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19 luglio 2007
Fast Food Nation di Richard Linklater, 2006

Dimmi
cosa mangi e ti dirò chi sei. “Fast
Food Nation” Un
raro film politico sull'America contemporanea che raccontandoci di
hamburger ci svela la realtà di cui è fatto il suo
sogno (americano)
Sarebbe
riduttivo e sbagliato limitarsi a considerare "Fast Food
Nation" come un film di denuncia al sistema di produzione
che sta dietro alle grandi catene di “cibo veloce”. Già
dal titolo è evidente la voglia di mettere sotto accusa
un'intera società, quella americana, che sembra aver smarrito
ogni barlume d'umanità sotto i colpi d'un capitalismo delle
corporazioni incapace di morale - disumano e disumanizzante. "Fast
Food Nation" è un film politico, non un oggetto di
intrattenimento. Tratto dall'omonimo libro-inchiesta di Eric
Schlosser (autore della sceneggiatura insieme al regista Richard
Linklater) porta in scena le modalità di produzione del
profitto da parte di una corporation dell'alimentazione,
raccontandoci – nelle parole del regista – «una
sorta di studio di costume delle vite che esistono dietro le cifre da
capogiro dei fast food». America,
oggi. Don Henderson (Greg Kinnear) lavora per la catena di
fast food Mickey's, è un colletto bianco che ricopre il ruolo
di marketing executive ed il suo fiore all'occhiello è
l'invenzione del prodotto più venduto: il “Big One”.
Succede però che a causa di alcune analisi indipendenti sulla
qualità della carne emerge che questa sia contaminata (vengono
rilevate tracce di feci) e dunque poco sicura dal punto di vista
igienico (schifo a parte). A questo punto Don dovrà recarsi
nella cittadina di Cody dove si trova la UMP, l'enorme industria di
lavorazione delle carni che produce a ritmo incessante il bulimico
fabbisogno di hamburger dell'intera nazione. Intanto dal Messico
un'inarrestabile ondata migratoria si riversa negli States in cerca
d'un futuro migliore, lo stesso che insegue la diciottenne Amber
(Ashley Johnson), ma per tutti il sogno americano deve passare
dallo sfruttamento al quale l'intera classe operaia di quel paese
deve sottostare. Catalina Sandino Moreno,
Ana Claudia Talacon e Wilmer Valderrana interpretano
tre giovani messicani che una volta superato il confine troveranno la
loro occasione presso la UMP sotto forma di un impiego in nero e
molto rischioso.
Di
fronte ad una pioggia di pellicole incapaci di raccontare davvero la
propria epoca, “Fast Food Nation” è un film in grado di
distinguersi per uno stile che evita il sensazionalismo, narrando in
maniera misurata gli aspetti essenziali del meccanismo che vuole
mettere sotto accusa. In molti momenti del film, su tutti le
traumatiche sequenze conclusive, si assistere a riprese dal taglio
realista dei luoghi di macellazione e lavorazione delle carni,
immagini che raramente riescono ad arrivare al grande pubblico. Forse
proprio per questo motivo i produttori Jeremy Thomas (grande
impresario britannico che ha da tempo legato il proprio nome al
cinema di Bernardo Bertolucci) e Malcolm McLaren (manager ed
inventore del fenomeno Sex Pistols,
compagno della stilista Vivienne Westwood e candidato sindaco
indipendente di Londra nel 1999, dove ottenne il 10% dei voti) hanno
allestito un cast di prim'ordine, per catalizzare la maggiore
attenzione possibile da parte dei media su di un film scomodo. Bruce
Willis compare per pochi minuti nei panni d'un cinico dipendente
della catena di fast food Mickey’s (è lui a pronunciare una
delle battute più fulminanti del film: «La
verità è dura da digerire, ma dobbiamo mangiarci tutti
la nostra dose di merda»), la pop-star Avril Lavigne
veste i panni d'una giovane proto-ambientalista saltellante per
l'inquadratura, Patricia Arquette è la stramba madre
della ragazza che lavora al fast food, Ethan Hawke il suo
giovane zio, Luis Guzmàn è il cinico “coyote”
che trasporta oltre il confine gli immigrati americani, ed infine il
leggendario Kris Kristofferson presta la faccia ad un vecchio
proprietario terriero del sud che ci ricorda che qualcosa in quel
paese lontano è definitivamente cambiato. “Fast
Food Nation” è dunque un film di forte impegno sociale, dai
marcati tratti politici che evita lo stile documentario, reso
globalmente celebre negli ultimi anni dall'opera di Michael Moore,
per una narrazione classica d'un eterno conflitto che porta una parte
degli uomini a sfruttare la parte più debole degli altri
uomini. Da venerdì 20 luglio nelle sale italiane,
distribuito in 15 copie da DNC; ma a Cannes il film era passato in
concorso nell'edizione 2006. Pubblicato anche su La Voce d'Italia il 20 luglio 2007. URL
Extra:
 Per chi volesse poi capire il funzionamento perverso d'una grande multinazionale dell'hamburger consiglio il notevole McDonald's videogame. Realizzato dall'italiana "La Molleindustria", è una parodia digitale del funzionamento delle catena di ristorazione McDonald's.
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