecce (Italia)
    quando: 08-09-07 to 16-09-07
    URL:
www.salentofilmfestival.com

Milano Doc Festival
    edizione: 1
    dove: Milano (Italia)
    quando: 12-09-07 to 30-09-07
    URL: www.milanodocfestival.it

Milano Film Festival
    edizione: 6
    dove: Milano (Italia)
    quando: 14-09-07 to 23-09-07
    URL: www.milanofilmfestival.it

Festival Internacional de Cine de Donostia - San Sebastián
    edizione: 55
    dove: Donostia, San Sebastián (Spagna)
    quando: 20-09-07 to 29-09-07
    URL: www.sansebastianfestival.com

Premio Libero Bizzarri - "Italia Doc"
    edizione: 14
    dove: San Benedetto del Tronto (Italia)
    quando: 21-09-07 to 29-09-07
    URL: www.fondazionebizzarri.org

Lucas - Internationales Kinderfilmfestival
    edizione: 30
    dove: Francoforte (Germania)
    quando: 23-09-07 to 30-09-07
    URL: www.lucasfilmfestival.de

AsoloArtFilmFestival
    edizione: 7
    dove: Asolo, Treviso (Italia)
    quando: 24-09-07 to 29-09-07
    URL: www.asolofilmfestival.it

Eurasia - International Film Festival
    edizione: 4
    dove: Almaty City (Kazakistan)
    quando: 23-09-07 to 29-09-07
    URL: www.eurasiaiff.kz

Festival du Cinéma Italien d'Annecy
    edizione: 25
    dove: Annecy (Francia)
    quando: 28-09-07 to 02-10-07
    URL: www.annecycinemaitalien.com


3 settembre 2007


Boston Legal - Stagione 2


BOSTON LEGAL – STAGIONE 2

Titolo originale: Boston Legal - Season 2
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2005-2006
Cast: James Spader, William Shatner, Candice Bergen, Mark Valley, Rene Auberjonois, Julie Bowen
Produzione: 20th Century Fox Television, Dick Clark Prod., David E. Kelley Prod., 20th Century-Fox Film Corp.
Distribuzione: 20th Century Fox Home Entertainment
Creato da: David E. Kelley
Regia: Oz Scott, Arlene Sanford, Mike Listo, Bill D'Elia, Mike Listo, James R. Bagdonas, Stephen Cragg, Ron Underwood, Mel Damski, Lou Antonio, Steve Robin, Robert Yannetti, Jeff Bleckner, Adam Arkin, Ellie Kanner, Jeannot Szwarc
Sceneggiatura: David E. Kelley, Lawrence Broch, Andrew Kreisberg, Michael Reisz, Janet Leahy, Phoef Sutton, Jonathan Shapiro, Lawrence Broch, Corinne Brinkerhoff, Sanford Golden, Karen Wyscarve, Courtney Flavin
Durata complessiva: 1165
Durata episodi: 42 minuti (27 episodi)
Links: Boston Legal (Sito ufficiale) - Boston Legal su IMDb - Boston Legal su tv.com - Boston-Legal.org

BOSTON LEGAL – SECONDA STAGIONE

Gli anni che viviamo, grosso modo dalla seconda metà degli anni novanta ad oggi, sono caratterizzati da una crescente proliferazione in termini numerici e di consenso, di pubblico e critica, delle serie televisive. Ciò accade per la diffusione diffusione dei canali satellitari, che moltiplica esponenzialmente e di continuo l'offerta, come pure all'affermazione del supporto Dvd – sotto forma di "cofanetto" - che permette allo spettatore di strappare i vari episodi alla temporalità definita dai network.
Niente pubblicità, nessuna interruzione, la certezza di non perdere nulla, in sostanza viene offerta la possibilità allo spettatore di attuare un controllo totale su di un'opera altrimenti (quasi) impossibile da seguire.
L'unico vero inconveniente è la dipendenza alla quale le serie tv ci espongono, riscontrabile in quel tremito che corre lungo la schiena un attimo prima di premere il tasto 'Play' del telecomando che darà il via all'ultima puntata d'una stagione, quando nella mente si fa strada una sinistra domanda: “e adesso che è finita, come faccio?”.

