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13 luglio 2007
La Duchessa di Langeais di Jacques Rivette, 2007

La Duchessa di Langeais
All'epoca della Restaurazione il giovane ed intrepido generale Armand de Montriveau giunge sull'isola di Majorca per ristabilire l'autorità di Ferdinando VII. Qui scoprirà che nei meandri oscuri d'un convento di suore di clausura ha preso i voti, per isolarsi dal mondo, la Duchessa Antoniette de Navarreins, donna con la quale cinque anni prima intrattenne una contrastata e dolorosa relazione sentimentale. Ottenuto dalle autorità religiose del monastero il consenso ad incontrarla, Armand rivedrà la sua amatissima Antoniette dietro le sbarre metalliche della clausura, in un fosco antro dell'edificio. Il drammatico confronto fra i due farà da preludio al racconto della genesi e dell'epilogo della loro relazione, portandoci nella Parigi ipocrita e superficiale dei primi anni dell'ottocento, fra aristocratici incontri mondani e protocolli di comportamento follemente disumani.
L'ultimo film di Jacques Rivette è una trasposizione cinematografica dell'omonima novella di Balzac, una trasposizione che cerca la più totale adesione al testo letterario basata proprio sullo stile di scrittura del grande romanziere francese. Non solo lo spirito ma proprio le lettere, le parole, si riversano sulla pellicola testimoniate dall'abbondante uso di didascalie con la funzione di raccordo ed interpunzione della vicenda. Il romanzo di Honoré de Balzac (nella sua prima stesura intitolato “Ne touchez pas la hache”) rientra in quel monumentale ciclo denominato “Commedia umana”, opera complessa ed articolata che restituisce la contemporaneità dell'autore attraverso il racconto delle vicende della celeberrima società segreta dei Tredici. “Ne touchez pas la hache” ci racconta essenzialmente una storia in cui è il tempo a costituire la variabile fondamentale attorno alla quale costruire l'intero intreccio. Vi è in Balzac, e dunque nel film di Rivette, l'idea del “troppo tardi”, dello sfilacciarsi degli eventi sotto i colpi dell'inesorabile trascorrere del tempo, vi è una pesante critica ad un mondo ed una cultura – quella appunto della Restaurazione – incapace di vivere davvero il proprio tempo perchè persa disperatamente nell'inutile prosopopea d'un esistenza fatta d'orpelli e maniere anacronistiche e vuote. Muovendosi fra due piani temporali distinti il film mette in scena il tribolato rapporto amoroso fra la Duchessa Antoinette de Navarreins (de Langeais è il nome che le deriva dall'unione in matrimonio con il duca di Langeais) ed il generale Armand de Montriveau, ponendoci immediatamente di fronte alle estreme conseguenze dell'assurdo comportamento tenuto in particolar modo da Antoniette, vera e propria incarnazione d'un epoca che però nel corso della relazione sarà in grado di oltrepassare le convenzioni, ben rappresentate dai personaggi che la attorniano (su tutti il Vidame de Pamiers interpretato dall'inossidabile Michel Piccoli). Jacques Rivette continua dunque la propria personalissima esplorazione di quelle umane passioni che trovano nella tortuosità il proprio estremo e drammatico compimento, ed ancora una volta lascia che siano due attori a dare corpo al tutto. Jeanne Balibar con la sua eterea e sfuggente bellezza, fatta di piccolissime smorfie e di sfuggenti sguardi, riesce ad impersonare tutto quel bagaglio di buone maniere ornamentali della Parigi restaurata, come pure lo smarrimento folle e disperato che la condurrà a sfuggire dal mondo. Guillaume Depardieu, pur nella fisicità che tanto ricorda il celebre padre, riesce a non esserne pedissequamente clone ma attraverso una misurata recitazione, fatta di tante contrazioni ed addirittura d'una camminata zoppicante, costruisce un personaggio selvaggiamente complesso.
“La Duchessa di Langeais”, da oggi nelle sale, non è un film facile, ma un'opera capace di riservare allo spettatore attento e paziente una profonda compassione per i personaggi messi in scena ed in fondo per quella parte profonda e spesso dimenticata del nostro animo. Come nei romanzi di Balzac. Pubblicato anche su La Voce d'Italia il 14 luglio 2007. URL
 Extra:
Événement Rivette. Travolgente di Antoine Thirion (trad. Eugenio Renzi), Cahiers du cinéma, Numero 621, marzo 2007, p.10-11. URL
Ricordandoci che il titolo originale (Ne Touchez pas la hache) fa riferimento all'espressione usata dal guardiano di Westminister a proposito della lama utilizzata per la decapitazione di Carlo I "Non toccate l'ascia", l'articolo dei Cahier (edizione italiana) analizza con cognizione di causa il romanzo di Balzac da cui è tratto il film di RIvette. Il film allora si apre ad un nuovo ventaglio di interpretazioni possibili che lasciano però sempre insoluto il dubbio sulla relazione fra "La Duchessa di Langeais" ed il nostro tempo.
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