Con “Boston Legal – Stagione 2” il problema non si pone. La terza serie è già passata negli States (ed è prossima ad arrivare pure da noi), mentre la quarta prenderà il via il 25 settembre di quest'anno.

Boston Legal
“Boston Legal” si colloca all'interno di quel fecondissimo filone della serialità televisiva ambientata nel mondo degli studi legali e degli avvocati che trova nell'aula dei tribunali l'ombelico del proprio mondo. Spin-off (ovvero 'prodotto derivato') di “The Practice – Professione avvocati” (166 episodi dal 1997 al 2004), è l'ultima creazione di David E. Kelley già autore di diverse serie di successo tra le quali spicca la fortunatissima “Ally McBeal” (112 episodi dal 1997 al 2002). Il tratto peculiare di “Boston Legal” risiede, come spesso accade, nella potenza e nell'assortimento del cast, che può contare su di una serie di attori dall'indubbio carisma e dotati d'uno smaliziato aplomb, decisamente poco politically correct, capace di produrre un'alchimia dei caratteri assolutamente irresistibile.

Negli Stati Uniti “Boston Legal” è trasmesso dal 3 ottobre 2004 dal network ABC che ad oggi ha messo in onda 3 serie complete così strutturare: la prima composta da 17 episodi, la seconda da 27 e la terza da 24, per un totale di 68 “puntate”. Il 25 settembre di quest'anno prenderà il via la quarta stagione che prevede 20 nuovi episodi.
In Italia le prime due stagioni sono state trasmesse dal canale satellitare Fox Crime a partire da ottobre 2006, mentre dal 7 luglio di quest'anno è visibile sulle frequenze di Rete4 (il sabato sera dalle 23.15) la prima serie.

La creatura di David E. Kelly, oltre ad essere una delle più popolari ed amate, è pure fra le più premiate, avendo ottenuto nel corso degli anni ben due Emmy Awards e ricevendo per in quest'ultima stagione (la terza) ben 7 nomination, tra cui migliore attore e attrice non protagonisti (William Shatner e Candice Bergen) e migliore guest star (Michael J. Fox).

Caratteristiche distintive della serie
Il set principale della serie è lo studio legale “Crane, Pole & Schmidt” gestito da Paul Lewinston (René Auberjonois, "MASH", "La vera storia di Billy the Kid", “Star Trek VI: Rotta verso l'ignoto”, “The ), un socio anziano rigido e ligio al dovere, in collaborazione con la risoluta e tenace Shirley Schmidt (Candice Bergen, "Conoscenza carnale", "Saturday Night Live" (TV), "Ricche e famose", "Miss detective", "Tutta colpa dell'amore", "Matrimonio impossibile"), socio fondatore inserita nel cast a metà della prima stagione, la cui autorità è costantemente messa in crisi dalle intemperanze dell'incontenibile (ed incorreggibile) Denny Crane (William Shatner, ovvero il mitico capitano Kirk dell'altrettanto mitico “Star Trek”). In questo habitat si muovono tutta una serie di giovani legali, fra cui l'ex marine Brad Chase (Mark Valley, "Attacco al potere", "Sai che c'è di nuovo?", "Jericho"), ma soprattutto Alan Shore (James Spader, “Sesso, bugie e videotape”, "Crash", “Stargate”, "Wall Street", “Secretary”) vero e proprio – anche se decisamente atipico – protagonista dell'intera serie.
È proprio il personaggio dell'avvocato Shore a dare il via all'azione, facendo causa all'interno dell'ottava stagione di “The Practice” al proprio studio legale e trasferendosi in quello dell'amico Denny Crane. Alan Shore è un liberal disincantato e pragmatico, coraggioso nell'assumersi la responsabilità di casi all'apparenza impossibili da portare a buon fine, sempre pronto a mettere in crisi la morale corrente, in possesso d'una dialettica sottilmente feroce ma assolutamente onesta, un uomo dotato d'una forte morale, incorruttibile. Egli è pure percorso da una serie di lati oscuri ai quali la performance attoriale di James Spader riesce a dar corpo con un'asciutta resa attoriale fatta di piccoli gesti e costruita per sottrazione, misurata. L'esatto contrario del suo mentore, Denny Crane. Un avvocato che nella sua lunghissima carriera non ha mai perso una causa, che ripete ossessivamente il proprio nome, repubblicano coi paraocchi, strenuo difensore dell'uso e dell'abuso delle armi, sessista, razzista e costantemente attratto dal gentil sesso. Fra i due si instaura un simmetrico rapporto fra modello e parodia che trova il proprio momento abituale di manifestazione nella conclusione d'ogni episodio quando, sulla terrazza dello studio posta nel centro della città di Boston, i due confidano l'uno all'altro le proprie angosce e le proprie paure sorseggiando del whishy e fumando un sigaro.

Così si diranno alla conclusione d'un episodio della seconda stagione:
Denny Crane «Pensi che diamo un cattivo esempio? Io sparo alle persone...»
Alan Shore «Io le corrompo»
DC «Noi beviamo»
AS «Fumiamo»
DC «Sono un tipo infedele»
AS «Non a me»
DC «Mai a te!»
AS «Non costituiamo degli esempi Denny, siamo solo fedeli a quello che siamo»
DC «E chi siamo noi?»
AS «Denny Crane!»
DC «Alan Shore!»

Altra caratteristica distintiva di “Boston Legal” è il fatto che i soci dello studio “Crane, Pole & Schmidt” nella maggior parte dei casi difendono clienti colpevoli e dunque il loro impegno è finalizzato alla difesa dalle imputazioni a cui sono chiamati a rispondere i propri assistiti; succede così che in “Boston Legal” non è la Giustizia a trionfare ma bensì il nome dello studio o dell'avvocato, proprio come prescritto dal sistema giuridico anglosassone che si fonda su di un'idea pragmatica e idealistica: che la verità possa essere – oltre ogni ragionevole dubbio – il frutto di una ricerca fondata su di un democratico dibattimento. È in questa maniera (perversa, o se si preferisce realistico-pragmatica) che la serie veicola tutto un catalogo di problematiche legate all'attualità della società americana.
Dal punto di vista formale “Boston Legal” è un prodotto di altissimo livello, che si avvale del lavoro d'una serie di ottimi professionisti raccolti attorno a quel Re Mida del piccolo schermo che è David E. Kelly. La regia, curata da un numero davvero alto di persone, è molto elegante e fluida, contraddistinta da una serie di attenzioni quali ad esempio i moventi delle mani ed il gioco di sguardi; il montaggio raccorda fra loro le sequenze con un abbondante uso di ralenti ma soprattutto chiude ogni situazione con una veloce successione di primi piani dei personaggi coinvolti. Di ottima fattura, perchè assolutamente piacevole e mai pedante, è la colonna sonora funkeggiante di Danny Lux, il cui motivo principale una volta ascoltato si imprime nella memoria acustica indissolubilmente: efficace ed essenziale.

In buona sostanza “Boston Legal” è una serie divertente, che mixa fra loro una serie di registi differenti: dal legal drama alla commedia sentimentale, con un occhio sempre aperto sulla realtà. Basato su di una scrittura brillante è una serie capace di strappare risate in gran quantità ma anche una sincera commozione.

Puntata tipo
Come ogni prodotto seriale ogni singolo episodio (della durata approssimativa di poco più di 40 minuti) di “Boston Legal” riproduce la propria struttura di puntata in puntata, per questo è possibile illustrarne (brevemente) il modello.

1. Nelle puntate precedenti. Attraverso un velocissimo montaggio vengono introdotti i collegamenti fra la puntata che va ad iniziare e le precedenti, senza distinzione fra le diverse stagioni
2. Prologo. Situazione o gag folgorante di brevissima durata.
3. Titoli di testa e sigla.
4. Esposizione dei casi presenti nell'episodio, generalmente due o al massimo tre.
5. Sviluppo dei casi.
6. Verdetto della giuria o sentenza del Giudice. A seconda della tipologia di processo.
7. Denny Crane e Alan Shore sulla terrazza dello studio legale.
8. Nelle prossime puntate. Veloce anticipazione di quel che accadrà nella puntata successiva.
9. Titoli di coda.

La seconda stagione
La seconda stagione di “Boston Legal”, andata in onda negli Stati Uniti nella stagione televisiva 2005-2006, pur rispettando la struttura posta dalla prima, compie uno slittamento progressivo verso un'attenzione sempre crescente alle “buone cause”, pur non abbandonando per niente il proprio modus operandi. In particolar modo Alan Shore, nella progressione delle puntate, pare essere sempre più attratto dalla difesa dei deboli.
Inarrestabili proseguono le vicende professionali e umane dello studio legale “Crane, Poole & Schmidt”. Il personaggio di Shirley Schmidt, tornato a Boston per riprendere il controllo della situazione, si affermerà come unica vera voce in grado riportare alla ragione l'estro di Denny Crane che, nonostante continui a raccontare a tutti d'essere affetto dalla sindrome della “mucca pazza”, manifesta sempre più i segni dell'Alzheimer.
Oltre ai personaggi già presenti nella prima stagione, come Alan Shore, Brad Chase e Paul Lewiston, la seconda vede l'ingresso d'una serie di volti nuovi. Primo fra tutti quello di Denise Bauer (Julie Bowen), un'ambiziosa avvocatessa pronta a tutto pur di diventare socia dello studio legale, che non permette a nulla, incluso un divorzio problematico, di ostacolare la sua carriera; Garrett Wells (Justin Mentell) un ambizioso giovane socio, che a volte ha difficoltà a capire quando è il caso di tirarsi indietro e Sara Holt (Ryan Michelle Bathe), un'altra giovane associata, molto intelligente e dinamica ma in difficoltà quando deve applicare la 'teoria' legale alla pratica quotidiana. Questi ultimi due personaggi avranno però vita breve all'interno dello studio (e della serie) dal momento che dopo le primissime puntate di loro si perderà ogni traccia (torneranno nella terza stagione?). Negli ultimi tre episodi farà la sua comparsa una nuovissima avvocatessa, assolutamente agguerrita e motivata nel farsi largo per raggiungere lo status di associata con la quale Denise Bauer entrerà in aperto conflitto e che sarà “domata” dal solito Alan Shore: trattasi della bella Marlene Stanger (Parker Posey).
Durante la seconda serie, composta dal ragguardevole numero di 27 episodi, come prevedibile ne succedono di tutti i colori. Una miriade di personaggi entra ed esce dalla serie come attraverso una porta girevole. Alan Shore nel breve volgere delle prime puntate si troverà nuovamente single, a causa dell'abbandono da parte di Tara (che scomparirà anche dalle puntate), sonnecchiando sentimentalmente fino alle ultime quando scopriremo che in realtà, lontano dai nostri avidi occhi, si era dato parecchio da fare. Denny Crane si innamorerà, al solito di continuo, ma con una di queste sue passioni convolerà a nozze fra l'apprensione di soci ed associati dello studio legale preoccupati della possibile causa di separazione che ritengono un'eventualità impossibile da evitare; sarà pure coinvolto in parecchie situazioni incresciose causate dal suo grilletto facile. Scopriremo aspetto inediti e personalissimi della vita di Paul Lewiston, fino a quel momento uno dei personaggi più riservati di tutta la serie. La nuova arrivata Denise Bauer si imporrà immediatamente grazie al suo notevole talento, ma faticherà parecchio nella sua vita privata a trovare una relazione "decente" a causa della sua propensione per le passioni improbabili e gli amori impossibili. L'incredibile Shirley Schmidt non mancherà in (quasi) ogni episodio di stupire per il suo burrascoso passato punteggiato d'una collezione di uomini e situazioni, a dir poco, sorprendenti. Gli amori e le passioni sono in questa seconda serie ancor più presenti che nella precedente, senza però condizionare eccessivamente la parte "legal" della stagione, leggere e divertenti riescono invece ad stemperare le cause illustrateci. Gli amori e le passioni vengono dunque utilizzate dai realizzatori per raccontarci quelle zone intime e personali dei caratteri dei personaggi che difficilmente riuscirebbero ad emergere dall'anima giuridica che comunque caratterizza la serie.

Altri personaggi
Oltre ai personaggi principali “Boston Legal” vanta un gruppo di attori notevole per numero e curriculum professionale che continua a crescere di dimensioni stagione dopo stagione. Nella seconda serie gli interpreti più o meno stabili sono i seguenti: Betty White (è la fantastica vecchina Catherine Piper), Marisa Coughlan (Melissa Hughes), Christian Clemenson (Jerry "Manine" Espenson), Henry Gibson (Giudice Clark Brown), Michael Ensign (Giudice Paul Resnick), Anthony Heald (Giudice Harvey Cooper), Francesca Roberts (Giudice Jamie Atkinson)
H. Richard Greene (Giudice Harry Hingham), Leslie Jordan (Bernard Ferrion), Currie Graham (A.D.A. Frank Ginsberg), Jayne Brook (Rachel Lewiston).

Special Guest
Una delle caratteristi ricorsive della moltitudine di serie che popolano il piccolo schermo è l'inserimento di ospiti d'eccezione in alcune puntate. “Boston Legal” non è da meno, e nella sua seconda serie può vantare un cospicuo numero di special guest che al suo interno transitano con personaggi ottimamente costruiti e dotati di forte personalità.

Michael J. Fox, interpreta Daniel Post negli episodi: 11-12-13-14-27.
Tom Selleck, interpreta Ivan Tiggs negli episodi: 16-20-22.
Rupert Everett interpreta Malcolm Holmes negli episodi: 1-2.
Heather Locklear, interpreta Kelly Nolan negli episodi: 1-2.
Joanna Cassidy interpreta Beverly Bridge negli episodi: 11-12-13-15-17.
Jery Ryan interpreta Courtney Reese negli episodi: 26-27.
Freddie Prinze Jr. interpreta Donny Crane nell'episodio: 25.
Larry Miller interpreta Edwin Poole (uno dei soci fondatori dello studio “Crane, Poole & Schmidt”) nell'episodio: 24.

Gli episodi della seconda stagione di Boston Legal

01. The Black Widow
02. Schadenfreude
03. Finding Nimmo
04. A Whiff and a Prayer
05. Men to Boys
06. Witches of Mass Destruction
07. Truly, Madly, Deeply
08. Ass Fat Jungle
09. Gone
10. Legal Deficits
11. The Cancer Man Can
12. Helping Hands
13. Too Much Information
14. Breast in Show
15. Smile
16. Live Big
17. ...There's Fire!
18. Shock and Oww!
19. Stick It
20. Chitty Chitty Bang Bang
21. Word Salad Days
22. Ivan the Incorrigible
23. Race Ipsa
24. Deep End of the Poole
25. Squid Pro Quo
26. Spring Fever
27. BL: Los Angeles


DVD
Il cofanetto realizzato dalla 20th Century Fox Home Entertainment si caratterizza per l'ottima qualità audio video che permette allo spettatore di gustarsi l'intera seconda stagione in un formato, il 16:9, differente dal più "spartano" 4:3 dei suoi passaggi televisivi. La possibilità offerta di seguire gli episodi in lingua originale dischiude alle orecchie dello spettatore le notevoli interpretazioni dell'intero cast e fa emergere chiaramente abbondanti incongruenze con la traduzione propostaci dal doppiaggio in lingua italiana. Si scoprirà pure che molto di frequente le due versioni sono accompagnate da una colonna sonora differente, fatto assai curioso e fastidioso che con tutta probabilità è causato da questione legate ai diritti dei singolil brani musicali.

Caratteristiche tecniche
Numero dischi: 7
Strato: doppio
Formato: DVD 9
Audio: Italiano Dolby Digital 2.0 Surround, Inglese Dolby Digital 2.0 Surround
Video: 1,78:1 - 16:9
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Portoghese, Greco
Menu: Italiano, Inglese

Contenuti speciali
L'abbondante cofenetto messo sul mercato non ha certo il suo punto di forza maggiore fra gli extra, che composti sostanzialmete da due "dietro le quinte" raccontano le modalità produttive della serie. Il primo legato alla sceneggiatura, evidenzia il modus operandi dei writers coordinati da David E. Kelly, illustrando e puntualizzando la serialità dell'intero progetto. Il secondo si sofferma sul décor adottato dallo scenografo Peter Politanoff nell'allestimento scenico e sulle scelte dei costumi che fanno di "Boston Legal" una fra le serie più eleganti dell'intero panorama televisivo americano.

- I testi di Boston Legal (Legal Pad: The Words of Boston Legal)
- Fotografia, scenografie e costumi di Boston Legal (The Look of Boston Legal)

Articolo pubblicato anche su SpazioFilm.it, al seguente URL.

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